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lunedì 27 maggio 2013

Caso Marò:Per il generale Nicolò Manca la misura è colma.

Ai primi di maggio aveva restituito le onorificenze  le onorificenze di cavaliere, concessa da Cossiga nel 1989, e quella di commendatore che porta la firma di Ciampi e intervistato da Chiaramaria Pinna aveva dichiarato:”Non hanno coraggio nè orgoglio – sbotta Nicolò Manca – ma guardate il presidente del Consiglio Letta: ha appena scelto ministri, sottosegretari, e che fa? Va a nominar e l'ambasciatore Staffan de Mistura suo inviato speciale presso il governo indiano. E il ministro della difesa che ha fatto? La prima scampagnata in Afghanistan anzichè andare in India dove sono agli arresti i suoi soldati. E cosa dire della magistratura indiana che limita i movimenti del nostro ambasciatore a New Delhi in violazione della Convenzione di Ginevra?Siamo il quarto o quinto paese al mondo per spese e impegno militare nelle missioni di pace, abbiamo una credibilità elevatissima, come possiamo rinunciare a farci valere in una situazione come questa? La verità, forse, è che i nostri politici sono sempre impegnati in altro”.
Contattato dal giornale il generale Nicolò Manca ,in una lettera ha scritto” Nel mio piccolo non avevo altro di simbolicamente significativo, ma con quello che è accaduto in India non potevo più accettare questi riconoscimenti. Pensi che è tornata da Roma solo la ricevuta di ritorno della raccomandata, senza una riga di risposta. Siamo al muro di gomma assoluto”.
E il generale si indigna anche per l’affidamento delle indagini al polizia antiterrorismo indiana”In pratica l'allucinante risultato di mesi e mesi di assurdi su-e-giù tra l'Italia e l'India dei nostri due militari - scrive nella lettera - è il seguente: Girone e Latorre, due soldati in missione contro il terrorismo, saranno giudicati come terroristi. A Herat, nel Natale del 2011, un ufficiale della Sassari, il maggiore Andrea Alciator, mi fece leggere una lettera con la quale undici dipendenti di una azienda internazionale incaricata del supporto logistico esprimevano tutta la loro gratitudine al reparto che aveva salvato loro la vita in occasione di un poderoso attacco terroristico. Quei dipendenti erano indiani e nel team della Sassari che li aveva salvati erano inseriti alcuni marò del San Marco”. Per Manca, “dobbiamo smetterla di miagolare. I vertici politici e militari ritrovino un po' di spina dorsale. Dopo oltre un anno di tira e molla bisogna puntare i piedi”. Sempre nella lettera il generale denuncia l'indifferenza degli alleati e degli organismi internazionali come l'Onu, la Nato, l'Unione europea. E propone di fare una rappresaglia per la festa della Repubblica: “Se non si farà fronte comune per costringere l'India al rispetto delle leggi internazionali e alla restituzione, entro il prossimo 2 di giugno, dei marò all'Italia, dove il loro operato sarà sottoposto a giudizio, i 7.500 soldati italiani impegnati fuori area nelle missioni di pace vengano ritirati entro l'anno”.

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