Translate

domenica 28 aprile 2013

SALVINI ATTACCA LA NEO MINISTRA KYENGE: “NON E’ ITALIANA”. MA SE LUI E’ DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA CHE CAZZO GLI FREGA?


LA MACCHIETTA LEGHISTA, NOTO PER CANTARE CHE I NAPOLETANI PUZZANO, DOVREBBE ESSERE SEMMAI SOLIDALE CON LA NEOMINISTRA DEL CONGO: E’ NATA ALL’ESTERO COME LUI
Il rappresentante del becerume legista Matteo Salvini, esponente di rilievo (figuratevi gli altri…) della Lega, non ha perso tempo a indignarsi per la nomina di una persona per bene a “ministro all’integrazione” invece che “agli affogamenti” a lui cari.
Obiettivo dei suoi rutti politici è Cécile Kyenge, neo ministra del governo Letta, che, leggiamo su “Repubblica”, per Salvini non “è italiana”.
Come al solito Salvini non ne azzecca una: sposata con un italiano e madre di due figlie, nata a Kambove nel Congo-Kinshasa, Cécile è in Italia dal 1983 e ha la cittadinanza italiana.
A differenza del diplomato Salvini, ha una laurea in medicina e chirurgia conseguita all’Università Cattolica di Roma, é specializzata in oculistica ed esercita la professione di medico oculista.
A differenza di qualcun altro, insomma, non è mai stata mantenuta da alcun partito, non si è mai ubriacata, non rutta e non è razzista.
Semmai è stata oggetto di minacce di morte.
Caso strano da un segretario leghista che, commentando la sua elezione a deputata aveva scritto: “Dovremmo fare i kamikaze giapponesi – proponeva infatti Francesco Bellentani, segretario comunale della Lega Nord di Nonantola, nel modenese – prima del gesto estremo, ucciderne minimo 20 di loro”.
Al messaggio un secondo leghista aveva risposto: “Basta far fuori loro, perché poi ammazzarsi, non ne vale la pena”.
Non risulta che Salvini in quella occasione propose l’espulsione del segretario razzista di Nonantola, forse non era un bossiano…
Ricordiamo che, come coordinatrice della Rete Primo Marzo, Cécile denunciò il caso di Andrea e Senad, i due fratelli bosniaci di 23 e 24 anni, improvvisamente detenuti nel Cie di Modena perché i loro genitori avevano perso il lavoro e il permesso di soggiorno, facendoli diventare per il nostro ordinamento giuridico meno che apolidi.
Una vicenda kafkiana che si risolse dopo 50 giorni di detenzione con una sentenza del giudice di pace che li rese giustamente liberi.
Cécile ha sempre usato parole moderate: “poter dire ‘io esisto per questa società’ anche se la strada per diventare cittadini è lunga, può cambiare sensibilmente la vita di chi già abita in questo paese. Significa sentirsi parte di quella comunità in cui si lavora, in cui si crescono i propri figli, in cui si compra casa e si mette su famiglia”.
Ma sono frasi difficilmente comprensibili per chi è uso cantare: ” senti come puzzano, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani…”
In ogni caso, comunque la si pensi, che ad accusare Cècile di “non essere italiana” sia proprio chi rivendica di non appartenere alla nostra nazione (come da foto) ma alla “padagna del magna magna” (quanti inquisiti leghisti in Regione nella scorsa legislatura, quanti miliardi gestiti da Belsito senza che Salvini si accorgesse di nulla..) è davvero il massimo dell’umorismo involontario.
Capita solo ai grandi attori.
O agli emeriti cretini.


Nessun commento:

Posta un commento