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venerdì 26 luglio 2013

Marò: 520 giorni di vergogna! Ora gli indiani ci prendono pure in giro


Ennesima provocazione dello Stato indiano nei confronti dei cittadini e delle istituzioni italiane.
Ora,infatti, la corte di giustizia indiana ribalta le accuse scaricandole sull’ Italia per i tempi lunghi che si prospettano per il termine delle indagini e la preparazione dell’istruttoria per un eventuale rinvio a giudizio dei nostri Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Secondo gli indiani, la colpa di tutti questi ritardi e continui rinvii riguardo il processo, sarebbe  solamente delle autorità italiane che hanno seccamente escluso la possibilità che gli altri 4 Marò presenti sull’Enrica Lexie possano recarsi in India per testimoniare riguardo ai fatti avvenuti la sera del 15 Febbraio 2012 ,conclusasi con l’uccisione di 2 pescatori indiani.
Cornuti, mazziati e,in questo caso assurdo, anche ricattati.
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Sembra chiara la strategia del governo indiano che punta, dopo aver già mentito ai militari italiani la sera quella sera del 15 Febbraio di un anno fa quando chiese all’equipaggio a bordo della Lexie “la cortesia di invertire la rotta e di tornare indietro a Kochi per testimoniare per identificare un natante di pirati“, a mentire nuovamente al governo italiano, chiedendo a quest’ultimo di far comparire come testimoni in territorio indiano gli altri 4 marò, puntando così ad arrestare anche loro.
Dietro questa richiesta del tribunale indiano si legge un ricatto bello e buono in cui gli indiani ammettono candidamente che se lo Stato italiano accettasse di fargli ‘interrogare’ (o arrestare,ndr) anche gli altri 4 Marò ,allora il processo si potrebbe concludere più velocemente. altrimenti non inizierà nemmeno.
Questa tesi di ricatto è suffragata dalle recenti dichiarazioni rilasciate nel corso di una audizione concessa alla stampa indiana da un portavoce governativo di New Delhi che ha voluto,però,rimanere anonimo.  Il  funzionario ha dichiarato che si tratta di rintracciare testimoni stranieri che erano a bordo dell’Enrica Lexie, difficilmente reperibili  per colpe non attribuibili al tribunale indiano. Ha poi aggiunto testualmente : “Alcuni di questi testimoni sono ancora sulla Enrica Lexie, altri stanno in Italia, altri navigano chissà in quali mari. Non sarà facile contattarli per raccogliere le loro deposizioni”(chiaro il riferimento agli altri 4 Marò che costituivano con Latorre e Girone il Nucleo di Protezione Militare della nave, dell’equipaggio e del carico della Lexie).
Beffardo, poi, il portavoce governativo indiano aggiunge: “L’Italia si augura spirito di collaborazione ed uno stretto coordinamento operativo e diplomatico per arrivare ad una rapida soluzione. Noi ci auguriamo altrettanto e speriamo che l’Italia voglia facilitare l’accesso ai testimoni chiave, come è nel suo interesse ed in quello dei Marò trattenuti. Solo quando questa incombenza sarà stata esperita si potrà avviare un processo rapido con udienze giornaliere”.
Deprimente, alla luce di questo nuovo ricatto delle autorità indiane, anche lo spirito ottimistico del Ministro degli Esteri Emma Bonino, che pochi giorni fa si è lasciata scappare “I Marò saranno a casa per Natale“.
Ci chiediamo cosa stia facendo il Ministro Bonino per sbloccare la situazione in favore dei nostri Marò e per far valere gli accordi internazionali che certificano la competenza italiana nella giurisdizione del caso.
Il resto sono solo chiacchiere tipiche della politica italiana. Ridiamo a Massimiliano e Salvatore la libertà che ingiustamente gli è stata tolta 520 lunghi giorni fa.
Fonte: http://www.ilradar.com/520-giorni-di-vergogna/

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