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martedì 30 ottobre 2012

Abbiamo fatto cose molto sgradevoli e spiacevoli,lo dice Mario Monti

«Abbiamo fatto cose molto sgradevoli e spiacevoli, sia per chi le ha subite che per chi le ha fatte. Eppure la percezione del popolo di questo maledetto governo non è rosea, ma il livello di gradimento è molto più elevato di quello dei partiti».
Queste la parole di Mario Monti a un convegno del World Economic forum ,forse il professore Monti continua ad avere come riferimento il Governo che l’ha preceduto,e continua ad avere come riferimento deputati non scelti dai cittadini ma dalle segreterie,e chiaro che se uno guarda ai bunga bunga o alle magliette di Calderoli,il fora dai ball, di Bossi,un cittadino di buon senso può guardare con  un occhio più benevolo, ma se si guarda alla sostanza bisogna essere dei folli per apprezzare i provvedimenti a senso unico di questo Governo.
Il Premier poi continua dicendo:” C'è un messaggio importante per i politici che governeranno il Paese  ,e  non crediate che non potete fare le politiche giuste perché altrimenti perdereste consensi”.
. Il premier poi polemizza con Boeri  definendolo”un economista tra i più riconosciuti”ma aggiunge, “non ha capito niente del processo delle riforme in Italia”. “Non solo - dice Monti - non ama le singole parti delle riforme che stiamo affrontando ma abbiamo notato che non ha capito come il messaggio principale dopo un anno di governo non è quello di dire ,quanto siamo stati bravi ,ma che abbiamo fatto cose spiacevoli non solo per chi ha dovuto subirle ma anche per chi ha dovuto attuarle”.
Il finale di Monti è la solita ovvietà  quando parla di crescita:” L'Europa riuscirà a uscire dalla crisi solo quando sarà capace di tornare alla crescita, sottolinea Monti, naturalmente una crescita coerente con la disciplina di bilancio”.
Nel discorso tagli e ritagli ,tasse e stratasse ,tutte a senso unico come mai non ha tagliato le auto blu,come ha fatto ad esempio Hollande,certo gli stipendi dei politici non poteva toccarli,altrimenti subito a casa,come mai tutti i costi insulsi della politica non sono stati toccati,come mai il made in Italy,l’unico settore che può garantire crescita,è stato distrutto totalmente,e invece di immaginare a pensare di riprendere un discorso legato al meglio della tradizione italiana ,si lavora invece all’esatto contrario.
Uccidere la biodiversità  e consegnare tutto alla Monsanto,uccidere il turismo,l’ambiente l’agroalimentare e quel gusto tutto italiano …
E non spendere nemmeno due parole per due ragazzi imprigionati in India da 8 mesi.
Complimenti professor Monti diciamolo aprire bocca per parlare di questo gioco al massacro è un atto eroico.
 

lunedì 29 ottobre 2012

Le incongruenze italiane di Fernando Termentini

Sento l'obbligo morale di cittadino italiano di informare gli amici di un'iziativa del nostro Ministero Affari Esteri non adeguatamente riportata dagli organi di informazione.

Un accordo con l'India datato 11 dicembre 2011 in seguito al quale “L’Università Bocconi di Milano apre una School of Business a Mumbai: un luogo strategico per la sua qualificata offerta post-universitaria, in un mercato educativo e del lavoro caratterizzato da una domanda in continua espansione, che puo' solo parzialmente essere soddisfatta dalle Universita' indiane. L’iniziativa è della SDA - Bocconi School of Management.”

Un'iniziativa assolutamente da sottoscrivere e condividere  se non fosse accaduto lo spiacevole episodio che ha coinvolto i nostri due Fucilieri di Marina  ormai ostaggio dal 15 febbraio di uno Stato Federale dell'India, il Kerala, che si oppone ad uno stato Sovrano estero, l'Italia e senza precise e puntuali opposizioni del nostro Ministero Affari Esteri e del nostro Governo.

Un approccio italiano improntato al Low Profile raccomandato da troppo tempo e che ad oggi ha portato a negare ai nostri militari anche il diritto alla difesa non consegnando loro gli atti d'accusa in italiano ed in inglese ma solo in dialetto locale a mezzo anche appunti scritti a mano.

Si è, quindi, del parere, che l'apertura dell'Italia per garantire il supporto di una sua prestigiosa Università Privata, mal si coniuga con la totale chiusura del Governo Istituzionale indiano che, almeno allo stato attuale delle cose, non sembra molto impegnato a far sì che all'Italia sia garantito il rispetto dei diritti previsti in ambito internazionale. 

Per questo, si è sentita l'esigenza di chiedere formalmente delucidazioni al Ministro Terzi, con la speranza che voglia garantire questo diritto democratico ad un cittadino italiano che probabilmente ha contribuito attraverso la propria quot aparte di tributi, a far sì che il MAE potesse attivare funzionari e risorse perchè l'accordo di cui trattasi si concretizzasse.

Di seguito la lettera inviata al Sig. Ministro che risulta essere arrivata oggi 23 luglio 2012


Roma 22 luglio 2012


Pregiatissimo Ministro degli Esteri Giulio Terzi

Ministero Affari Esteri - gabinetto.ministro@cert.esteri.it

_________

Buongiorno Sig. Ministro.
Sono il Gen. Brig. (ris) Dott Fernando Termentini che, come ritengo le sia stato riferito, sta seguendo la
sorte dei due Fucilieri della Marina Militare italiana tenuti in ostaggio dall’India.

E’ la quarta missiva che invio sull’argomento ricorrendo ad mezzo comunicativo considerato ufficiale (se
non vado errato) da precipua legge dello Stato (posta elettronica certificata), che mi permetto di inviarLe con la speranza, finora però disattesa, di avere risposte su punti oscuri della intera vicenda.

Interpreto il Suo silenzio motivato dall’affanno quotidiano Suo e dei Suoi collaboratori nell’affrontare i mille 
problemi che quotidianamente investono il Ministero da Lei diretto, ma nello stesso tempo in tutta franchezza, Le esprimo il rammarico di un silenzio per taluni aspetti indecifrabile.

Spero che in questa circostanza il quesito che le sto proponendo possa avere una risposta, se non altro perché materia pubblicata sul sito del Suo Ministero ed in quanto atto formale dell’Italia che per essere stato reso operativo ha sicuramente richiesto un impegno di tempo, personale e risorse pubbliche a carico di tutti i

cittadini italiani.

Mi riferisco all’accordo dell’11 dicembre 2011, sottoscritto con l’India poco dopo l’insediamento del Governo di cui fa parte per l’apertura di una School of Business a Mumbai in stretto coordinamento operativo e si presume gestionale con l’Università Bocconi.

In un momento che l’India, come a Lei ben noto, si dimostra assolutamente disattenta ai problemi dei due nostri Fucilieri di Marina e lascia che uno proprio Stato Federale si occupi - mi permetto di affermare 
maldestramente – di diritto internazionale e di rapporti con uno Stato Estero Sovrano, la mia coscienza di
cittadino mi impone di chiederLe se l’accordo è ancora operativo e quale è l’impegno dell’Italia in termini
finanziari e di personale perché sia raggiunto lo scopo della “ qualificata offerta post-universitaria della della
SDA - Bocconi School of Management, in un mercato educativo e del lavoro caratterizzato da una domanda in continua espansione, che può solo parzialmente essere soddisfatta dalle Università indiane”.

(http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2011/12/20111215_India_bus

iness_school_della_Bocconi.htm)

Fiducioso che almeno su questi argomenti un cittadino possa esigere dalle Istituzioni una risposta formale, 
rimango in attesa di una risposta, contrariamente a quanto fino avvenuto.

Distinti ossequi

Gen. Brig. (ris) Dott. Fernando Termentini. 

L’infinta prigionia dei nostri militari in India


L’infinta prigionia dei nostri militari in India


di Fernando Termentini

Da otto mesi continua un inspiegabile atto coercitivo dell’India nei confronti di personale militare di  uno Stato sovrano, l’Italia. I motivi non sono chiaramente individuabili  anche per la quasi totale assenza di informazioni ufficiali, per cui si è deciso di ripercorrere la vicenda facendo riferimento alle sole notizie disponibili, purtroppo non sempre chiare ed esaustive.

Un’esigenza per cercare di capire meglio un problema che riguarda esponenti delle nostre Forze Armate, simbolo e garanzia di democrazia.

Un esame che ha rinnovato una serie di dubbi su come è stato regolato e poi gestito l’impiego di militari con funzioni di antipirateria marittima a favore di naviglio commerciale nazionale compreso il management tecnico del contrasto della minaccia specifica (regole di ingaggio), la consegna dei nostri militari alle Autorità indiane ed l’intero governo degli eventi immediatamente successivi all’atto di imperio indiano nei confronti dell’Italia, esercitato disconoscendo qualsiasi regola del diritto internazionale e delle specifiche convenzioni sottoscritte in ambito Nazioni Unite.

Valutazioni che naturalmente derivano da analisi deduttive dei fatti non essendo disponibili riscontri oggettivi che possano configurare meglio gli eventi e che aiutino a conclusioni  supportate da comparazioni tecniche specifiche su quanto addebitato dagli indiani ai nostri Fucilieri di Marina.

Una serie di domande che purtroppo ancora non trovano risposta ufficiale, spesso negata per motivi di riservatezza, ragioni ormai forse esasperate dopo otto mesi dagli eventi ed in prossimità di una sentenza della Corte Suprema indiana.

Prima fra tutti in termini temporali e soprattutto per la valenza che ha avuto sulla successione degli eventi,  il motivo per cui la Enrica Lexieha abbandonato le acque internazionali per fare rientro sul porto di Koci a seguito della richiesta indiana fatta al Comandante della nave. Fin dal primo momento è stato reso pubblico che la decisione del Comandante era stata presa dopo una consultazione con l'armatore che sembra avesse importanti rapporti commerciali con l’India, senza coinvolgere lo Stato Maggiore della Marina e l’Unità di Crisi della Farnesina, se non altro per un auspicabile e comprensibile coordinamento trasversale e condivisione delle decisioni.

La prima mossa errata e di fondamentale valenza per l’intera vicenda, ancora tutta da chiarire e che  è avvenuta con ogni probabilità per una scarsa chiarezza e completezza di quelli che sarebbero dovuti essere gli auspicabili accordi attuativi  fra i Dicasteri interessati e gli armatori per dare corso ai contenuti del D.L. del 12 luglio 2011 sulla lotta anti pirateria. Il Decreto prevede, infatti all’articolo 5 che “…..al Capo Nucleo fa capo la responsabilità esclusiva dell’attività di contrasto militare alla pirateria ed al personale da esso dipendente sono attribuite le funzioni rispettivamente di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria……”.

Il Decreto, non definisce, però e per quanto dato da capire,  a chi faccia capo la gestione ed il coordinamento dell’emergenza nel suo complesso.

Un disposto di Legge che peraltro cerca di affrontare e chiarire nel dettaglio solo gli aspetti economici del concorso militare  a favore degli armatori, ma poco o nulla dettaglia sulle eventuali deroghe al diritto internazionale di navigazione che potessero garantire ai nostri militari una gestione completa e professionale dell’evento altrimenti affidata a personale della Marina Mercantile, sicuramente non abituato al management anche della sola difesa passiva che occorre modulare con le azioni di contrasto attivo al  momento dell’emergenza.  

Come accennato, otto mesi di silenzio , di basso profilo e di appelli continui alla riservatezza, rotti talvolta però da estemporanee dichiarazioni come quella datata 18 maggio 2012 del Sottosegretario agli Esteri De Mistura quando ha detto ad una televisione indiana “"Essi (i marò italiani) avevano cercato di mandare dei segnali. Hanno sparato nell'acqua e hanno sparato dei colpi di avvertimento, alcuni dei quali sono andati nella direzione sbagliata". Egli ha descritto la morte dei due pescatori causata dagli spari come una "uccisione accidentale" e uno "sfortunato incidente di cui tutti si rammaricano. I nostri marines non avrebbero mai voluto che accadesse, ma purtroppo è avvenuto" (ndr traduzione dall’inglese).

Pensieri o convinzioni personali che hanno rotto all’improvviso un silenzio assordante, sicuramente travalicando i limiti di un low profile continuamente ripetuto e raccomandato proprio dal Ministero degli Affari Esteri e che, forse,  sarebbe stato meglio evitare di esternare in un momento in cui la fase istruttoria era in corso e si stava delineando un futuro difficile per i nostri  militari.  

Inoltre, voci dell’ultima ora sono abbastanza preoccupanti. Sembrano, infatti,  riemergere riflessioni anche a livello istituzionale sull’ipotesi che quanto contestato dalle Autorità del Kerala ai nostri militari possa trovare una qualche rispondenza nei fatti avvenuti.

Un’interpretazione  degli eventi comunque tutta da provare e riscontrare sulla base di elementi oggettivi che sembra siano in possesso solo delle Autorità indiane,  peraltro acquisiti, come dato da capire,  senza nessun contraddittorio tecnico / giuridico nell’assoluta garanzia dei vincoli imposti dal diritto nazionale italiano.

Se invece siamo solo a livello ipotesi forse in questo momento sarebbe opportuno nemmeno delinearla in quanto potrebbe influire negativamente sulla situazione dei due nostri militari e comunque sarebbe giustificabile solo se indotta da conoscenza particolari ad altri non note o da deduzioni conseguenti a decisioni o iniziative di Tribunali italiani.  

Peraltro, qualsiasi congettura di questo genere, tutta da verificare, contribuirebbe ad intaccare la fiducia e la certezza della tutela nazionale, in tutti coloro che vestendo un’uniforme sono impegnati sul territorio nazionale e Fuori Area per mantenere alto il prestigio dell’Italia e per garantire la sicurezza diretta ed indiretta ai proprio concittadini.

Posizioni che se emergessero dovrebbero essere inequivocabilmente chiarite per non intaccare l’Onore ed il prestigio delle nostre Forze Armate che meritano il rispetto e la considerazione che tutte le altre Nazioni del mondo custodi di tradizioni democratiche ripongono nei propri soldati.

Una prima serie di dubbi che si propongono certi di non travalicare nessun obbligo di riservatezza,  in quanto parte di pochi fatti resi noti a tutti dai media nazionali ed internazionali.

5 ottobre 2012, 1200 

venerdì 26 ottobre 2012

L’India contro la Ferrari

Grazie a questi ignoti mandanti di consegne di uomini,e grazie a un Governo silenzioso e inerme nei confronti dei suoi cittadini ,il gesto della Ferrari ,di correre con la bandiera della marina come omaggio ai due marò italiani detenuti illegalmente da 8 mesi,ha scatenato critiche e rancori da parte dell’India.
E la Ferrari che rappresenta l’Italia, non il suo Governo,e subito il portavoce del Ministero degli esteri indiano Syed Akbaruddin ha dichiarato :” Usare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo”
Secondo il Times of India questa scelta della Ferrari avrebbe provocato una disputa diplomatica tra Roma e New Delhi  «Il fatto che abbiano permesso di mettere la bandiera italiana sulle vetture è un affronto alla società indiana e una sfida alla nostra comunità» ha detto il presidente T.Peter che guida il Forum Nazionale dei Pescatori che ha sede nella città di Trivandrum.
E anche Bernie Ecclestone molto bravo a fiutare l’odore dei soldi sollecitato  ha detto la sua:” . Lo sport non dovrebbe occuparsi di «questioni politiche”
Il Presidente della Ferrari ha dato la risposta più equilibrata e ha spiegato ancora una volta il gesto:” Con la bandiera della Marina italiana sulle Ferrari al Gp d'India vogliamo dare solo un piccolo contributo, con grande rispetto delle autorità indiane, perchè si trovi una soluzione attraverso il dialogo.La Marina - aggiunge Montezemolo - è una delle grandi eccellenze italiane. Io ho ancora grandi ricordi di quando ero un giovane studente all'accademia navale Morosini”. Il presidente della Ferrari ha voluto poi ricordare Tiziano Chierotti. “Lo ricordiamo tutti, sapendo poi che non è stato l'unico. Chi difende la pace all'estero non merita solo rispetto, ma gratitudine e una straordinaria ammirazione”
E tutto questo non mi stancherò mai di ripeterlo grazie a chi ha deciso di far tornare indietro la nave e di consegnare Massimiliano e Salvatore agli indiani.

Alfredo d’Ecclesia.
 

mercoledì 24 ottobre 2012

La Ferrari vicina ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

La Ferrari correrà il gran Premio d’India in programma domenica 28 Ottobre con il simbolo della Marina Militare sulle sue monoposto , per esprimere vicinanza  ai due marò italiani ancora prigionieri in India.
e rispondendo a una richiesta  arrivata da migliaia e migliaia di cittadini italiani che hanno tempestato il sito e le pagine della Ferrari chiedendo un intervento a favore dei due marò.
“La Ferrari - comunica la casa di Maranello - vuole così rendere omaggio a una delle migliori eccellenze del nostro Paese auspicando anche che le autorità indiane e italiane trovino presto una soluzione per la vicenda che vede coinvolti i due militari della Marina Italiana”.
Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi, attivissimo quando si tratta di rendersi  visibile,chiaramente dove gli conviene,ha subito colto la palla al balzo per congratularsi con la Ferrari:” Buone notizie! Mi sono appena congratulato con il Presidente Montezemolo - con il quale sono stato in contatto in questi giorni - per la decisione della Scuderia Ferrari di esporre un simbolo della Marina Militare italiana sulle “Rosse” che parteciperanno al prossimo Gran Premio di Formula Uno di New Delhi in India. Il sostegno dell’opinione pubblica è importante per l’azione condotta dal Governo italiano per riportare a casa i nostri Marò, e l’iniziativa di un’azienda come Ferrari che è testimone del meglio dell’Italia nel mondo, conferma la vicinanza e la partecipazione di tutto il Paese a questa vicenda...
di: Giulio Terzi”.
I cittadini italiani continuano fiduciosi ad attendere Massimiliano e Salvatore,nonostante la gestione incapace e misteriosa di questo Governo e avrebbero preferito che il Ministro parlasse in altre sedi ,insieme ad altri rappresentanti di questo Governo e non che inserisse la sua presenza su un qualcosa che non gli appartiene,le pressioni le hanno fatte i cittadini insieme ai gruppi e alle pagine fb che hanno preso a cuore la dignità di Max e Salvo….

Alfredo d’Ecclesia
 

martedì 23 ottobre 2012

LETTERA DI Padre Maurizio PATRICIELLO indirizzata al: Signor Prefetto di Napoli e p.c. Signora Prefetto di Caserta Signora Ministro degli Interni



  1. Signor Prefetto,
    sono appena ritornato a casa dopo l’incontro in prefettura di mercoledì 17 ottobre.
    Come può facilmente immaginare mi sento tanto mortificato dalle sue parole gridate nei miei confronti e senza motivo davanti a un consesso così qualifi
    cato.
    Che dirle?
    Se a me, prete di periferia, è concesso di ignorare che chiamare semplicemente “signora”, la signora Prefetto di Caserta fosse un’ offesa tanto grave, non penso assolutamente che fosse concesso a lei, arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne.
    Alla fine dell’incontro ho ricevuto la solidarietà di tante persone presenti all’increscioso episodio e la rassicurazione da parte della signora Prefetto di Caserta che non si era sentita per niente offesa da me nell’essere chiamata “ signora”.
    Forse le sarà sfuggito che lei non era e non è un mio superiore.
    Mi dispiace.
    Tanto.
    Avrebbe certamente potuto consigliarmi di rivolgermi al Prefetto di Caserta, chiamandola
    “ signora Prefetto”. Avrei accolto immediatamente il suo consiglio. Invece, con il tono di voce del maestro che redarguisce lo scolaro, e con parole tanto dure quanto inopportune, ha quasi insinuato che il sottoscritto non avesse rispetto per lo Stato.
    Scrivo sovente per Avvenire, il giornale che ha il merito di aver portato il nostro dramma alla ribalta della cronaca nazionale. Se vuole può controllare se tra i miei numerosi editoriali c’è una – dico una sola – parola dove non risuona un amore sviscerato per la mia terra, la mia Patria, la mia gente. E un rispetto sofferto per le Istituzioni.
    Al contrario, se una cosa mi addolora ( l’editoriale di ieri, martedì 16 ottobre lo conferma ), se una cosa mi addolora, dicevo, è constatare che tante volte è propria la miopia delle istituzioni, la pigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico, a incrementare la sfiducia e la rabbia in tanti cittadini.
    Personalmente sono convinto che la camorra in Campania non la sconfiggeremo mai. Lo dico non perché sono un pessimista. Al contrario. Non la sconfiggeremo perché il “pensare camorristico” ha messo radici profondissime in tutti. Quel modo di pensare e poi di agire che diventa il terreno paludoso nel quale la malapianta della camorra attecchisce.
    Come ho potuto dirle in corridoio, io alle mortificazioni sono avvezzo. Spendo la mia vita di prete nella terra del “ Clan dei Casalesi”. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana.
    Quante umiliazioni, signor Prefetto. Quante intimidazioni. Quanti soprusi. Quante minacce da parte dei nemici dello Stato o di semplici delinquenti.
    Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ ho messo in conto fin dal primo momento in cui sono stato ordinato prete.
    No, non sono loro che rendono insonni le mie notti. Loro non sono lo Stato. Loro sono i nemici del vivere civile. Loro hanno sempre e solamente torto.
    Io credo allo Stato.
    Alla democrazia.
    Io credo alla libertà.
    Io credo alla dignità dell’uomo.
    Di ogni uomo.
    Io spendo i miei giorni insegnando ai bambini, ai ragazzi, ai giovani che non debbono temete niente e nessuno quando la loro coscienza è pulita. Ma aggiungo che bisogna sradicare il fare camorristico sin dai più piccoli comportamenti.
    Perché tutto ciò che uno pretende in più per sé e non gli appartiene, lo sta rubando a un altro. Perché ogniqualvolta che una persona si appropria di un diritto che non ha, sta usurpando un potere che non gli è stato dato.
    Tutti possiamo cadere in queste sottili forme di antidemocrazia.
    Ecco, signor Prefetto – glielo dico con le lacrime agli occhi – lei stamattina mi ha dato proprio questa brutta impressione. Lei ha calpestato la mia dignità di uomo.
    Ha voluto mortificare il prete o il volontario impegnato sul dramma dei roghi tossici?
    Ha voluto insegnarmi l’educazione – a 57 anni! – o mettermi a tacere perché già immaginava ciò avrei denunciato?
    Le nostre campagne languono, signor Prefetto.
    I giovani sono scoraggiati.
    I tumori sono aumentati a dismisura.
    La gente muore in questa terra avvelenata e velenosa.
    Le amministrazioni locali – qualcuno glielo ha ripetuto anche stamattina – non riescono a tutelare i loro territori e la salute dei loro cittadini. E proprio a costoro viene ricordato il dovere farlo.
    È una serpe che si morde la coda.
    Noi abitanti di questi paesi a Nord di Napoli, ci sentiamo prigionieri in questo “ Triangolo della morte” dal quale desideriamo uscire quanto prima, pur sapendo che per tanti di noi i danni alla salute sono ormai irreparabili.
    Lo facciamo per le generazioni future.
    Per andare con serenità incontro a sorella morte quando sarà il momento.
    Ci ripensi.
    In mezzo a tanti problemi in cui siamo impelagati; mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non ha fiducia più in niente e in nessuno; mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo; mentre i rifiuti tossici continuano ad essere bruciati e interrati nelle nostre terre, il signor Prefetto di Napoli, mette alla berlina un prete davanti a una cinquantina di persone, perché si è rivolto al Prefetto di Caserta chiamandola semplicemente “ signora”, anziché “ signora Prefetto”.
    Incredibile.
    Resto, naturalmente, coi miei dubbi.
    Ai miei diritti non rinuncio facilmente.
    Ma, mi creda, cerco a mia volta di non invadere quelli di nessuno.
    Purtroppo, stamattina, credo che lei, signor Prefetto, pur forse senza volerlo, abbia maltrattato e rinnegato i miei.
    Le auguro ogni bene.
    Il parroco
    Sac. Maurizio PATRICIELLO
    Frattaminore 17 ottobre 2012

lunedì 22 ottobre 2012

Movimento libero carta dei valori

Movimento Libero nasce da una forte spinta anti-partitocratica. Stanchi di tutti gli sprechi e i privilegi che la classe dirigente partitocratrica di centro-destra-sinistra ha da sempre prodotto, si è scelto di formare un nuovo soggetto politico, svincolato dai partiti tradizionali, che miri a compiere una vera e propria rivoluzione politica. Rivoluzione nel senso etimologico del termine, ossia grande cambiamento. Infatti, solo attraverso una vera e propria rivoluzione si può smantellare un sistema che sta incancrenendo il Paese. Solo attraverso una vera “contrapposizione democratica”, senza mai scendere a compromessi, si può sperare e si deve provare a scardinare il sistema partitocratrico. I partiti hanno trasformato il giusto dettame costituzionale democratico in una oligarchia che gestisce il potere, escludendo il popolo da una reale partecipazione attiva e costituendo la massima fonte degli sprechi e dei privilegi. Ecco allora la necessità di dare vita ad un nuovo soggetto politico, che porti il popolo ad essere protagonista, di nuovo sovrano e lo Stato ad essere vero sistema democratico e non più oligarchico. Punto cruciale diventa l’impossibilità di allearsi con i partiti che hanno creato questo sistema e di cui ora ne fanno parte: c’è bisogno di intransigenza. L’obiettivo è quello di sradicare democraticamente, attraverso le elezioni, la partitocrazia con tutta la sua arroganza. Essenziale risulta quindi non scendere mai a nessun compromesso con questi soggetti, siano essi di centro, di destra o di sinistra, perché altrimenti l’unico risultato sarebbe l’avallo e il rafforzamento del modo di fare politica attuale che noi denunciamo e vogliamo combattere. Noi auspichiamo ad una politica nuova, dove il cittadino con il suo voto dà potere e toglie potere. Un seggio al parlamento, secondo noi, non è per sempre! Oggi la vera sfida della politica è la coerenza e la classe dirigente nuova, che noi vogliamo vedere al potere, deve crescere secondo un sistema meritocratico già dalla base. Il programma politico di ogni soggetto deve diventare un caposaldo dell’azione di governo e non, come avviene oggi, uno specchietto per le allodole, stravolto, dopo le elezioni, dalle logiche di partito e dagli interessi delle lobby dei potenti. Il sistema in cui noi crediamo dovrà consentire al popolo di tornare sovrano e non schiavo del politico di turno giunto e aggrappato al potere grazie a false promesse, rimpasti, giochi di palazzo e logiche di convenienza. Fare politica è una professione e il bilancio dell’attività si deve misurare con il consenso diretto dei cittadini. Gli incompententi, i ladri e i furbetti devono andare a casa. Uno spazio nel Parlamento italiano non sarà per Movimento Libero il punto di arrivo, ma, al contrario, il punto di partenza per una nuova fase di rinnovamento per il Paese. Nelle cabine di comando delle istituzioni arriveremo grazie al forte sodalizio con la gente comune, instaurato attraverso una crescita graduale basata, in primis, sul rispetto assoluto dei valori che predichiamo oggi, sull’estenuante battaglia contro ogni forma di spreco e soprattutto di privilegio a qualunque livello, nella convinta intenzione di dimostrare che non tutte le persone impegnate in politica sono uguali e che esiste ancora, nonostante il popolo sia ormai sfiduciato, una classe politica nuova, con rinnovati stimoli e valori da perseguire. Cambiare si può, cambiare si deve! Vogliamo diventare il soggetto politico che gli italiani vorrebbero, ma di cui ne credono impossibile l’esistenza. Tutto questo non basterebbe a dare al Paese quella svolta che tutti noi aspettiamo da tempo, auspicata dopo lo scossone di tangentopoli, ma rinata tale e quale grazie all’innata capacità della nostra classe dirigente di riciclarsi e districarsi magistralmente tra le pieghe del variopinto tessuto politico italiano. Movimento Libero ha elaborato durante la conferenza programmatica del Settembre 2006 i pilastri della sua azione politica, una sorta di manifesto politico che definisce il pensiero e i valori di riferimento del Movimento: legalità, socialità e riforma dello Stato sono i tre capisaldi. Legalità Legalità sostanziale e non solo formale. E’ necessario che lo Stato sia autorevole e garantisca la certezza delle pene ai cittadini. I vari indulti, sanatorie sull’immigrazione, condoni edilizi e fiscali, pur essendo legittimi dal punto di vista formale perché approvati nelle sedi istituzionali preposte e nelle forme previste dalla norma, minano alle fondamenta la fiducia del Popolo. Lo Stato deve essere autorevole garantendo la certezza dei diritti e dei doveri, ma l’aver trasformato quello che è un’eccezione (come i provvedimenti sopraccitati) nella regola, di fatto ha gradualmente disperso la fiducia della gente comune che vede chi ha compiuto reati uscire di progione, chi è entrato illegalmente nel Paese rimanerci, chi ha compiuto abusi o evasioni fiscali farla franca attraverso i diversi condoni. Ecco allora che Movimento Libero teorizza la necessità di uno Stato che garantisca la Legalità, ossia il rispetto di tutte le norme, in modo sostanziale e non formale. Questo permetterebbe innanzitutto di dare quella certezza del diritto che riteniamo indispensabile, ma soprattutto evitare che si insinui in alcuni individui la possibilità di delinquere o comunque di non rispettare le norme perché tanto è possibile “farla franca”. Al concetto di Legalità sono strettamente connesse due questioni fondamentali come la sicurezza e la giustizia: il cittadino Italiano ha una forte percezione di insicurezza. Lo Stato deve garantire il rispetto pieno della legalità prevenendo, ma anche reprimendo con decisione, attraverso la magistratura e le forze di Polizia. E’ compito della politica implementare l’efficacia di questi organi attraverso una seria politica di ristrutturazione e potenziamento che permetta di andare nella direzione auspicata. Più presenza nelle strade significa riavvicinare lo Stato ai cittadini che si sentono protetti anche fuori dalle mura domestiche. Procedure penali più snelle e sanzioni più eque ai reati ridarebbero, a noi cittadini, la sensazione di uno Stato giusto, sicuro e fortemente intransigente. Per noi giustizia significa anche giustizia fiscale. Crediamo seriamente possibile e doveroso inserire nella Carta Costituzionale un massimo di imposizione fiscale diretta e indiretta del 33%. Questo permetterebbe un rilancio immediato della depressa economia del Paese e una prospettiva di un lungo periodo di benessere. Allora sì, con un’imposizione giusta, lo Stato dovrà essere garante del fatto che tutti, e proprio tutti i cittadini, svolgano nella totalità il proprio ruolo di contribuenti. Per noi è inaccettabile che uno Stato moderno, democratico e libero prelevi ormai quasi 8 mesi all’anno di lavoro su 12 di ogni individuo per le tasse. Tutto questo va modificato. Non accettiamo oggi la tesi di qualcuno che, vista l’alta pressione fiscale, comprende l’evasione, perché verremmo meno a quel principio di legalità sostanziale che riteniamo indispensabile, ma allo stesso modo riteniamo indispensabile un immediato riordino della fiscalità, che possa essere percepita come giusta e che senz’altro, come detto, ridarebbe fiato all’economia stagnante del nostro Paese. A tutto questo è strettamente collegato un altro pilastro del nostro pensiero: com’è la socialità. Socialità Riteniamo indispensabile, in primo luogo, utilizzare le risorse dello Stato, incamerate attraverso una tassazione giusta, per innalzare la qualità media della vita degli Italiani. Innanzitutto attraverso una sensibile riduzione dell’imposizione fiscale. Chi sta bene, starà meglio e utilizzerà il proprio denaro per alimentare sempre di più il motore pulsante del Paese: l’economia (Maggiori acquisti, maggiori investimenti, ecc.). Inoltre l’innalzamento della qualità della vita delle fasce deboli della popolazione porterebbe il Paese ad avere una rinascita e nuovi stimoli. Disoccupati, anziani, giovani coppie, bambini e disabili: sono queste le categorie per le quali lo Stato deve lavorare per migliorarne la situazione. Creare posti di lavoro, far vivere serenamente la vita agli anziani, permettere alle giovani coppie di poter avere una famiglia, tutelare i diritti dei bambini e dei disabili, andando a smascherare chi disabile davvero non è, deve essere la missione principale di uno Stato autorevole che, con il rispetto sostanziale della legalità, garantirebbe senz’altro quella “rivoluzione” che noi auspichiamo. Così facendo non solo si aumenterebbe la qualità della vita media degli Italiani, ma si andrebbe ad innescare un riflesso virtuoso sulla sicurezza (è chiaramente più facile che delinqua chi ha più bisogno) e sull’economia. Movimento Libero nasce con una vocazione laica, ma riconosce fortemente le origini Cristiane dell’Europa che, nel corso dei secoli, ha forgiato positivamente il carattere del nostro popolo. Siamo europeisti e crediamo con convinzione che l’integrazione tra le culture sulla nostra terra sia un dovere sociale e un obiettivo da perseguire. Non siamo però disposti a dimenticare il valore fondamentale delle nostre tradizioni e dei nostri diritti e il nostro ruolo centrale, come popolo italiano, nei processi d’integrazione sul nostro territorio. Siamo certi che per ottenere tutto questo siano necessari processi attenti e graduali, basati su una legislazione costruita intorno alla regola che diventare cittadino italiano comporta, in primis, il rispetto di molti doveri prima dell’acquisizione dello stato di diritto. Doveri verso le istituzioni e il popolo italiano, disposto ad integrarsi, ma non a farsi soggiogare. Riforma dello Stato Non ultima, è necessaria una seria e profonda riforma dello Stato. Noi riteniamo necessaria l’elezione diretta del Presidente della Repubblica come fatto di democrazia. Riteniamo indispensabile l’istituzione di una sola camera del Parlamento, composta al massimo da 400 deputati, anziché le due attuali composte da 915 parlamentari. Questo consentirebbe un enorme abbattimento dei costi e contemporaneamente una forte spinta sull’efficienza legislativa del Paese. Riteniamo opportuno un peso maggiore della conferenza Stato-Regioni, ma queste ultime non dovranno più utilizzare fondi di “politica estera” per incarichi esterni e consulenze. Teorizziamo l’abolizione delle Province, che tra l’altro hanno poche reali competenze che incidono direttamente sulla vita del cittadino, col passaggio di risorse e di personale ai Comuni, che dovrebbero coordinarsi in conferenze permanenti d’area a costo zero. Questo permetterebbe l’eliminazione di elevati costi di gestione e soprattutto un incremento delle capacità dei Comuni Italiani, rafforzati conseguentemente in termini di risorse e competenze. Per tutti gli enti rimane ferma la necessità di eliminare sprechi e privilegi derivanti da consulenze, incarichi esterni e utilizzo non parsimonioso del denaro pubblico, cioè il denaro dei cittadini. Rimangono aperti molti temi come l’Europa, l’Ambiente, le infrastrutture, la Sanità, l’etica e la famiglia. Non sono meno importanti, anzi, ma abbiamo ritenuto indispensabile con questo scritto dare gli spunti necessari per capire il pensiero di Movimento Libero nfo@movimentolibero.it 
Alfredo d'Ecclesia

domenica 21 ottobre 2012

Lettera ai giornali del Generale Lupini

Il generale Lupini arruolatosi nel 1973, ha prestato servizio nel 9° Reggimento incursori paracadutisti “Col Moschin”, di Livorno, per ben 23 anni, prendendo parte a numerose missioni di mantenimento della pace dell’Esercito Italiano, dal Libano nel 1982, all’Iraq nel 2006. 
Successivamente ha prestato servizio in qualità di 
Vice Comandante e in seguito di Comandante del Centro Addestramento Paracadutismo di Pisa, concludendo, di recente, la sua esperienza nel servizio attivo, ricoprendo un alto incarico all’Istituto Geografico Militare di Firenze. Un paracadutista con un bagaglio di esperienze militari, professionali, umane di grande rilievo che merita tutta la nostra attenzione.
IL GENERALE LUPINI IN DATA 14 MARZO .. HA ACCOMPAGNATO UNA SUA MISSIVA CON QUESTE PAROLE :
Carissimi,
Il basso profilo adottato dalla maggior parte di media e istituzioni sull'evento, particolarmente delicato, dei militari del San Marco, sta toccando gli animi delle persone più sensibili e attente della società. Ho scritto una lettera con delle riflessioni sull'argomento e l'ho inviata ad alcuni giornali nella speranza che la ritengano meritevole di attenzione.
La inoltro, per informazione, anche alla Vs redazione sottolineando che, quando ero in servizio al "Col Moschin" (23 anni), ho lavorato diverse volte con reparti o singoli rappresentanti del "S.Marco" e posso confermare che il livello di preparazione, serietà, affidabilità e lealtà sono stati sempre esemplari. Quindi non solo perchè oggetto di soprusi, non solo perchè italiani, non solo perchè militari ma anche perchè sono veramente degli ottimi professionisti, dobbiamo sostenerli in tutti i modi. Cordiali saluti
Luigi Lupini incs.par.
E QUESTA E' LA SUA MISSIVA AI GIORNALI =======
LA MISSIVA AI GIORNALI :

Livorno 06 marzo 2012

PER CHI

Due militari italiani arrestati in India, siamo alle solite, un' ennesimo episodio che mette in evidenza il singolare senso dello stato in animo a coloro che in questa nazione gestiscono politica, economia, cultura e informazione. I nostri militari, che da decenni sono costantemente impegnati a tenere alta la bandiera e l'onore dell'Italia, riuscendoci, continuano ad essere trattati come "figli di nessuno".
A nulla valgono i risultati ottenuti, i riconoscimenti delle popolazioni di ogni etnia ed estrazione, gli apprezzamenti delle autorità in ogni angolo del mondo, il sacrificio estremo, la professionalità, l'equilibrio, la dignità e l'orgoglio di essere italiani con i quali essi operano.
Tutto inutile, tutto invisibile, tutto impalpabile.
Possibile che non interessi a nessuno mettere in luce quello che c'è di buono in questa bistrattata Italia. No, non interessa, o forse fa paura scoprire che quelli che da un'agguerrita minoranza - ideologicamente dominante - sono ritenuti degli ottusi esecutori agli ordini di pericolosi guerrafondai, sono in invece una (non la sola per fortuna) delle realtà più vive, efficienti e virtuose della Nazione, dove vengono coltivati valori e ideali universalmente riconosciuti, indispensabili per determinare i principi che guidano azioni nobili e condivise.
Purtroppo è accaduto anche di peggio!
Quanto fango è stato gettato su alcune operazioni condotte all'estero e su alcuni reparti delle nostre FF.AA.? Fango gratuito, frutto di incontinenza ideologica o di speculazione mediatica. Puntualmente lo sporco gioco è stato scoperto, e puntualmente il fango puzzolente è stato rimosso solo da chi ha continuato a lavorare con umiltà e determinazione, nel fango, quello buono, quello fertile, nel quale possono nascere i fiori, dove sudore, senso del dovere e professionalità camminano insieme.
Ora abbiamo due ragazzi che per aver fatto il proprio dovere, nel rispetto delle regole, in nome dell'Italia e non solo, visto che erano li anche per tutelare legalità, libertà, principi e...interessi non personali, rischiano di essere "giustiziati".
In un qualsiasi paese d'oltralpe, a tutela dei propri militari e della dignità nazionale si sarebbe scatenata un'offensiva implacabile da parte dei rappresentanti della politica, dell'economia, della cultura e dell'informazione; in altri paesi anche del sud del mondo, la popolazione si sarebbe "indignata" con marce, sit-in e accampamenti improvvisati nelle piazze, davanti alle ambasciate o alle sedi istituzionali, magari bruciando qualche bandiera. E da noi?....Il nulla.
Quello che è successo la notte del 15 febbraio 2012 dentro e fuori del mercantile Enrica Lexie, spiegato nei minimi particolari, dovrebbe essere a conoscenza non solo degli organi istituzionali competenti ma, vista la delicatezza della vicenda, anche degli italiani che magari si preoccupano maggiormante di questi ragazzi che delle intercettazioni telefoniche, più o meno bollenti, che riempono pagine intere dei nostri giornali.
Sarebbe interessante sapere chi e perchè, con irresponsabile dabbenaggine, ha permesso la consegna dei due Marò nelle mani di un paese che con l'inganno stava palesemente violando le regole del diritto internazionale, o perchè la diplomazia ufficiale è intervenuta solamente quando la situazione era già compromessa.
Dilettantismo, menefreghismo, superficialità, ingenuità? Comunque un'ingiustificabile comportamento.
Mentre state leggendo, migliaia di ragazzi con le stellette impegnati in Italia o all'estero, i colleghi dei due militari “rapiti”, stanno svolgendo il loro lavoro, come sempre, giorno e notte, al caldo e al freddo, vicino ai rischi e lontano dagli affetti, lo fanno con dedizione, sapendo per quale nobile causa si impegnano, ma.....forse...... dopo questa ennesima manifestazione di latitanza dello spirito di corpo nazionale, si chiederanno ....PER CHI.
Luigi Lupini incs.par.
IO PERSONALMENTE DICO ... ONORE A UOMINI COME IL GENERALE LUPINI !!!

Chiediamo l'intitolazione di una strada a don Mimì Rosa Rosa

Se dovessi, come devo, raccontare a chi non l'ha conosciuto chi era mio padre, comincerei con la sua dote migliore, era un buon padre. Questo potrebbe lasciare indifferenti perché i buoni padri sono tanti, quasi la maggioranza, ma mio padre era un padre speciale perché era il padre di chiunque avesse bisogno di aiuto. E accanto a lui ti sentivi, protetto, guidato, non ti abbandonava mai, chiunque tu fossi. Era un uomo saggio, schivo, modesto, che non amava mettersi in mostra, un uomo fattivo, costruttivo, saggio, prudente. Soprattutto un uomo disponibile, onesto e leale. Un uomo che non si è mai arricchito e che ha sempre cercato di creare i presupposti perché la ricchezza fosse un bene condiviso. Le sue non sono gesta "epiche" ma gesti quotidiani. Di lui potrebbero meglio parlare le migliaia di persone che hanno avuto modo di conoscerlo. Una biografia non renderà mai l'idea di chi fosse mio padre".

Gioacchino Rosa Rosa



Nato a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli l'8 agosto del 1922, primo di 5 fratelli, ha intrapreso gli studi di medicina interrotti dalla guerra poco prima di dare la tesi di laurea. Ha combattuto come ufficiale carrista ed è stato prigioniero nel campo di concentramento di Dachau dove ha assistito a mostruosità inenarrabili che hanno formato il suo carattere. Riuscì a scappare e a tornare in Italia insieme a due dei suoi fratelli. Nell'immediato dopoguerra vi era la necessità di ricostruire ma il legname da costruzione scarseggiava, così si recò in Calabria con tutte le risorse disponibili della famiglia e si lancià in una impresa "folle": acquistare dal demanio il diritto di disboscare una montagna. Ci riuscì e nel farlo diede lavoro a circa 500 persone per tre anni, vivendo in prima persona una vita priva di ogni confort insieme ai suoi tagliaboschi. In quegli anni ha conosciuto sua moglie Franca, figlia della farmacista del paese più vicino nel quale si recava per acquistare i medicinali per gli uomini della montagna.
Il porto di Napoli all'epoca era ancora inagibile e per trasferire il legname via mare (le piccole e tortuose strade di allora non erano adatte al trasporto dei tronchi) scelse Manfredonia dove aprì un deposito, e in seguito Foggia, dove si trasferì mentre i suoi fratelli si occuparono delle sedi di Manfredonia, Castellammare di Stabia e Napoli.

IL CALCIO:

Il 4 novembre del 1961 Rosa Rosa diventa Presidente dell'Unione Sportiva Foggia, che militava malamente in serie C . Quello che fu capace di fare in con la squadra non ha precedenti e uguali nella storia del calcio. In soli tre anni, portò il Foggia per la prima volta in serie A, mandò i suoi giocatori in nazionale dove Nocera segnò anche un goal, battè l'allora più importante squadra europea, l'Inter di Helenio Herrera il 31 gennaio nel 1965 3 a 2 e soprattutto creò le tribune, allora inesistenti, e il campo erboso. C'è anche da dire che all'epoca il Foggia era l'unica squadra di serie A del Sud Italia e a Foggia venivano da molte regioni meridionali per vedere disputare partite di serie A. Ma è la storia non scritta, quella che vale di più. Conoscendo quanto può essere breve e illusoria la storia di un calciatore e la naturale tendenza a vivere al di sopra dei suoi mezzi, creò all'insaputa di alcuni di loro, quasi tutti i foggiani meno abbienti, dei libretti a risparmio che consegnò loro a fine carriera perché potessero intraprendere una piccola attività commerciale o comprarsi casa. Chi lo avrebbe fatto se non don Mimì Rosa Rosa? Quando si dimise da Presidente del Foggia, lo fece lasciando una buona riserva di denaro in cassa, una squadra di proprietà, nessun debito, e una posizione di tutto rispetto in serie A.
IL COMMERCIO:
Lasciato il Foggia, alla fine degli anni 60, don Mimì diventa Presidente dell'Unione Commercianti e crea una bella sede in via Arpi, offrendo per la prima volta a costi contenuti, servizi ed assistenza contabile e fiscale ai piccoli commercianti e agli ambulanti che non potevano permettersi di pagare dei commercialisti professionisti.

COMMISSARIO GOVERNATIVO ISTITUTO INCREMENTO IPPICO:

Agli inizi degli anni 70 viene nominato commissario dell'Istituto incremento ippico, crea una scuola di Equitazione, incrementa la riproduzione e la salvaguardia della razza murgese, restaura le stalle in disfacimento, realizza un progetto per rilanciare la struttura, riaprire l'ippodromo e avere corse in diurna e notturna. Il progetto sarebbe stato a costo zero, completamente finanziato, e avrebbe creato indotto e posti di lavoro. Ma la politica ha altre mire per quei terreni e il commendator Rosa Rosa decide di dimettersi non accettando compromessi di sorta.

Fu promotore della CONFCOMMERCIO e ne divenne presidente dal 1970 fino al 1982 quando decise che fosse giusto un ricambio generazionale e propose Albertino Cicolella che lo volle affianco a se come guida e componente della Giunta.
Nel 1974, creò LA COFIDI di Foggia, una Società Cooperativa di Garanzia Fidi basata sui principi mutualistici e senza fini di lucro che associa piccole e medie imprese per avere accesso facilitato al credito bancario attraverso la concessione di garanzie che arrivano fino all’80% del finanziamento necessario.

Nel 1983 vienne eletto consigliere e membro della Giunta della Camera di Commercio. Nel 1996 realizzò un progetto cofinanziato dalla Unione Europea, attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e dal Ministero delle Attività Produttive finanziamento e crea il LACHIMER (laboratorio chimico meridionale) una Azienda speciale della Camera di Commercio di Foggia, che svolge la sua attività senza fini di lucro.
E' da ricordare che negli anni della Giunta Cicolella, Rosa Rosa, Ciletti, Croce ecc. la Camera di Commercio aveva accumulato e lasciato in riserva per gli scopi dell'ente, un patrimonio liquido consistente di circa quindici miliardi di lire. Caso più unico che raro di ente che non sperperava.
Una cosa che pochi sanno, è che la Gazzetta del Mezzogiorno era di proprietà della Meridiana a sua volta di proprietà del Banco di Napoli. L'azienda era "fittata" a un gruppo di editori baresi che in estrema difficoltà, erano sull'orlo del fallimento. Rosa Rosa, grazie alla sua funzione di amministratore del Banco di Napoli e con l'aiuto di Albertino Cicolella, riuscì a cavallo tra gli anni 80 e 90, ad evitare il fallimento e a permettere il salvataggio della storica testata e dei numerosi posti di lavoro.
Agli inizi degli anni 90 venne nominato consigliere di amministrazione della FONDAZIONE DEL BANCO DI NAPOLI dove restò in carica fino al 2001. La fondazione, che gestisce il patrimonio del Banco di Napoli, è senza scopo di lucro e ha scopi filantropici. L'impegno di don Mimì è stato soprattutto finalizzato a dotare di ambulanze i piccoli centri distanti da ospedali e pronti soccorso, promuovendo anche finanziamenti per ricerca medica e scientifica. Dal 1992 sino al giorno della sua morte, il 7 giugno del 2005, è stato consigliere anziano e membro della giunta e del comitato ristretto della Banca del Monte. Il suo ruolo è stato determinante per la salvaguardia e il rilancio di numerose aziende in difficoltà e per l'apertura di nuove. Un criterio che ora non esiste più in nessuna banca del mondo. E' stato tra i fondatori del Consorzio per l'Università di Foggia ed è grazie a quell'idea e a quelli sforzi che oggi abbiamo una università a Foggia.



... in attesa di inserire la foto della via che il comune di Foggia vorrà dedicare a quest'illustre suo concittadino...



Si ringrazia la famiglia Rosa Rosa per aver messo a disposizione di questo sito le informazioni riportate Di Alberto Mangano e Gioacchino Rosa Rosa in Chiediamo l'intitolazione di una strada a don Mimì Rosa Rosa (file)

venerdì 19 ottobre 2012

Lettera a Napolitano Signor Presidente, dia un segnale di Fernando Termentini

Nonostante continui la scelta del silenzio totale ,che per i fessi viene chiamato profilo basso,i cittadini italiani non ci stanno e vogliono quelle risposte che non sono mai arrivate su questa vicenda sia per la dignità di Massimiliano e Salvatore i due marò reclusi in India e sia per la propria dignità. L'ultima grande iniziativa è stata una lettera aperta al Presidente della Repubblica affinchè come Capo di Stato e Presidente delle forze armate spendesse una parola su questa allucinante vicenda. Lettera a Napolitano Signor Presidente, dia un segnale di Fernando Termentini* Signor Presidente Napolitano, il mio senso del­lo Stato e la mia etica morale di ex Comandan­te mi hanno indotto a dedicarmi alla sorte dei due nostri Fucilieri di Marina del reggimento S.Mar­co, ormai in ostaggio dell'India da otto mesi. Conti­nuo a farlo congiuntamente ad un nutrito gruppo di cittadini italiani (quasi 100.000) iscritti in gruppi del social network Facebook. I nostri militari e tutti noi aspettiamo le decisioni di vari Tribunali indiani, ma settimana dopo settimana gli annunciati verdetti so­no rimandati (...) Uno stillicidio che (...) offende la no­stra Nazione e le nostre Forze Armate e che va avanti nonostante l'impegno della nostra Diplomazia e dei Ministri responsabili. Si è configurata di fatto una si­tuazione abnorme che sicuramente non contribui­sc­e a tranquillizzare i nostri militari impiegati in mis­sioni all'estero (...) Timori sicuramente esagerati ma giustificati e destinati a radicarsi in chi è impegnato a servire lo Stato anche a rischio della propria vita, se venissero a mancare segnali precisi delle Istituzioni. Le invio quindi una petizione come Garante della no­stra Costituzione e Comandante delle Forze Armate (...) Le chiedo un semplice segnale da dare alla Nazio­ne ed ai nostri militari indebitamente trattenuti da uno Stato estero, che aiuti a tutti ad avere ancora fidu­cia nello Stato(...) Le porgo distinti e rispettosi osse­qui. *Generale di Brigata in riserva
Alfredo d'Ecclesia

mercoledì 17 ottobre 2012

Forse i due marò ritorneranno in Italia...Lo dice Il Ministro degli Esteri

“Il governo italiano e' sempre impegnato nel tentativo di riportare a casa i due Maro' detenuti in India”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi parlandone durante la cerimonia di inaugurazione di Made Expo.

''E' una promessa - ha continuato - che stiamo facendo da tempo per l'impegno che l'intero governo sta dimostrando ogni giorno per risolvere questa vicenda''. Un caso che riguarda due soldati italiani ''trattenuti illecitamente in India '' perche' ''impegnati valorosamente in un'azione dell'intera comunita' internazionale contro la pirateria''. I due Maro' percio', ''devono tornare a casa rapidamente'', e ''l'India deve riconoscere la giurisdizione italiana dimostrando di essere coerente contro la pirateria''.
Mentre il Capo di Stato maggiore della Marina Militare ammiraglio Luigi Binelli Mantelli a margine di un simposio in corso all’Arsenale di Venezia ha dichiarato : “I tempi lunghi sono un buon segnale sul fatto che la sentenza dell'Alta corte di Delhi sul caso dei nostri fucilieri trattenuti in India possa essere positiva. Anche loro sanno e confidano che il governo sta facendo il massimo sul piano legale: confido quindi che ce la faremo a portarli a casa e spero che questo possa avvenire entro Natale .Aspettiamo con fiducia - ha aggiunto - il pronunciamento sul tema della giurisdizione e sulla competenza a giudicare i militari in missione di Stato all'estero, che costituirà una pietra miliare nelle relazioni internazionali e nel diritto internazionale che, fa parte del gioco, è sempre una coperta un po' corta”.
Parlando invece dei due marò ,  Binelli Mantelli ha  dichiarato:”Sento i ragazzi una volta a settimana, perchè hanno libertà di muoversi, di parlare e telefonare: sono sereni, forti, dei leoni come è giusto che sia guardando il simbolo di San Marco. Anche i loro familiari sono molto coesi e presto faranno loro visita. Quel che non ci piace nemmeno un po' è il fatto che siano costretti a restare in India”.
Il Capo di Stato Maggiore ha avuto anche l’occasione di incontrare a Venezia i principali capi di altre marine militari ,tra cui anche i rappresentanti della marina indiana e a tal proposito ha aggiunto:”Avendo modo in questa occasione di parlare con tutti loro e di avere così un confronto importante - ha spiegato - ho sostenuto con forza la necessità di un chiarimento del diritto internazionale nel senso dell'immunità dei militari che operano all'estero. La linea tenuta dal governo è attiva su tutti i fronti, perchè si tratta di difendere la legalità e la competenza del Governo stesso. C'è la consapevolezza che occorre un diritto certo, perchè questo va a incidere su tutte le missioni internazionali, in particolare su quelle marittime”.
Mentre si attende il pronunciamento della Corte Suprema di New Delhi sulla giurisdizione dell’evento ,ricordiamo che secondo il diritto internazionale,e la  convenzione di Montego Bay la giurisdizione era italiana in quanto la nave era italiana e si trovava in acque internazionali ,il parlamento ha votato a favore del trattato tra l’Italia e l’India per lo scambio dei detenuti condannati nei due paesi. il provvedimento è passato alla camera,ora dovrà passare al Senato. Forse  questo provvedimento ha indotto il Ministro Terzi a dire qualche giorno fa “Torneranno presto in Italia” Come due delinquenti torneranno caro Ministro Terzi scambiati con altri delinquenti .
Ma questo Governo sta facendo i conti con le innumerevoli iniziative che i cittadini italiani stanno facendo,in rete e sui territori.
Avendo ormai capito  le capacità e l’interesse ,e le responsabilità di questo Governo e dell’intera classe dormiente,ormai interessata soltanto a difendere i propri privilegi(nessuna interrogazione per Salvo e Max)
I cittadini italiani stanno facendo una serie di iniziative e stanno chiedendo e pretendendo informazioni e risposte…costringendo chi non vuole parlarne,puntualmente a dover dire qualcosa,Capo dello Stato compreso,che essendo il Capo delle forze armate una parola poteva spenderla.
Indovinate un po chi guiderà le prossime missioni Onu antipirateria?
Quello che il Ministro degli esteri Giulio Terzi ha chiamato “la più grande democrazia del mondo”

giovedì 11 ottobre 2012

Salviamo i due fucilieri della marina e…salviamo l’Italia.

 La  Corte di Kollam nel Kerala ha deciso di rinviare il processo ai Due Fucilieri della Marina  all’ 08.11.2012 in attesa del pronunciamento della Corte Suprema Indiana .
E il nostro Ministro Terzi ha dovuto fare le dichiarazioni sia in un audizione al Parlamento e poi rilasciando una dichiarazione nella sua pagina facebook che riporto integralmente.


DALLA PAGINA DEL MINISTRO TERZI

“Salve a tutti, per quanto riguarda i nostri due fucilieri di Marina, fermo restando che la particolare situazione suggerirebbe da un lato la prosecuzione e intensificazione delle azioni diplomatiche e istituzionali in corso ai massimi livelli in vista della sentenza, dall'altra - nell'interesse dei nostri due Marò - la massima riservatezza circa le stesse, ritengo comunque opportuno commentare quello che spero sia l'ultimo rinvio per la sentenza dell'Alta Corte indiana. Come ho detto questa mattina alle Commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato, sono *allibito* e *sconcertato* per il fatto che uno Stato di diritto come l'India non provveda a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri Marò. La data definitiva della sentenza dovrebbe essere l'8 novembre. Vi anticipo che se la sentenza della Corte Suprema di Nuova Dehli sarà negativa, aprirò una vera e propria controversia tra Stati. Ma spero che ciò non debba mai avvenire, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone devono tornare a casa al più presto: il tempo concesso all'India per raggiungere le proprie determinazioni è a mio avviso fin eccessivo.

F.to Giulio Terzi
Ministro degli Esteri”

Ora non si sa se ridere o piangere ma a questo punto credo che bisogna dare consigli e suggerimenti ai nostri rappresentanti istituzionali,visto che sono passati otto mesi e più che farsi palleggiare e prendere in giro,non riescono a fare altro.
Caro Ministro Giulio Terzi le suggerisco di annullare tutte le missioni Onu ,con quale spirito i nostri militari devono andare in giro per il mondo sapendo che può capitare in qualsiasi momento una violazione della sovranità nazionale e che le regole d’ingaggio non esistono e che possono trasformarsi in reclusi in qualsiasi parte del mondo?E considerando quello che è accaduto e bene abbandonarle queste missioni visto che un episodio di una gravità inaudita non è stato nemmeno oggetto di chiarimento negli incontri Onu….