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sabato 18 maggio 2013

L’Ue all’Italia: vietato vietare il mais Ogm. Ma dà segni di tossicità sulle cellule umane



Torno sulla sentenza della Corte Europea che la settimana scorsa in sostanza ha vietato all’Italia di vietare la coltivazione del mais OgmMon 810.
Merita soffermarsi su due aspetti: l’utilità di questo mais per l’agricoltura (secondo il Sole 24 Ore è un passo avanti, link in fondo, ma le cose stanno un po’ diversamente); gli effetti sulla salute. Fra l’altro pochi mesi fa per la prima volta uno studio scientifico ha rinvenuto segni di tossicità su cellule umane, non sui soliti (poveri!) topi da laboratorio.
Però voglio cominciare da un’altra cosa. L’articolo sulla sentenza europea è stato rilanciato da diversi siti web, suscitando commenti da cui si evince che l’italiano medio non sa cosa sono gli Ogm: crede che siano una cosa tipo mulo (l’incrocio fra cavalla ed asino), crede che la loro principale “colpa” sia nell’impedire ai contadini di conservare e riseminare le sementi: mentre la quasi totalità delle sementi convenzionali in commercio è comunque costituita da ibridi non riseminabili.
Ho spiegato cosa sono gli Ogm in un vecchio post, e invito a rileggere: gli Ogm non hanno nulla a che fare con i millenari incroci, le millenarie selezioni effettuate dai contadini per migliorare le rese dei campi.
Derivano da manipolazioni del patrimonio genetico che avvengono in un laboratorio. Inseriscono nel Dna delle piante “effetti speciali” che mai e poi mai potrebbero prodursi in natura, neanche in una natura guidata dall’uomo come quella che si incontra in campagna.
Ma cominciamo dal presunto “passo in avanti” che l’impiego del mais Ogm rappresenterebbe per l’agricoltura.
Restringo il discorso (che altrimenti sarebbe amplissimo) al mais Ogm oggetto della sentenza europea, il Mon 810. Faccio solo qualche qualche riferimento ai suoi parenti più stretti: hanno in comune con cui le manipolazioni effettuate in laboratorio per inserire nel Dna materiale genetico proveniente da un bacillo, il Bacillus thuringiensis.
Questa operazione mette il mais Mon 810 in grado di produrre una tossina insetticida che è, o dovrebbe essere, letale per la piralide del mais, una farfallina diffusa nell’Italia centrale e settentrionale i cui bruchi si nutrono appunto di radici e germogli del mais.
Il Mon 810 è poco coltivato in Europa (in basso c’è un link ad English Wikipedia con la sua tormentata storia nel Vecchio Continente), ma negli Stati Uniti sono ampiamente diffusi mais Ogm“cugini” del Mon 810, nei quali il materiale genetico proveniente dal Bacillus thuringiensis servirebbe per stecchire la diabrotica del mais, un insetto americano dannoso che, ultimamente, è comparso anche in Europa.
Ho scritto “servirebbe” per stecchire la diabrotica, non ho scritto “serve”. Infatti negli Usa, insieme alla diffusione a tappeto del mais Ogm anti-diabtorica sono comparsi ceppi di diabrotica che banchettano allegramente sul mais teoricamente per loro letale. Si stanno diffondendo sempre più e sono diventati un serio problema per l’agricoltura.
Che una cosa del genere capiti anche con il mais Mon 810 e la piralide europea, non è un rischio tanto remoto: il principio di Mitridate (il re che, racconta la leggenda, allenò il suo organismo a resistere al veleno) vale anche per la sopravvivenza e la riproduzione degli insetti dannosi alle colture.
Infatti uno studio effettuato da Greenpeace nel 2007 aveva dimostrato che nel mais Mon 810 il contenuto di “insetticida” varia notevolmente da pianta a pianta: talvolta non è letale ed è anzi molto basso. Esattamente quello che serve per “mitridatizzare” gli insetti. Alcuni dei link contenuti nel vecchio post non sono più attivi; ho comunque recuperato lo studio completo e il link è in fondo, insieme a tutti gli altri.
E poi, la salute umana. L’approvazione di una coltura Ogm in Europa dipende fondamentalmente dall’Efsa, l’autorità per la sicurezza alimentare. L’Efsa si limita di regola a riesaminare gli studi con cui l’azienda che ha brevettato l’Ogm in questione sostiene la sua innocuità sugli animali da laboratorio. Per la serie: oste, è buono il suo vino?
A volte tuttavia gli studi presentati dalle aziende proprietarie del brevetto sono stati rivisti anche da altri scienziati. Che hanno tratto conclusioni diverse da quelle dell’Efsa e soprattutto poco tranquillizzanti.
E’ accaduto con il mais Mon 863, di cui l’Unione Europea autorizza l’importazione come mangimeper animali. Anche i link di questo vecchio post non sono più attivi; ho rintracciato comunque lo studio completo sugli Archives of Environmental Contamination and Toxicology; il link è in fondo.
Negli studi tossicologici effettuati dalle aziende proprietarie di brevetti Ogm e presentati alla “benedizione” dell’Efsa per ottenere il vialibera in Europa, i topi (o chi per essi) vengono sottoposti ad autopsia dopo essere stati nutriti con Ogm per alcune settimane, non per tutta la vita. Di regolanon vengono fatti riprodurre: non si osserva se, e quali, effetti compaiono sui discendenti.
Studi tossicologici indipendenti e più approfonditi costano tempo e denaro. Alcuni tuttavia sono stati effettuati. Il campanello d’allarme è suonato per gli effetti sui topi dei mais Mon 810, Mon 863 e Nk 603: il link alla ricerca scientifica contenuto in fono al vecchio post è tuttora attivo.
Ancora, la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Vienna, in collaborazione con l’Ages (Austrian Agency for Health and Food Safety) ha nutrito quattro generazioni di topi con il mais Mon810xMon863, una varietà in grado di produrre una più vasta gamma di “insetticidi” ma sempre grazie a materiale genetico proveniente dal Bacillus thuringiensis.
Risultato, il cibo Ogm è una potenziale minaccia per la fertilità. Di nuovo, i link del vecchio post non sono più attivi ma ho rintracciato sia il comunicato stampa dell’Ages (in tedesco) sia lo studio completo su un sito allestito dal ministero tedesco per la Salute e la Ricerca: anche in questo caso i link sono in fondo.
Ma sono topi, si dirà. Noi siamo esseri umani. Vero. Però in primavera è uscito sul Journal of Applied Toxicology uno studio che, per la prima volta, ha cercato eventuali segni di tossicità su cellule umane. E li ha trovati.
Lo studio riguardava le cellule embrionali di rene e le tossine espresse da mais Ogm contenenti materiale genetico del Bacillus thuringiensis. Il link è sempre in fondo.
Eppure – che lo sappiate o no – gli Ogm sono inseriti nella catena alimentare europea, e non solo in quella americana. Il bestiame dal quale ricaviamo carne, latte, uova viene perlopiù nutrito con mangimi Ogm.
Cibi contenenti Ogm possono essere messi in commercio: basta specificarlo sull’etichetta. Li si incontra di rado perchè gli europei, notoriamente, non li apprezzano.
Però l’Ue ammette una “contaminazione accidentale” e involontaria di Ogm pari allo 0,9% anche nei prodotti da agricoltura convenzionale e biologica. E questa “contaminazione accidentale” nonc’è bisogno di indicarla sull’etichetta.
La scheda del mais Mon 810 su Fondazione diritti genetici e su English Wikipedia
Il Bacillus thuringiensis su Wikipedia
La piralide del mais su Wikipedia
How much Bt toxin do genetically engineered MON810 maize plants actually produce?, lo studio di Greenpeace del 2007 sulla variabilità nella concentrazione delle tossine insetticide
New Analysis of a Rat Feeding Study with a Genetically Modified Maize Reveals Signs of Hepatorenal Toxicity, la revisione degli studi effettuati da Monsanto sulla tossicità del mais Mon 863 pubblicata nel 2007 sugli Archives of Environmental Contamination and Toxicology
Nuovi risultati sui topi nutriti con Ogm, il comunicato stampa dell’Ages austriaco
Biological effects of transgenic maize NK603xMON810 fed in long term reproduction studies in mice, lo studio multigenerazionale sui topi condotto dall’Università di Veinna
Cytotoxicity on human cells of Cry1Ab and Cry1Ac Bt insecticidal toxins alone or with a glyphosate-based herbicide, lo studio relativo agli effetti sulle cellule umane dele tossine espresse dal mais Ogm con o senza residui di diserbante pubblicato sul Journal of Applied Toxicology

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