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giovedì 20 giugno 2013

È più grave l’aborto degli abusi sessuali su minori: parola di arcivescovo


 
«Da un punto di vista qualitativo, è molto più grave l’aborto dell’abuso su un bambino da parte  di un sacerdote». Già, perché quando viene perpetrato un atto di pedofilia, è il «futuro del bambino a morire», mentre l’aborto è «un assassinio».  È questa la sentenza di un arcivescovo messicano,  mons. Fabio Martinez Castilla, dell’arcidiocesi di Tuxtla nella regione del Chiapas, che durante la messa nella cattedrale metropolitana di San Marcos, domenica 5 maggio, ha fatto sobbalzare sulla sedia diversi fedeli. Certo, ha poi aggiunto, «anche se l’aborto è molto più grave, quantitativamente le due cose arrecano un danno enorme e meritano di essere punite». E comunque, se i preti pedofili non devono essere coperti ma incarcerati e banditi dalla Chiesa, è altrettanto vero che essi, ha detto, non devono essere presi di mira a causa degli abusi sessuali  che hanno macchiato la Chiesa cattolica, ma che anche «insegnanti, politici, dottori e chiunque agisca contro il bene e la libertà di un bambino dev’essere punito».
L’arcivescovo non è nuovo a queste esternazioni. Tempo fa definì «pazzo» il vescovo di Alcalá de Henaresmons. Juan Antonio Reig Pla, che aveva consigliato alle coppie di praticare il sesso anale pur di evitare gravidanze indesiderate che portassero all’aborto; recentemente si è pronunciato contro l’utilizzo dei preservativi, «toppe» per evadere le proprie responsabilità. «È come affermare che l’unico di modo di fare pace sia quello di uccidere gli altri», ha detto Martinez. «La migliore soluzione al problema della responsabilità è che i genitori siano responsabili non solo nell’allevare ma anche nell’educare i figli».
Mons. Fabio Martinez Castilla, 63 anni, è arcivescovo della più grande città del Chiapas da febbraio di quest’anno. Dal 2007 è stato vescovo di Ciudad Lázaro Cárdenas.

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