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mercoledì 13 marzo 2013

I due marò e il fuoco amico.

Che strana vicenda quella dei due marò,all’unica decisione sensata fatta dal Governo italiano si è scatenata una ressa di luoghi comuni,e un desiderio di contrapposizione nei confronti di chi non si sa. Nessun accertamento dei fatti,nessuna voglia di parlare di diritto internazionale,nessuna voglia di parlare dell’atteggiamento dell’India ,ma un'unica voglia di parlare a senso unico. E all’improvviso si riscopre il valore della parola data anche con citazioni,si definiscono i due marò assassini,si accusa Monti di essere un pessimo esecutore del nuovo ordine mondiale che ha fatto perdere il business all’Italia bisogna aggiungere che questa produzione di articoli è iniziata a Natale,con la visita natalizia,strano,molto strano. Poi è proseguita con spostamenti di codice costruiti ad arte,e ora con la notizia che i due marò rimarranno in Italia si è arrivati alla globalizzazione dell’evento.
L’ex ministro della Difesa Arturo Parisi che non ha mai aperto bocca durante la vicenda fa un necrologio  sul senso della parola data
“Chi non fa non sbaglia. Lo dico da ex ministro immedesimandomi in chi ha avuto la responsabilità della scelta. Non disponendo di tutti gli elementi alla base della decisione non posso che confidare nel fatto che il Ministro Terzi riesca a spiegare la scelta del governo non solo alla comunità internazionale ma all'opinione pubblica italiana.Da membro di un parlamento ormai alla fine non potendo chiederne più conto in Parlamento debbo solo dire che ne abbiamo bisogno. Solo spiegando cosa sia intervenuto di nuovo, dopo che è stato chiesto e ottenuto per i Marò il permesso di tornare in Italia per le elezioni, può difenderci dall'accusa che l'Italia ha mancato alla parola data. Sempre l'onore di un popolo ha un valore inestimabile. Ci sono tuttavia momenti nei quali ha ancora più valore che in altri. Questo è uno di quelli”.
http://www.globalist.it
Un'altra campionessa di questa informazione è Giuliana Sgrena,sofferente da parecchio tempo sulla vicenda,lei era l’unica che vedeva un bombardamento mediatico continuo ,di una vicenda tenuta sempre nell’ombra,coperta dalla stampa e dal Governo sempre,mentre la Sgrena era ossessionata da questo diverse volte si è lamentata che si parlasse sempre dei marò,forse era un'altra stampa che comunicava con lei.E nel suo articolo si legge il disappunto per la vicenda:"I fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso", lo ha comunicato il ministro degli esteri Giulio Terzi alle autorità indiane, smentendo la parola data.

Che l'Italia stesse preparando un blitz per liberare i marò era trapelato da tempo, ma il permesso elettorale di un mese, concesso ai fucilieri dalle autorità indiane, ha facilitato il compito. Tanto facilitato che per gli indiani lo smacco può persino risultare meno imbarazzante di un blitz. "Tra i due stati sussiste una controversia internazionale" e quindi l'Italia si ritiene in diritto di trattenere i marò. Le accuse in base alle quali i fucilieri erano incarcerati in India - uccisione di due pescatori indiani - non viene nemmeno citato, pace all'anima loro.”
http://www.globalist.it
Per il blog Spaccanano il Premier Monti si è dimostrato un pessimo business man e i due marò sono descritti come due ciechi dal grilletto facile che confondono pescatori per pirati
“L'Italia ha deciso di non tener fede ai patti con l'India e di trattenere quindi i due Marò dal grilletto facile e dalla vista fallace, tanto che scambiarono due pescatori per due pirati in Itala, a casa .
Abbiamo fatto come avrebbero fatto gli Stati Uniti, sono che Noi non siamo gli Stati Uniti, secondariamente una Petroliera U.S. non si sarebbe fermata e non avrebbe mai consegnato alcun Marine e mai lo faranno .
Comunque il gesto avrà delle Conseguenze .
L'Italia ha bisogno dell'India e l'India non ha bisogno dell'Italia, ci sono altri che possono fargli le stesse cose .
Ad esempio molto probabilmente sta per prendere il Volo la Commessa per gli Elicotteri Augusta Westland, cinquecento e fischia milioni di Euro stanno per finire non più nelle nostre finanze ma in quelle di altri .
Che ovviamente ringraziano sentitamente .
Chissà chi ha suggerito ai Grandi Manovratori della Goldman Sachs, Monti & Company di fare questa Volpata ?
Ma il meglio del meglio lo offre Bruno Tinti un ex magistrato che scrive sul fatto quotidiano e senza giri di parole processa e condanna i due marò e già il titolo è indicativo “Marò, tutto salvo fuorché l’onore”e l’articolo finisce con una citazione di Pascarella sull’uomo d’onore   :”Il 16/2/12 Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, militari italiani in servizio di sicurezza sulla petroliera Enrica Lexie, ammazzano Gelastine Valentine e Ajesh Binki, due pescatori indiani che si erano avvicinati con un peschereccio, probabilmente per vendere pesce. Li scambiano per pirati e li colpiscono a morte con i loro fucili. Sono arrestati dalle autorità indiane e si apre una controversia internazionale. L’India, per la verità non la gestisce male. La Corte Suprema di New Delhi sottrae la competenza al Tribunale di Kerala che manteneva i due marò in stato di detenzione e, il 2/6/2012, li scarcera, con l’obbligo di restare a disposizione ; si riserva di decidere su quale nazione li debba giudicare: Italia o India? L’attività diplomatica è intensa.

Il problema è: dove è avvenuto il fatto? Acque territoriali indiane, acque internazionali? Se il fatto è avvenuto in acque internazionali la competenza a giudicare dovrebbe essere italiana; e la Enrica Lexie era a 20 miglia dalla costa indiana; il limite delle acque territoriali è 12 miglia. New Delhi ci pensa su parecchio e, alla fine dell’anno, ancora non ha deciso. Però arriva Natale e l’Italia chiede alla Corte un permesso: i due marò trascorrano le feste a casa loro, promettiamo che ritorneranno. La Corte acconsente. Massimiliano e Salvatore sono ricevuti con tutti gli onori: Napolitano gli stringe la mano, tutti li trattano come eroi; dei pescatori ammazzati non importa a nessuno. Finite le ferie, i due rispettano l’impegno preso e tornano in India, dove ancora si deve decidere chi li giudicherà. Il 18/1/2013, la Corte di New Delhi stabilisce che la competenza appartiene all’India perché l’incidente è avvenuto in acque territoriali indiane. Ma come, le navi erano oltre le 12 miglia. Sì, ma si deve applicare la convenzione di Montego Bay secondo cui il limite è di 200 miglia. Ma la convenzione riguarda le attività commerciali, la pesca. Fa lo stesso, è questa che si deve applicare, i marò saranno giudicati da un Tribunale indiano. La decisione non piace all’Italia; così, quando arrivano le elezioni, si chiede un nuovo permesso per i marò; l’India lo concede e, alla scadenza, il nostro ambasciatore comunica che, siccome la decisione della Corte di New Delhi è in violazione di “norme internazionali consuetudinarie”, i due non faranno ritorno in India. Scoppia un casino e l’Italia fa una figura barbina internazionale. Perché?

Intanto perché le manifestazioni di giubilo con cui a Natale 2012 i due fucilieri furono accolti in Italia sono considerate del tutto fuori luogo. Si tratta di gente che ha ammazzato due poveri cristi; che probabilmente si sia trattato di omicidio colposo (che vuol dire che si erano sbagliati, che credevano davvero che erano pirati) è probabile. Ma certo questo consola poco i familiari dei pescatori; e non depone a favore delle qualità professionali dei militari. È comprensibile che i loro genitori siano contenti di rivederli; ma è del tutto inopportuno che Napolitano li riceva e gli stringa la mano: che hanno fatto per meritare le congratulazioni del presidente della Repubblica? Si fosse limitato a dire che ringraziava l’India della fiducia e che garantiva il rispetto dei patti sarebbe stato meglio.

Ma soprattutto, perché rispettare i patti a Natale e violarli a Pasqua? Si sapeva già, fin dal giugno 2012, che gli indiani stavano ponzando sulla competenza a giudicare; questione che poteva essere risolta solo in tre modi: India, Italia o altro organismo internazionale. Allora perché non dire subito: io non mi fido tanto di voi, magari decidete che il processo si deve fare in India; quindi abbiate pazienza, vi abbiamo fregato, abbiamo promesso che ritornano e invece ce li teniamo a casa. Non sarebbe stata una bella figura ma almeno saremmo stati chiari fin dall’inizio. Ma no, glieli abbiamo restituiti. Perché? Magari perché speravamo che la decisione della Corte di Delhi ci sarebbe stata favorevole? Si, avrebbe potuto dire, la competenza spetta all’Italia. Fosse andata così ne saremmo usciti con tutti gli onori e senza incidenti internazionali. Era opportuno aspettare. Ma, guarda che jella, l’India, dopo il ritorno dei marò, decide in senso contrario; e questo non ci sta bene. Nuovo permesso e questa volta, tiè, li volete giudicare voi? Non se ne parla. Un po’ come fa B. che, quando lo assolvono, loda i giudici imparziali e, quando lo condannano, li insulta e spiega che lo perseguitano perché sono comunisti. Insomma, finché c’era la possibilità che gli indiani ci dessero ragione, rose e fiori; ma, se ragione non ce la danno, violano le norme internazionali, commettono ingiustizie e legittimano il ricorso a…giusto, a cosa? Allo spergiuro, alla truffa, alla circonvenzione? Fate voi.

Perché questa è la cosa peggiore. Torto e ragione sono cose non sempre così evidenti in diritto. E non sempre è la ragione a prevalere. Però l’onore, la parola data…“Perché quann’uno, caro mio, se vanta d’esse un omo d’onore, quanno ha dato la parola, dev’esse sacrosanta. E sia longa la strada, o brutta o bella, Magara Cristo ha da morì ammazzato, Ma la parola sua dev’esse quella” (Pascarella – La scoperta dell’America).
Bruno Tinti”

Alfredo d’Ecclesia
 

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