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domenica 24 marzo 2013

Cosi hanno ridotto l’Italia? L’esercito dei nuovi poveri bussa sempre più alla Caritas. Raddoppiati i pasti serviti dai volontaridel centro dell’ex San Leonardo


 

caritas-mensa18032013Viterbo, 18 mar 2013 – Di Luciano Costantini – La crisi morde. Eccome. I bilanci familiari e, dunque, anche a tavola. Sempre più povera. Per qualcuno è anche difficile mettere insieme il pranzo con la cena o conquistare un solo, frugale piatto. E così la Caritas ogni giorno vede allungare le file degli ospiti della mensa ”Don Alceste Grandori” di piazza San Leonardo. I numeri sono lì ad attestare come il disagio sociale, la povertà vera, sia in costante crescita: nel 2008 i volontari hanno preparato 25.596 pasti, 46.548 nel 2012. In pratica, la cifra è raddoppiata.
Vuol dire che è anche raddoppiata la schiera di coloro che non riescono a sopravvivere, nel senso letterale della parola. Ancora numeri: nei mesi di gennaio e febbraio 2010 gli inservienti della mensa hanno intavolato 4.871 pasti, che sono diventati 5.952 l’anno successivo, 7.709 nel 2012 e 8.443 nei primi due mesi dell’anno in corso. Tra il 2010 e il 2011 c’è stato una aumento percentuale del 18,69%.
«Le richieste – spiega Aldo Piermattei, uno degli 80 volontari che si avvicendano in turni di 8/10 alla mensa – continuano a crescere. La media giornaliera è di circa 160/170 ospiti. Ci sono giovani, vecchi, italiani, stranieri, nuclei familiari. Alle esigenze di questi ultimi talvolta provvediamo consegnando cibo da cucinare a casa».
Un primo, un secondo, un contorno, frutta.
E, quando è possibile, anche un dolcetto, un biscotto che i volontari della Caritas recuperano in qualche negozio o in qualche supermercato. Solidarietà è anche conquistare un sorriso con un pasticcino. Viterbo sarà anche città apatica, addormentata, pigra, ma sa pure essere vicina a chi ha bisogno. Magari in silenzio. A sostenere lo sforzo della ”Grandori” in prima linea la Diocesi, di tanto in tanto gli enti locali con contributi finanziari, poi i privati, generosi per quanto anonimi. Sette anni di storie, anche commoventi, che inanellano altrettanti anni di vita della mensa.
Certo servono soldi con i quali la Caritas acquista i beni di primaria necessità, ma c’è anche il canale alternativo del «recupero», cioè di quei generi alimentari che vengono ripescati nei negozi e nei supermercati della città. I volontari utilizzano un pulmino per raccogliere pane non più fresco, frutta avanzata nelle cassette, prodotti quasi in scadenza, comunque destinati al macero, per imbandire la tavola dei poveri. Insomma, siamo al recupero dello spreco. Dal portale: http://www.ilmessaggero.it
di Luciano Costantini
 tramite http://www.forzearmate.org

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