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sabato 21 settembre 2013

SCORTA CONTINUA- NON DOVEVANO TAGLIARE? FORNERO, MARCEGAGLIA, EMILIO FEDE, INGROIA, FINI, BELPIETRO. L’ELENCO DI CHI GIRA L’ITALIA A SPESE NOSTRE

SOTTO A CHI SCORTA! – ‘’IL TEMPO’’ MANDA IN EDICOLA TUTTI I VIP CHE SCORRAZZANO PER ROMA CON AUTOBLINDATE E DECINE DI GORILLA AL SEGUITO

Oltre 250 nomi di potenti e raccomandati: da vecchi tromboni della politica a magistrati (c’e’ anche Ingroia), da ambasciatori al Papa, uomini dello spettacolo fino ai direttori di giornali, dal cronista di “Repubblica” a Fini e Polverini…


Fabio Di Chio e Matteo Vincenzoni per Il Tempo
Politici, magistrati, giornalisti, sindacalisti, ambasciatori, gente di spettacolo. Ecco la lista top secret delle scorte ai potenti del Paese. C’è perfino Papa Francesco, protetto quando si muove sul suolo italiano.
Autoblu
Sono oltre duecento gli intoccabili difesi ogni giorno da centinaia di angeli custodi di carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria e corpo forestale dello Stato. L’elenco degli scortati nella Capitale è aggiornato ai primi di settembre. Sfora di parecchio i 200 servizi quotidiani, tra scorte e «tutele».
Un numero impressionante che non ha precedenti al mondo, e che varia di livello: i big rientrano nel livello numero 1 (tre auto più una di staffetta) mentre a scendere, il livello 2 prevede un paio di macchine blindate (più un’altra a seconda dei casi) il terzo obbliga a un’auto blindata, mentre il quarto prevede un poliziotto di tutela e un’auto non corazzata.
Come si dice in gergo, la black list comprende anche quelle «personalità» che lavorano in altre regioni e quando vengono nella Capitale hanno diritto a muoversi in sicurezza. Rientrano le teste coronate del governo e della Pubblica amministrazione.
Dal premier Enrico Letta, ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e purtroppo anche altri ex presidenti, ex parlamentari, ex, ex, ex. In base alla legge questi ex hanno diritto alle guardie del corpo per un anno dalla fine del loro mandato (prima erano due), periodo rinnovabile secondo le valutazioni del Viminale.
I sindacati delle forze di polizia si domandano con sarcasmo se sia una vera esigenza schierare quotidianamente questo esercito di guardiaspalle (che sarebbero utilissimi in commissariati e caserme di frontiera) oppure se si tratta di fare un favore a questo o quel politico che non vuole rinunciare ad un prezioso status simbol. Un privilegio mantenuto nonostante le mille promesse di tagli, buon ultime quella assunte in agosto dal governo di tagliare un bel pezzo di auto blu.
In questo strano Paese viene «blindato» chi ha subito minacce, ma è ben assicurato anche chi non ha nemici e campa sereno. Alla fine si ritrovano tutti nello stesso calderone, appassionatamente. I numeri degli uomini che leggete sopra si rifanno agli uomini di servizio a seconda della turnazione. Che varia, e che coinvolge un numero impressionante di divise tra quelle in servizio, quelle pronte a subentrare, senza contare quelle che tamponano i buchi dovuti a riposi, ferie e malattie.
Uno spreco gigantesco di risorse che va a ricasco sul pattugliamento sul territorio, con i reparti operativi (squadre mobili su tutti) costretti a fare i salti mortali sul fronte personale e del parco automezzi.
L’esigenza di dover coprire le scorte va dunque a colpire apparati dove la coperta è già corta, maltrattati dai tagli selvaggi e scriteriati, con poche vetture a disposizione, molte guaste o malridotte, vittime di una spending review folle, che non tiene conto della sicurezza dei cittadini. Le stesse «volanti» del 113 rispetto a dieci anni fa sono dimezzate, nei mezzi e negli uomini.
L’elenco dei protetti offre spunti – come dire – di riflessione.
Stando ai numeri in possesso dei vari servizi risultano ancora in carico personaggi ormai fuori dal giro: gente come Gianfranco Fini, Renata Polverini, l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, la non più «ministra» del Lavoro, Elsa Fornero, l’ex pm Antonio Ingroia e via discorrendo. C’è ancora l’ex presidente della democrazia cristiana, Ciriaco De Mita, e nella lista compare persino l’ex ministro canoista, Josefa Idem, dimissionaria dopo lo scandalo del mancato pagamento dell’Imu.
Se tutti i 225 scortati su Roma corrano davvero seri pericoli è difficile dirlo.
Sicuramente alcuni direttori di giornali come Sallusti e Feltri del Giornale, Belpietro di Libero, Calabresi de La Stampa, sono continuamente oggetto di intimidazioni e aggressioni verbali.
Nel ventaglio di nomi c’è anche una brillante cronista di Repubblica e un veterano come Emilio Fede, una volta direttore del Tg4. Ma l’elenco è davvero infinito. Aguzzate la vista e divertitevi. E siamo solo alla prima puntata.
EMILIO FEDE A IN ONDA DA LUCA TELESE
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