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domenica 24 marzo 2013

Lettera aperta al Ministro Giulio Terzi di Nicola Evoli.

Ministro!
Da quanto lei mi ha bannato per un presunto turpiloquio di cui non si ravvede alcuna traccia, a dire il vero non ho mai sentito la neccessita' di seguire le discussioni palesemente e ora ovviamente da lei pilotate sulla sua pagine che presumano debbano avere il solo scopo di creare l'aura angelica sulla sua figura di un Cavaliere ammantellato si ma ora 'disarcionato' dal suo stesso caro ex-governo. Rigrazio i miei amici che vorranno postare questa mia prima ed ultima nota dopo il ban sulla sua pagina perche' ci tengo a far osservare, anche ai suoi fedeli adulatori, che quanto da me sostenuto per mesi si va ora palesemente e per lei malauguratamente offrendo alla pubblica opinione. Il ruolo del Ministro degli Esteri e' per autenticita' di incarico una figura politica, anche se lei ha sempre tentato di nascondersi dietro il dito di uan presunta tecnicita' che non c'e' mai stata per 2 motivi: il primo e' che il suo Primo Ministro non le ha mai concesso una reale autonomia di pensiero o di azione, mettendole ai fianchi due fedelissimi guardiani, Mariano Massolo, diplomatico di 'carriera' e Marta Dassu' (membro come Monti della Commissione Trilaterale-Bildenberg) e il secondo e' che come politico e oggi posso dire anche come tecnico, i suoi risultati le attribuiscono da soli il merito (o demerito) nei fatti. Presumo anche che lei mi abbia bannato subito perche' sospettavo (giustamente) che la solidarieta' tra cavalieri avesse un suo peso, e ha dimostrato di preferire la liberta' (tra l'altro mai si sarebbe potuto metterla in discussione in merito ai principi della Convenzione di Vienna) del cavaliere dell'ordine di San Sivestro, Ambasciatore Mancini (nulla toglie che sia una persona squisita sotto il profilo dell'etichetta), a quella di 2 'plebei' servitori dello Stato ma senza cavalli e ordini di protezione. Tutto si sta verificando puntualmente come avevo previsto. Adesso faremo resuscitare anche i casi Ottavio Quattrocchi e Pozzessere che tanto con il problema India hanno a che fare....sa Pozzessere frequentava il Circolo degli Esteri, proprio come lei, mi resta assai difficile dubitare che un diplomatico fosse cosi' di casa al suo ministero senza che lei non lo sapesse. Eh si, perche' altrimenti se non ne era a conoscenza allora era proprio senza alcun senso del controllo del suo ministero! MI dispiace per lei, ha scelto delle compagnie (tante) sbagliate e anche pericolose. Anche quest'ultima decisione di 'negoziare' un'eventuale rito giudiziario in uno stato estero non rientrava nelle sue prerogative esclusive in quanto le norme del codice penale rimandano appunto a precisi dettati costituzionali che prevedono ratifiche parlamentari e del presidente della repubblica. Ne elenco alcune per rinfrescarle la memoria: 
Articolo 241. Attentati contro la integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato. Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte (1).
Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l’unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità.
(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo. OGGI E' STATA MENOMATA l'INDIPENDENZA DEL NOSTRO STATO.

Articolo 244. Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra. Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo.
Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da due a otto anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dieci anni. LA TURBATIVA E' STATA IL FRUTTO DEL VOSTRO COMPORTAMENTO E DEI SUOI ATTI SPECIFICI.

Articolo 255. Soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato. Chiunque, in tutto o in parte, distrugge o falsifica, ovvero carpisce, sottrae o distrae, anche temporaneamente, atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato od altro interesse politico, interno o internazionale, dello Stato è punito con la reclusione non inferiore a otto anni.
Si applica la pena di morte (1) se il fatto ha compromesso la preparazione o la efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.
QUESTO GLIELO ELENCO PRIMA CHE LEI PENSI A FARE COSE DEL GENERE

Articolo 264. Infedeltà in affari di Stato. Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni

Articolo 271. Associazioni antinazionali. Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo precedente, nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni che si propongono di svolgere o che svolgono un’attività diretta a distruggere o deprimere il sentimento nazionale è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Si applica l’ultimo capoverso dell’articolo precedente.
TRILATERALE-BILDENBERG, CAVALIERATI NON ISTITUITI DALLO STATO ITALIANO....CI PENSI

Oggi non le cito ne' Patton, ne MacArthur, ne' Churchill ma un uomo di onore Italiano, uno al quale lei non potrebbe nemmeno lontanamente assomigliare. Lo cito con una sua lettera all'ambasciatore di Francia :

(Signor Ambasciatore…)

Nel giugno 2001 il Suo predecessore, l'ambasciatore Jacques Blot, mi consegnò, a nome del Presidente Jacques Chirac, l'onorificenza della Legion d'Onore, la stessa della quale sono oggi costretto a privarmi con rammarico e dispiacere di fronte al comportamento irriguardoso dell'attuale Presidente francese nei confronti dell'Italia. Con la concessione di quella onorificenza la Francia aveva voluto premiare, come dice la motivazione, lo spirito di collaborazione che nel 1999 aveva caratterizzato i 78 giorni di militanza comune nella campagna del Kosovo, portando ad un rapido successo della comunità internazionale, nel segno dell'armonia e del confronto - talvolta anche acceso ma sempre leale - tra i Paesi partecipanti.
In particolare la Francia riconosceva, nel Vice-Comandante della forza aerea multinazionale impegnata nel conflitto, quale allora io ero, l'appoggio fornito dall'Italia ai reparti dell'Armée de l'Air rischierati sulla base aerea di Istrana (TV) ed impiegati nelle quotidiane operazioni su Belgrado. Ad oltre dieci anni da allora, debbo confessare che sin dalle prime battute della più recente controversia armata con la Libia di Gheddafi ho provato un certo disagio nel continuare a fregiarmi della Legion d'Onore.
I comportamenti dell'attuale Presidente francese - comportamenti che tra l'altro hanno inferto un duro colpo alle speranze di una identità europea di difesa, fatto tanto più grave se si considera il ripetuto invito statunitense a prendere in mano le sorti del nostro destino comune in campo di difesa e sicurezza hanno infatti completamente stravolto le motivazioni che a suo tempo avevano determinato la concessione dell'onorificenza alla mia persona.
Sei mesi fa riuscii però a metabolizzare l'atteggiamento scomposto del Presidente francese, attribuendolo a una circostanza specifica in materie a lui forse non familiari. In questo momento non riesco però a trovare alcuna giustificazione per l'irrisione, l'ammiccamento irriguardoso e la gestualità ridicolizzante usati a Bruxelles l'altro ieri nei confronti del Presidente del Consiglio italiano, e quindi degli Italiani tutti, ma soprattutto nei confronti di un alleato in difficoltà per motivi di politica interna.
Motivi, mi sia consentito sottolineare, certo meno cinici e biechi di quelli che hanno determinato la posizione francese nelle operazioni in Libia. È proprio questo il motivo che ha fatto tramutare il mio personale disagio nell'impossibilità a continuare a considerare alla stregua di onorificenza l'attestato a suo tempo attribuitomi dal Suo Paese, sempre che l'attuale Presidente interpreti correttamente i sentimenti dei suoi cittadini. Le restituisco. pertanto, in nome dello spirito di amicizia del 1999 e per il giuramento di fedeltà allItalia che mi impegna da oltre mezzo secolo, l'onorificenza della Legion d'Onore allegata a questa lettera.

Generale Leonardo Tricarico

P.S. Il 25 novembre 1916 il nostro leggendario aviatore, il capitano Francesco Baracca, abbatté il ricognitore austro-ungarico del tenente Kalman Sarkozy, che fu preso prigioniero. Pur essendo incerto il legame di parentela di quellaviatore ungherese con lattuale Presidente, lepisodio indica che gli Italiani - affrancati dalle peculiarità di un sistema che tarpa loro le ali - sanno vincere le loro battaglie. Anche quando di fronte abbiano un Sarkozy.

Chiudo con una nota ovviamente per contraddistinguermi come uomo del turpiloquio come mi definisce lei:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta, 
non donna di province, ma bordello!
(Dante, Divina Commedia)

Nicola Evoli 

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