Translate

lunedì 30 luglio 2012

Vergogna

Sono tante le parole che si  spendono nel web per condannare tutte le brutture alle quali assistiamo senza che possiamo fare qualcosa per cambiarle.
E sono solo parole perchè le nostre azioni sembrano non dare alcun risultato e ci rendiamo sempre più conto di essere in una posizione di stallo, ma non solo in Italia...uno sguardo più allargato ci fa vedere che anche il resto del mondo è in brutte acque...
I politici la chiamano crisi mondiale e se ragioniamo bene in fondo è proprio così..una crisi che investe tutti ...ma chi l'ha provocata questa crisi.
La crisi mondiale non ci mostra ricchi che stanno soffrendo, ma solo tanti tanti poveri senza mezzi per sopravvivere e che sono i soli a sentire questa crisi della quale parlano i politici.Certamente qualcosa manca a questo mosaico, non sono stati certamente i poveri a causare la crisi mondiale, non sono stati coloro che hanno sempre e solo preso le briciole a mandare in crisi l'economia e fare aumentare i prezzi in maniera vertiginosa che più in alto di così non si può andare. I politici continuano a girarci intorno creando una situazione di grave disagio esistenziale, una manovra per far zittire tutti, per far credere che dobbiamo continuare a fare sacrifici per salvare l'economia, le industrie, il deficit monetario...non sappiamo più quante altre rinunce si debbano fare e sempre da parte di chi ha molto poco.
E' facile così fare politica..chiedere agli operai e ai lavoratori dipendenti di pagare le tasse, di rinunciare agli aumenti di stipendi, stipulare rinnovi di contratti capestri...far zittire il dissenso come se fosse un male  da eliminare e tutto perchè: c'è il padrone che te lo ordina e il padrone ha il volto del capo di governo, del ministro dell'economia, del capo dell'industria, del proprietario delle banche e delle multinazionali che certo non hanno problemi ad arrivare alla fine del mese e il loro lavoro???? Facile facile..comandare e farsi ubbidire da una massa di persone che non ci capisce più nulla di quello che accade...è allo sbando completo in uno stato di ipnosi dove capisce solo quello che gli ripetono da un pò di anni: c'è la crisi ..non puoi ribellarti, devi rinunciare a tutto anche ai tuoi diritti...
Vergogna ..mille volte vergogna..la crisi c'è solo per i lavoratori, per tutti gli altri c'è sempre una scappatoia per rubare ai poveri e stare bene...portare i guadagni e le industrie all'estero e arricchirsi in modo smodato, amorale, senza ritegno e senza pagare tasse facendo credere che è anche per il nostro bene...svegliatevi non si può continuare a subire, non si può continuare a sentirsi ripetere che stanno lavorando per noi mentre ci rubano anche l'anima e i pensieri...vergogna sempre che siano capaci di farlo, visto che uomini di malaffare sono al governo e vi fanno credere che non è vero e che sono menzogne.
Bisogna riprendersi i propri diritti tutti insieme abbattendo anche i confini tra le nazioni perchè i lavoratori sono sfruttati ovunque e non lasciatevi ancora convincere che i posti di lavoro non ci sono perchè qualcuno è venuto da fuori a rubarvelo...non è vero è una sporca bugia come tante...i posti di lavoro non ci sono perchè sono incapaci di crearli,i padroni pensano solo al proprio tornaconto, la fame nel mondo c'è perchè hanno ridotto nazioni ricche di risorse in poveri affamati dipendenti dalla tavola dei più ricchi.
La verità ricordatevelo è una sola: una comunità funziona se tutti i componenti sono inclusi e condividono tutto equamente...quando questo non avviene, la comunità degli uomini è stata divisa perchè una parte è ridotta al rango di schiavi da una classe di prepotenti e arrivisti.
Vergogna..hanno ucciso gli ideali e i valori più importanti della vita e questo non è perdonabile...vergogna anche per quelli che hanno pensato che si può sostituire la giustizia con il Dio denaro..che si può sostituire l'amore e la solidarietà con l'egoismo ...vergogna anche per noi che stiamo dormendo e abbiamo dimenticato che ogni uomo ha un sogno e non si possono uccidere i sogni.
(Angela Baldi)

domenica 29 luglio 2012

L'onestà


Ero davvero molto piccola quando ho conosciuto questa parola…la ripeteva sempre mia madre e le dava un significato che mi è rimasto dentro per sempre. Lei amava dire: -Vedi tuo padre è un uomo onesto, per questo non abbiamo niente!-
Dentro di me pensavo  che doveva essere qualcosa di molto importante se, il non avere niente di mio padre, rendeva mia madre così orgogliosa di lui. E allora anch’io cominciai a pensare nello stesso modo…non hai niente però sei onesto, una grande qualità…ma quanta sofferenza e angoscia comportava per me e i miei fratelli ..la sua onestà interfacciata con la nostra rinuncia a tutto quello che gli altri bambini avevano…Mi rincuoravo pensando che tutto sommato gli altri non avevano l’onestà e che, quindi ,erano disonesti.
Dovevo arrivare ad essere più grande per raddrizzare il tiro, quando fu proprio mio padre che mi deluse, mettendomi di fronte ad una situazione di povertà dovuta più non all’onestà,  ma alla mancanza di lavoro, subìta per circostanze che non vi sto a raccontare, ma che servirono a dare un’altra visione dell’onestà…quella verso se stessi e le persone che ci sono accanto, una  responsabilità che si assume nel momento stesso in cui nasci e che cammina di pari passo con la coerenza.
Quando è arrivato il momento in cui ho cominciato a camminare da sola, mi tornavano in mente ancora le stesse raccomandazioni da parte di mia madre  su questa onestà che avrei dovuto mantenere ad ogni costo…la cosa cominciava a darmi parecchio fastidio ,soprattutto se mi guardavo indietro, e il risultato era che l’onestà certo non dava benessere e comodità.
Però chissà perché ,ogni volta che mi accadeva di trovarmi di fronte a qualcosa ,che mi poteva costringere a rinunciare al mio modo di essere, quelle parole mi tornavano in mente…beh è parecchio difficile fare il cammino di rinuncia in nome dell’onestà ,ma quando ti sei abituato, hai conquistato altro per te soltanto e difficilmente cambi e torni indietro.
 Ecco che la vita poi ti sommerge con tutte le sue esperienze e cominci a prendere colpi su colpi e ti passano accanto persone che proprio di onestà non parlano, anzi non sanno che cosa sia e tu passi per una esaltata o peggio ancora una stronza, addirittura una “incapace” di liberarsi degli insegnamenti ricevuti e ormai desueti.
Nel frattempo ti accorgi che gran parte della società è fatta di disonesti, anzi peggio ancora di ladri, di quelli che non guardano in faccia a nessuno pur di prendere il più possibile e arricchirsi a dismisura. Ti accorgi che l’unico  modello di vita di riferimento è fatto di questo..di disonestà perché l’unico che ti consente di avere, di apparire, di comandare ,di esserci ,mentre tutti gli altri gli onesti diventano invisibili, quasi inutili …
A cosa è servito, ti chiedi, aver vissuto rinunciando in nome di un valore che non esiste più????? Poi guardi dentro  te stessa e dici: è valsa la pena, perché ho davvero qualcosa che gli altri devono conquistare ancora e per questo è un bene prezioso.(Angela Baldi)

sabato 28 luglio 2012

altrainformazione: Abbazia nel Querceto

altrainformazione: Abbazia nel Querceto: Lo sguardo può fuggire solo verso la luminosità del cielo. In un unico punto si attende con ansia la redenzione. Le brum...

Abbazia nel Querceto


Lo sguardo può fuggire
solo
verso la luminosità del cielo.
In un unico punto
si attende
con ansia la redenzione.
Le brume e la nebbia
oscura profondità e distanza infinità
l'inverno e la neve
congelamento e paralisi
le tonalità blu e violette e......la nebbia
l'albore grigio e rosato
la falce di luna
il monaco condotto alla sepoltura
le rovine abbaziali .
Nella profonda immensità
del cielo
e nella profonda immensità dello sguardo
la natura e la creatura
si percepiscono
in una muraglia oscura:

Alfredo d'Ecclesia





SI PUÒ USCIRE DALL'EURO?


Un paese può uscire legalmente dall'euro? L'opinione dominante è che non sia possibile senza una modifica dei Trattati. In realtà, vanno esaminate tre differenti ipotesi. L'estromissione di uno Stato dalla moneta unica o dalla Unione Europea sembra giuridicamente impossibile, mentre l'uscita del blocco dei virtuosi è ammissibile, ma costituzionalmente rivoluzionaria. Il recesso volontario dei paesi in default non è previsto, ma non trova ostacoli giuridici insormontabili. E i partner europei potrebbero suggerirlo come soluzione obbligata ai paesi in default.

venerdì 27 luglio 2012

Se l'anziano al bar non è gradito perchè "inquina" l'immagine
di Massimo Fini - 30/04/2012

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

L'altro pomeriggio, in una bella giornata di sole, ero seduto a un tavolino all’aperto del mio solito bar, a bere un bicchiere di bianco in perfetta solitudine. Non è un bar "trendy", tipo Corso Como per chi conosce un po’ Milano, ma cerca comunque di darsi un certo tono anche perchè è circondato da locali di lusso (a poche decine di metri ce n’è uno frequentato dai giocatori del Milan, da Galliani, da Paolo Berlusconi, da Emilio Fede, da belle ragazze, la solita fauna). Io mi diverto a guardare il passeggio nell’ora dell’uscita dagli uffici: manager fra i quaranta e i sessanta in divisa d’ordinanza (giacca, pantaloni e "ventiquattrore", neri come latte), altri, sempre con l’aria da manager, ma più giovani, vestiti in modo più disinvolto, "ragionieri pieni di stress" per dirla con Max Pezzali e donne che, se sono appena un po’ carine, marciano sui tacchi o sugli stivali con aria sostenuta e vagamente sprezzante, come se ce l’avessero solo loro.
Mi si è avvicinato un vecchio distinto che mi aveva riconosciuto. Ci siamo messi a chiacchierare. Poichè se ne stava lì impalato, in piedi, gli ho detto di sedersi. "Non posso". "Ha lasciato qualche debito al bar?". "No, no, per fortuna mia madre mi ha lasciato un discreto patrimonio". "E allora?". "È che quelli del bar mi hanno fatto capire di non gradire la mia presenza". "Perchè?". "Sa, questo è un posto frequentato da giovani e io sono vecchio". "Non mi pare che abbia molti anni più di me". "Ne ho 70. Ma lei è una persona nota e spesso viene qui con delle ragazze, mentre io sono sempre solo. Naturalmente non mi dicono in faccia che è perchè sono vecchio. Il pretesto è che a volte, per solitudine, attacco a discutere con qualche avventore. Ma non lo faccio in modo intrusivo, se quello, o quella, mostrano di non gradire lascio subito perdere. E questo divieto, chiamiamolo così, non scatta solo qui ma anche negli altri locali della zona". Insomma, il vecchio disturba la coreografia. Per la verità, la cosa non è nuova. Un paio di anni fa ho raccontato, proprio sul Gazzettino, l’episodio di Tellaro, paesino ligure esclusivo frequentato dai Vip, dove la popolazione si era opposta al progetto del sindaco di adibire una delle case della celebre piazzetta a comunità-alloggio per anziani: la vista dei vecchi avrebbe danneggiato il turismo, il business. Un tempo, perlomeno a Milano, le cose non andavano in questo modo. Città interclassista, prima che i ceti popolari venissero sbattuti nell’hinterland, ogni quartiere aveva un bar dove, la sera, giovani e vecchi scendevano a giocare al biliardo, a boccette e, nel retrobottega, a poker. L’incontro fra generazioni avveniva in maniera naturale e, credo, feconda. Nulla a che vedere con quella pia e dolorosa usanza di oggi per cui giovani volontari si recano a casa di vecchi soli per tenere loro compagnia per qualche ora, cosa più umiliante della stessa solitudine.
Allora ho portato il mio amico M.C. in quello che, riprendendo da Alessandro Mannarino, cantautore borderline romanesco che sta tra Trilussa e De Andrè, ho chiamato "il bar della rabbia". È un luogo singolare che è a metà strada fra il lussuoso hotel Principe e Savoia e la "movida" di Corso Como, ma non ha niente a che fare nè con l’uno nè con l’altra. Una enclave rimasta miracolosamente intatta dove si radunano i relitti, i vinti della vita, e nessuno si sognerebbe di cacciare due anziani perchè sono soli e sono vecchi.

giovedì 26 luglio 2012

Scorie nucleari e civili attraversano la Val di Susa (fonte : Teste Libere)

treno con scorie nucleari
Immagine agli infrarossi di un treno che trasporta scorie nucleari. Le scorie producono calore. Foto di Greenpeace.
La scorsa notte un altro treno carico di scorie nucleari ha attraversato il Piemonte, diretto all'impianto nucleare di La Hague, in Francia, con molte polemiche per la mancanza di trasparenza e la violazione delle norme di sicurezza. I rifiuti sono gli scarti delle vecchie centrali italiane, altamente radioattivi, da sottoporre a un processo di vetrificazione.
La vetrificazione consiste nel fondere il materiale radioattivo in fornaci assieme a biglie di vetro, ottenendo dei blocchi di vetro radioattivo da conservare all'interno di contenitori di acciaio da stoccare in discariche. Dato che i francesi non sono disposti a tenersi le nostre scorie, le discariche saranno in Italia, quindi i rifiuti spediti in Francia sono destinati a tornare indietro.
Il processo di vetrificazione dovrebbe servire ad immobilizzare il materiale radioattivo, facilitando in questo modo le operazioni di stoccaggio. Secondo alcune associazioni ambientaliste francesi, il trattamento servirebbe più che altro a mantenere aperto il centro di La Hague. Comunque sia, questo processo ci costerà circa 300 milioni di euro.
Trattandosi di trasporti particolarmente pericolosi, la legge regionale n. 5 del 18 febbraio 2010 prevede l'obbligo di informare adeguatamente la cittadinanza sul passaggio delle scorie nucleari e sulle procedure di emergenza da applicare in caso di incidente. Sebbene le scorie radioattive viaggino attraverso numerosi centri abitati, tuttavia, le istituzioni non hanno informato la popolazione né sul trasporto, né sui rischi, né sulle procedure di emergenza. In caso di incidente nucleare, le popolazioni colpite non saprebbero cosa fare.
Le principali informazioni su questi trasporti ci sono arrivate dai movimenti No Nuke e No TAV, senza i quali molti non saprebbero neanche del passaggio dei treni. Per attirare l'attenzione dei media, alcuni attivisti hanno cercato di organizzare manifestazioni e blocchi lungo il percorso, soprattutto in Val di Susa, attraversata per intero dal convoglio radioattivo. E in Val di Susa, zona già militarizzata a causa delle proteste contro il TAV, abbiamo assistito a scene possibili solo in uno stato di polizia.
Un treno passeggeri con più di cento persone a bordo, tra attivisti e pendolari, è stato bloccato dalle forze dell'ordine prima che arrivasse alla stazione di Bussoleno. Alcuni passeggeri hanno subito iniziato ad inviare messaggi su Twitter, per avvisare che di fatto erano tutti sequestrati all'interno del treno, fuori dalla stazione, senza possibilità di andarsene. Successivamente i passeggeri hanno inviato altri messaggi allarmanti, quando gli è stato chiesto di scendere dal treno per essere identificati. Dato che fuori era buio pesto, molti si sono rifiutati. In seguito, a tutela dei passeggeri, sono giunti sul posto due avvocati.
Tra scorie nucleari e civili, le forze di polizia sono riuscite a mantenere il controllo delle stazioni e il treno radioattivo è passato senza incidenti. Un danno però c'è stato e consiste, ancora una volta, nell'annullamento dei diritti civili. Ad ogni modo, i manifestanti hanno ottenuto il risultato di porre un minimo di attenzione mediatica su un trasporto pericoloso che, altrimenti, sarebbe passato inosservato.

altrainformazione: Marcia Theophilo biografia e poesie

altrainformazione: Marcia Theophilo biografia e poesie:   Márcia Theóphilo è nata a Fortaleza, in Brasile. Ha studiato in Brasile e in Italia dove si è dottorata in antropologia. Tutta la...

Marcia Theophilo biografia e poesie

 
Márcia Theóphilo è nata a Fortaleza, in Brasile.
Ha studiato in Brasile e in Italia dove si è dottorata in antropologia.

Tutta la sua opera si inspira alla foresta amazzonica, ai suoi popoli, ai suoi
miti, ai suoi alberi ed animali e al impegno di salvare il patrimonio naturale
e culturale della foresta alla denuncia della sua distruzione.

La sua infanzia è stata influenzata dalla nonna paterna - che viveva in Acre,
Amazzonia - che è stata la prima persona che le ha raccontato i miti della
foresta , le grandi visioni del fiume, le voci del vento, le metamorfosi della
luna, mettendola in sintonia con la polifonia delle voci della natura.

Da allora si è sempre interessata ai problemi dell'Amazzonia e degli indios,
volendo capire a fondo quest'umanità così pura nella sua origine e per questo
seriamente minacciata dal degrado ed esposta a grandi pericoli. Attraverso i
racconti di suo padre e di sua nonna ha compreso il significato del suo
profondo legame con la foresta.
In un'intervista dice: 'Nel mio lavoro ho cercato di fare una fusione tra
memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo
arcaico e mondo contemporaneo, creando un tutt'uno in cui tutte queste materie
si compenetrano. Penso però, che senza la poesia non si può arrivare all'anima
della foresta. L'antropologia è una disciplina che ha finito con il
privilegiare gli oggetti e la cultura materiale. Io ho privilegiato il soggetto
più leggero, l'anima, la poesia.'

Dal 1968 al 1971 lavora come giornalista nel campo della cultura e della
critica dell'arte a San Paolo, sviluppando una collaborazione con artisti -
come Maria Bonomi, Saverio Castellani, Tomie Otake, Otavio Araujo e altri '
scrivendo poesie (riunite nel suo libro di poesie, ('Siamo pensiero' Milano,
1972) prefatto e tradotto da Ruggero Jacobbi) per i loro cataloghi e
successivamente saggi sulle loro opere. L'interazione tra arti visive e poesia
è sempre stata una costante nel suo lavoro.

Nel 1971 pubblica in Brasile il libro di racconti 'Os Convites'(Gli inviti).

Nel 1972 Márcia Theóphilo lascia il Brasile, sottraendosi con l'esilio alla
repressione di una dittatura militare che impediva la libertà di scrivere e di
studiare.
Nello stesso anno conosce a Roma il poeta brasiliano Murilo Mendes che le
presenta il critico letterario Ruggero Jacobbi e il poeta spagnolo in esilio
Rafael Alberti, con cui stabilisce un importante rapporto di lavoro e
amicizia.
Il sodalizio con Rafael Alberti nasce dalla capacità dell'illustre maestro di
unire pittura e poesia in un'unica arte animando i versi con immagini e colori.
Ma ciò che soprattutto li ha legati è stato l'impegno per la libertà.
Un altro importante aspetto di questa amicizia, che è durata dieci anni fino
al ritorno alla Spagna del poeta, è stato la partecipazione nei recital
europei, dove Márcia Theóphilo ha scoperto la sua capacità di comunicare con il
grande pubblico.


In questi incontri internazionali ' tra cui "Poetry International" (Rotterdam,
1977) la "Convenzione Internazionale di Poesia" (Struga, Jugoslávia, 1978), il
"Congresso di Scrittori Europei" (Firenze, 1978) ' conosce Lawrence
Ferlinghetti, Evgeny Evtushenko, Mario Luzi, Allen Ginsberg, Gregory Corso e
altri.

Tra il 1973 e il 1979 pubblica, in Italia i libri di poesia: 'Siamo pensiero',
'Basta che parlino le voci' e 'Canções de Outono'; i saggi 'Massacro degli
indios nel Brasile d'oggi' e 'Gli indios del Brasile'; la piéce teatrale
'Arapuca'.

Quando in Brasile il processo di democratizzazione inizia, nel 1979, Márcia
Theóphilo torna a San Paolo dove partecipa al Movimento per la Democrazia. È
corrispondente della rivista italiana 'Noi Donne'.

Nel 1980 pubblica nel giornale italiano 'Avanti!' un articolo su Luiz Inacio
Lula da Silva documentando le lotte sindacali per la democrazia.

Torna a Roma nel 1981 dove continua a lavorare nel intercambio culturale tra
Italia e Brasile, organizzando incontri culturali ' come l'esposizione di
artisti italiani e brasiliani 'Per la democrazia in Brasile' (Museo
Sant'Egidio, Roma, 1981), il meeting internazionale 'La parola del Poeta'
sezione Latinoamericana (Roma, 1982) ' traducendo in italiano poeti brasiliani
e in portoghese poeti italiani, tenendo conferenze.
In questi anni partecipa a vari recital di poesia tra cui: l'"Incontro con la
poesia Brasilina" (Roma, 1983), il "Festival Internazionale de Poeti di Piazza
di Siena" (Roma, 1983 e 1984), ), il "Festival di Letteratura dell'Orto
Botanico", (Roma, 1988) la manifestazione della Biblioteca Centrale di Roma
"Voci di vita"(Roma, 1989).

Dal 1983 e il 1991 pubblica i libri di poesia: 'Catuetê Curupira' che vince il
premio 'Minerva' 1983 e 'O rio, o pássaro e as nuvens/Il fiume, l'uccello e le
nuvole' e la piéce teatrale 'Dica a quelli che è da parte di Dulce'.
Partecipa attivamente alla vita culturale italiana contribuendo alla
fondazione della rivista 'Minerva', dirigendo, assieme a Amanda Knering, il
Centro Culturale 'Donna Poesia', rappresentando il Brasile nel 'Centro
Internazionale Alberto Moravia'.

Dal 1986 è rappresentante dell' Unione Brasiliana degli Scrittori (U.B.E.) nel
Sindacato Italiano degli Scrittori.

Tra il 1991 e il 2003 pubblica i libri di poesia: 'Io canto l'Amazzonia/Eu
canto Amazonas', 'Os meninos jaguar/I bambini giaguaro' patrocinato dal W.W.F.
Italia, che vince il premio Fregene 1996; 'Kupahuba - albero dello Spirito
Santo' edito da Tallone, che vince il premio 'San'Egidio' 2000; 'Foresta mio
dizionario' che vince il premio Nazionale Histonium 2003 e il premio 'Parco
Majella' 2003.
Riceve i premi 'Nuove Scrittrici'1997, 'Carsulae' 2001 e 'F.I.Te.l Nazionale'
dos sindicatos CGIL-CISL-UIL 2002 per la carriera.




La sua poesia entra a far parte di varie antologie tra le quali: 'Quel dio che
non avemmo - 20 poeti dell'Europa e del mondo' (Roma, 1999); 'Poesie d'amore.
In segreto e in passione' (Roma, 1999); 'Antologia de Poetas Bralileiros'
(Lisbona, 2000); 'Antologia da Poesia Brasileira' (Santiago de Compostela,
2001); 'Per amore' (Roma, 2002).
Partecipa come poeta a varie manifestazioni culturali tra cui: Recital di
Poesia della Fiera del Libro di Francoforte (Francoforte, Germania, 1994), a
manifestazione poetica della Biblioteca Municipale di S. Paolo "Scrittori nella
Biblioteca" (S. Paulo, 1994); "Ungaretti, poeta de três continentes"(São Paolo,
1997); "Moto Perpetu" (Pescocostanzo,1997); "Manifestazione Poetica del Premio
Feronia" (Roma, 1999); "Prima giornata mondiale della poesia, festa della
Poesia"(Roma, 2000); "Settimana dei diritti umani", (Umbria 2001), "La notte
dei Poeti" (Nettuno, 2001), Festival internazionale di poesia di Palazzo Ducale
(Genova, 2002), "Prima Rassegna dei Parchi e dell'Ambiente"(Cosenza 2002),
'Manifestazione inaugurale della giornata mondiale del libro' dell'U.N.E.S.C.O.
(Anno dell'acqua fluviale) (Camera dei Deputati, Roma, 2003), 'Carovana dei
Poeti per la Pace' (Italia, 2003), Festival Letteratura di Mantova, edizioni
2006 e 2009, "Knjizevnost Uzivo-Literature Live", Croazia 2006, Giornata
Mondiale della Poesia 2009.












Márcia Theóphilo - premi ricevuti


'Premio Nacinal de Contos Editora Abril 1969 per «Os convites»
'Premio Minerva' 1983 per «Catuetê Curupira»
'Premio Città di Roma' 1992 per «Io canto l'Amazzonia/Eu canto a Amazonas»
'Premio Fregene' 1996, per «I bambini giaguaro/Os meninos Jaguar»
'Premio Nuove scrittrici' 1997, premio speciale per la carriera.
'Premio Calliope' 1999 per la poesia.
'Premio Sant'Egidio' 2000 per «Kupahúba - Albero dello Spirito Santo»
'Premio Carsulae' 2001 per la carriera
"Premio F.I.Te.l Nazionale" dei sindicati CGIL-CISL-UIL 2002 per la carriera
"Premio Histonium" 2003 per «Foresta mio dizionario»
"Premio Parco Majella" 2003 per «Foresta mio dizionario»
"Premio Natura e ambiente" 2004 per la carriera
"Premio E.I.P École Instrument pour la paix" 2005 per la carriera
"Leggere per conoscere - Un libro per la scuola un autore per domani" 2006 per
"Amazzonia Respiro del Mondo" (elenco delle scuole che hanno partecipato)
"Premio Internazionale Magnagrecia" Ulisse d'oro 2006 per la poesia
"Premio Calabriambiente" 2006 W.W.F Calabria per la poesia e l'ecologia
1° Premio Nazionale " Città di Capuà " Arte e Cultura 2007 / Napoli
GILDArt International -critica d'arte dicembre 2007 Roma
"Premio Farfa" 2007 Sezione cultura - per la poesia e l'ecologia, Roma
Premio Internazionale "Un bosco per Kyoto" 2008, Roma
Premio "Sandro Penna" 2008 per "Amazzonia Madre d'acqua", Perugia
Premio "Faraglioni" 2009
Premio "Mandir per la Pace" Assisi 2009 per la carriera
Premio Letterario di Poesia del Lago Piediluco -Umbria 2009
Premio "Grean Book" 2010
Premio "Il senzo della vita" - Life Umbria - Spoleto 2010
Marcia Theophilo parte della lista di candidatura al premio Nobel

Pubblicazioni all'estero:
"Pjesme/Poemas" - Croatian P.E.N. CENTRE, Zagreb, Croazia, 2006
"Amazonas världens andetag" - 2 Kronors förlag, Höör, Svezia 2009

Dal 2003 fa parte della giuria del Premio Internazionale Fregene.
Dal 2007 fa parte del Comitato Etico - Scientifico di "Foreste per sempre"
Dal 2009 è Membro Onorario dell'Accademia Mondiale della Poesia

Márcia Theóphilo fa parte della lista di candidatura al premio Nobel


Kupahuba
Tamburi onde, suoni senza radici,
ebbri giocano gli indios
i legni più odorosi, più pregiati:
cedri, jacarandà, pau-brasil,
balsami ocra, rossastri
grandioso vigore degli antichi tronchi
èbano, claraybas, magarandùba
il più sacro di tutti, l'albero-femmina
delle foreste del Brasile,
rimedio alle ferite.
Possiede, quest'albero, il colore rosso vivo
nel legno sostanza molto dura
foglie di forma ovale; il frutto
è un pane al colmo della luna
che offre un balsamo,
il suo olio scorre nello stesso albero.
Kupa'ùva, Kupahùba, Copaiba
si riaccende in profumi tra i suoi rami.
Albero dello Spirito Santo.

3
Sangue di drago, olio di Kupahúba
cuore che batte nei tamburi Kupahúba
il verso nasce contro il vento
la notte si risveglia nella bruma
qua e là compatti sfavillii,
emerge un coro alato tra foglie di rugiada,
Copaiba silvestre, Kupauba, Kupahúba
grandi viali alberati, profumati
solo l'albero femmina Kupahúba, densa
innalza al cielo i suoi lunghi rami
contempla altri dèi; allevia le ferite.
Kupahúba, divinità femminile
sgorga lascivo il suo pregiato olio
ascoltate il lamento, dal suo nucleo
prezioso scorre il liquore,
luminosa stella.



Gli animali feriti sfregano il loro corpo
su Kupahúba che n'allevia
il dolore: balsamo color sangue.
Sangue di drago,
tra i preziosi legni della foresta:
pau-brasil, Ibirapitanga, pau-rei, jacarandà,
antichi tronchi robusti, vermigli
balsami jacuybas, capucaias
salsafrazes, tamarindi, cannella
incenso, olio odoroso di Kupahúba
solo nelle immense foreste si trova.
Foglie vive, andirivieni d'insetti
farfalle, scimmie curiose tra i rami.
Vibrano tamburi.
Albero, cuore che batte,
scorrono i suoni ondeggianti.


Márcia Theóphilo, 1999

L'ambiente domestico bioenergetico

La consapevolezza dello scambio ha la stessa importanza dello scambio,arredare ,disporre ,curare
gli spazi domestici ,serve a far circolare meglio il soffio vitale.
La casa deve essere arredata in maniera giusta ,che significa giusta? Ne troppo piena ne troppo
vuota , in tutti e due i casi l'aspetto dominante bloccherebbe l'energia. Non devono esserci ambienti
disordinati e male illuminati .
Oggetti inutili che evocano ricordi dolorosi vanno eliminati,limiterebbero sempre il flusso
energetico.
Piante ,cristalli appesi ,campanelle ,giochi d'acqua ,piccoli animali servono a tenere un aria positiva
che favorisce la vitalità.
Gli oggetti di arredamento dovrebbero essere imbottiti e colorati per far scorrere le energie
negative.
Se la casa è da costruire ,conviene utilizzare materiali ecologici e biocompatibili se la casa è
vecchia conviene sostituire per quanto è possibile i parquet con colle chimiche con nuovi parquet
non incollati ,per tinteggiare e tutto il resto bisogna usare materiale naturale.
L'ambiente è importante , stare a proprio agio significa già avere uno scambio energetico ricco.
La tavola ha già di per se un qualcosa di sacro,evoca il pasto in comune ,e rappresenta l'idea di un
centro spirituale,di un luogo sacro dove si entra in comunicazione
con il soffio vitale. Quindi non siamo soli , partecipare a questo scambio significa partecipare alla
vita , che ci piaccia o no ,non siamo soli .
La tavola rappresenta in tutte le culture , un simbolo della sostanza universale ,quindi l'approccio 
con il cibo ha una sua sacralità manifesta nelle leggi dello scambio energetico .

Allarme del Giurista Rodotà: Può un Parlamento di non eletti mettere mani in modo così incisivo sulla Costituzione?

Stiamo vivendo una fase costituente senza averne adeguata consapevolezza, senza la necessaria discussione pubblica, senza la capacità di guardare oltre l’emergenza. È stato modificato l’articolo 81 della Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio. Un decreto legge dell’agosto dell’anno scorso e uno del gennaio di quest’anno hanno messo tra parentesi l’articolo 41. E ora il Senato discute una revisione costituzionale che incide profondamente su Parlamento, governo, ruolo del Presidente della Repubblica. Non siamo di fronte alla buona “manutenzione” della Costituzione, ma a modifiche sostanziali della forma di Stato e di governo. Le poche voci critiche non sono ascoltate, vengono sopraffatte da richiami all’emergenza così perentori che ogni invito alla riflessione configura il delitto di lesa economia.

In tutto questo non è arbitrario cogliere un altro segno della incapacità delle forze politiche di intrattenere un giusto rapporto con i cittadini che, negli ultimi tempi, sono tornati a guardare con fiducia alla Costituzione e non possono essere messi di fronte a fatti compiuti. Proprio perché s’invocano condivisione e coesione, non si può poi procedere come se la revisione costituzionale fosse affare di pochi, da chiudere negli spazi ristretti d’una commissione del Senato, senza che i partiti presenti in Parlamento promuovano essi stessi quella indispensabile discussione pubblica che, finora, è mancata.

Con una battuta tutt’altro che banale si è detto che la riforma dell’articolo 81 ha dichiarato l’incostituzionalità di Keynes. L’orrore del debito è stato tradotto in una disciplina che irrigidisce la Costituzione, riduce oltre ogni ragionevolezza i margini di manovra dei governi, impone politiche economiche restrittive, i cui rischi sono stati segnalati, tra gli altri da cinque premi Nobel in un documento inviato a Obama. Soprattutto, mette seriamente in dubbio la possibilità di politiche sociali, che pure trovano un riferimento obbligato nei principi costituzionali.

La Costituzione contro se stessa? Per mettere qualche riparo ad una situazione tanto pregiudicata, uno studioso attento alle dinamiche costituzionali, Gianni Ferrara, non ha proposto rivolte di piazza, ma l’uso accorto degli strumenti della democrazia. Nel momento in cui votavano definitivamente la legge sul pareggio di bilancio, ai parlamentari era stato chiesto di non farlo con la maggioranza dei due terzi, lasciando così ai cittadini la possibilità di esprimere la loro opinione con un referendum. Il saggio invito non è stato raccolto, anzi si è fatta una indecente strizzata d’occhio invitando a considerare le molte eccezioni che consentiranno di sfuggire al vincolo del pareggio, così mostrando in quale modo siano considerate oggi le norme costituzionali.

Privati della possibilità di usare il referendum, i cittadini — questa è la proposta — dovrebbero raccogliere le firme per una legge d’iniziativa popolare che preveda l’obbligo di introdurre nei bilanci di previsione di Stato, regioni, province e comuni una norma che destini una quota significativa della spesa proprio alla garanzia dei diritti sociali, dal lavoro all’istruzione, alla salute, com’è già previsto da qualche altra costituzione. Non è una via facile ma, percorrendola, le lingue tagliate dei cittadini potrebbero almeno ritrovare la parola.

L’altro fatto compiuto riguarda la riforma costituzionale strisciante dell’articolo 41. Nei due decreti citati, il principio costituzionale diviene solo quello dell’iniziativa economica privata, ricostruito unicamente intorno alla concorrenza, degradando a meri limiti quelli che, invece, sono principi davvero fondativi, che in quell’articolo si chiamano sicurezza, libertà, dignità umana. Un rovesciamento inammissibile, che sovverte la logica costituzionale, incide direttamente su principi e diritti fondamentali, sì che sorprende che in Parlamento nessuno si sia preoccupato di chiedere che dai decreti scomparissero norme così pericolose. È con questi spiriti che si vuol giungere a un intervento assai drastico, come quello in discussione al Senato. Ne conosciamo i punti essenziali. Riduzione del numero dei parlamentari, modifiche riguardanti l’età per il voto e per l’elezione al Senato, correttivi al bicameralismo per quanto riguarda l’approvazione delle leggi, rafforzamento del Presidente del Consiglio, poteri del governo nel procedimento legislativo, introduzione della sfiducia costruttiva. Un “pacchetto” che desta molte preoccupazioni politiche e tecniche e che, proprio per questa ragione, esigerebbe discussione aperta e tempi adeguati. Su questo punto sono tornati a richiamare l’attenzione studiosi autorevoli come Valerio Onida, presidente dell’Associazione dei costituzionalisti, e Gaetano Azzariti, e un documento di Libertà e Giustizia, che hanno pure sollevato alcune ineludibili questioni generali.

Può un Parlamento non di eletti, ma di “nominati” in base a una legge di cui tutti a parole dicono di volersi liberare per la distorsione introdotta nel nostro sistema istituzionale, mettere le mani in modo così incisivo sulla Costituzione?
Può l’obiettivo di arrivare alle elezioni con una prova di efficienza essere affidato a una operazione frettolosa e ambigua? Può essere riproposta la linea seguita per la modifica dell’articolo 81, arrivando a una votazione con la maggioranza dei due terzi che escluderebbe la possibilità di un intervento dei cittadini? Quest’ultima non è una pretesa abusiva o eccessiva. Non dimentichiamo che la Costituzione è stata salvata dal voto di sedici milioni di cittadini che, con il referendum del 2006, dissero “no” alla riforma berlusconiana. A questi interrogativi non si può sfuggire, anche perché mettono in evidenza il rischio grandissimo di appiattire una modifica costituzionale, che sempre dovrebbe frequentare la dimensione del futuro, su esigenze e convenienze del brevissimo periodo.

Le riforme costituzionali devono unire e non dividere, esigono legittimazione forte di chi le fa e consenso diffuso dei cittadini.

Considerando più da vicino il testo in discussione al Senato, si nota subito che esso muove da premesse assai contestabili, come la debolezza del Presidente del Consiglio. Elude la questione vera del bicameralismo, concentrandosi su farraginose procedure di distinzione e condivisione dei poteri delle Camere, invece di differenziare il ruolo del Senato. Propone un intreccio tra sfiducia costruttiva e potere del Presidente del Consiglio di chiedere lo scioglimento delle Camere che, da una parte, attribuisce a quest’ultimo un improprio strumento di pressione e, dall’altra, ridimensiona il ruolo del Presidente della Repubblica. Aumenta oltre il giusto il potere del governo nel procedimento legislativo, ignorando del tutto l’ormai ineludibile rafforzamento delle leggi d’iniziativa popolare. Trascura la questione capitale dell’equilibrio tra i poteri.

Tutte questioni di cui bisogna discutere, e che nei contributi degli studiosi prima ricordati trovano ulteriori approfondimenti.

Ricordando, però, anche un altro problema. Si continua a dire che le riforme attuate o in corso non toccano la prima parte della Costituzione, quella dei principi. Non è vero. Con la modifica dell’articolo 81, con la “rilettura” dell’articolo 41, con l’indebolimento della garanzia della legge derivante dal ridimensionamento del ruolo del Parlamento, sono proprio quei principi ad essere abbandonati o messi in discussione.(Stefano Rodotà)

mercoledì 25 luglio 2012

Intervista alla Poetessa Marcia Theophilo

SONO cresciuta insieme ad altri bambini, alle variopinte specie degli uccelli. Conosco la foresta fin dall’infanzia, i miei nonni paterni venivano dall’Amazzonia, dove mio padre è nato. Nell’Amazzonia della mia infanzia, i bambini vivevano nei villaggi in piena libertà, giocavano e il gioco stesso insegnava loro a vivere, a procurarsi il frutto degli alberi, ad imitare il suono degli uccelli e degli altri animali, a vivere la pioggia e l’acqua come elemento ludico“.

Estratto di una lunga intervista di Alfredo d’Ecclesia presente nell’ultimo libro diMarcia Theophilo “Amazzonia ,Oceano di alberi” EdizioniTracce.

AD - Marcia in che tipo di famiglia sei cresciuta ?
MT - La mia era una famiglia numerosa, Mia nonna è nata nella foresta, mio padre è anch’egli un figlio dell’Amazzonia. L’incontro con queste persone straordinarie, così fiere, corrisponde all’inizio della mia ispirazione lirica. La famiglia di mia madre, invece, di origine portoghese, rappresentava per me la città, la scuola, le regole di vita europee.

AD - Parlami della tua nonna paterna?
MT- La mia nonna paterna è stata la prima persona che mi ha raccontato i miti, le grandi visioni del fiume, le voci del vento, le metamorfosi della luna, le storie delle sirene e del folletti, mettendomi a contatto con la polifonia delle voci e dei suoni della natura, dove gli animali, gli alberi, i fiori erano personaggi che sapevano comunicare fra di loro e con gli umani. Era una grande matriarca india che raccontava storie, io le ho dedicato questa poesia.

AD - Come vivevi la foresta?
MT – Come ti dicevo sono cresciuta nella foresta, in piena libertà, in questo periodo, a soli cinque anni ho imparato a scrivere e da allora venni eletta dalla mia famiglia, dal mio clan, la scrivana. Per questo mi veniva portato rispetto e il mio lavoro aveva la debita considerazione. Scrivevo lettere per mia nonna, poesie per le amiche da dedicare a loro fidanzati, racconti da recitare. Ero Márcia la scrivana e da questo precoce inizio la mia vita di poeta si è dipanata.

AD - Quali favole e leggende ti hanno raccontato da bambina ?
MT – Arriva Ararí, gli altri formano il cerchio
iraçú è lo sparviero reale: per imitarlo uno dei bambini indossa ali di penna “Più ? ho fame” grida iuraçú stende la gamba uno dei bimbi
e poi l’altra chiedendo: “tú sena seni? ? è questo che vuoi?” lo sparviero risponde: “è pela ? no” fin quando arriva all’ultimo bambino quasi sempre il minore, che è Ararí “tú sena seni?”. “Sì” e volano i capelli di Ararí, mentre lei corre senza mai spezzare la catena, senza cadere mai lo iuraçú ritorna al proprio posto e il gioco ricomincia “tú sena seni?”

AD - Cosa rappresenta per te la poesia?
MT – La poesia è la mia compagna, la mia seconda pelle, la mia preghiera. Si fonde coi miti e i riti del Brasile, con quella cultura mistico sensuale. Da sempre vado scrivendo questo tipo di versi. Ho pubblicato un piccolo libro di canzoni liriche tradotto da Rafael Alberti che attinge linfa dai rituali afrobrasiliani». «Nel mio libro «Gli Indios del Brasile» sottolineo che queste popolazioni discendenti da quelle precolombiane con usi e costumi del tutto distinti da quelli della moderna popolazione brasiliana, si ritiene siano giunte in America del Sud migrando, in tempi antichissimi, dall’Oriente. Si tratta di un’ipotesi, contrastata da quanti credono che gli Indios siano popolazioni autoctone. Ma se è valida è una conferma delle intuizioni di Simone Veil e di Artaud. La vitalità della mia poesia penso si debba non solo al contatto che noi abbiamo con la natura e che da voi si va perdendo. Esistono altri fattori più complessi. È vero, nel 1500 quando i portoghesi conquistarono il Brasile, le popolazioni indigene giravano ancora nude mentre in Europa già da secoli si indossavano i vestiti. Non devi dimenticare che la vitalità della mia poesia scaturisce pur sempre dal secolo in cui viviamo. Nel frattempo le cose sono profondamente cambiate. Questa vitalità nasce dal coesistere di due elementi estremamente contrastanti: il primigenio e l’ultramoderno. Nasce da tutto un »humus» antropologico che voi non avete. Da noi i fenomeni sono esasperati. C’è Brasilia, l’ammasso infernale di cemento che è San Paolo, c’è Rio de Janeiro e il suo carattere cosmopolita. Ma, a un kilometro dalle città e dai grattacieli, ecco la giungla, animali in libertà, acque incontaminate, grandi spazi. Abbiamo tutto quello che avete voi, la tecnologia, la società dell’immagine, delle notizie, dei mass media più una cultura primitiva che da voi è scomparsa come è scomparso il verde, relegato in quelle esigue isole protette che sono i parchi nazionali, distanti non un kilometro ma mille kilometri dalle grandi città.

La vitalità della mia poesia nasce dall’enorme contrasto tra città ultramoderne, con sofisticata tecnologia e la giungla, con società arcaico medievali che ancora si possono trovare nelle vicinanze dei mostruosi agglomerati urbani. Da voi anche la natura è programmata e un palazzo è più importante di un albero. La cultura europea si è persa. È disorientata, smarrita, deve ritrovare le sue radici. La vostra cultura è meno viva della nostra perché si nutre di parole. Oggi è in mano non più alla vera poesia e alla vera pittura. È in mano ai giornalisti, ai critici, agli scrittori di saggi. Mangiate troppe notizie e non fate in tempo a digerirle».

«Quando comincio a cantare
nessuno sa quel che segue
cavalli, volpi
metalli
pietre
incantesimi
montagne di sabbia
va a riposare, ne hai bisogno
sognare ti stanca troppo.»
 (Marcia Theophilo)

Con la mia poesia cerco l’origine antica del nome degli animali, degli alberi, dei miti e dei fiumi. Ascolto la mia memoria e fra i suoi meandri ricerco delle parole che abbiano il suono e il significato delle cose dette dai popoli antichi della foresta. Scrivo queste parole e questi suoni e ad essi seguono sogni e sentimenti di estasi, ma anche di terrore.

AD – Cos’è l’Amazzonia per te?
MT - L’Amazzonia è la mia terra. Mia nonna era india e da lei ho imparato i miti e le leggende della foresta e l’identità di un popolo. Questa identità mi è rimasta nel cuore. Sono nata a Fortaleza, nell’Acre, una regione interna dell’Amazzonia, lì mio padre lavorava, lì sono in parte vissuta. Da grande, per capire meglio la cultura india, sono diventata antropologa. Oggi sono una poetessa antropologa. Le mie poesie cantano quel mondo, quella cultura, lo spirito della foresta, e i suoi cambiamenti negativi, la necessità di salvare quel polmone verde che anima la vita di tutto il mondo, comprese le persone. Noi siamo alberi, perché gli alberi della foresta siamo noi.

Senza quegli alberi, senza il soffio di quella membrana verde, il genere umano si estinguerebbe, Perciò io canto un’anima che si sta dissolvendo, canto rumori vitali, canto la bellezza della natura, canto il sogno di un ritorno a un mondo pulito, senza inquinamento, ma anche senza crudeltà. Disboscare migliaia di chilometri quadrati di foresta è pura crudeltà. Non solo verso la natura, la vegetazione, gli alberi, la fauna, ma soprattutto verso gli stessi uomini. Tutti sanno, tutti sappiamo ormai, che se la foresta amazzonica (che attraversa e interessa ben otto Stati nazionali) scomparisse, scomparirebbe il mondo che si disseccherebbe, e scomparirebbero gli uomini perché non potrebbeo sopravvivere alla mancanza di ossigeno. Ho imparato che le tribù indie stanno scomparendo, perché piano piano gli uomini da fuori stanno divorando la loro foresta. Ho imparato che nella foresta c’è una lingua autonoma, diversa da quella delle tribù, diversa da tutte le altre lingue. Ho imparato quella lingua e posso sentire come alita l’anima della foresta. Dentro quella foresta c’è il mio cuore che batte, e dentro il mio cuore c’è la foresta che respira. I bambini indios sono lasciati vivere nella foresta. Non hanno paura, perché si sanno adattare. Tutti gli uomini hanno saputo sempre adattarsi alle circostanze ambientali. Così avviene anche nella foresta.

L’Amazzonia è il verde del pianeta, ma non solo: è anche l’acqua del pianeta. Il Rio delle Amazzoni attraversa il subcontinente e raccoglie migliaia di altri rios e li conduce fino al mare. L’Amazzonia è ricca di milioni di specie vegetali e animali. E l’albero è il suo simbolo. Sul tronco di un albero possiamo trovare i segni di una storia millenaria. Un solo albero è il centro di un microcosmo vivente in cui l’uomo è tutt’uno con gli altri elementi che respirano. Ho imparato la lingua della foresta e non ho fatto altro che tradurla per far conoscere al mondo, agli uomini sensibili i suoi significati, nella speranza che anche gli uomini insensibili e stupidi possano ravvedersi e capire che devono ritirarsi indietro perché quel mondo possa essere salvato, preservato, amato. Si può anche usare , ma in modo intelligente, rispettando l’equilibrio armonico di vegetazione-acqua-uomo.

La poesia è l’unico strumento libero, vero, senza condizionamenti, che può colpire il cuore e la mente degli uomini. Perché tutto può essere business, tranne la poesia. Attraverso la poesia, tutti possono capire che gli alberi siamo noi, e che noi siamo alberi. Ho scritto una poesia proprio su questo. Ogni presenza è testimone del suo permanere e del suo tramutare e trasformarsi nelle ore e nelle vicende della luce.

Lucio Dalla e il suo Gargano

Questa è una delle tante sere ai piedi del Gargano, a Foggia, come mille altre volte o a Manfredonia o Mattinata, benedetta dal sole e dalla luce che ti riempie gli occhi ma non li ferisce, ma anche a Monte Sant'Angelo tra il fresco delle rocce e il respiro degli ulivi, fra case medievali della bianca dignità del tempo e della memoria rinnovata tra il gotico romanico e longobardo che vuole dire so...prattutto pugliese.
Pugliese dei miracoli, dei nomi e dei diavoli, del misticismo e della laica allegria del vento sempre complice e al servizio del pastore e dell'ulivo che suda il caldo dell'estate più bella, più blu di cielo e più bianca di luce che c'è. Io sono anni che vengo tra queste terre benedette e uniche, vengo perchè non so o perchè non ne posso fare a meno per quel misterioso gioco della memoria che analizza i ricordi, li trasporta nel presente, li rinnova e li cambia come fossero respiri dagli inizi secolari o che non si chiudono, non si concludono mai e che mantengono croccante il pane che hai tagliato venti anni prima o non seccano mai quel vasetto di olive che la tata preparava e che tu non hai mai avuto il tempo di aprire. Sono appena le ventidue che decido di passare all'azione; prendo la macchina e, come faccio ogni volta, salgo da Manfredonia verso Mattinata fino a Monte, vado a vedere il Silenzio.
E qui mi devo spiegare: appena passato il paese, prendendo la direzione San Giovanni Rotondo, si supera il bivio per Macchia e si imbocca il lungo rettilineo che porta al paese di Padre Pio, dopo un chilometro scarso, se è notte come questa notte e se il cielo è così pieno di stelle da doversi vergognare, ti trovi davanti a uno degli spettacoli più unici da vivere e più difficili da dimenticare. Lì puoi "ascoltare il buio e vedere il silenzio".
Credo di avere portato in questo posto decine di persone, tutti amici fidati e dopo essermi fatto promettere il totale mantenimento del segreto e la massima riservatezza e non prima di avere tranquillizzato i più suggestionabili, enfatizzando con parola giusta questo straordinario spettacolo, ho visto molti di loro piangere o altri addormentarsi alla luce brillica delle stelle e al più impetuoso silenzio mai ascoltato prima.
Ecco che cosa ha questa terra: è unica, è un ponte per entrare nella tua anima, per godersi spettacoli che non ci sono più o non sono mai esistiti, per sentirsi antropologo di se stesso, per giocare, esplorare, pregare, fare il bagno nel mare della storia o in quello salato tra i più puliti e meglio costeggiati che questo povero Adriatico ancora può permettersi, sperando che Dio, grande e unico profusore di dolci bellezze, ci conservi tutto questo per tanto, tanto tempo ancora. E cioè per sempre.
Lucio Dalla

Intervista ad Alessio Nicoletti :ideatore e promotore del Gruppo due Giugno-Progetto Italia


Alessio Nicoletti, leader di Movimento Libero e Consigliere Comunale di Varese, è stato l'ideatore e il promotore della dichiarazione del 2 giugno che ha portato alla nascita del Gruppo due Giugno-Progetto per l'Italia


“I sottoscritti soggetti politici, movimenti e liste civiche d’Italia dichiarano di voler partecipare alla formazione di un coordinamento nazionale permanente capace, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza di ciascun soggetto, di rappresentare una valida alternativa politica al sistema attuale”


Nome Movimento/Lista                             Firma Responsabile


Come è nata la dichiarazione del 2 giugno?


La Dichiarazione del 2 Giugno è nata dalla necessità di dare vita ad un’aggregazione di soggetti diversi attraverso un gesto fortemente simbolico capace di “fare da collante”. Trentacinque tra soggetti politici, movimenti, comitati e liste civiche d’Italia hanno scelto il 2 Giugno 2012, giorno della Festa della Repubblica, per lanciare contemporaneamente un’alternativa credibile al sistema politico attuale. Un gesto che rimarrà nella nostra storia e che è, di fatto, è diventato patrimonio comune di tutti noi.

Quanti gruppi movimenti e liste civiche hanno aderito? 


Inizialmente 35, oggi siamo già 46….
Lista aderenti al Gruppo Due Giugno-Progetto Italia:

• Movimento Libero;
• Rete di Cittadini Liberi;
• Movimento Progetto Italia;
• Civica Indipendente LIBERI-INSIEME;
• Civic – Coalizione Indipendente Volontari per un’Italia Credibile;
• Comitato del Sole;
• Movimentorevolution.it;
• Lista Civica Uniti per Volterra;
• United states of the world;
• Lista CITTA’ DIVERSA (Livorno);
• MID(Movimento Italiano Disabili);
• Associazione Civica Romana;
• Associazione Puntoeacapo (Falconara);
• Movimento Belforte contro Terna;
• FNI Valmetauro;
• Angeli e Arcangeli;
• AssoCittadini Associazione degli utenti e dei consumatori;
• Movimento Civico “La Terza Via” (Saltara);
• Lista Civica Nazionale Italia Libera;
• Riprendiamoci l’Italia;
• Pensare Comune(Casole d’Elsa);
• Quarta Via;
• Cittadini Esasperati;
• Lista Civica ViviVedano(Vedano al Lambro);
• Alternativa per il Comune (Castelnuovo Val di Cecina);
• Buon Giorno Italia! Siamo Voi!;
• Saltrionuova;
• ITALIA DEI CITTADINI;
• Miglioriamo Insieme Monza e Brianza;
• Cambiamo Noi per Cambiare l’Italia;
• Movimento Democrazia Diretta;
• Sosteniamo i volontari-Arcore c’è!;
• “Lista Civica Comunale”(Maserà di Padova).
• “Biodiversità”;
• Civitas Levante;
• Progetto Terni;
• Mandiamoli Tutti a Casa;
• Movimento Italiano Libertà Lavoro Equità;
• Italia Tartassata Protesta;
• Um manifesto per la libertà.
• Unione Consumatori Europei;
• Movimento Europeo Diversabili Associati;
• Crociati del Fare;
• Tutelati & Difesi;
• Gemelli d’Italia.



 Continuano ad arrivare richieste di adesione?


L’interesse, e le aspettative, nei nostri confronti è palpabile e crescente e, per questo, il numero di aderenti continua ad aumentare. L’importante, però, è la condivisione e la coesione dei componenti del gruppo. Solo così il progetto potrà consolidarsi e diventare politicamente forte.


E questa è la Mozione approvata nel Coordinamento Nazionale tenutosi a Roma il 15 Luglio:

"IL GRUPPO 2 GIUGNO AFFERMA INNANZITUTTO
che l’economia nazionale debba essere organizzata al fine di generare prosperità per tutto il popolo e non diretta verso interessi finanziari, speculativi e/o monopolisti. Con la presente mozione si propone al coordinamento nazionale del Gruppo Due Giugno-Progetto Italia di condividere, sostenere e portare avanti due iniziative denominate “Rete Nazionale Monete Complementari” “Giornata Franca Settimanale” e “Contributo Famiglia”. Iniziative concrete, capaci di far percepire all’opinione pubblica l’alternativa politica che stiamo costruendo con tanto entusiasmo, volte anche a incuriosire i mezzi di informazione, che spesso hanno l’esigenza di pubblicare proposte nuove, originali ed intelligenti.
In particolare

Il Gruppo Due Giugno-Pr5ogetto Italia afferma innanzitutto il principio e i due progetti consisterebbero in:
  1. Rete Nazionale Monete Complementari: Stimolare a livello locale l’introduzione di monete locali complementari , capaci di “dialogare” tra loro, creando così una rete nazionale. Questo obiettivo non esclude la necessità di rivalutare i pro e contro dell’euro e della rivendicazione di tornare alla moneta sovrana. Le monete locali sono strumenti di pagamento complementari che affiancano le valute ufficiali, nel nostro caso l’euro, e sono utilizzate su base volontaria in determinati contesti locali da persone, esercizi commerciali, aziende unite da relazioni economiche, sociali, culturali e che scelgono di aderire al progetto. Non sostituisco la valuta ufficiale, rappresentando elusivamente uno strumento di scambio, utilizzati su base volontaria, con cui è possibile scambiare beni e servizi.Una caratteristica delle monete locali è la presenza di incentivi alla loro circolazione che possono realizzarsi come un costo per chi tiene ferma la moneta troppo a lungo o una svalutazione periodica, limitando così la funzione della moneta a mezzo di pagamento. Gli elementi positivi che derivano dall’introduzione delle valute locali non sono solamente di tipo economico, ma anche di tipo sociale. Il progetto di Rete Nazionale di Monete Complementari si sposerebbe perfettamente con il nostro progetto politico perché entrambi hanno nella pluralità e nel dialogo la propria forza. Una pluralità di monete complementari capaci, ciascuna sul proprio territorio, di dare risposte concrete ai problemi dell’economia locale e allo stesso tempo di mettersi in rete tra loro a livello nazionale per contribuire in modo determinate allo sviluppo economico dell’intero paese.
  2. Giornata Franca Settimanale: L’idea è quella di istituire una sorta di zona franca, nella quale gli acquisti sarebbero esenti da Iva e i lavoratori non dovrebbero pagare le tasse. Una proposta molto concreta, semplice e di sicure effetto, per rilanciare i consumi e lasciare più soldi nelle tasche a quelle persone che sono chiamate a lavorare.
  3. Contributo Famiglia: Contributo mensile a chi(uomo o donna) sta a casa per aiutare la famiglia. Le risorse necessarie dovrebbero essere reperite attraversa tagli ai tanti sprechi e privilegi.

Le iniziative andrebbero sostenute attraverso l’impegno di tutti i soggetti componenti il Gruppo Due Giugno-Progetto Italia attraverso:
  1. Divulgazione delle proposte attraverso i propri siti internet e social-network;
  2. Divulgazione delle proposte attraverso i mass-media locali e/o nazionali;
  3. Sensibilizzazione della cittadinanza attraverso l’organizzazione, ove possibile, di convegni e/o banchetti con distribuzione di volantini informativi;
  4. Sollecitazione delle Amministrazioni Comunali direttamente, ove presenti con consiglieri comunali attraverso mozioni, ordini del giorni e/o interrogazioni e indirettamente, ove non presenti con lettera da inviare via e-mail a tutti i Consigli Comunali ,ad attivarsi per introdurre monete complementari con una visione di rete ed esprimere un indirizzo chiaro per chiedere a Governo e Parlamento Italiano di tradurre in realtà la “Giornata Franca Settimanale”, in particolar modo per carburanti e beni di largo consumo, e il Contributo Famiglia".

Come è stato il vostro coordinamento nazionale?




Un’esperienza intensa ed entusiasmante. Quel giorno si è materializzato il Gruppo Due Giugno-Progetto Italia, capace fin da subito di avanzare proposte concrete.  Una giornata meravigliosa che senza dubbio, dopo la Dichiarazione del 2 Giugno, resterà nella nostra storia.