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venerdì 30 novembre 2012

Napolitano si alza lo stipendio.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da un calcio alla crisi,essendo un ottimista di natura,ed essendo un osservatore attento di quello che accade nel mondo,pronto a interagire con tutto ciò che accade,salvo quello che riguarda i cittadini italiani,vedi i due marò,quindi il suo stipendio sarà l’unico che aumenterà. Si passerà da 239.182 euro a  248.017 ,mentre tutti dovranno stringere la cinghia e vivere con uno stato d’ansia continuo,con la paura di perdere tutto,lui no,fino all’ultimo secondo del suo mandato prenderà tutto,anzi prenderà di più. Poteva rinunciare all’aumento e dare un segnale  al paese? Certo che no,sarebbe stato un gesto ipocrita il disagio la rinuncia,i sacrifici,le miseria i problemi riguardano i fessi.
Di quelle innumerevoli auto blu cosa se ne fa? Meditazioni meccaniche ?
Sicuramente dopo aver dato l’esempio sarà sicuramente imitato dai parlamentari,ricordiamoci che il decreto taglia costi della politica se non verrà convertito in legge entrò il 9 dicembre,rischia di decadere.
Alfredo d'Ecclesia

giovedì 29 novembre 2012

Dopo nove mesi l’Europa si ricorda dei due marò.

Intervenendo a un dibattito  sulla pirateria,dedicato al mantenimento della pace e della sicurezza,l’Europa tramite il suo rappresentante per la prima volta ha ribadito la sua solidarietà verso l’Italia per il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trattenuti illegalmente in India da febbraio.
Certo atmosfera rilassata, soft,tono gentile e delicato ,quasi in sordina,un intervento al Consiglio di sicurezza ,giusto per,meno pomposo delle cerimonie di Napolitano , giusto per lanciare un segnale a una eventuale opinione pubblica italiana ,che potrebbe indignarsi.
Queste le parole del rappresentante Ue : "Restiamo profondamente preoccupati - ha affermato nel corso della sua dichiarazione davanti ai Quindici - da uno specifico caso di inosservanza dei principi di base della legge internazionale, riguardante lo status del personale militare in servizio attivo in una missione ufficiale di antipirateria, e la giurisdizione dello Stato di bandiera in acque internazionali".
Bene di questo passo forse tra qualche anno sperando che non cambino le regole ,in corso d’opera,Max e Salvo saranno liberi.
Alfredo d’Ecclesia

mercoledì 28 novembre 2012

L'Italia è pronta a nuove guerre e missioni militari: "Ce lo chiede l'Europa".

"L' Italia è pronta a dare il suo contributo anche in nuove missioni militari decise dalla comunità internazionale. Lo ha stabilito il Consiglio supremo della Difesa che stamani si è riunito al Quirinale presieduto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Presenti il premier Mario Monti e i ministri interessati.
"Ribadita la validità e l’opportunità del processo di riqualificazione e razionalizzazione del nostro impegno nelle missioni internazionali, già da tempo avviato in linea con i più stringenti vincoli di bilancio, si è convenuto – spiega una nota della Presidenza della Repubblica – sull’esigenza che le Forze Armate italiane restino comunque pronte a fornire nuovi contributi ad interventi militari della Comunità Internazionale, qualora se ne evidenziasse la necessità".
Quindici giorni fa, i ministri degli Esteri e della Difesa italiani ministri Giulio Terzi e Giampaolo Di Paola.     avevano partecipato alla riunione europea chiamata Weimar Plus. L'Unione europea “deve essere in grado di affrontare crisi complesse, multidimensionali e con diversi attori, e al tempo stesso aumentare l'efficienza delle proprie missioni e operazioni” si legge nelle conclusioni della riunione dei ministri degli Esteri e della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, il 15 novembre a Parigi
I ministri hanno parlato della necessità di “favorire una ambiziosa politica europea in materia di sicurezza e difesa”. “Molto è stato fatto negli ultimi dieci anni - viene ricordato - L'avvio di tre nuove missioni di quest'anno è la prova della capacità dell'UE di agire. Tuttavia, minacce alla sicurezza, anche nel vicinato europeo, richiedono azioni decisive. Gli europei devono fare la loro parte nel rispondere più attivamente alle sfide future per garantire la sicurezza in Europa”.
I ministri hanno dichiarato che “la particolare forza della sicurezza comune e la politica di difesa sta nell’approccio globale alla gestione delle crisi. Mobilitando tutti gli strumenti civili e militari a disposizione, l'Unione europea deve essere in grado di affrontare complesse, multi-attore e crisi multidimensionali, e al tempo stesso aumentare l'efficienza delle proprie missioni e operazioni”.
In quest’ottica, “la riforma in corso delle procedure di gestione delle crisi e la prossima revisione del Servizio Europeo per l'Azione Esterna dovrebbe consentire all'UE di agire tempestivamente ed efficacemente in tutto lo spettro delle crisi, in stretta cooperazione con le organizzazioni internazionali e regionali e dei paesi partner”.
C’è da dire che questo attivismo del Governo ,questa sua disponibilità,questa sua pomposità cerimoniale,infastidisce non poco i cittadini italiani,hanno abbandonato due ragazzi in India,Un Governo imbelle, inerme,incompetente qua non ci sono riconoscimenti internazionali,considerazioni, qua ci sono degli ipocriti egoisti incapaci di rappresentare un paese,si dovrebbero pure vergognare delle loro azioni,e per capire bene di cosa parliamo ,vediamo come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Capo delle forze armate ha affrontato il problema dei due marò detenuti illegalmente (qua non ci sono riconoscimenti internazionali e democrazie da salvare)la prima volta che apre bocca è infastidito degli striscioni che chiedono la liberazione di Max e Salvo e dichiara ““se chi mette gli striscioni avesse pure delle idee…”.
La seconda volta invece dopo mesi e mesi di sollecitazioni lo fa durante il cerimoniale del IV novembre…
Come vogliamo definire questi comportamenti eroici?
Dovrebbero vergognarsi non una ma mille volte.

Alfredo d’Ecclesia

I due Marò prigionieri in India. Sono indignato

di Fernando Termentini



Due giorni orsono ho pubblicato una mia ammissione di delusione per aver preso coscienza del silenzio che importanti figure istituzionali applicano nei confronti dei nostri Fucilieri di Marina in ostaggio dell’India. Solo dichiarati segnali di vicinanza che, però, a questo punto sembrano più formali che sostanziali.

Oggi sono indignato e preoccupato ! Infatti, non è più ammissibile che la vicenda dei due nostri militari prigionieri in India sembra ormai appartenere al passato della storia del nostro Paese.

Siamo passati da una festività indiana ad un’altra ed ancora nulla si conosce sul pronunciamento dell’Alta Corte indiana. Amici da Mumbai mi dicono che la celebrazione del  “Diwali” e le altre festività sono terminate e tutti gli uffici sono aperti ormai da tempo. I Giudici indiani, invece, continuano a meditare come se stessero approfondendo o addirittura imparando per l’occasione i contenuti del Diritto Internazionale e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ( UNCLOS, Montego Bay, Giamaica, il 10 dicembre1982).

E’ giunto il momento che costoro si pronuncino. Un ritardo come quello in essere non sarebbe nemmeno accettato dalla tradizionale pazienza del popolo indiano. Non è tollerabile che la nostra Nazionecontinui ad essere ignorata.

L’Unione Europea pretende dagli Stati Membri il necessario impegno che contribuisca alla crescita del Vecchio Continente. Credo che per contro i membri dell’Unione possano aspettarsi se non  pretendere una chiara ed incisiva posizione dell’Europa quando ci sia da tutelare in ambito internazionale  gli interessi degli Stati e dei loro cittadini. Non mi sembra che questo stia avvenendo nel caso dei due nostri Marò da nove mesi arbitrariamente trattenuti dall’India che imputa loro ipotesi di un reato per cui i tribunali indiani possono anche applicare la pena di morte.

La baronessa Asthon, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri,  esprime il suo disagio e la sua grande preoccupazione sulla pena di morte applicata da un Tribunale indiano nei confronti di un terrorista pluriomicida. Pronunciamento che di fatto esprime un suo giudizio sui contenuti della sentenza mentre per i due Fucilieri di Marina, confusi inizialmente come “contractors” civili,  evita di spendere una parola incisiva perché non è opportuno interferire nella Giustizia indiana.

Molti dei massimi livelli istituzionali nazionali si affannano a dichiarare anche reiteratamente  la loro solidarietà ed il loro impegno perché la vicenda si concluda favorevolmente per i nostri militari. Una serie di belle parole accompagnate da promesse e da auspici, ma che dopo nove mesi assumono sempre di più il significato di mere dichiarazioni di intenti fino ad oggi non seguite da fatti concreti.

Su tutta la vicenda aleggia, invece,  il silenzio nazionale,  istituzionale e dei mezzi di comunicazione, ben più impegnati in un passato anche recente, quando cittadini italiani si sono trovati in difficoltà in Paesi esteri.

Giornalisti, operatori del terzo settore, turisti incappati nelle maglie di terroristi o di bande di delinquenti, talvolta per aver sottovalutato il rischio o la minaccia incombente e non, come nel caso dei due nostri militari, per un dovere istituzionale.

Per i nostri due ragazzi quasi tutta la classe politica è silenziosa, impegnata come è ad individuare ogni possibile soluzione perché non sia minacciato il loro futuro di casta. La maggior parte dei media italiani, interessati ad acquisire “punti di merito politico”  da mettere sul mercato dopo le elezioni della prossima primavera piuttosto che a sollecitare le coscienze sulla situazione ormai abnorme che stanno vivendo due italiani servitori dello Stato.  

Un silenzio assordante che non può più essere sollecitato a vantaggio della riservatezza, condizione  che non può più rappresentare un vincolo avendo sicuramente perduto valenza dopo otto mesi.

Sicuramente non compete a noi cittadini proporre soluzioni diverse da quelle in atto, ma è un diritto esprimere il senso di frustrazione che ormai si è impossessato di chi da mesi si sta impegnando a favore dei nostri ragazzi. Un diritto di manifestare il proprio disappunto garantito dalla democrazia e che dovrebbe meritare maggiore rispetto invece che critica come sta avvenendo anche da qualche significativo livello istituzionale.
 
Tutto tace e noi siamo stanchi !

lunedì 26 novembre 2012

Marò prigionieri in India. La delusione di un ex Comandante

Il tempo ha segnato inesorabilmente il suo passaggio per cui non sono più un Comandante operativo. Moralmente non ho però mai cessato di esserlo e per questo  sento il bisogno di dedicare il mio tempo, le mie energie, il mio senso etico e morale ai due nostri concittadini in uniforme che stanno vivendo momenti difficili. I nostri due Fucilieri di Marina da nove mesi tenuti in ostaggio in India.
 
Me lo impone il mio senso morale e la mia etica di ex Comandante maturata nel corso di tutta la mia attività professionale.  L’Accademia Militare e gli altri Istituti militari di formazione  mi hanno educato ed istruito alla difficile attività del Comando. I successivi anni hanno concorso a completare la mia formazione radicando in me la convinzione che ci si può definire buoni Comandanti solo se i propri collaboratori sono messi in condizione di operare con tranquillità e serenità; consci che in qualsiasi momento potranno fare riferimento sulla tutela del loro Leader  e sicuri di poter dire in qualsiasi momento e senza essere smentiti :   “me lo ha detto il mio Comandante”

Il vero Comandante deve essere, quindi,  un custode attento della sua identità e del suo ruolo; un cultore del rispetto dell’uomo e della vicinanza all’uomo in particolare nei momenti di difficoltà. Solo attraverso questa limpidezza comportamentale il “Capo” potrà guadagnare veramente il cuore dei suoi uomini esercitando su loro il proprio “carisma”, che può essere solo riconosciuto e non imposto per titolarità di carica.  

E’ un Comandante non solo chi gestisce truppe, ma anche e soprattutto chi è al vertice di qualsiasi Organizzazione complessa, sia essa civile o militare,  di un’Istituzione e di uno Stato. Costui ha l’obbligo morale di spendersi per i propri uomini.

Oggi sono deluso perché intravedo una certa freddezza in coloro che invece dovrebbero dimostrare piglio ed incisività nell’affrontare e risolvere il problema dei due Fucilieri di Marina prigionieri in India da quasi nove mesi. Militari italiani costretti a subire un vero e proprio atto di coercizione da uno Stato straniero che si dimostra disattento verso il Diritto internazionale e le Convenzioni ONU.

L’insoddisfazione di un uomo che ha creduto nelle sue funzioni di Comandante ed ha, invece,  la sensazione che altri che dovrebbero essere deputati ad esserlo, prendono le distanze dal ruolo ricoperto.

Non in ultimo, il Comandante in Capo delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica a cui l’art. 87 della Costituzione conferisce  il Comando e la presidenza del Consiglio Supremo di Difesa, nonchè la facoltà di dichiarare lo stato di guerra, se approvato dalle Camere. 

Un riconoscimento costituzionale di funzioni che non possono avere un carattere puramente formale  e simbolico (libro bianco 2002), considerato il ruolo di garanzia e di indirizzo politico affidato al Capo dello Stato in materia di sicurezza e difesa e tenuto conto di quanto recentemente affermato da Lui stesso circa a propri compiti che non possono né devono essere limitati alla sola attività di tagliare i nastri  tricolore in occasione di cerimonie di inaugurazione.

Fatta  salva ogni possibile mia disattenzione, mi permetto di affermare, che, invece, ad oggi ho sentito solo frasi di circostanza, espressioni di vicinanza ai due Marò ed alle loro famiglie, parole di auspicio e speranza per la soluzione del problema. Solo espressioni di fratellanza non accompagnate, però, da riscontri oggettivi almeno per dare un segnale di certezza a costoro ed a tutti gli altri colleghi che operano in uniforme, in Italia ed all’estero,  per garantire sicurezza e convivenza pacifica.

Solo una serie di dichiarazione di intenti ma nessuna iniziativa politica formale ed esplicita ai massimi livelli Istituzionali per coinvolgere in maniera significativa i principali organismi internazionali, a partire dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dalla  stessa Unione Europea. Azioni invece ricorrenti in altre occasioni per affrontare tematiche diverse ma, forse, caratterizzate da un maggiore ritorno di immagine personale rispetto al problema dei due militari italiani prigionieri in India.

A Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si preferisce guardare con “affetto e  fratellanza”,  ma non con la determinazione di chi sia convinto del proprio ruolo e della necessità di esporsi per tutelare due cittadini in uniforme coinvolti in eventi connessi all’assolvimento del compito ricevuto dal proprio Parlamento e che, in questo momento, hanno  bisogno del supporto dello Stato ai massimi livelli.

Una situazione che non può che rendere tristi tutti coloro che per il loro Paese e per i propri uomini hanno spessissimo sacrificato loro stessi e le loro famiglie,  avulsi da qualsiasi condizionamento che potesse essere indotto da interessi di carica o di prestigio.

Io sono triste e sono convinto che come me lo siano tanti altri Comandanti o ex Comandanti  !
Fernando Termentini

venerdì 23 novembre 2012

Emergenza democrazia sul Daspo

[Invece di rendere identificabili le forze dell'ordine con numerazioni su casco e divisa fanno in modo che la gente non scenda nelle piazze cercando di applicare il DASPO. I nostri politici e tecnici si sono forse resi conto che troppa gente scende a protestare e temono il giudizio di un paese da loro portato alla distruzione?]. 

 



La proposta del ministro Cancellieri di attivare arresti differiti e Daspo, misura emergenzialista già usata per gli ultras, per arginare le proteste di piazza, è di estrema gravità. Amaro a dirsi ma anche questo "ce lo chiede l'Europa".
Il Governo Monti vuole dotarsi degli strumenti “legali” per criminalizzare la crescente protesta sociale nel paese. Le lotte, le manifestazioni o le contestazioni ai ministri che non riescono più a mettere il naso fuori da Palazzo Chigi, diventano così una questione di ordine pubblico. Un governo espressione dei poteri forti europei e finanziari, prima aggrava la crisi con i suoi provvedimenti antipopolari, massacra i diritti dei lavoratori e dei cittadini, distrugge il welfare e la scuola e poi usa i manganelli e la repressione , promettendo addirittura di rincarare la dose. “Chi gira la testa dall'altra parte e continua a sostenere queste misure è colpevole alla pari di chi lo propone” denuncia l'Osservatorio contro la repressione. 
E' dall'epoca pacchetto di legge Amato, opera del governo di centrosinistra nel 2001, che diciamo che il Daspo è un dispositivo amministrativo pronto a passare dagli stadi alle piazze. Detto fatto, nei provvedimenti annunciati adesso c'è il Daspo anche per i manifestanti. E se sarà nella versione attualmente in vigore per le partite di calcio prevederà, per essere erogato, una discrezionalità praticamente assoluta da parte delle forze dell'ordine, con i manifestanti considerati più “esagitati” obbligati a firmare in Questura durante le manifestazioni, come ai tempi del fascismo.

domenica 18 novembre 2012

Gaza ed Israele, la situazione vacilla di Fernando Termentini

Hamas ha ripreso a bersagliare il territorio israeliano con un numero considerevole di razzi anche a lungo raggio in grado di colpire Tel Aviv. Materiale militare fornito quasi sicuramente dall’Iran come il missile Fajr-5,  parti del quale sono state trovate fra i resti di un missile distrutto dalla contraerea israeliana.

Una recrudescenza dei vecchi contrasti che rompe la fragile tregua raggiunta nel tempo  e che si manifesta a ridosso di recenti eventi significativi  negli USA.

Le dimissioni del Capo della CIA Petraeus e la sua deposizione al Congresso sui fatti di Bengasi da cui emerge che ci fu una vera e propria azione di guerra studiata da tempo e ben organizzata.

La volontà espressa da Hilary Clinton di lasciare la carica di Segretario di Stato dopo aver pubblicamente ammesso le proprie responsabilità per quanto accaduto a Bengasi. Hilary che ebbe un’influenza importante nelle vicende della Primavera Araba che portarono alla cacciata di Ben Alì e di Mubarak ed aprirono la strada all’affermazione di nuove formazioni politiche tuttaltro che liberali e laiche.

Obama, costretto ad affrontare immediatamente i problemi connessi a queste vicende, reduce di una campagna elettorale durante la quale era riuscito a stento a rigettare le accuse dei repubblicani che lo colpevolizzavano per la gestione dei fatti di Bengasi e di tutta la politica americana in Medio Oriente ed in Africa settentrionale. Scelte giudicate dagli avversari politici poco appropriate e che di fatto hanno permesso il consolidamento nell’area di espressioni  politiche favorevoli ad un’interpretazione intransigente delle regole islamiche. I Fratelli Mussulmani in Egitto, il partito degli An – Nahda in Tunisia, l’applicazione della “Sharia” in Libia.

Israele, mentre il mondo era impegnato ad analizzare i fatti americani, ha effettuato raid mirati sui territori di Gaza, uccidendo il capo militare di Hamas Ahmed al-Jabari ed uno dei principali leader politici del movimento, Ahmed Abu Jalal.

Immediata la risposta di Gaza sicuramente preparata da tempo. Non una reazione limitata come avvenuto altre volte in passato,  ma un intenso e costante lancio di razzi su Israele tale da costringere Tel Aviv a riaprire i rifugi rimasti chiusi dal 1991. Una risposta immediatamente approvata dai vincitori della Primavera Araba, dell’Iran e della stessa lega Araba.

Il Presidente egiziano Mohamed Morsi ha inviato a Gaza il proprio Ministro degli Esteri ed attestato truppe a ridosso dei confini con Israele. Il Presidente Tunisino ha aperto una linea diretta con Hamas e la Lega Araba attraverso il suo segretario generale Al Arabi, ha ufficializzato ferme e decise posizioni, quali: tutti gli accordi di pace fra Hamas ed Israele dovranno essere rivisti, le reazioni di autodifesa di Tel Aviv sono “crimini di guerra” contro i palestinesi, “i massacri non devono restare impuniti”, la Lega Araba si “impegna con i palestinesi a Gaza e altrove a sostenerli nel far fronte all’aggressione e per rompere l’isolamento”.

Ieri 17 novembre , inoltre, il Ministro della Difesa iraniano  Ahmad Vahidi  ha invitato il mondo mussulmano a vendicarsi contro le azioni di Israele a Gaza. Un chiaro messaggio anche agli Hezbollah del Libano, posizionati a ridosso del confine libanese con lo Stato ebraico, che potrebbero aprire un secondo fronte contro Tel Aviv.

Lo scenario che si sta configurando non è sicuramente semplice anche perché è diminuita la tradizionale leadership  di Hamas, movimento radicale molto vicino ed ispirato ai Fratelli Mussulmani ma lontano dall’integralismo inteso in senso assoluto caratteristico dello jihadismo di Al Qaeda.

Oggi, nella striscia di Gaza sono attivi diversi gruppi armati. Le Brigate Izzedim Al Quassam, originariamente braccio armato di Hamas, che nel 2011 hanno compiuto con decisione autonoma circa un migliaio di attacchi contro Israele.

Le Brigade Al Quds, combattenti della jihad islamica, fondate nel 1990 su modello iraniano  fin dall’inizio protagoniste della lotta armata.

I gruppi salafisti di Jaish al Islam molto vicino ad Al Qaeda,  che imputano ad Hamas la responsabilità di essersi dimostrata troppo debole nei confronti di Israele e di non aver applicato la legge coranica della “Sharia”.  

L’ala militante di Al Fatah, struttura politica e paramilitare dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), fondata nel 1959 da Yāser ʿArafāt, fedele al successore Abu Mazen. Fanno parte di Al Fatah le  brigate dei martiri di Al Aqsa

Infine, le brigate Salaheddin, espressione militare dei Comitati di Resistenza popolare, nate alla fine degli anni ’90 dai dissidenti di Al Fatah, oggi integrate da altri gruppi estremistici anche non palestinesi.

I molti attori in gioco potrebbero far precipitare la situazione in un contesto reso ancora più complicato dalle mutate realtà politiche dei Paesi islamici a ridosso del Mediterraneo e dall’estrema conflittualità dell’Iran nei confronti di Israele che ha subito una palese accelerazione anche per la situazione che si è venuta a creare in Siria.

Il tutto in un momento non facile per Obama costretto a riorganizzare il vertice dell’intelligence USA e della politica estera statunitense, mentre Israele, per difendere il proprio diritto di esistenza,  è pronta a rientrare via terra a Gaza.
Fernando Termentini

sabato 17 novembre 2012

Marò prigionieri in India. Tutti parlano




L'ex Ministro della Difesa, Onorevole Ignazio La Russa  a distanza di otto mesi dalla prigionia in India dei nostri Fucilieri di Marina, esprime una sua posizione : La Russa, da ministro li avrei liberati con un sotterfugio - ASCA.it

Onorevole, mi consenta, ma sarei  curioso di sapere cosa intende l'onorevole La Russa quando dice li avrei liberati con un sotterfugio !
A quale recondita tecnica di "liberazione degli ostaggi"si riferisce sarebbe interessante saperlo come altrettanto interessante conoscere sulla base di quali sue pregresse esperienze militari riconduce simili affermazioni.
Forse sarebbe stato, invece, più consigliabile un'attenta valutazione preventiva degli effetti che la legge 130 così come congegnata avrebbe avuto in casi come quello in questione.
Altrettanto auspicabile é che si abbandoni la "tuttologia" data dall'essere un parlamentare lasciando a ciascuno di fare il proprio mestiere.
 di Fernando Termentini





Informazioni personali

Le mie foto
ROMA, ITALY
Fernando Termentini è un Ufficiale Generale della Riserva dell'Esercito Italiano. Ha frequentato l'Accademia Militare di Modena. E' laureato in Scienze Strategiche e nell'arco della sua carriera si è occupato di tutte le attività connesse con i vari gradi ricoperti come Ufficiale dell’Arma del Genio. Ha acquisito particolare esperienza nazionale ed internazionale nel settore degli esplosivi e della bonifica dei territori inquinati dalla presenza di mine ed ordigni bellici non esplosi. Attualmente fornisce consulenza nel settore della bonifica, si occupa di analisi di rischio connesso alla minaccia terroristica convenzionale e non ed alle problematiche tecniche operative dell’impiego degli IED (Improvised Explosive Device). E’ autore di numerose pubblicazioni e studi consultabili attraverso il suo sito www.fernandotermentini.it


giovedì 15 novembre 2012

I due marò: E'necessario sollevare un problema


la polizia del Kerala sequestra le armi a bordo della Enrica Lexie (26 feb. 2012)
Con i fucili Beretta sequestrati sulla nave le autorità indiane hanno eseguito delle "prove di sparo", evidentemente per recuperare i proiettili da confrontare con quello ritrovato nel corpo di una delle vittime.
Non si conosce quale tipo di controllo le autorità italiane mantengano sui quei proiettili (sono di prorietà dello Stato italiano) ma si giudica che sia nullo, in linea con la posizione, diciamo così "accondiscentente" finora tenuta.
Non era necessario sparare coi fucili dei nostri militari. Bastava leggere il calibro marcato sul fucile, e infilare un calibro metallico nella canna come controprova. Poi, se nel corpo delle vittime si trovava lo stesso calibro si poteva procedere a sparare.
Quindi le autorità indiane hanno in mano, per aversela procurata da soli, la "prova" della colpevolezza italiana da sbandierare in giro. (in sostanza: sono saliti sulla nave e si sono preso quello che gli serve per fabbricarsi le prove).
In queste circostanze come esperto di parte inquisita potrei far invalidare una prova così ottenuta da qualsiasi tribunale.
E' bene chiarire che se il proiettile repertato non è più quello del 16 febbraio "circonferenza 24", ma diventa miracolosamente un proiettile nostro, qualsiasi tribunale invaliderebbe questa "prova", a meno che si possa dimostrare ai giudici (e a quest punto alle opinioni pubbliche) che i proiettili usciti dalle prove di sparo non sono mai usciti dal controllo delle autorità italiane (sono di proprietà dello Stato, non possono essere neanche venduti fuori dei modi previsti dalla legge).
Non si vuole sostenere l'ipotesi del "complotto" ai danni dell'Italia, ma da quanto emerso finora sembra di trovarsi di fronte a un gigantesco errore della Guardia Costiera indiana alla sera del 15 febbraio, e poi continuato per coprire la magagna e/o per svariati motivi, definire i quali non è il fine di questo lavoro che vuole essere solo tecnico.
Però, visto l'insieme delle cose, ci si augura che non accadano altri errori di valutazione.
Anche perchè ci sono altri elementi tecnici ancora inesplorati e che potrebbero smentire oggettivamente qualsiasi errore, come accaduto finora.
L'Italia, in caso di errori può sempre appellarsi all'ONU e chiedere una commissione di inchiesta internazionale, a cui fornire gli elementi tecnici e le risultanze oggettive.
Basti ricordare che proprio fornendo all'ONU i risultati dell'inchiesta sull'attentato aereo di Lokerbie, in cui la prova erano solo frammenti di detonatore, gli USA fecero mettere sotto embargo la Libia per oltre dieci anni, finchè il regime di Gheddafi dovette consegnare l'organizzatore dell'attentato, assumersi la reponsabilità dello stesso, ed indennizzare le vittime.
Qui si sta semplicemente invocando buon senso, e rimandare tutto alla verifica degli elementi tecnici che siano verificabili dalle parti, come in qualsiasi processo.
le casse con le armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie (26 feb. 2012)


"Enrica Lexie: Analisi Tecnica" - Luigi Di Stefano 

I due marò :La balistica

Pessima impressione ha fatto la decisione della magistratura indiana di non ammettere nell'indagine i due ufficiali dei Carabinieri esperti balistici inviati dal governo italiano. (Sembra siano ammessi come “osservatori”, quindi senza poter chiedere analisi o firmare le carte, in sostanza spettatori delle decisioni altrui)
L'analisi balistica è fondamentale per stabilire se i colpi che hanno raggiunto i St. Antony e le due vittime sono partiti dalle armi dei due militari italiani o meno.
In situazioni come questa i risultati non lascerebbero dubbi stante la specificità dell'armamento dei militari italiani, invece come vedremo i primi risultati indicati dai periti balistici indiani sono del tutto inattendibili dal punto di vista tecnico, e comunque avrebbero già dovuto scagionare, “in istruttoria”, i due nostri militari.
Il sottoscritto possiede un minimo di esperienza in materia, sia per aver prodotto per anni (1984/90) periscopi per carri armati e visori balistici per autoblindo per conto dell'Esercito Italiano, sia per aver partecipato a inchieste giudiziarie dove era presente questa materia, per cui tenterò una analisi pur con i pochi elementi filtrati attraverso l'utilissimo lavoro dei giornalisti.
In questo caso stiamo parlando di “balistica terminale”, quindi di quella scienza che studia i fenomeni connessi agli impatti dei proiettili sui bersagli, che si può dividere concettualmente in due branche:
  • impatti “hard”, su corpi duri (metalli, corazze, muri etc)
  • impatti “soft”, su corpi molli (esseri umani, animali)
Dalle autorità indiane sono venute delle indicazioni “ufficiali” in quanto espresse da funzionari governativi e riportate dalla stampa col nome di questi, e relative al calibro dei proiettili repertati nei corpi delle vittime.
La materia è praticamente infinita, ma si può dire che generalmente un proiettile ritenuto in un corpo umano permette all'esperto balistico di risalire al calibro, alla cartuccia e al tipo di arma che lo ha sparato.
Nel nostro caso i militari italiani erano armati di fucile Beretta70/90, in calibro 5,56 NATO.
Quindi nei corpi delle vittime e sul St. Antony dovranno essere ritrovati proiettili sparati da questa arma, o significative “signature” da questi lasciate.
Concettualmente si può indicare che dalle guerre napoleoniche in poi il calibro dei fucili militari si è sempre andato riducendo sia per evoluzione tecnologica che per dottrina operativa. Se ai primi dell'800 potevamo trovare proiettili di calibro 12 o 13mm oggi si è arrivati appunto al 5,56mm, e nel mezzo ci sono una infinità di misure diverse.
Il calibro è il diametro nominale della pallottola e può essere espresso in “mm” (millimetri) secondo la consuetudine europea continentale, o in “pollici” secondo la consuetudine anglosassone. Dire “calibro .22” significa un diametro di 22 centesimi di pollice, ove 1 pollice (Inch) è pari a 25,4mm.

Poichè i fucili mitragliatori dei nostri militari sparavano la cartuccia (e relativo proiettile) calibro5,56x45 NATO la possiamo esaminare in dettaglio (click x ingrandire)



Come si vede il diametro del proiettile (la cartuccia è tutto l'assieme) è leggermente maggiore (5,70 mm) rispetto al calibro nominale (5,56 mm)
Questo è normale, perchè il "forzamento" sulle rigature della canna detemina la rotazione del proiettile ed evita, durante il volo movimenti di nutazione, precessione etc. L'imagine sotto è esplicativa.

Chi vuole vedere alcune dinamiche di impatti può aprire questo link, dove lo stesso proiettile impatta su lastre di alluminio e di acciaio.
Come si può notare gli effetti dell'impatto sono molto diversi in base al materiale del target.

1 million fps Slow Motion video of bullet impacts

L'alluminio viene attraversato con fusione localizzata e craterizzazione sul lato di entrata, mentre l'impatto sull'acciaio determina la distruzione e la parziale fusione del proiettile.
In questo caso dipende dal fatto che questo proiettile è "subsonico nel mezzo" (viaggia a una velocità inferiore alla velocità del suono nell'alluminio o nell'acciaio) per cui le onde di pressione nel mezzo viaggiano molto più veloci del proiettile. E quindi trasportano energia, che diventa calore.
Mentre l'alluminio fonde a circa 500^C l'acciaio fonde a 1.700^C, e quindi nel primo caso l'alluminio si liquefa mentre il proiettile avanza, nel secondo caso è il proiettile, (che subisce la stessa trasmissione delle onde di pressione) a liquefarsi per primo.

Diverso è nel caso in cui il proiettile sia "supersonico nel mezzo". In questo caso la penetrazione avviene per "ablazione" (il proiettile avanza nel target consumando il target mentre consuma se stesso)

Nel nostro caso, essendo la velocità del suono nell'acqua di 1.480 mt/sec il nostro proiettile è sicuramente subsonico nel mezzo "corpo umano", per cui si generano le onde di pressione che si trasformano in calore, e quindi aumento della temperatura.
Questo calore provocherà tipiche signature: la cavità, fenomeni di vaporizzazione dell'acqua contenuta nei tessuti, iperpressioni nei tessuti adiacenti all'impatto, etc. etc. (ovviamente le leggeremo sul referto dello specialista incaricato dal tribunale indiano di eseguire le autopsie)

Questo per dire che una "analisi balistica" non può limitarsi a repertare un proiettile, ma è uno studio complesso che va fatto da specialisti e dovrebbe comprendere l'analisi autoptica.

Fatto sfoggio di esperienza, andiamo avanti :-)
(pensate che l'uomo primitivo mette gli impennaggi alle frecce proprio per evitare i movimenti di nutazione, precessione etc. Primitivo, ma intelligente!)
Le cartucce: cal. 5,56x45 e 7,62x39
Da considerazioni fatte sulla stampa sembrerebbe che il ritrovamento di un proiettile calibro 5,56 nel corpo delle vittime sarebbe sicura prova della colpevolezza dei militari italiani.
Non è affatto così.
Infatti, mentre ritrovando un proiettile diverso dal 5,56 essi sarebbero completamente scagionati dobbiamo considerare che la cartuccia 5,56x45 viene usata da una delle armi più diffuse sul pianeta, il fucile americano M16 (nell'immagine è quello in alto)
L'utilizzo di queste due armi e la loro diffusione viene indicata in queste immagini tratte da:
Come si può verificare esse sono ampiamente ed entrambe utilizzate in India e nel vicino Sri Lanka (con il quale esiste un contenzioso circa le zone di pesca che ha dato vita a scontri ed aggressioni contro i pescatori indiani da parte delle forze armate dello Sri Lanka (l'ultima il 13 marzo scorso con 16 feriti) e che secondo articoli della stampa indiana hanno causato nel tempo circa 530 morti fra i pescatori indiani, che vanno abitualmente a pescare tonni nello stretto di Palk. E il peschereccio St. Antony era uscito in mare il 7 febbraio proprio per andare a pescare tonni, e rientrava il 15 febbraio dopo una battuta di pesca di una settimana.
In alto la diffusione del fucile ex sovietico AK47 che utilizza la cartuccia 7,62x39 (costruito su licenza in diversi paesi)
In alto la diffusione nel fucile M16, che utilizza la cartuccia 5,56x45. (costruito su licenza in diversi paesi)
Quindi anche ritrovando nei corpi delle vittime un proiettile calibro 5,56mm solo una analisi scientifica del proiettile potrebbe determinare il nome del produttore, il lotto di produzione, l'arma che lo ha sparato e infine verificare che lo stesso proiettile era in dotazione alle Forze Armate italiane.
Questa analisi scientifica sul proiettile è “la norma” in un caso giudiziario, e tiene conto di tutti i fattori (fisici, chimici, geometrici, rigature etc) che permettono di identificare gli elementi desiderati.
E poiché come abbiamo visto il St. Antony era andato a pescare proprio in una zona dove innumerevoli sono le aggressioni da parte delle forze armate dello Sri Lanka, e che queste utilizzano armi in calibro 5,56mm (che viene comunque utilizzato anche in India) è ovvio che non basta semplicemente misurare col calibro il diametro del proiettile per avere la prova della colpevolezza italiana.
Questo se si vuole fare una “indagine”.
Nell'immagine sotto possiamo vedere la zona dove sono avvenuti i fatti e lo stretto di Palk.
In basso, segnato col marcapunto rosso, si vede la cittadina di Poothurai che è la base del peschereccio St. Antony e il luogo dove vive capitano ed equipaggio. Il punto dell'aggressione è circa 80 miglia più a nord, davanti alla città di Kollam. 27 miglia più a nord vediamo la posizione della Enrica Lexie e dello "aggressor", e ancora 50 miglia a nord il punto in cui viene tentato l'assalto alla petroliera greca Olympic Flair (marcapunto celeste)

La prima notizia indiana, il “calibro 5,56 NATO”

Last Updated : 21 Feb 2012 11:56:12 AM IST 
KOCHI: The police, who are yet to seize the weapons used by Latorre Massimilano and Salvatore Girone to kill the two fishermen, suspect that rifle they used could be Berretta AR-70/90. The postmortem report has confirmed that the rifle, used for firing around 20 rounds at the trawlers, had a caliber with a 5.56 mm NATO bore. Trails of 15 bullets were also found on the boat, the police said.
http://expressbuzz.com/states/kerala/the-rifle-could-be-berretta-ar-7090/365470.html
Secondo questo giornale indiano on line, citando fonti di polizia, il referto sull'autopsia ha permesso di recuperare proiettili in calibro 5,56mm, come quelli usati dai militari italiani.
Inoltre sarebbero stati sparati 20 colpi di cui 15 recuperati sul peschereccio St. Antony.
La notizia non ha trovato conferme, non sono indicate le fonti della polizia (i nomi dei funzionari che l'avrebbero data), non sono stati esibiti i proiettili, le immagini del peschereccio mostrano i segni di solo 5 colpi.
La prima indicazione indiana, il “calibro .54”
Riporto da corsera del 24/02/2012, pag. 17, Esteri
“Ieri il Corriere ha pubblicato la risposta ottenuta (e ricontrollata diverse volte) davanti al Tribunale di Kollam, dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz, Val la pena ricordarne l'estratto fondamentale: “nei corpi dei pescatori abbiamo recuperato due pallottole calibro 0,54 pollici (.54 nel linguaggio tecnico ndr) compatibili con diverse armi”
Vediamo cosa può fare “l'esperto balistico” con questa informazione.
Il "calibro .54" corrisponde a 13,7 mm e non esiste come calibro NATO.
Il calibro .54 si può ritrovare ancora oggi nelle repliche dei fucili storici ad avancarica (repliche delle armi dell'800).
Escluso che i Marò del San Marco siano equipaggiati con l'archibugio del bisnonno garibaldino, possiamo proseguire.
Il “calibro .54” indicato dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz può essere assimilato al “calibro .55” (13,9mm) (un centesimo di Inch di differenza, due decimi di millimetro), che esiste (pallino rosso)
Un solo fucile al mondo può sparare questa cartuccia, il Boys MK1 AT Rifle, in servizio durante la II Guerra mondiale nell'esercito britannico e di cui è cessata la produzione nel 1940 e ritirato dal servizio nel 1943.
Si tratta di un “fucilone controcarro” e il proiettile, mantellato e con il nucleo in metallo duro (credo di carburo di tungsteno) è in grado di perforare a 100mt una lastra di acciaio spessa oltre 20mm.
Si tratta quindi di un'arma residuato bellico inglese, che per vie ovvie può essere venuta in mano ad organizzazioni criminali nel mercato nero dei residuati bellici, e che la si potrebbe usare in atti di pirateria (buca senz'altro le lamiere delle navi, se sparata a distanza operativa)
Trattandosi di una cartuccia molto potente, perforante, per poter essere ritenuto il proiettile da un corpo umano si deve concludere che sia stata sparata da molto lontano, al limite della gittata (diciamo 1km, forse più, e considerando che si tratta di un'arma concepita per colpire un carro armato a 100mt il tiratore che riuscisse a colpire un uomo a 1km potrebbe fare le olimpiadi di tiro a segno)
In questa immagine si apprezza la differenza dimensionale fra la cartuccia che equipaggia i fucili italiani e quella controcarro.
Chi volesse approfondire su questa arma e relativa cartuccia può vedere qui.
Comunque, se pure fosse questo il proiettile,di nuovo possiamo escludere che sia stato sparato dai nostri militari, che se non hanno in dotazione l'archibugio del bisnonno garibaldino tantomeno hanno il fucilone controcarro inglese della II guerra mondiale.
La seconda indicazione indiana, la “circonferenza 24”
Riporto il brano da un articolo di Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera del 4 marzo 2012, relativo all'autopsia di una delle vittime e alla repertazione del proiettile ritenuto.
Anche la lettura diretta dell' autopsia eseguita il 16 febbraio sul cadavere di Valentine lascia perplessi. Il documento (consultato grazie a una fonte indiana) contiene due passaggi interessanti, ma che sembrano difficilmente conciliabili tra loro. Primo punto: si legge che i proiettili hanno seguito una traiettoria dall' alto verso il basso (e questo potrebbe essere compatibile con un tiro a distanza dalla monumentale Lexie verso il peschereccio di nove metri). Secondo: il referto, firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum, sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base». Secondo esperti balistici consultati in Italia, queste dimensioni farebbero pensare a un calibro più grande rispetto al 5,56 usato dalla Nato (e quindi dai marò). Ma gli stessi tecnici avvertono che un proiettile del genere avrebbe avuto effetti molto più devastanti sulla testa di Valentine rispetto a quelli riscontrati dall' autopsia, a meno che il colpo non fosse partito a una distanza di 1.000-1.500 metri (ipotesi per ora non considerata dalle indagini). Come si vede, per quanti sforzi si possano fare, senza la prova balistica non se ne esce.
A prima vista sembra che il Prof. Sasikala ci stia indicando una enorme proiettile calibro 20mm, a sinistra nella foto e confrontato ad un calibro 12,7mm (che è già un proiettile da mitragliatrice contraerea!)
Nella immagine seguente possiamo apprezzare meglio la differenza di dimensioni fra il calibro 5,56 mm e il calibro 20 mm.
A sinistra il 5,56 NATO in dotazione ai nostri militari, a destra il potentissimo calibro 20mm, ma che è già considerato munizione di artiglieria. Un cannone! Impensabile che possa essere stato ritenuto nella testa della povera vittima.
Quindi le repertazioni del Prof. Sasikala devono essere considerate inattendibili? E' necessario valutarle meglio, perchè c'è qualcosa che ci sta sfuggendo.
Evidenze
Il Prof. Sasikala che esegue l'autopsia è ovviamente un anatomopatologo, non un esperto balistico, e usa parametri di misura che gli sono propri. Ma poiché stiamo “indagando” dovremo prendere in considerazione tutti i possibili spunti investigativi (la prima dote dell'investigatore è la pazienza)
Rileggiamo: - “il referto, firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum, sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base”
La “circonferenza”, non il diametro.

In sostanza il Prof. Sasikala ci sta descrivendo una classica pallottola di fucile.
Partendo dalla circonferenza (24mm) C è facile calcolare il raggio R, con la formula R=C/2π , e quindi il diametro del nostro proiettile sarà:
- 7,64mm
Che può identificarsi facilmente con un calibro nominale(+) di 7,62mm, un classico calibro che esiste sia in versione occidentale (NATO) che orientale (ex URSS, tipico lo AK47)
Quindi il calibro del proiettile esce dall'autopsia fatta dall'anatomopatologo Prof. Sasikala incaricato dalla magistratura indiana. E questo scagiona completamente i nostri militari.



Ora esaminiamo una possibile colpevole, la cartuccia ex Urss 7,62x54R.
Sasikala ci dice "lunghezza 3,1cm", sarebbe 31mm.
La "palla" più comune risulta lunga 32mm, 1 millimetro in più della misura indicata dal Prof. Sasikala.



Queste sono tutte cartucce 7,62x54R, ma ognuna ha una "palla" (proiettile differente) da sinistra a destra:
7.62mm x 54R Ball Type L (7,62 LGL) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type L (7,62 LGL) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type L (7,62 LGJ) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type D (7,62 DGL) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type D (7,62 DGJ) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type D (7,62 DGS) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type LPS (7,62 LPSGJ) (Russia)
7.62mm x 54R Ball Type LPS (7,62 LPSGJ) (Russia)

E naturalmente ce ne sono molte altre, sempre con palle diverse.

E si possono anche facilmente comprare, anche per corrispondenza

Nota sugli utlizzatori della cartuccia 7,62x54R

E' notorio che questa antica cartuccia (è stata progettata ai primi del '900) è utilizzata da molti paesi e da diverse armi.
Ma in tempi recenti possiamo citare soprattutto il fucile di precisione Dragunov, di fabbricazione sovietica (con replica cinese) (sotto)



E dalla mitragliatrice di fabbricazione sovietica tipo "PK" (sotto)

Questa mitragliatrice è montata ad esempio sul barchino "Arrow Boat"della guardia costiera dello Sri Lanka. (sotto)



Questo barchino (progettato e costruito nello Sri Lanka) viene usato proprio per il controllo delle acque territoriali e la repressione della pesca illegale. E' sicuramente uno dei protagonisti deli scontri coi pescatori indiani che sconfinano nelle acque territoriali dello Sri Lanka per andare a pescare tonni nel Golfo di Palk.



Possiamo apprezzare che:
- A prua è armato con un cannone da 23mm.

- A poppa con un lanciagranate da 40mm
- Al centro con una mitragliatrice PK in calibro 7,62x54R

In questa immagine si apprezza bene, in primo piano, la mitragliatrice PKin calibro 7,62x54R (sopra)



Nell'immagine sopra la mappa degli scontri della guardia costiera dello Sri Lanka nel 2006. Sono attribuiti tutti a scontri armati con i separatisti Tamil (LTTE) ma si vede chiaramente che avvengono praticamente tutti sulla linea di confine fra le acque territoriali dello Sri Lanka e quelle indiane. 


La cartuccia 7,62x51 NATO




Vediamo un altro potenziale colpevole: la cartuccia 7,62x51 NATO;
 In questo caso il proiettile risulta più corto della misura indicata da Sasikala (28mm contro 31mm)
Ma anche in questo caso esistono decine di "palle" diverse che possono comporre questa cartuccia.

Insomma, sarà compito dei periti balistici che hanno il proiettile repertato a disposizione dichiarare a quale cartuccia appartiene.
A noi basta sapere che i due militari italiani avevano in dotazione unicamente il calibro 5,56mm sia sui 6 fucili Beretta AR70/90 sia sulle due mitragliatrici FN Minimi.
Un'ultima osservazione a conforto della soluzione evidenziata possiamo farla con un esame visivo di uno dei corpi delle vittime, dove in un filmato presente su youtube, durante lo sbarco (la salma ha ancora addosso la coperta che lo ricopriva sull'imbarcazione) per un momento si vede il foro d'entrata lasciato dal proiettile.
E' evidente che non si tratta di un forellino da calibro 5,56mm, ma quello di un proiettile molto più grosso.

Aggiornamento del 11/04/2012
La terza indicazione indiana: la "compatibilità delle rigature"

Marò, per la perizia armi compatibili
"Quei fucili hanno ucciso i pescatori"

Gli inquirenti: proiettili collegati
ai Beretta sequestrati sulla nave

...............
Parlando telefonicamente all’ANSA, la responsabile del dipartimento di balistica N.G. Nisha ha confermato i risultati delle prove condotte su otto armi (oltre ai sei fucili Beretta, due mitragliette FN Minimi di fabbricazione belga) e precisato che il rapporto sui test di tiro, la balistica e le impronte digitali è stato consegnato al magistrato. «Dopo aver esaminato i proiettili recuperati dai cadaveri delle vittime abbiamo stabilito che sono compatibili con le rigature delle canne di due fucili», ha detto.
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449578/

Poichè, come nei casi precedenti, viene citato il nome di un funzionario indiano (e quindi l'informazione ha carattere di ufficialità, e infatti è stata ripresa dai media di mezzo mondo come "la prova" della responsabilità dei marinai italiani, è doveroso analizzare le dichiarazioni della Dott.ssa N.G. Nisha.

- 
«Dopo aver esaminato i proiettili recuperati dai cadaveri delle vittime abbiamo stabilito che sono compatibili con le rigature delle canne di due fucili»


Le "rigature" sono i segni impressi dalla canna sui proiettili nel momento in cui questi la attraversano.


Come si vede la "rigatura" ha un andamento elicoidale, e serve ad imprimere al proiettile un moto rotatorio sull'asse longitudinale che lo stabilizza per effetto giroscopico.

Quindi apparentemente le dichiarazioni della Dott.ssa N.G. Nisha lasciano supporre al lettore poco esperto di balistica che avendo rilevato una "compatibilità della rigatura" si sia identificato il proiettile repertato nel corpo della vittima come sparato da uno dei due fucili in dotazione ai militari italiani.

Ma questa è una deduzione fatta dal lettore, è "immaginifica"!
Però su questa induzione all'immaginazione qualche miliardo di persone si è convinta della responsabilità dei militari italiani. C'è anche la prova!

Per cui dopo aver analizzato il "calibro .54" e la "circonferenza 24" dovremo necessariamente analizzare anche la "compatibilità della rigatura"
Discussione

Poichè la rigatura elicoiadale della canna provvede ad imprimere al proiettile una rotazione con funzioni stabilizzanti la velocità di rotazione impressa al proiettile sarà diversa secondo le caratteristiche del proiettile e dell'arma che lo spara.

La rigatura della canna avrà quindi un "passo", che sta ad indicare la "lunghezza dell'elica", cioè la distanza sulla quale il proiettile attraversando la canna compie 1 giro (ad esempio dire passo 1:10 significa che il proiettile compie un giro di 360^ su una lunghezza di 10 pollici (254 mm).

Dalla tabella seguente (tratta dalla rivista Tiro Pratico) si può facilmente rilevare che uno stesso proiettile (qui prendiamo ad esempio il .223 Remington, versione civile del 5.56x45 NATO in dotazione ai nostri militari) può essere sparato con canne di fucile a diverso passo, e quindi con diversa rigatura.


Ma allo stesso modo possiamo verificare nella tabella seguente che proiettili di calibro diverso (ad esempio il .223 Remington, versione civile del 5.56x45 NATO, e il .308 Winchester versione civile del 7.62x51 NATO) possono essere sparati da canne di fucile che hanno lo stesso passo, e quindi la stessa rigatura.


ad esempio nell'immagine seguente possiamo dire trovando lo stesso passo di rigatura sul proiettile a sinistra (5.56x45 NATO) e sul proiettile a destra (7.62x51 NATO) avremmo comunque il calibro completamente diverso.


Per cui possiamo dire che una informazione corretta non deve limitarsi a fornire fumose indicazioni sulla "compatibilità delle rigature", ma indicare le misure del proiettile, calibro e lunghezza (poi volendo essere professionali magari il peso in grani, la cartuccia che lo spara etc. etc.

Anche dalla immagine a seguire si può verificare che su uno stesso diametro (calibro) abbiamo proiettili di lunghezza e peso diversi!

 

Dall'immagine a seguire possiamo vedere a confronto i proiettili (bullet) di calibro e lunghezza diversi.




Le misure indicate dal Prof. Sasikala nell'autopsia sono "circonferenza 24mm" e "lunghezza 31mm".
Posto che un proiettile che colpisce un bersaglio si può solo accorciare e non allungare, risulta evidente che l'unico compatibile col referto dell'autopsia è proprio il 7,62x54R sparato dalla mitragliatrice PK, che ci ritorna per circonferenza e per lunghezza.


Beretta  SC 70/90 o Beretta ARX 160?

Nell'annuncio fatto dagli inquirenti indiani di aver rilevato la "compatibilità delle rigature" su due dei fucili sequestrati ai militari italiani, è stato indicato il tipo di fucili: Beretta ARX 160.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-10/indiscrezioni-esami-balistici-maro-195424.shtml?uuid=Ab07H6LF
In realtà i militari italiani erano armati con il fucile Beretta SC 70/90 ed un comunicato della Marina Militare italiana ha chiarito che il fucile Beretta ARX 160 non è in dotazione ai reparti imbarcati in operazioni anti pirateria e nemmeno a quelli imbarcati sulla Enrica Lexie.

Il fucile Beretta ARX 160 è un'arma nuova che è in corso di valutazione nelle Forze Armate italiane, ma ancora non distribuita ai reparti. E che quindi non può essere stata sequestrata sulla Enrica Lexie e quindi fra quelle a disposizione degli inquirenti indiani.




Conclusioni: il proiettile repertato intracorpore su una delle vittime non è quello del fucile Beretta in dotazione ai militari italiani, come da referto eseguito dal perito del tribunale indiano.