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giovedì 31 ottobre 2013

Emma di lotta (prima) e di governo (adesso) di MARCO VENTURA.

Che fine ha fatto Emma Bonino? Una vita tutta giocata sul campo, anzi sul terreno, di battaglia, dalla parte delle vittime delle prevaricazioni, donne, perseguitati, bonificati, profughi, anche a costo d'essere presa prigioniera dai talebani o essere arrestata, oppure di violare embarghi aerei o rischiare la vita dal Sudan all'Afghanistan, poi al Cairo cultrice di arabo, sempre in prima linea nelle istituzioni come nelle trincee... Ed ecco che nel momento della prova più importante, quella da ministro degli Esteri con la missione di ricostruire il prestigio della Farnesina impelagata nel caso marò e in una perdita di ruolo progressiva, puff, lei sparisce. E desaparecida, non pervenuta, invisibile. Dov'è la piccola Emma battagliera che, arrivata nel 1999 da Bruxelles, di notte, al confine tra la Macedonia e il Kosovo, da commissario europeo per gli aiuti umanitari straccia il protocollo e supera di slancio nel fango il posto di frontiera per incontrare le migliaia di profughi albanesi, scudi umani e sfollati della bonifica etnica? Dov'è la Bonino della lotta per il Tibet libero? Oggi, da titolare della Farnesina, appare come un'entità labile. Sul tavolo ci sono tutti i dossier caldi e insoluti: dalle primavere arabe, con la guerra civile siriana, il caos libico (la Cirenaica ha appena proclamato l'autonomia, il premier Ali Zeidan rapito e rilasciato), l'Egitto, alla vicenda dei marò, sul rientro dei quali Emma si era detta fiduciosa per Natale e invece i tempi si allungano. E poi: dalla lotta appannata per i diritti umani, che la vedeva tostissima, fino alla mala parata di una madre e della sua prole, Ms Shalabayeva prelevata nella villa tra Ostia e Roma e «deportata» in Kazakhstan in poche ore, moglie di un oppositore del presidente kazako Nursultan Nuzarbayev. Ancora: chi ha visto Emma, chi sa che cosa abbia fatto come ministro, per evitare la partenza dei barconi della morte dalla Libia? Che cosa sul fronte della crescita in un'Europa germanizzata? Il mantra di collaboratori e amici è che lei non ha alcuna fantasia di apparire, di fare come gli altri: andare nei talk-show e difendere a parole quel che fa in silenzio. I marò. Emma sarà giudicata alla fine sul caso dei due fucilieri di marina accusati di avere ucciso due pescatori presi per pirati in India.
Il timone della vicenda lo ha Palazzo Chigi. L'inviato Staffan De Mistura rappresenta la presidenza del Consiglio. Ma Bonino si è esposta con una frase rilanciata sui social network per cui i due marò potrebbero essere innocenti o colpevoli, sarà il processo in India a stabilirlo. Drammatico errore, che ha esacerbato l'impazienza delle famiglie e provocato reazioni fra quanti rimproverano all'Italia di non tutelare i militari all'estero. La frase non l'aveva postata Emma, eppure lei non è tipo da scaricare la responsabilità sui sottoposti. Nel complesso, lei che era riuscita a vincere la campagna per l'aborto, che aveva battagliato per i «refuznik», gli ebrei sovietici con divieto di emigrare, lei che aveva sfilato contro Wojciech Jaruzelski in Polonia ed era stata arrestata ed espulsa, che aveva violato l'embargo aereo nel Sud Sudan, che aveva risolto la crisi tra Canada e Spagna sulla pesca, che aveva gestito l'emergenza mucca pazza in Europa e nel 2000 aveva contribuito a far annullare la condanna a 7 anni di carcere per il dissidente egiziano Saad Eddin Ibrahim, è la stessa Emma che si sta rompendo la testa contro il muro di gomma degli indiani che vorrebbero interrogare in India quattro commilitoni dei due marò e magari arrestarli.
di Marco Ventura fonte Panorama

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