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giovedì 21 marzo 2013

RIPRENDIAMOCI L’INFORMAZIONE, TUTTA!


Stefano Davidson -
Un brevissimo appello, più che un articolo, per tentare ulteriormente di salvaguardare la democrazia e la libertà nel nostro Paese.
Considerando quanto accade quotidianamente e televisivamente, perdonate questo piccolo calembour per intendere quel che NON accade sui quotidiani istituzionali e sugli altrettanto istituzionali (o istituzionalizzatisi per l’occasione) mass media. Tenendo conto della quantità di informazioni “vitali” sull’operato del Governo che vengono taciute e che soprattutto sono già state negate al cittadino comune (a partire dall’informazione sul M.E.S. per arrivare all’E.R.F., passando per l’Eurogendfor etc… etc…). Ripensando alla questione del finanziamento pubblico dei giornali. Rileggendo alcuni passaggi fondamentali della CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA (Documento CNOG-FNSI dell’ 8 luglio 1993) quali:

  1. IL RAPPORTO DI FIDUCIA TRA GLI ORGANI D’INFORMAZIONE E I CITTADINI È LA BASE DEL LAVORO DI OGNI GIORNALISTA. PER PROMUOVERE E RENDERE PIÙ SALDO TALE RAPPORTO I GIORNALISTI ITALIANI SOTTOSCRIVONO LA SEGUENTE CARTA DEI DOVERI.
  2. IL GIORNALISTA DEVE RISPETTARE, COLTIVARE E DIFENDERE IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE DI TUTTI I CITTADINI; PER QUESTO RICERCA E DIFFONDE OGNI NOTIZIA O INFORMAZIONE CHE RITENGA DI PUBBLICO INTERESSE, NEL RISPETTO DELLA VERITÀ E CON LA MAGGIORE ACCURATEZZA POSSIBILE.
  3. IL GIORNALISTA RICERCA E DIFFONDE LE NOTIZIE DI PUBBLICO INTERESSE NONOSTANTE GLI OSTACOLI CHE POSSONO ESSERE FRAPPOSTI AL SUO LAVORO E COMPIE OGNI SFORZO PER GARANTIRE AL CITTADINO LA CONOSCENZA ED IL CONTROLLO DEGLI ATTI PUBBLICI.
  4. LA RESPONSABILITÀ DEL GIORNALISTA VERSO I CITTADINI PREVALE SEMPRE NEI CONFRONTI DI QUALSIASI ALTRA. IL GIORNALISTA NON PUÒ MAI SUBORDINARLA AD INTERESSI DI ALTRI E PARTICOLARMENTE A QUELLI DELL’EDITORE, DEL GOVERNO O DI ALTRI ORGANISMI DELLO STATO.
  5. IL GIORNALISTA È RESPONSABILE DEL PROPRIO LAVORO VERSO I CITTADINI E DEVE FAVORIRE IL LORO DIALOGO CON GLI ORGANI D’INFORMAZIONE. E SI IMPEGNA A CREARE STRUMENTI IDONEI (GARANTI DEI LETTORI, PAGINE PER I LETTORI, SPAZI PER REPLICHE, ECC.) E DANDO LA MASSIMA DIFFUSIONE ALLA LORO ATTIVITÀ.
  6. IL GIORNALISTA ACCETTA INDICAZIONI E DIRETTIVE SOLTANTO DALLE GERARCHIE REDAZIONALI DELLA SUA TESTATA, PURCHÉ LE DISPOSIZIONI NON SIANO CONTRARIE ALLA LEGGE PROFESSIONALE, AL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO E ALLA CARTA DEI DOVERI.
  7. IN NESSUN CASO IL GIORNALISTA ACCETTA CONDIZIONAMENTI DALLE FONTI PER LA PUBBLICAZIONE O LA SOPPRESSIONE DI UN’ INFORMAZIONE.
  8. IL GIORNALISTA RIFIUTA PAGAMENTI, RIMBORSI SPESE, ELARGIZIONI, VACANZE GRATUITE, TRASFERTE, INVITI A VIAGGI, REGALI, FACILITAZIONI O PREBENDE, DA PRIVATI O DA ENTI PUBBLICI, CHE POSSANO CONDIZIONARE IL SUO LAVORO E L’ATTIVITÀ REDAZIONALE O LEDERE LA SUA CREDIBILITÀ E DIGNITÀ PROFESSIONALE.
Si comprende appieno perché l’Italia è al 61° posto nella classifica della “libertà di stampa” nel mondo (1). Quindi per provare a recuperare un po’ di informazione, di libertà di sapere, e di credibilità nei confronti dell’estero, credo che sia venuto il momento di agire anche su questo fronte e denunciare all’Ordine Nazionale dei Giornalisti tutti i responsabili di testate giornalistiche che a nostro giudizio hanno violato tale documento chiedendo l’immediata comminazione della pena prevista (2).
Ovviamente anche questa denuncia, a prescindere dagli sviluppi che prenderà, rappresenta un ennesimo atto politico contro un sistema globale (considerate le collusioni politiche, mediatiche ed altro) che ci sta riducendo al livello di semplici “servi della gleba”, tenuti nell’ignoranza per quanto riguarda mutamenti epocali della nostra economia e della nostra democrazia, che non hanno diritto altro che all’assoggettarsi supinamente alle decisione prese in alto loco senza avere la possibilità di esprimere un opinione nemmeno attraverso i propri rappresentanti in Parlamento, poiché anch’essi parte attivamente passiva di questo sistema.
Visto e considerato però che il “popolo sovrano” può ancora avvalersi di mezzi legali di protesta INVITO TUTTI AD UTILIZZARLI, SE NON ALTRO PER FAR CAPIRE CHE “‘ACCÀ NISCIUN È FESS!”

Nota 1:
Nota 2:
Le norme che regolano il comportamento del giornalista sono in gran parte contenute nel D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy), nel codice di deontologia dei giornalisti del 1998 e, con riferimento alla cronaca su minori, nella Carta di Treviso. Sono vere e proprie norme di legge e attengono al rapporto tra il giornalista e ciascun membro della collettività. La loro violazione può portare alla responsabilità civile e/o penale del giornalista.
Accanto a queste norme ve ne sono altre, che però sono prive di una “forza di legge”. Riguardano l’etica della professione e attengono al rapporto tra il giornalista e la categoria di appartenenza. La loro violazione non comporta di per sé una responsabilità civile o penale del giornalista, ma solo una responsabilità di tipo disciplinare, che viene accertata da appositi organi (Consigli Regionali e Consiglio Nazionale) e prevede la comminazione di sanzioni disciplinari.
Le sanzioni disciplinari sono previste dagli articoli 51 55 L. n. 69/1963, che ha istituito l’Ordine dei Giornalisti. In ordine crescente di gravità sono: l’avvertimento, che viene comminata “nei casi di abusi o mancanze di lieve entità”; la censura, applicata “nei casi di abusi o mancanze di grave entità”; la sospensione dall’esercizio della professione da un minimo di due mesi a un massimo di un anno, quando la condotta del giornalista abbia “compromesso la dignità professionale”; la radiazione, che origina da un comportamento che abbia “gravemente compromesso la dignità professionale”.
di Stefano Davidson


Tratto da: RIPRENDIAMOCI L’INFORMAZIONE, TUTTA! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/10/15/riprendiamoci-linformazione-tutta/#ixzz2OCV1sp13 
http://www.facebook.com/events/505860062810041/?ref=3

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