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giovedì 13 giugno 2013

Letta, Alfano, Bonino e Mauro: adesso sui marò devono decidere loro

Il caso dei marò italiani detenuti in India perché accusati di aver ucciso due pescatori sta entrando in una nuova fase. Dopo un mese trascorso a stabilizzarsi, a prendere coscienza del problema e dei possibili spazi di manovra, il governo di Enrico Letta deve decidere cosa fare. Letta, il ministro degli Esteri Bonino e quello della Difesa Mario Mauro hanno adottato immediatamente le procedure migliori, più responsabili per affrontare lo scontro con l’India (perché di questo si tratta, di uno scontro politico, non di un convegno accademico). Letta, Bonino e Mauro hanno creato un gabinetto di crisi con il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Hanno accentrato la comunicazione e la gestione dei messaggi pubblici che il governo lancia sul caso. Hanno deciso di continuare ad avvalersi di un inviato come l’ex ambasciatore Onu Staffan De Mistura. Hanno tamponato l’ansia delle famiglie, ristabilendo contatti affettuosi e intensi con mogli, sorelle, parenti e amici a Bari e Brindisi. Hanno poi dato direttive abbastanza chiare alla Difesa e alla Marina militare, perché contribuiscano a gestire politicamente e con responsabilità l’ansia e perfino la protesta che fino a ieri erano quasi state lasciate fuori controllo nelle forze armate dal precedente governo.
Ma adesso è il Governo italiano (e non il tecnico Staffan De Mistura) a dover guardare in faccia la realtà e decidere. E saranno tutte decisioni difficili.
Innanzitutto perché l’India, che pure ha mandato segnali conciliatori (”dateci tempo, risolveremo la questione”), si prenderà i suoi tempi; il paese dimostra di non avere una struttura decisionale politica in grado di garantire con chiarezza quel percorso rapido al processo, “fast and fair” come dice De Mistura.
Anzi, vista la maniera assai caotica in cui l’India si avvicina a nuove elezioni nazionali, è molto probabile che nessuno si assumerà il coraggio di fare una mossa qualsiasi per accelerare il processo e condannare con pena lieve i 2 marò. Questa, infatti, è la soluzione migliore che al momento gli indiani hanno prospettato per il caso dei due marò. Condanna e poi pena da scontare in Italia, grazie a un accordo già firmato l’anno scorso.
Questa soluzione il governo Letta sarebbe pronto ad ingoiarla se permettesse davvero di risolvere la questione entro settembre/ottobre. Ma come dicevamo il sistema indiano è più vicino al modello democratico/competitivo (fra le varie istituzioni) stile Italia piuttosto che a quello di un regime in stile cinese, russo/putiniano o simile alle vecchie, affidabili autocrazie arabe che erano sempre pronte a scambiare e trafficare qualcosa in casi del genere.
Con l’India di oggi uno scambio, un accordo, una transazione non è possibile. E gli incidenti di percorso sono sempre in agguato. Per esempio adesso la polizia indiana vorrebbe interrogare (giustamente dal suo punto di vista) gli altri 4 fucilieri di Marina che erano imbarcati sulla Enrica Lexie. Secondo un rapporto della Marina, i periti balistici della polizia indiana hanno verificato che i 4 proiettili italiani recuperati nel corpo dei 2 pescatori e nel loro peschereccio provenivano da fucili diversi da quelli assegnati ai marò Girone e Latorre. Un interrogatorio, quindi, sarebbe comprensibile: i giudici vogliono farlo in India; il governo italiano – comprensibilmente – rifiuta.
Questo è solo uno dei possibili, ulteriori intoppi in questa lunga vicenda costellata da errori, ignoranze e anche comportamenti vigliacchi (ministro Terzi). Ma a questo punto il governo Letta deve farsene una ragione: un inviato speciale, un singolo ambasciatore, un segretario della Farnesina o un capo di Stato maggiore non sono in grado di capire e decidere. Letta, Alfano, Bonino e Mauro devono affrontare direttamente la questione, studiare approfonditamente il caso, capire quali errori sono stati fatti in passato, individuare i pericoli di un possibile “insabbiamento” della vicenda.
Se sono in grado di rischiare che una soluzione al casò marò arrivi dopo le elezioni indiane del 2014 (perché di questo si inizia a parlare) lo spieghino innanzitutto a se stessi, poi alle famiglie, ai marò e al paese che deve prepararsi a una lunga attesa.
Altrimenti decidano le loro controreazioni, politiche e diplomatiche insieme. Ma ad un livello di responsabilità e impegno che non puo’ che essere il massimo, ovvero il loro. Altrimenti fra poche settimane si troveranno in una palude di indecisione e incertezza da cui sarà sempre più difficile uscire. Impantanati nelle sabbie mobili indiane come e peggio del governo Monti.

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