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sabato 11 maggio 2013

ITALIA SOMMERSA DAI MARI



 
Isole Tremiti - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes

Il pensiero corre alla fine di Atlantide, il continente sommerso, anzi scomparso per sempre. Questa che ora narriamo non è una leggenda, ma la nuda e cruda realtà che ci attende, secondo quanto attesta la scienza. 

L’esito sembra scontato: sprofondare sotto il livello del mare. «Le acque saliranno di sei metri. Così l'Italia con l'innalzamento dei mari». In uno studio nordamericano gli effetti dello scioglimento del Polo. Le cause? Il buco dell'ozono c'entra ben poco. Piuttosto bisogna volgere l'attenzione ai disastri provocati dalla mano armata dell’uomo in divisa anche sul Belpaese. Scomparirebbero sicuramente Venezia, Livorno, Latina, il Golfo di Oristano e qualche città costiera della Puglia.

Oltre 4.500 chilometri quadrati dello Stivale, tra i più suggestivi, potrebbero sparire per sempre. La causa è ancora una volta l’uomo e la sua sete di dominio assoluto del Pianeta Terra, sotto il peso segreto delle attività di sperimentazione bellica, meglio nota come guerra a Gaia (geo-ingegneria ambientale, possesso del clima, eccetera…), ossia alla vita.

Enea: mappa del rischio in Italia


C'è una grande fetta d'Italia - costituita da ben 33 aree urbane - che rischia di sprofondare sotto il livello del mare se quanto affermano ricercatori degli Stati Uniti d’America dovesse realmente verificarsi. 

Mappa ufficiale potenziali depositi di scorie nucleari

Gli ultimi rilevamenti eseguiti dai satelliti della Nasa dimostrano che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia sta accelerando ad una velocità inaspettata. Secondo i ricercatori, se l'intera coltre di ghiaccio dovesse sciogliersi completamente il livello globale dei mari si innalzerebbe di 6 metri. Lo studioso Jianli Chen dell'Università del Texas (Usa), ha spiegato inascoltato da chi detiene il potere politico, economico e militare: «Dai dati satellitari risulta che l'intera massa di ghiaccio che ricopre la Groenlandia si sta sciogliendo ad un tasso di circa 239 chilometri cubici all'anno, tre volte superiore a quanto ci saremmo aspettati».

Considerando questi dati Jeremy Weiss dell'Università dell'Arizona, in collaborazione con il Servizio Geologico Americano, ha elaborato numerose carte interattive del globo terrestre in cui si possono osservare le aree che - con l'innalzamento dei mari - andrebbero via via scomparendo. Fino a considerare l'ipotesi peggiore, quella appunto dello scioglimento totale dei ghiacci groenlandesi.

potenziali siti nucleari - mappa Cnen

In Italia vi sarebbero a rischio le coste dell'alto Adriatico da Venezia fino a Grado e verso sud fin quasi a Rimini, mentre verso l'interno l'acqua potrebbe prendersi le terre fino a Ferrara. In Toscana sarebbero in pericolo le coste vicino Livorno e verso nord quelle di Tombolo fino all'Arno, l'acqua arriverebbe fino alla periferia di Pisa. Nel Lazio, Latina verrebbe sommersa e verso sud il mare sommergerebbe gran parte delle coste prospicienti il Golfo di Gaeta.
Nel Mezzogiorno, la Puglia vedrebbe inabissarsi Lesina e Manfredonia e le coste che si snodano verso Barletta, mentre la Sardegna potrebbe dire addio alle coste del Golfo di Oristano, a parte della penisola del Sinis e allo Stagno di Cagliari.

Ovviamente l'entità del rischio è maggiore laddove esistono già problemi di subsidenza e di erosione o instabilità dei litorali, accentuati dalle massicce estrazioni di idrocarburi e dalle frequenti ed incontrollate attività belliche della NATO sulle faglie sismiche attive. Problemi che riguardano maggiormente l'alto Adriatico, l'Alto Tirreno e le coste prospicienti Sicilia e Calabria. 

centrale nucleare del Garigliano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Un gravissimo pericolo trascurato è quello di almeno tre centrali nucleari (2 civili ed una militare) che rischiano di finire inesorabilmente sott'acqua. Come nel caso del reattore atomico segreto del Cisam a San Piero a Grado, in riva al Tirreno, o i siti nucleari del Garigliano e di Borgo Sabotino.
Il dottor Fabrizio Antonioli dell'Enea, che ha realizzato uno studio sul fenomeno, spiega in dettaglio: 
«L'innalzamento del mare nel nostro Paese non è causato solo dal riscaldamento globale, ma anche dall'abbassamento dei suoli, fenomeno evidente soprattutto al Nord e legato a complessi fenomeni geologici». 
Considerando tali fattori Venezia risulta la città a maggior rischio. Nell’ultimo secolo è sprofondata di 23 centimetri, ma fino ad oggi l'azione dello scioglimento dei ghiacci è stata molto contenuta.

L'aumento del livello del Mediterraneo porta anche ad un altro problema:l'infiltrazione salina nelle falde acquifere che rischia di compromettere le risorse idriche soprattutto in Puglia, dove addirittura il governo di Vendola ha concesso sulla terraferma ben 14 autorizzazioni a cercare e perforare gas e petrolio, e Sicilia. 

A rischio non è solo la disponibilità di acqua potabile, ma anche l'irrigazione: utilizzando acqua salata per irrigare i campi si favorisce la desertificazione. Il paradosso, appunto, che proprio in terra levantina è proibito agli agricoltori aprire nuovi pozzi d’acqua, ma al contempo la giunta vendoliana concede nulla osta a società anglo-americane, per devastanti ricerche nel sottosuolo di idrocarburi a base di esplosivi convenzionali. 

Il lavoro dell'Università dell'Arizona ha messo in luce molte altre aree del pianeta che potrebbero scomparire con una risalita di 6 metri del livello marino. In Europa, Olanda e Germania vedrebbero il mare entrare nel loro territorio per decine di chilometri. La Florida sarebbe costretta ad evacuare milioni di persone perché ne scomparirebbe quasi un terzo.

Sparirebbero le aree asiatiche dalle foci del Gange e dell'Indo e molte aree della Nuova Guinea, e le molteplici isole coralline degli oceani. Ma per queste non è necessario attendere che l’oceano si innalzi di 6 metri: per tante, infatti, la fine si avrebbe anche con un innalzamento di soli 40 centimetri.

Situazione italiana - La Carta Nazionale delle aree costiere, redatta da Fabrizio Antonioli, Enea, Dipartimento Ambiente, ha lo scopo di valutare il comportamento delle coste al variare del livello del mare. Un punto sulla costa è la somma di movimenti di diversa origine: movimenti  Eustatici (scioglimento dei ghiacci), Isostatica (abbassamento delle coste italiane dovuto a movimenti geofisici del mantello) e tettonici (movimenti delle zolle, sollevamento Alpi, abbassamento della Pianura del Po, terremoti, ecc.). Questo vuole dire movimenti verticali molto diversificati. Indagini di dettaglio dimostrano che la risposta è molto diversa da nord a sud dell’Italia.
L’Enea, in collaborazione con alcune Università italiane e con il progetto nazionale Vector, ha calcolato l’attuale tasso di risalita relativa del mare per le aree a rischio, perché depresse, e i tassi dei movimenti tettonici. Tutto ciò è stato fatto con molto dettaglio per alcune aree (Versilia, Fondi, Cagliari, Catania, Foce del Sangro, area di Trieste, stretto di Messina, Lazio Meridionale) perforando sondaggi, misurando markers archeologici, biologici e geomorfologici con dettagli nelle altre aree. Per tutte le aree a rischio italiane (33), evidenziate nella figura è comunque stato possibile valutare i movimenti di risalita del livello del mare minimi, attesi, nel caso di accelerazione della risalita di livello del mare per effetto serra e riscaldamento delle acque superficiali, tali movimenti potranno raddoppiare.

Non sempre inoltre, ad un sollevamento relativo di livello del mare corrisponde un allagamento dell’area retrostante perché influiscono diversi fenomeni legati alle disuguali caratteristiche fisiche locali come l’ampiezza delle spiagge, la portata dei detriti dei fiumi, la presenza o meno di dune costiere, l’esistenza e il verso di correnti marine, l’installazione di opere di difesa, la creazione di insediamenti antropici.
L’Italia è situata in un’area geologicamente attiva, dove movimenti isostatici, tettonici e di subsidenza antropica si sommano a quelli eustatici. Le coste mediterranee, misurate in 46.000 chilometri, e soprattutto quelle italiane di 7.750 chilometri, presentano alcuni fattori negativi, in relazione al rischio di allagamento da parte del mare:
1 – la presenza di limitate escursioni mareali (mediamente 30-40 cm con l’unica eccezione del nord Adriatico dove si superano i 180 cm di marea) ha consentito un pericoloso avvicinamento alle coste basse di numerose attività antropiche;
2 – tutte le aree costiere italiane in seguito a movimenti isostatici e tettonici aumentano ulteriormente gli effetti del sollevamento eustatico (scioglimento dei ghiacci) del mare, tale effetto viene evidenziato per la presenza di un certo numero di aree costiere depresse, cioè che già oggi presentano qualche migliaio di chilometri quadrati a quote topografiche anche sotto il livello del mare (in rosso e giallo nella mappa).
A questi movimenti naturali vanno aggiunti quelli di subsidenza del suolo (e quindi risalita relativa del livello marino) dovuti all’intervento dell’uomo quali: emungimenti di acque, gas, petrolio, o compattazioni dovute a bonifiche di zone paludose. Rispetto al sollevamento eustatico globale (senza quello isostatico o tettonico) di risalita dei mari italiani pari a circa 1,02 millimetri/anno sembra essere minore rispetto a quello globale pari a 1,8 millimetri/anno.

I motivi di questa notevole discrepanza sono attualmente fonte di dibattiti scientifici e sembrano legati ad anomalie di salinità, di pressione e di forte evapotraspirazione del mare Mediterraneo  che viene “ricaricato” con difficoltà dai corsi d’acqua, oltre alla presenza nello stretto di Gibilterra di una soglia che si comporta da “diga” rispetto agli Oceani.

Pericoli ad orologeria - A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: la sua struttura è lunga 70 chilometri ed è larga 30. 

Lo Stato italiano ha autorizzato la trivellazione del vulcano attivo Marsili: una pericolosa fonte di energia geotermica. 

Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull'area del Marsili: il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In altri termini, addirittura lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale. Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione.

Annuncio Eurobuilding - Il seguente annuncio è slittato di un anno, ma siamo come noto nel 2013 ed i lavori che potrebbero scatenare una catastrofe fervono alacremente. «Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale - al largo delle coste siciliane, calabresi e campane - sono enormi sorgenti di calore; l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia. Il Cammino del progetto "Marsili" si comprende di tre fasi:  Esplorazione, Perforazione, Produzione.  Il Mediterraneo, e più precisamente il Mar Tirreno sud-orientale è sede di un importante distretto vulcanico, sottomarino, il Marsili, che può diventare la prima importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, aprendo la strada ad una nuova, pulita ed inesauribile fonte di energia.

La società italiana Eurobuilding spa e il gruppo di ricerca da essa costituito e finanziato, che comprendente i più importanti Organismi di Ricerca del settore e precisamente: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV; l'Istituto per la Geologia Marina del CNR-Ismar, l’Università di Chieti - Centro di Ricerche sperimentali per le geotecnologie ed il Politecnico di Bari, hanno affrontato dal 2005 ad oggi una sfida scientifica e tecnologica unica a livello mondiale, con l'obiettivo finale di produrre energia dal primo campo geotermico a mare, ubicato nell'area del Marsili. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile,drilling ship). Profondità di attacco tra 500 e 1000 m non costituiscono un problema per l’utilizzo di tubaggio di raccordo con la testa pozzo (riser). Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica. L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».

In altri termini, dichiarazioni tranquillizzanti, anzi di carattere pubblicitario, senza alcun supporto scientifico. Ed è ben strano che il mastodontico progetto - ben instradato - non sia stato sottoposto a valutazioni ambientali di alcun genere (VIA e VAS) e le cosiddette associazioni ambientaliste italiote tacciano. C'è puzza di bruciato lontano anni luce. E magari un interessamento della magistratura non sarebbe male, se non addirittura doveroso.

La società Eurobuilding, attualmente è sotto indagine della Procura della Repubblica di Ancona (pm Paolo Gubinelli) per un "appalto truccato legato a lavori e danni ambientali sulla costa marchigiana". Inoltre, il Tar Abruzzo ha respinto la richiesta della medesima società di estrarre notevoli quantità di sabbia dal fondo del mare Adriatico. Gratta e scava, ed ecco Angelo Zerilli, un ufficiale superiore delle capitanerie di porto in congedo: socio e consulente amministrativo Eurobuilding dal gennaio 2006 al maggio 2012 (6 anni e 5 mesi).

Sul suo curriculum Zerilli, uno ben ammanicato, ne fa un motivo di vanto e scrive:  "CONSULENTE PER L'OTTENIMENTO DEL PERMESSO DI RICERCA PER LO SFRUTTAMENTO DELLA GEOTERMIA MARINA NELL'AREA DEL VULCANO SOTTOMARINO " MARSILI" NEL MAR TIRRENO IN AMBITO DI PIATTAFORMA CONTINENTALE. PERMESSO DI RICERCA ATTUALMENTE IN VIGENZA".

Il progetto Marsili aveva mosso i primi passi nel 2006, con la presentazione dell'istanza al ministero.

A quanto pare un ex militare ben introdotto nelle stanze basse del sistema di potere: "1989- 2002: Responsabile della Portualità Turistica del Ministero Trasporti; 1994: Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato Gianfranco Micciché; 1997: delegato dal Ministro dei Trasporti per il contratto d' area Torrese - Stabiese; 1997: predispone il Decreto Burlando per il rilascio delle concessioni per porti turistici, 1999: relatore per l'Italia alle riunioni dell'ICOMIA, a St. Thomas, US Virgin Islands, Fort Lauderdale, Istanbul maggio 2000: relatore per l’Italia a Florianopolis sviluppo del turismo brasiliano; Giugno 2001: Presidenza del Consiglio - coordinatore per la riconversione dell’Arsenale Militare della Maddalena, su progetto dallo stesso ideato; 2001 promosso Capitano di Vascello e posto in congedo a domanda;  Aprile 2002: consulente del Principe AgaKan per loYachting Club Costa Smeralda di Porto Cervo;2005: esperto di Confindustria Lazio; Ottobre 2005: candidato a Presidente dell’Autorità Portuale Civitavecchia. Dal Novembre 2006 consulente Regione Lazio, per Piano dei Porti del Lazio. Dicembre 2006: ottenimento 80 anni di concessione per porto di Loano. Dicembre 2006 ottenimento della c.d.m. per anni 50 in favore della Società Marina di Archimede - Siracusa. 2007 Comune di Capo D'Orlando, componente commissione esame porto turistico. Dal 2009 consulente Acquamarcia per Venezia".

Allarme inascoltato - "Pericolo tsunami nel Tirreno": geologo lancia l’allarme, "il vulcano Marsili si è risvegliato". A quanto rilevato la sua attività si è ridestata, ed ora la preoccupazione è per una catastrofe che potrebbe originarsi da una sua eruzione e conseguenti eventi franosi sui suoi versanti, onda anomala che colpirebbe le coste meridionali che si affacciano sul Tirreno, appunto.

È stato il professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, a notare questa attività e a lanciare l’allerta. Chiaramente è importante, pur dedicando molta attenzione a ciò che avverrà nel Marsili, evitare facili allarmismi: come ha dichiarato lo stesso Ortolani è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei ‘sistemi di difesa dei litorali‘. Ortolani dà un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo. Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie ‘sentinelle’, che possano preannunciare con un tempo sufficiente all’organizzazione l’arrivo dell’onda anomala. Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota. I dati raccolti in quell’occasione e pubblicati dal dipartimento di fisica dell’università di Bologna e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma hanno rivelato come, negli ultimi duemila anni, sono stati 72 i movimenti anomali del mare che si sono abbattuti lungo le coste del nostro Paese.

Secondo esperti di chiara fama, il più grande vulcano sottomarino d'Europa può disintegrare e provocare uno tsunami che potrebbe inghiottire il Sud Italia «in qualsiasi momento. Il vulcano Marsili, che brucia con magma, ha pareti fragili che potrebbero collassare. Potrebbe accadere domani». Eventuali smottamenti lungo le sue falde, innescati da movimenti sismici, potrebbero causare un maremoto che si abbatterebbe nel giro di pochi minuti sulla costa campana, a soli 150 chilometri di distanza.
Infatti, il sismologo Enzo Boschi sulla questione ha pubblicamente dichiarato che «la caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità».

Corriere della Sera (29 marzo 2010) - «Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale - spiega Boschi - scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.

Effetti collaterali? Mai stranamente considerati dal Governo tricolore. Secondo l’esperto Enzo Boschi, a capo per lungo tempo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento».

Allora è pericoloso bucare i vulcani in attività? Sono per caso giganteschi ordigni ad orologeria? C'è qualche nesso tra i giochi di guerra della Nato, proprio in questa area del Mediterraneo, a ridosso dei vulcani Marsili, Magnaghi e Vavilov, nonché di faglie sismiche attive, ed i terremoti che stanno sconquassando come non mai lo Stivale, in modo particolare dall'anno 2009?


riferimenti utili:











eurobuilding spa:







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