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sabato 16 marzo 2013

“VIOLAZIONE GRAVE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE”: IL CASO DEL NOSTRO AMBASCIATORE BLOCCATO IN INDIA

INTERVISTA A NATALINO RONZITTI, DOCENTE DI DIRITTO INTERNAZIONALE ALLA LUISS: “VIOLATO L’ART 44 DELLE CONVENZIONI”
“Limitare la libertà di movimento dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi è una grave violazione del diritto internazionale”, come spiega Natalino Ronzitti, docente di Diritto internazionale alla Luiss di Roma e consulente dell’Istituto affari internazionali.
Da un punto di vista giuridico “non si può giustificare” la decisione del governo indiano di impedire che il diplomatico Daniele Mancini italiano lasci il paese.
Una reazione quella di Nuova Delhi che è la replica alla decisione del governo Monti di non far rientrare dalla licenza i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel febbraio del 2012.
La risposta dell’India è stata inadeguata?
“Non è possibile revocare l’immunità diplomatica garantita dall’articolo 29 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, del 1961. I diplomatici hanno libertà di movimento e nessun atto di coercizione può essere esercitato nei loro confronti. Gli indiani potrebbero solo dichiarare l’ambasciatore persona non grata, intimandogli di lasciare il loro territorio”.
Si è parlato anche di una violazione dell’articolo 44
“L’intervento dell’India viola anche l’articolo 44 che, come tutte le immunità diplomatiche, ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici vengano ritenuti personalmente responsabili delle azioni dei rispettivi governi. Punta a evitare che gli agenti diplomatici siano presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere. Anche in caso di conflitto armato lo Stato di accreditamento deve agevolare l’agente diplomatico che intenda lasciarne il territorio. Questo articolo si riferisce ai tempi di guerra, ma a maggior ragione vale ancora di più in assenza di un conflitto”.
Siamo vicini a una rottura dei rapporti diplomatici fra i due paesi?
“E’ una questione politica. Quello che potrebbe succedere è che le relazioni fra i governi scadano ‘a un livello più basso’. I rapporti verrebbero tenuti da incaricati d’affari, dando meno importanza ai colloqui.  C’è una gradualità nella gestione delle tensioni. La rottura è un passo successivo, più grave. A quel punto l’ambasciatore deve lasciare il paese. In questo caso invece succede il contrario”.
Da un punto di vista giuridico chi deve giudicare i marò?
“Devono essere giudicati da un tribunale italiano, ne sono convinto. Su questo punto non deve intervenire un tribunale internazionale”.
Se dovesse nascere invece uno scontro sulla questione dell’immunità di Mancini, chi deve intervenire?
“Per quanto riguarda la Convenzione di Vienna, c’è un protocollo internazionale che prevede l’intervento della Corte internazionale di Giustizia. E’ questa che si deve pronunciare sulla questione dell’immunità“.
Esistono precedenti nella storia dei rapporti diplomatici fra paesi?
“C’è un episodio completamente diverso. Mi riferisco alla presa di ostaggi del personale diplomatico nell’ambasciata Usa a Teheran. Le persone sequestrate da un gruppo di cosìddetti studenti islamici avevano l’immunità, ma erano accusate di spionaggio. Sul caso si è pronunciata anche la Corte internazionale di giustizia che condannò il governo iraniano per non aver impedito l’episodio e per aver fatto proprio il comportamento degli studenti”.
Secondo il diritto internazionale che cosa dovranno fare Italia e India per mettere fine a questo scontro?
“La Carta delle nazioni Unite stabilisce che gli Stati hanno l’obbligo di porre fine alle controversie con un negoziato pacifico”.
Valeria Pini
(da “La Repubblica“)

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