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lunedì 13 maggio 2013

Staffan De Mistura memoria storica i memoria grigia del caso marò?


Nato a Stoccolma nel 1947 da madre svedese e padre italiano originario di una famiglia nobile di Sebenico in Dalmazia nell'odierna Croazia[2], trascorre l'adolescenza a Roma e frequenta gli studi superiori nel Liceo classico presso l'Istituto Massimiliano Massimo dei padri gesuiti[3].
Nel 1999 il Consiglio dei ministri gli conferisce la cittadinanza italiana per essersi distinto per la determinazione, l'impegno e l'elevata professionalità].
Dopo una carriera di trentasei anni in varie agenzie dell'ONU, l'11 settembre 2007 viene nominato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon Rappresentante Speciale del Segretario Generale per l'Iraq, subentrando a Ashraf Qazi.
Nel luglio del 2009 de Mistura è divenuto vice direttore esecutivo per le relazioni esterne del Programma alimentare mondiale a Roma. A marzo 2010 de Mistura è stato designato rappresentante speciale in Afghanistan.
Le precedenti cariche di De Mistura presso l'ONU includono quella di vice rappresentante speciale in Iraq e direttore del centro informazioni ONU a Roma. Il suo lavoro lo ha portato in molti dei luoghi più problematici ed instabili del mondo tra cui Afghanistan, Iraq, Libano, Rwanda, Somalia, Sudan ed ex Jugoslavia.
Il 28 novembre 2011 è nominato Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri del Governo Monti.
Il 27 marzo 2013, in conseguenza delle dimissioni del ministro Giulio Terzi per il caso dei marò, è stato promosso dal presidente del Consiglio Mario Monti alla carica di viceministro degli Affari Esteri insieme alla collega Marta Dassù.
Il 3 maggio 2013 viene nominato inviato speciale presso il governo indiano per il caso dei marò da parte del Governo Letta.

Particolarmente controverso è il ruolo tenuto da Staffan de Mistura nella vicenda della contesa dei due Marò con l'India circa l'incarico affidatogli dal presidente del Consiglio Mario Monti, che lo ha portato alla firma di un accordo tramite "Nota verbale" direttamente con il ministro degli esteri indiano Kurshid, poiché in ambito diplomatico è prassi trattare a parità di rango, de facto, quindi, scavalcando ed esautorando il ministro degli esteri Giulio Terzi che aveva seguito la vicenda dal principio, e che si era sempre mostrato contrario al rientro dei marò in India.
Accordo che dichiarava la non punibilità dei fucilieri di marina con la pena di morte, validità del medesimo però contestata solo dopo il rientro dei due marò nel Paese asiatico dal ministro della giustizia indiano Ashwani Kumar che ha ribadito l'indipendenza del potere giudiziario da quello legislativo, dichiarando quindi "non valido" il patto siglato.
Onorificenze [modifica]

                Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 17 settembre 2007


Intervista a De Mistura rilasciata al messaggero e riportata sul sito della Farnesina dove parla di questo famoso impegno scritto

De Mistura: 'La garanzia è scritta in un documento'

Roma 25 Marzo 2013
Il Messaggero
Marco Ventura

«Erano le 3.45 di pomeriggio del 21 marzo». Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura parla al cellulare da Delhi. Ha scolpita nella testa l`ora precisa in cui è arrivata a Roma la comunicazione del ministro degli Esteri indiano che è valsa come garanzia per il ritorno in India dei marò. «Un documento scritto, con l`assicurazione che non sarebbero stati arrestati e in cui si escludeva la possibilità della pena di morte. Solo a quel punto abbiamo deciso di metter fine alla sospensione dell`Affidavit con cui l`ambasciatore Mancini s`impegnava per il rientro. Per l`Italia la parola data è importante».
Eppure il Guardasigilli, Kumar, nega garanzie, e il ministro degli Esteri, Khurshid, parla di chiarimenti ma smentisce l`accordo sulla pena di morte...
«Khurshid ha dettato una nota verbale chiara, che non la chiami accordo posso capirlo per motivi di politica interna, ma che la dichiarazione ci sia è inoppugnabile. E Kumar ha risposto a una domanda trabocchetto dicendo che il governo non può garantire l`esito di un processo. Qualsiasi ministro della Giustizia del mondo avrebbe risposto così, nessun governo può imporre a un giudice di un Paese democratico una sentenza o l`altra. Ma il governo ha voce in capitolo nella creazione, connotazione e architettura della Corte speciale che dovrà giudicare i marò. La stessa Corte Suprema lo ha incaricato di questo e lo ha rimproverato per i ritardi».
Lei ha incontrato a lungo il ministro degli Esteri Khurshid...
«Sì. Primo, ha confermato il contenuto dell`assicurazione scritta. Secondo, su mia richiesta ha immediatamente provveduto a togliere ogni possibile restrizione al nostro ambasciatore Mancini, che è rientrato nel pieno delle funzioni. Terzo, abbiamo convenuto che si mettesse in fretta la Corte ad hoc in grado di funzionare. Dopo un anno e un mese dai fatti (l`uccisione di due pescatori scambiati per pirati, ndr) la situazione, per noi come per loro, è diventata insostenibile. L`Italia insiste per l`arbitrato internazionale. All`inizio è stata violata l`immunità funzionale dei marò. Un alto ufficiale del Kerala mi ha detto compiaciuto che la nave era stata attirata in porto con l`inganno. Delhi respinga la pretesa del governatore del Kerala di fare il processo nel suo Stato».
I marò come hanno reagito alle ultime polemiche?
«Sono seri, determinati, hanno il morale fermo, sanno che gli italiani sono al 100 per cento con loro. Li tengo sempre al corrente e loro comprendono. Fanno parte della squadra che prende le decisioni fin dalla partenza. Hanno mantenuto la parola e anche noi. Questo viaggio è stato doloroso per tutti. Io, l`ambasciatore, loro, siamo un team, ogni sera facciamo il punto. Mi hanno chiesto solo di non essere fotografati, per la privacy».


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