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domenica 10 marzo 2013

BASTA SOLDI PUBBLICI (CIOÈ NOSTRI!), AI PARTITI. di Stefano Davidson


Guardo la televisione e rimango esterrefatto (ma non è una novità). Leggo i giornali e mi cascano le braccia (idem). Sento i discorsi della gente e mi viene la nausea (e questa speravo di evitarmela sinceramente dopo queste elezioni!).
Nonostante il M5S, nonostante il segnale forte arrivato al Paese, all’Europa tutta direi, qui sembra che tutto sia tornato come prima! Si deve fare il governo e questo non vuole, quell’altro nemmeno come faremo, come faremo! A parte che non capisco perché si debba fare un Governo a tutti i costi e qui vi rimando a chi a scritto a questo proposito (nota 1) . Per cui tutto il popolo viene distratto con le solite scaramucce, i soliti duelli di campanile (come se non bastasse c’è pure il toto-papa) e NESSUNO HA CAPITO COSA È SUCCESSO E COME VANNO GUARDATE LE COSE! (O meglio, qualcuno sì, ma mi sembrano pochissimi). Considerato quindi che ancora non si è realizzato che il nostro più grande problema NON è creare un Governo ma è salvarci dall’Europa e dalla Trojka, perché diversamente possiamo convincere anche Gesù Cristo a venirci a fare da Presidente del Consiglio che tanto non ne usciamo vivi lo stesso, vedrò di parlare inizialmente di quel che si discute nei talk show, nei telegiornali e sulla carta stampata per provare a spiegare quanto sia inutile, dannoso, appositamente distraente, ma soprattutto scontato.

Non sapendo a quanti, in fondo, possa importare il mio parere, esordirò quindi in questo articolo con un manzoniano “Pensino ora i miei venticinque lettori...” che nonostante Mario Monti abbia perso le elezioni in un modo a dir poco imbarazzante (come già sottolineato in altri articoli, probabilmente con il peggior risultato elettorale che la memoria ricordi mai raggiunto da un Presidente del Consiglio in carica) sia Renzi che Bersani sono andati a fargli visita.
Ma come, se ha perso non dovrebbe contar nulla, soprattutto considerati poi i risultati ottenuti in tredici mesi di governo! Perché andar da Monti allora? Per una risposta lascio parola a quell’anima, speriamo presto dannata di Giulio Andreotti che, facendo sua una frase del Cardinal Mazzarino, diceva: “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Fatto sta che il PD il quale, soprattutto per bocca di Bersani ha SEMPRE appoggiato “Sua Rigidita” (6 dicembre 2012 Bersani: pieno appoggio a Monti fino alla fine della legislatura!) e tutte le sue innumerevoli angherie e abusi nei confronti del nostro Paese, addirittura tirandolo, ben coadiuvato da Berlusconi - con cui oggi ipocritamente si scandalizza di fare un qualsiasi governo (ma per noi è un bene) - dopo che insieme ne hanno sostenuto uno criminale durante il quale per asservire il compare Monti, e con la complicità dell’intero sistema dei media, ci hanno gettati definitivamente, nell’orrido del MES e nel Maelstrom del Fiscal Compact, (NONOSTANTE FOSSERO E SIANO CARTA STRACCIA POICHE' IN NETTO CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE EUROPEA e nonostante rappresentino il principale atto di "schiavizzazione" del nostro Paese da parte dell'oligarchia finanziaria imposta dalla trojka!) per provare a venir fuori dal barile di merda, in cui si è immerso con tutta la testa, non ha pensato di fare un vero “mea culpa”, ma se n’è uscito con gli ormai celeberrimi otto punti.

Il bello, si fa per dire, è che Pierluigi Bersani ha proposto e pretende che questi vengano accettati dal M5S nonostante SI SIA DIMENTICATO (poffarbacco!) DI INSERIRE TRA DI ESSI IL TAGLIO AL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI!
Ci sarebbe da sganasciarsi se fosse un film, il problema è che è la realtà, soprattutto la realtà di un’entità politica che pretenderebbe che qualcuno la prendesse ancora sul serio.

Ora, non voglio infierire, ma mi pare che sia una “svista” mica male per un leader che vuole rifarsi il make up e mostrare la faccia nuova del PD, creata all’uopo in solo una settimana dopo anni di gloriosa Storia!
Il paradosso è che oltretutto è stato proprio il suo antagonista alle primarie, quello che ha perso, quello che continuo a pensare che “hanno fatto perdere” a tutti i costi (perché in fondo, una vittoria con sì larghe proporzioni, come lo smanicato col sigaro tra i denti si aspettava per la propria compagine, non poteva essere certo lasciata a quel giovanotto dalle idee balzane e anche un po’ sovversive. E così con la presunzione e la prosopopea che lo contraddistingue da sempre, sommate all’aggressività del frustrato perenne, che aggredisce, che “sbrana”, lo smacchiatore di giaguari si è presentato bel bello nell’agone. Lì però a differenza dai suoi allegri pronostici, vaticinati da chissà qual oracolo ben prezzolato - coi soldi pubblici - ha preso un sonoro ceffone come tutti sappiamo), a dovergli ricordare di aver dimenticato quel piccolo punto insignificante, quello su cui TUTTI gli italiani sono d’accordo, l’unico punto credo che riesce a mettere dalla stessa parte destra, sinistra, centro, sopra e sotto:
BASTA SOLDI PUBBLICI (CIOÈ NOSTRI!), AI PARTITI.

Ma tutto questo, sconfitta clamorosa compresa, al Che Guevara di Bettola si vede che non è bastato, perché ad oggi non risulta che si sia peritato per esempio, giusto per dare l’idea di essere attirato dal nuovo, di incontrare i neo-eletti del suo partito, che invece avrà la bontà di ricevere solo lunedì prossimo venturo.

Ma vi sembra una cosa logica, perdere (sebbene vincendo di misura) delle elezioni che a seconda di tutti erano già vinte, e poi non occuparsi PER PRIMA COSA di coloro che dovranno rappresentare il proprio partito in Parlamento? Vi sembra da persona lungimirante che guarda al futuro del suo partito non riunirsi subito con questa ventata di “novità” (o che vuoi far passare come tale) per studiare un piano, una strategia? O pare piuttosto il modo di fare dei vecchi politicanti a noi tristemente noti che non stacchi dalla poltrona (e dai privilegi, benefit e quattrini che essa comporta) nemmeno con il lanciafiamme?

Già perché per il Pierluigi, prima bisognava fare quadrato e studiare come salvarsi i “ciapét” con la solita vecchia nomenclatura che da sempre abita il PD. Molti dei quali, ricordiamolo, abitavano anche quello che era prima di essere PD, e che in definitiva è proprio quella che l’Italia, il M5S hanno dimostrato ampiamente di NON volere più vedere!
Quella, e ovviamente anche quella di PDL, LEGA, UDC etc… etc…

TUTTI FUORI SI DICEVA IN GIRO SE NON SBAGLIO!

La dimostrazione lapalissiana quindi che l’intenzione, a parte la squallida presentazione degli otto punti (una sorta di copia e incolla da programmi di altri partiti, una sorta di comportamento infantile da bambino che sorpreso dalla mamma ad aver preso un brutto voto per non avere fatto i compiti, si presenta alla sera con quelli scopiazzati da un compagno – di banco, sia chiaro, di banco – per far vedere che d’ora in poi farà il bravo e che non succederà più!) è quella di NON cambiare una virgola di quel che è sempre stato.

Per Bersani pare non esserci niente di nuovo sotto al sole, nemmeno Grillo, e che esista solo e unicamente la radicata convinzione che noi italiani siamo un popolo di idioti, e soprattutto che sono idioti i suoi elettori, e che quindi in un modo o nell’altro ci fregherà comunque di nuovo, tutti.
Sì perché a mio avviso lui è fermamente convinto che, considerato che il M5S non appoggerà mai un suo Governo, con quella presentazione degli otto punti convincerà tutti che è Grillo che crea l’ingovernabilità, non la sua incapacità (e ovviamente quella del PdL del quale non parlo per pudore, considerato che anche loro si sono seduti in un angolino visto il diretto presso in piena faccia dal proprio elettorato) a capire che le cose sono cambiate radicalmente, che l’italiano adesso (e ce ne ha messo del tempo!) ha finalmente detto BASTA!

Per chi non l’avesse capito probabilmente quegli otto stramaledetti punti tirati fuori così d'emblée, come un coniglio dal cilindro, altro non vogliono essere che un assist a Monsieur Golpe Napolitano perché gli dia una mano, o, peggio, se nulla potrà fare per lui, allora “muoia Sansone con tutti i Filistei!” e sia quindi ancora “Governo tecnico”, alla faccia di chi sta facendo la fame, di chi non ha più il lavoro, di chi lo perderà a breve e di chi sino ad oggi ci ha lasciato le penne, fisicamente e metaforicamente.

Signore e Signori, rendetevi conto che questo Bersani qui non molla e con lui la sua masnada di complici, perché che lo vogliate sentir dire o meno il Partito Democratico NON È UN PARTITO DI SINISTRA, si veste da, ma non lo è! NON LO È MAI STATO!
IL PD altro non è che il prolungamento della DEMOCRAZIA CRISTIANA, è il partito più clericale e controllato dalla Chiesa che abbiamo in Italia.
E non parlo della Chiesa “buona”, quella dei missionari, dei frati e di coloro che aiutano il prossimo, parlo della Chiesa nella sua espressione più deteriore, quella dello IOR e di tutte le schifezze che lo hanno sempre accompagnato.
Rendiamoci conto o ricordiamoci, a seconda dei casi, che il Presidente del PD è ROSY BINDI… OK?

ROSY BINDI! Già vicepresidente nazionale dell'associazione Azione Cattolica dal 1984 al 1989. Iscritta alla DC dal 1989 quando si candida alle elezioni europee con lo Scudo Crociato e sotto quel simbolo viene eletta. Sempre come Democratica Cristiana a Strasburgo viene nominata vicepresidente della Commissione cooperazione e sviluppo e, successivamente, presidente della Commissione petizioni e diritti dei cittadini. E poi? Quando la DC salta per aria? Via che ci si ricicla! Prima con quanto di più simile si trovasse in circolazione ovvero il Partito Popolare Italiano (nota 2) del quale è addirittura segretario di partito nel Veneto da dove parte per diventarne deputato nazionale.

Bene e davanti a tutto ciò parliamo ancora di “progressisti” e di sinistra?

Signore e Signori il Partito Democratico HA FIRMATO I TRATTATI DI LISBONA E QUELLO DI VELSEN, GRAZIE A QUELLE MENTI GENEROSE E LUNGIMIRANTI DI PRODI (nel1963 già in Politica come consigliere comunale a Reggio Emilia per la Democrazia Cristiana!) E D'ALEMA, a causa dei quali ci troviamo nella situazione in cui siamo, non dimentichiamolo MAI!

COSÌ COME NON DOBBIAMO SCORDARE CHE SEMPRE ALLORA (COME OGGI IN OCCASIONE DELLE RATIFICHE NASCOSTE DI MES E FISCAL COMPACT) TUTTO POTÉ AVER LUOGO ANCHE GRAZIE AL COMPLICE SILENZIO-ASSENSO DEL CENTRODESTRA CHE POI SI OCCUPÒ DELLA RATIFICA DEI MEDESIMI.

È per questo che vi chiedo di non farvi prendere per i fondelli per l’ennesima volta dai media e dalla girandola di informazioni con cui stanno cercando di rincoglionirci un’altra volta distraendoci dalle cose importanti, ovvero FAR FUORI DAL PARLAMENTO TUTTI GLI ULTIMI RESIDUI DI TRADITORI DEL PAESE E LIBERARCI DAL GIOGO EUROPEO, ALMENO FINCHÈ L’EUROPA SARÀ QUESTA FABBRICA DI SCHIAVI GESTITA DA FMI, BCE E BUNDESBANK.

È venuta quindi l’ora di dire un altro basta, ma molto più forte di quello del 24 e 25 febbraio perché se non facciamo qualcosa per svincolarci da M.E.S e Fiscal Compact NON NE USCIREMO VIVI. NESSUNO. E QUESTO, PURTROPPO, VE LO POSSO ASSICURARE.

Nota 1:
Ma chi ha detto che serva un nuovo Governo per garantire “governabilità”?

Il MoVimento 5 stelle ha definito la sua linea:
non parteciperà ad un governo di coalizione;
non voterà la fiducia a Bersani o ad alti esponenti del Pd;
è disponibile soltanto a dialogare sulle singole proposte di legge.
Cosa significa? Come far stare questi tre aspetti insieme? I partiti non riescono a capire. Significa semplicemente: nessuna coalizione, nessuna fiducia, perché non ci sarà nessun nuovo Governo, ma soltanto un nuovo Parlamento. La mia è un’ipotesi, sia chiaro, un ragionamento personale. Eppure, forse, non così distante da quella che potrebbe essere la strategia per uscire dall’attuale situazione di stallo, senza dover ricorrere a “governissimi” o “inciuci”: mantenere l’attuale Governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti), e concentrare tutta l'attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi. Tempo per una riforma elettorale, e per l'approvazione delle leggi più urgenti per il MoVimento: riduzione degli stipendi, trasparenza amministrativa, anticorruzione, taglio dei costi della politica, sgravi fiscali per le piccole e medie e imprese, reddito di cittadinanza. Forse si dimentica che, nel 1996, il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e 126 giorni rimase in prorogatio il quinto Governo Andreotti nel 1979. Per non parlare di quanto accaduto nella recente storia del Belgio, il quale è rimasto “senza governo” per 540 giorni, ossia un anno e mezzo, fino al dicembre 2011.

L’ipotesi è dunque questa: un governo in prorogatio, con poteri di mera amministrazione, ed un Parlamento con pieni poteri legislativi, in cui gli accordi e le convergenze potranno trovarsi solo sulle singole leggi, volta per volta. Mi spiego. La nostra Costituzione prevede, sulla base del principio di continuità delle istituzioni, che il Governo dimissionario (quale è, allo stato, quello di Monti), a partire dall'accettazione delle dimissioni da parte del Presidente della Repubblica, entri in regime di prorogatio, sino alla formazione del nuovo Governo. Per tutto questo periodo, il Governo ha poteri limitati agli “affari correnti”, nel senso che la sua attività sarebbe limitata all'ordinaria amministrazione mentre gli sarebbe preclusa la sfera del cosiddetto «indirizzo politico». In particolare, nel nostro sistema politico si sono sempre emanate circolare dirette a precisare e specificare i compiti ed i poteri del Governo in prorogatio (le più recenti e rilevanti: la circolare Ciampi, quella Amato e la circolare Prodi). Credo che, in questa situazione, occorrerebbe così limitare i poteri del Governo dimissionario:
Convocazione del Consiglio dei Ministri solo per adempimenti costituzionali, internazionali e comunitari o casi particolari di necessità e urgenza;
Esclusione dell’iniziativa legislativa del Governo (se non nei casi di disegni di legge imposti da obblighi comunitari e internazionali);
Esclusione dell’ammissibilità dei decreti-legge;
Astensione del Governo nelle questioni concernenti i poteri di nomina di funzionari, salve le nomine, designazioni e proposte ritenute indispensabili per assicurare la piena operatività dell'azione amministrativa.
In questo modo, di tutta l’attività legislativa diviene esclusivo responsabile il Parlamento. Un Parlamento, pertanto, dotato di pieni poteri legislativi e di una piena responsabilità politica. Dal punto di vista costituzionale, è dunque possibile un Parlamento senza Governo. E forse, questo è proprio quello che ci vuole in questo momento al Paese, come in fondo sembrano ammettere gli stessi leader di partito: ciascuno si assuma, in Parlamento, la propria responsabilità.

Fonte: Paolo Becchi / byoblu.com

Nota 2:

Partito Popolare Italiano! Vi dice nulla? MINO MARTINAZZOLI (uomo DC a Brescia a partire dagli anni sessanta-settanta. Nel 1972 è eletto senatore, e contemporaneamente è consigliere comunale e capogruppo dello Scudo Crociato al comune di Brescia. Dopo vari anni al senato il salto di qualità avviene nel 1983, quando diventa ministro della Giustizia, incarico che ricopre per 3 anni, fino al 1986. Dal 1986 al 1989 si conferma uno tra i più importanti dirigenti democristiani, essendo eletto presidente dei deputati DC. Nel 1989-90 torna a fare il ministro, questa volta alla Difesa.
Nel 1991-92 è invece ministro delle Riforme Istituzionali e degli Affari Regionali NEL SETTIMO GOVERNO ANDREOTTI. Il 12 ottobre 1992, con la Democrazia Cristiana travolta da Tangentopoli, È ELETTO PER ACCLAMAZIONE DAL CONSIGLIO NAZIONALE SEGRETARIO DEL PARTITO) ROCCO BUTTIGLIONE (nella DC dal 1993 oggi presidente dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro), GERARDO BIANCO ( uomo DC è stato deputato nella V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIV e XV legislatura dal 1968 al 2008. Ministro della Pubblica istruzione, di cui occupò il ministero nel governo Andreotti VI), FRANCO MARINI (Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950) e PIERLUIGI CASTAGNETTI (fin da giovanissimo nelle file della Democrazia Cristiana, fu collaboratore Zaccagnini e Martinazzoli).
Guardo la televisione e rimango esterrefatto (ma non è una novità). Leggo i giornali e mi cascano le braccia (idem). Sento i discorsi della gente e mi viene la nausea (e questa speravo di evitarmela sinceramente dopo queste elezioni!). 
Nonostante il M5S, nonostante il segnale forte arrivato al Paese, all’Europa tutta direi, qui sembra che tutto sia tornato come prima! Si deve fare il governo e questo non vuole, quell’altro nemmeno come faremo, come faremo! A parte che non capisco perché si debba fare un Governo a tutti i costi e qui vi rimando a chi a scritto a questo proposito (nota 1) . Per cui tutto il popolo viene distratto con le solite scaramucce, i soliti duelli di campanile (come se non bastasse c’è pure il toto-papa) e NESSUNO HA CAPITO COSA È SUCCESSO E COME VANNO GUARDATE LE COSE! (O meglio, qualcuno sì, ma mi sembrano pochissimi). Considerato quindi che ancora non si è realizzato che il nostro più grande problema NON è creare un Governo ma è salvarci dall’Europa e dalla Trojka, perché diversamente possiamo convincere anche Gesù Cristo a venirci a fare da Presidente del Consiglio che tanto non ne usciamo vivi lo stesso, vedrò di parlare inizialmente di quel che si discute nei talk show, nei telegiornali e sulla carta stampata per provare a spiegare quanto sia inutile, dannoso, appositamente distraente, ma soprattutto scontato. 

Non sapendo a quanti, in fondo, possa importare il mio parere, esordirò quindi in questo articolo con un manzoniano “Pensino ora i miei venticinque lettori...” che nonostante Mario Monti abbia perso le elezioni in un modo a dir poco imbarazzante (come già sottolineato in altri articoli, probabilmente con il peggior risultato elettorale che la memoria ricordi mai raggiunto da un Presidente del Consiglio in carica) sia Renzi che Bersani sono andati a fargli visita. 
Ma come, se ha perso non dovrebbe contar nulla, soprattutto considerati poi i risultati ottenuti in tredici mesi di governo! Perché andar da Monti allora? Per una risposta lascio parola a quell’anima, speriamo presto dannata di Giulio Andreotti che, facendo sua una frase del Cardinal Mazzarino, diceva: “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Fatto sta che il PD il quale, soprattutto per bocca di Bersani ha SEMPRE appoggiato “Sua Rigidita” (6 dicembre 2012 Bersani: pieno appoggio a Monti fino alla fine della legislatura!) e tutte le sue innumerevoli angherie e abusi nei confronti del nostro Paese, addirittura tirandolo, ben coadiuvato da Berlusconi - con cui oggi ipocritamente si scandalizza di fare un qualsiasi governo (ma per noi è un bene) - dopo che insieme ne hanno sostenuto uno criminale durante il quale per asservire il compare Monti, e con la complicità dell’intero sistema dei media, ci hanno gettati definitivamente, nell’orrido del MES e nel Maelstrom del Fiscal Compact, (NONOSTANTE FOSSERO E SIANO CARTA STRACCIA POICHE' IN NETTO CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE EUROPEA e nonostante rappresentino il principale atto di "schiavizzazione" del nostro Paese da parte dell'oligarchia finanziaria imposta dalla trojka!) per provare a venir fuori dal barile di merda, in cui si è immerso con tutta la testa, non ha pensato di fare un vero “mea culpa”, ma se n’è uscito con gli ormai celeberrimi otto punti.
 
Il bello, si fa per dire, è che Pierluigi Bersani ha proposto e pretende che questi vengano accettati dal M5S nonostante SI SIA DIMENTICATO (poffarbacco!) DI INSERIRE TRA DI ESSI IL TAGLIO AL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI! 
Ci sarebbe da sganasciarsi se fosse un film, il problema è che è la realtà, soprattutto la realtà di un’entità politica che pretenderebbe che qualcuno la prendesse ancora sul serio. 

Ora, non voglio infierire, ma mi pare che sia una “svista” mica male per un leader che vuole rifarsi il make up e mostrare la faccia nuova del PD, creata all’uopo in solo una settimana dopo anni di gloriosa Storia! 
Il paradosso è che oltretutto è stato proprio il suo antagonista alle primarie, quello che ha perso, quello che continuo a pensare che “hanno fatto perdere” a tutti i costi (perché in fondo, una vittoria con sì larghe proporzioni, come lo smanicato col sigaro tra i denti si aspettava per la propria compagine, non poteva essere certo lasciata a quel giovanotto dalle idee balzane e anche un po’ sovversive. E così con la presunzione  e la prosopopea che lo contraddistingue da sempre, sommate all’aggressività del frustrato perenne, che aggredisce, che “sbrana”, lo smacchiatore di giaguari si è presentato bel bello nell’agone. Lì però a differenza dai suoi allegri pronostici, vaticinati da chissà qual oracolo ben prezzolato - coi soldi pubblici - ha preso un sonoro ceffone come tutti sappiamo), a dovergli ricordare di aver dimenticato quel piccolo punto insignificante, quello su cui TUTTI gli italiani sono d’accordo, l’unico punto credo che riesce a mettere dalla stessa parte destra, sinistra, centro, sopra e sotto: 
BASTA SOLDI PUBBLICI (CIOÈ NOSTRI!), AI PARTITI. 

Ma tutto questo, sconfitta clamorosa compresa, al Che Guevara di Bettola si vede che non è bastato, perché ad oggi non risulta che si sia peritato per esempio, giusto per dare l’idea di essere attirato dal nuovo, di incontrare i neo-eletti del suo partito, che invece avrà la bontà di ricevere solo lunedì prossimo venturo. 

Ma vi sembra una cosa logica, perdere (sebbene vincendo di misura) delle elezioni che a seconda di tutti erano già vinte, e poi non occuparsi PER PRIMA COSA di coloro che dovranno rappresentare il proprio partito in Parlamento? Vi sembra da persona lungimirante che guarda al futuro del suo partito non riunirsi subito con questa ventata di “novità” (o che vuoi far passare come tale) per studiare un piano, una strategia? O pare piuttosto il modo di fare dei vecchi politicanti a noi tristemente noti che non stacchi dalla poltrona (e dai privilegi, benefit e quattrini che essa comporta) nemmeno con il lanciafiamme?
 
Già perché per il Pierluigi, prima bisognava fare quadrato e studiare come salvarsi i “ciapét” con la solita vecchia nomenclatura che da sempre abita il PD. Molti dei quali, ricordiamolo, abitavano anche quello che era prima di essere PD, e che in definitiva è proprio quella che l’Italia, il M5S hanno dimostrato ampiamente di NON volere più vedere! 
Quella, e ovviamente anche quella di PDL, LEGA, UDC etc… etc… 

TUTTI FUORI SI DICEVA IN GIRO SE NON SBAGLIO!

La dimostrazione lapalissiana quindi che l’intenzione, a parte la squallida presentazione degli otto punti (una sorta di copia e incolla da programmi di altri partiti, una sorta di comportamento infantile da bambino che sorpreso dalla mamma ad aver preso un brutto voto per non avere fatto i compiti, si presenta alla sera con quelli scopiazzati da un compagno – di banco, sia chiaro, di banco – per far vedere che d’ora in poi farà il bravo e che non succederà più!) è quella di NON cambiare una virgola di quel che è sempre stato. 

Per Bersani pare non esserci niente di nuovo sotto al sole, nemmeno Grillo, e che esista solo e unicamente la radicata convinzione che noi italiani siamo un popolo di idioti, e soprattutto che sono idioti i suoi elettori, e che quindi in un modo o nell’altro ci fregherà comunque di nuovo, tutti. 
Sì perché a mio avviso lui è fermamente convinto che, considerato che il M5S non appoggerà mai un suo Governo, con quella presentazione degli otto punti convincerà tutti che è Grillo che crea l’ingovernabilità, non la sua incapacità (e ovviamente quella del PdL del quale non parlo per pudore, considerato che anche loro si sono seduti in un angolino visto il diretto presso in piena faccia dal proprio elettorato) a capire che le cose sono cambiate radicalmente, che l’italiano adesso (e ce ne ha messo del tempo!) ha finalmente detto BASTA!

Per chi non l’avesse capito probabilmente quegli otto stramaledetti punti tirati fuori così d'emblée, come un coniglio dal cilindro, altro non vogliono essere che un assist a Monsieur Golpe Napolitano perché gli dia una mano, o, peggio, se nulla potrà fare per lui, allora “muoia Sansone con tutti i Filistei!” e sia quindi ancora “Governo tecnico”, alla faccia di chi sta facendo la fame, di chi non ha più il lavoro, di chi lo perderà a breve e di chi sino ad oggi ci ha lasciato le penne, fisicamente e metaforicamente.

Signore e Signori, rendetevi conto che questo Bersani qui non molla e con lui la sua masnada di complici, perché che lo vogliate sentir dire o meno il Partito Democratico NON È UN PARTITO DI SINISTRA, si veste da, ma non lo è! NON LO È MAI STATO! 
IL PD altro non è che il prolungamento della DEMOCRAZIA CRISTIANA, è il partito più clericale e controllato dalla Chiesa che abbiamo in Italia. 
E non parlo della Chiesa “buona”, quella dei missionari, dei frati e di coloro che aiutano il prossimo, parlo della Chiesa nella sua espressione più deteriore, quella dello IOR e di tutte le schifezze che lo hanno sempre accompagnato. 
Rendiamoci conto o ricordiamoci, a seconda dei casi, che il Presidente del PD è ROSY BINDI… OK?

ROSY BINDI! Già vicepresidente nazionale dell'associazione Azione Cattolica dal 1984 al 1989. Iscritta alla DC dal 1989 quando si candida alle elezioni europee con lo Scudo Crociato e sotto quel simbolo viene eletta. Sempre come Democratica Cristiana a Strasburgo viene nominata vicepresidente della Commissione cooperazione e sviluppo e, successivamente, presidente della Commissione petizioni e diritti dei cittadini. E poi? Quando la DC salta per aria? Via che ci si ricicla! Prima con quanto di più simile si trovasse in circolazione ovvero il Partito Popolare Italiano (nota 2) del quale è addirittura segretario di partito nel Veneto da dove parte per diventarne deputato nazionale. 

Bene e davanti a tutto ciò parliamo ancora di “progressisti” e di sinistra? 

Signore e Signori il Partito Democratico HA FIRMATO I TRATTATI DI LISBONA E QUELLO DI VELSEN, GRAZIE A QUELLE MENTI GENEROSE E LUNGIMIRANTI DI PRODI (nel1963 già in Politica come consigliere comunale a Reggio Emilia per la Democrazia Cristiana!) E D'ALEMA, a causa dei quali ci troviamo nella situazione in cui siamo, non dimentichiamolo MAI! 

COSÌ COME NON DOBBIAMO SCORDARE CHE SEMPRE ALLORA (COME OGGI IN OCCASIONE DELLE RATIFICHE NASCOSTE DI MES E FISCAL COMPACT) TUTTO POTÉ AVER LUOGO ANCHE GRAZIE AL COMPLICE SILENZIO-ASSENSO DEL CENTRODESTRA CHE POI SI OCCUPÒ DELLA RATIFICA DEI MEDESIMI.
  
È per questo che vi chiedo di non farvi prendere per i fondelli per l’ennesima volta dai media e dalla girandola di informazioni con cui stanno cercando di rincoglionirci un’altra volta distraendoci dalle cose importanti, ovvero FAR FUORI DAL PARLAMENTO TUTTI GLI ULTIMI RESIDUI DI TRADITORI DEL PAESE E LIBERARCI DAL GIOGO EUROPEO, ALMENO FINCHÈ L’EUROPA SARÀ QUESTA FABBRICA DI SCHIAVI GESTITA DA FMI, BCE E BUNDESBANK. 

È  venuta quindi l’ora di dire un altro basta, ma molto più forte di quello del 24 e 25 febbraio perché se non facciamo qualcosa per svincolarci da M.E.S e Fiscal Compact NON NE USCIREMO VIVI. NESSUNO. E QUESTO, PURTROPPO, VE LO POSSO ASSICURARE. 



Nota 1:  
Ma chi ha detto che serva un nuovo Governo per garantire “governabilità”?

Il MoVimento 5 stelle ha definito la sua linea:
non parteciperà ad un governo di coalizione;
non voterà la fiducia a Bersani o ad alti esponenti del Pd;
è disponibile soltanto a dialogare sulle singole proposte di legge.
Cosa significa? Come far stare questi tre aspetti insieme? I partiti non riescono a capire. Significa semplicemente: nessuna coalizione, nessuna fiducia, perché non ci sarà nessun nuovo Governo, ma soltanto un nuovo Parlamento. La mia è un’ipotesi, sia chiaro, un ragionamento personale. Eppure, forse, non così distante da quella che potrebbe essere la strategia per uscire dall’attuale situazione di stallo, senza dover ricorrere a “governissimi” o “inciuci”: mantenere l’attuale Governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti), e concentrare tutta l'attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi. Tempo per una riforma elettorale, e per l'approvazione delle leggi più urgenti per il MoVimento: riduzione degli stipendi, trasparenza amministrativa, anticorruzione, taglio dei costi della politica, sgravi fiscali per le piccole e medie e imprese, reddito di cittadinanza. Forse si dimentica che, nel 1996, il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e 126 giorni rimase in prorogatio il quinto Governo Andreotti nel 1979. Per non parlare di quanto accaduto nella recente storia del Belgio, il quale è rimasto “senza governo” per 540 giorni, ossia un anno e mezzo, fino al dicembre 2011. 

 L’ipotesi è dunque questa: un governo in prorogatio, con poteri di mera amministrazione, ed un Parlamento con pieni poteri legislativi, in cui gli accordi e le convergenze potranno trovarsi solo sulle singole leggi, volta per volta. Mi spiego. La nostra Costituzione prevede, sulla base del principio di continuità delle istituzioni, che il Governo dimissionario (quale è, allo stato, quello di Monti), a partire dall'accettazione delle dimissioni da parte del Presidente della Repubblica, entri in regime di prorogatio, sino alla formazione del nuovo Governo. Per tutto questo periodo, il Governo ha poteri limitati agli “affari correnti”, nel senso che la sua attività sarebbe limitata all'ordinaria amministrazione mentre gli sarebbe preclusa la sfera del cosiddetto «indirizzo politico». In particolare, nel nostro sistema politico si sono sempre emanate circolare dirette a precisare e specificare i compiti ed i poteri del Governo in prorogatio (le più recenti e rilevanti: la circolare Ciampi, quella Amato e la circolare Prodi). Credo che, in questa situazione, occorrerebbe così limitare i poteri del Governo dimissionario:
Convocazione del Consiglio dei Ministri solo per adempimenti costituzionali, internazionali e comunitari o casi particolari di necessità e urgenza;
Esclusione dell’iniziativa legislativa del Governo (se non nei casi di disegni di legge imposti da obblighi comunitari e internazionali);
Esclusione dell’ammissibilità dei decreti-legge;
Astensione del Governo nelle questioni concernenti i poteri di nomina di funzionari, salve le nomine, designazioni e proposte ritenute indispensabili per assicurare la piena operatività dell'azione amministrativa.
 In questo modo, di tutta l’attività legislativa diviene esclusivo responsabile il Parlamento. Un Parlamento, pertanto, dotato di pieni poteri legislativi e di una piena responsabilità politica. Dal punto di vista costituzionale, è dunque possibile un Parlamento senza Governo. E forse, questo è proprio quello che ci vuole in questo momento al Paese, come in fondo sembrano ammettere gli stessi leader di partito: ciascuno si assuma, in Parlamento, la propria responsabilità.



Fonte: Paolo Becchi / byoblu.com


Nota 2:

Partito Popolare Italiano! Vi dice nulla? MINO MARTINAZZOLI (uomo DC a Brescia a partire dagli anni sessanta-settanta. Nel 1972 è eletto senatore, e contemporaneamente è consigliere comunale e capogruppo dello Scudo Crociato al comune di Brescia. Dopo vari anni al senato il salto di qualità avviene nel 1983, quando diventa ministro della Giustizia, incarico che ricopre per 3 anni, fino al 1986. Dal 1986 al 1989 si conferma uno tra i più importanti dirigenti democristiani, essendo eletto presidente dei deputati DC. Nel 1989-90 torna a fare il ministro, questa volta alla Difesa.
Nel 1991-92 è invece ministro delle Riforme Istituzionali e degli Affari Regionali NEL SETTIMO GOVERNO ANDREOTTI. Il 12 ottobre 1992, con la Democrazia Cristiana travolta da Tangentopoli, È ELETTO PER ACCLAMAZIONE DAL CONSIGLIO NAZIONALE SEGRETARIO DEL PARTITO) ROCCO BUTTIGLIONE (nella DC dal 1993 oggi presidente dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro), GERARDO BIANCO ( uomo DC è stato deputato nella V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIV e XV legislatura dal 1968 al 2008. Ministro della Pubblica istruzione, di cui occupò il ministero nel governo Andreotti VI), FRANCO MARINI (Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950) e PIERLUIGI CASTAGNETTI (fin da giovanissimo nelle file della Democrazia Cristiana, fu collaboratore Zaccagnini e Martinazzoli).

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