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martedì 1 ottobre 2013

Caso maro'/ Scatta la censura sul web



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Mentre il mondo della politica è in fibrillazione per la crisi di Governo, una nuova polemica investe la titolare della Farnesina. Dopo le pressioni da parte del mondo del web, il Ministro Bonino annuncia all'ANSA l'apertura di uno spazio di discussione sulla propria pagina Facebook istituzionale espressamente dedicato alla vicenda dei due fucilieri di marina trattenuti in India, ma - quando il tema si fa incandescente - scatta la censura e sparisce il thread, con conseguente inasprirsi delle polemiche per la mancata libertà di espressione e approdo del caso sulle pagine dei quotidiani nazionali. Affari Italiani ha intervistato sulla vicenda Fernando Termentini, Generale dell'Esercito Italiano.

Generale, Lei è molto attivo sul web, riguardo alla vicenda Marò come è l'attenzione al tema da parte dei cittadini? 
Si, diffusa, in molti hanno a cuore la vicenda dei nostri due soldati, che, innocenti o colpevoli, non dovevano essere processati in India. E' una grave abdicazione alla nostra sovranità nazionale, che tra l'altro rischia di costituire un pericoloso precedente giuridico che mette a rischio la sicurezza dei nostri contingenti impegnati all'estero. E sono moltissimi i cittadini che seguono la vicenda, sui giornali ma soprattutto sul web.

Per questo il Ministro ha aperto uno spazio di discussione sulla sua pagina Facebook?
Non esattamente: la decisione è stata tardiva e frutto delle nostre pressioni come cittadini. Molti utenti scrivevano sui vari post aperti dal Ministro, chiedendo legittimamente notizie sui due Marò e sulle iniziative del Ministero degli Esteri per tutelarli, e alla fine il Ministro ha deciso di aprire un'area di discussione apposita, sulla quale abbiamo concentrato le numerosissime domande e richieste di approfondimento. In poco più di un giorno, quel post diventato il più commentato di tutta la pagina del Ministro, a riprova del grande interesse degli italiani per questo tema.

Come si è sviluppata la discussione?
Inizialmente in modo molto proficuo, da parte dei cittadini, e senza prese di posizione estremiste. Dal lato del Ministero, invece, i commenti di risposta erano sempre più piccati, come la le legittima curiosità degli utenti fosse vissuta come offesa personale o come messa in discussione dell'operato del ministro. Così non è: riteniamo solo che trattandosi di un caso di interesse nazionale sia giusto e dovuto poterlo approfondire. Peccato poi che di lì a 24 ore l'intero topic di discussione sia sparito dalla pagina, con tutti i commenti ad esso collegati.
E' stato cancellato? Perchè?
Occultato, per essere precisi. Da un giorno, è visibile solo da chi - avendo pubblicato precedenti commenti - dispone del link diretto: nessun altro cittadino può quindi vedere il post e interagire. Tanto era condivisibile e lodevole l'intento del Ministro di aprirsi alle conversazioni e al confronto, tanto risulta inspiegabile la successiva censura, sicuramente indotta dalle centinaia di post pubblicati sulla pagina da molti cittadini indignati per l'assoluto silenzio sulla vicenda dei due Marò in ostaggio in India da quasi 20 mesi. Stupisce poi che la censura sia promossa da una radicale da sempre attenta alla libertà di stampa come Emma Bonino.

Qual è il suo parere sulle recenti dichiarazioni sul caso Marò del Ministro Bonino e del Vice Ministro Pistilli ?
Lasciano assai perplessi. Mi rifaccio a quanto in molte sedi affermato da autorevoli giuristi e anche da un diplomatico di eccezionale esperienza come l'ex Ministro e Ambasciatore Giulio Terzi, che a marzo dell'anno scorso aveva tracciato una linea chiara decidendo di trattenerli in Italia e di attivare un contenzioso internazionale con l'India, e che si dimise proprio in contestazione con l'allora Presidente del Consiglio Monti che invece li rimanda in India: il conflitto a fuoco con i presunti pirati del mare, che ha coinvolto i nostri due soldati, è avvenuto fuori dalle acque territoriali Indiane, e la colpevolezza o innocenza dei Marò deve essere valutata da un Tribunale Italiano o al massimo da un Arbitrato Internazionale, non certo da un Tribunale Speciale Antiterrorismo di un paese come l'India, dove per giunta è in vigore la pena di morte. I nostri due soldati non sono dei terroristi, e quindi dovrebbero tornare a casa.

Quali sviluppi prevede sul caso?
Le nubi che si addensano sono fosche, se persino il Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana che dovrebbe difenderne l'innocenza si esprime su Facebook dicendo che esiste l'ipotesi che siano colpevoli e che non ne è affatto accertata l'innocenza, contraddicendo il principio dell'innocenza fino a prova contraria, che pare non valere per i nostri soldati. L'arrendevolezza italiana è totale, in spregio a tutti i trattati internazionali: sembra quasi che si sia già deciso anche a Roma per un semaforo verde alla condanna, c'è acquiescenza assoluta, e questo è a mio personale avviso totalmente inaccettabile per qualunque membro delle Forze Armate impegnato all'estero. La domanda che pongo è semplicissima: perché invece non si attiva un Arbitrato internazionale in base alle regole ONU, che in 60 giorni potrebbe darci modo di fare chiarezza sul caso? Sulle polemiche di oggi sul web si è pronunciato Antonio Deruda, esperto in Social Network e autore del libro "Digital Diplomacy", best-seller su questi temi: "La polemica sulla pagina del Ministro Bonino - ha detto - è stata paradossalmente alimentata proprio da chi gestisce la pagina, a causa dei toni duri da parte degli amministratori, e del blocco ingiustificato effettuato a danno degli utenti "scomodi". Hanno creato un clima negativo che ha poi attirato l'attenzione dei mass-media convenzionali, con il risultato che le agenzie di stampa e i quotidiani se ne stanno occupando, e purtroppo non in modo lusinghiero". Anche Luca Poma, esperto di Digital Strategy e Consigliere del precedente Ministro degli Esteri Giulio Terzi, ha commentato a caldo il caso: "Fino a ieri il problema erano i toni aggressivi o sgarbati sulla Pagina Facebook Bonino, cosa non accettabile perchè anche in presenza di sollecitazioni forti da parte degli utenti bisogna saper mantenere la calma e gestire l'engagement con sangue freddo. Oggi, la cancellazione del post dalla pagina pone due problemi seri: di metodo, perché una pagina che pubblica solo notizie in modo unilaterale, a mo' di comunicati stampa, senza accettare contraddittorio, non ha alcun senso di esistere come pagina Social, e di merito, perché la censura di Stato ha un sapore veramente da "regime" che mal si addice poi all'indubbia statura e alla storia di Emma Bonino. Non ci si rende conto che così si apre una crisi reputazionale on-line che va a pregiudicare immagine di tutta la Farnesina, e a mortificare la straordinaria professionalitá del nostro Corpo Diplomatico, che è tra i migliori del mondo".

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