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lunedì 22 luglio 2013

Indiani spudorati: tempi lunghi se l’Italia non consegna gli altri 4 Marò

Inaudita provocazione degli indiani che adesso ribaltano le accuse, scaricandole sull’Italia, per i tempi lunghi che si prospettano per il completamento delle indagini e la preparazione dell’istruttoria per un eventuale rinvio a giudizio dei due Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Adesso la colpa di queste inaccettabili lungaggini, secondo gli indiani, sarebbe solo delle autorità e del governo d’Italia che hanno drasticamente escluso, dati i precedenti e la dimostrata inaffidabilità degli indiani in genere e del loro sistema giudiziario in particolare, che possano recarsi in India a testimoniare gli altri quattro Marò del San Marco che erano a bordo della Lexie con Latorre e Girone quel maledetto 15 febbraio del 2012. Insomma, oltre al danno pure la beffa, una vera e propria presa in giro con una pretesa che rappresenta un ignobile ed irricevibile ricatto.
Ma procediamo con ordine. Da quasi 17 mesi pende presso la Corte Suprema (CS) indiana di New Delhi il ricorso perché sia riconosciuta all’Italia la competenza giurisdizionale a condurre un’inchiesta congiunta con le autorità indiane per far piena luce sui fatti in cui sono coinvolti il cargo Enrica Lexie ed i due fucilieri del San Marco. Ma dopo tutto questo tempo, la Corte non si è ancora espressa nel merito e si è limitata a prendere due decisioni, più importanti per loro che non per i Marò. Con la prima, presa lo scorso 18 gennaio, la CS ha avocato a sé l’inchiesta giudiziaria, dopo avere stabilito la non competenza giurisdizionale per questo caso della Corte dello stato del Kerala, dove il 19 febbraio del 2012 furono arrestati i Marò e sequestrata la nave. Poi, con una decisione successiva dello scorso aprile, il procuratore generale della Corte Suprema, il dr. G.E. Vahanvati, ha affidato l’inchiesta alla NIA, National Investigation Agency, l’agenzia antiterrorismo alla quale furono concessi 60 giorni a partire dal 4 di aprile per completare le indagini e produrre un rapporto esaustivo e conclusivo dei fatti accertati da utilizzare come base dell’istruttoria. Una decisione destinata ad allungare indebitamente i tempi della procedura perché, in linea di principio, qualora prima o poi la CS arrivasse a riconoscere le ragioni dell’Italia sulla giurisdizione del caso, tutto questo tempo sarà stato perso ed i Marò ingiustamente ed inutilmente privati della libertà per quasi due anni.
In effetti questo atteggiamento è iniquo e fortemente provocatorio perché, come riporta il quotidiano The Calcutta Telegraph, lo stesso Chief of Justice, cioè il Procuratore Capo Vahanvati, ha definitivamente riconosciuto e dato per acquisito agli atti che l’incidente è avvenuto esattamente a 20.5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, in acque extraterritoriali ed incluse nella Contiguous Zone contesa con lo Sri Lanka, dove solitamente alla guardia costiera del Kerala non viene riconosciuta alcuna giurisdizione. L’unica cosa che viene da pensare è che forse gli indiani vogliono arrivare prima ad istruire il processo contro i Marò, facendo trasparire una loro presunta colpevolezza, per poi fare il grande gesto di riconoscere la competenza giurisdizionale dell’Italia e restituirci dei Marò con una immagine offuscata per dare un minimo di senso alle loro assurde ed infondate iniziative legali sin qui intraprese. Una via d’uscita per salvare la faccia senza arrivare però alla condanna di Marò palesemente innocenti. Ma oltre a questo aspetto, altri se ne evidenziano che rischiano di far rinviare alle calende greche la conclusione di questa amara vicenda.
Nell’udienza in cui il caso fu affidato alla NIA, il procuratore generale Vahanvati provvide contestualmente a dirimere un’altra incredibile e stupefacente questione procedurale sorta tra la difesa dei Marò ed il tribunale di Kollam. Giusto il 15 luglio dello scorso anno, mentre i nostri fucilieri erano imprigionati nel carcere di Trivandrum, il giudice di Kollam P.D. Rajan aveva rigettato quasi con sdegno, ritenendola inammissibile, la richiesta della difesa dei Marò di avere una traduzione in italiano di tutte le testimonianze, le risultanze delle indagini e di tutti i rapporti della polizia e della Capitaneria del porto di Kochi che riguardavano il procedimento di accusa avviato nei loro confronti. La motivazione addotta da Rajan fu che gli avvocati dei due Marò avevano sufficiente dimestichezza con le due lingue nel quale erano redatti i documenti, cioè l’inglese ed il malayalam, che è la lingua del Kerala, una delle 22 lingue ufficialmente riconosciute dall’8° allegato alla Costituzione dell’India.
Non si tratta di questione di minore importanza perché nelle traduzioni si verificano incomprensioni ed equivoci che spesso fanno travisare completamente il significato originale delle affermazioni e del testo degli atti prodotti, specie poi quando si verificano traduzioni a catena. Nel caso in oggetto, gli atti risultano scritti in quattro lingue diverse, l’hindi di New Delhi, il malayalam del Kerala, l’inglese ed ovviamente l’italiano, lingua nella quale sono riportate tutte le registrazioni sul Libro di Bordo della Lexie ed in cui hanno preferito esprimersi i nostri Marò per non correre il rischio di essere fraintesi. Insomma s’era venuta a creare una vera Torre di Babele, con incomprensioni alle quali la Corte Suprema ha ritenuto di porre termine imponendo alla NIA di riprodurre tutta la documentazione del fascicolo Marò in inglese. Un processo lungo e faticoso perché si tratta di produrre traduzioni giurate delle quali bisognerà interpretare e verificare parola per parola al fine di evitare fraintendimenti che potrebbero risultare fatali e compromettenti una volta avallati. Come effetto immediato, il termine di 60 giorni posto alla NIA per concludere le indagini e produrre il FIR (First Investigartion Report) s’è allungato ad almeno 90 giorni netti, peraltro escludendo dal computo dei giorni le vacanze estive che nessuno sa quando cominciano e quando finiscono nel Paese che fu di Ghandi.
Ma l’aspetto al momento più inaccettabile nella vicenda dei Marò è quello che è emerso una settimana fa nel corso di una audizione concessa alla stampa indiana da un portavoce governativo di New Delhi che ha voluto restare anonimo. L’argomento verteva sulle pressioni esercitate dall’Italia perchè si imprimesse una accelerazione al procedimento avviato contro i Marò per garantire una rapida ed equa conclusione dello stesso. L’alto funzionario, nel merito, ha dichiarato che non si tratta solo di tradurre una valanga di documenti, ma anche di rìntracciare testimoni stranieri che erano a bordo dell’Enrica Lexie, al momento difficilmente reperibili non per colpe attribuibili alla parte indiana. Ha poi aggiunto testualmente l’anonimo interlocutore : “Alcuni di questi testi sono ancora sulla Enrica Lexie, altri stanno in Italia, altri navigano chissà in quali mari, non sarà facile contattarli per raccogliere le loro deposizioni”. Chiaro il riferimento ai 4 Marò che costituivano con Latorre e Girone il Nucleo di Protezione Militare della nave, dell’equipaggio e del carico della Lexie. Aggiunge poi beffardamente il portavoce governativo indiano: “L’Italia si augura spirito di collaborazione ed uno stretto coordinamento operativo e diplomatico per arrivare ad una rapida soluzione. Noi ci auguriamo altrettanto e speriamo che l’Italia voglia facilitare l’accesso ai testimoni chiave, come è nel suo interesse ed in quello dei Marò trattenuti. Solo quando questa incombenza sarà stata esperita si potrà avviare un processo rapido con udienze giornaliere”.
Insomma, gli indiani ci pongono l’aut aut, un vero e proprio ricatto : o ci mandate a “testimoniare” gli altri 4 Marò o questo processo neanche parte. Anche nella tarda serata del 15 febbraio del 2012 la Capitaneria di Porto di Kochi chiese ai militari italiani sulla Lexie “la cortesia di invertire la rotta e di tornare indietro a Kochi per testimoniare per identificare un natante di pirati” e sappiamo bene tutti come sia finita, anzi come ancora non sia finita, con i nostri fucilieri finiti dal banco dei testimoni a quello degli imputati. Ora ne vogliono catturare e detenere altri quattro. Questa uscita segue di alcuni giorni l’auspicio espresso dal Ministero degli Affari Esteri dell’India che “il caso dei Marò non metta a repentaglio le buone relazioni diplomatiche e non incrini gli amichevoli rapporti esistenti tra i due Paesi, e che con una proficua collaborazione con l’Italia si possa facilitare una rapida conclusione della vicenda”. La tattica della doccia scozzese tra getti d’acqua calda intervallati da altri d’acqua gelida, in cui l’unico obbiettivo chiaro è quello di voler mettere le mani anche sugli altri colleghi dei due Marò incriminati. Infatti, gli indiani ammettono spudoratamente che se accettassimo di fargli arrestare anche gli altri 4 Marò allora il processo si potrebbe concludere più rapidamente. Domanda: ma da dove trae spunti la Bonino per giustificare l’ottimismo da cui sembra pervasa di recente circa la sorte dei Marò? Ultimamente si è lasciata andare ad una dichiarazione che alla luce dei fatti sembra perlomeno incauta se non campata in aria: “I Marò saranno a casa per Natale”. Sì, va bene, ma a questo punto ci dica pure a Natale di quale anno.

2 commenti:

  1. Era da aspettarselo tutto questo,già gli indiani avevano appurato l'inconsistenza delle Autorità Italiane sulla vicenda,poi si sono verificati i nuovi e vergognosi casi della Signora Kazaka prima e della beffa di Panama alla nostra magistratura,quindi ora loro sanno che con questo Paese e questo governo riusciranno a salvare la loro di faccia senza problemi perchè ormai è evidente che è da questa parte del problema che ci sono stati i maggiori errori di valutazione.Diciamo che abbiamo dato una bella botta a completare l'album delle figurine di M.... a vantaggio degli Indiani,e mi vorrei fermare qui,ma non lo faccio!!! perchè avrei da dirne sugli accordi tra tutte le parti in causa ,Marò compresi,che sembra stiano rendendo vano tutto il lavoro fin qui fatto per la loro salvaguardia,perchè ,parliamoci chiaro se a tutti(governo,Marò e famiglie) stanno bene così le cose come stanno procedendo,a meno che non arrivi un segnale di apprezzamento da parte dei due Fucilieri ed un invito a proseguire in questa Opera di Chiarificazione dei fatti,chi ce lo fà fare ?????? non me ne vogliate,ma ho paura che (io nel mio piccolo,altri per un grande,grandissimo impegno profuso)si stia lavorando per nulla,anzi spero che poi alla fine i Ragazzi stessi,non so come dirlo,si dimostrino insofferenti a tutte le nostre iniziative,e questo ,vi assicuro spezzerebbe in me quel barlume di speranza che mi era rimasto,sul senso di Onore,Amor Patrio e tutto il resto,possibile che io in 40 anni di Servizio nella Marina Militare ,40 anni di dedizione incondizionata ,mi sia sbagliato così grossolanamente su tutto?? possibile che il profumo di denaro trasformi le persone da un giorno all'altro?? bè se così è io me ne ritorno nel mio nido ,quello dei miei tempi in cui alcune cose avevano ancora un Valore!!! Ora io Vi prego,convincetemi che mi sto sbagliando,io spero sinceramente di essere in errore!!!!Sono troppo attapirato!

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  2. Noi dobbiamo andare avanti Nicola,fino in fondo

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