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mercoledì 30 ottobre 2013

Incastrati tra Re Midia e Sant'Oro, gli italiani vagano nella nebbia mediatica. Intanto c'è chi sta rivoluzionando l'informazione e il giornalismo investigativo. E' un iraniano.




di Sergio Di Cori Modigliani


E' probabile che tra qualche anno, quando questo periodo delirante sarà passato, gli storici, i sociologi, gli antropologi, studieranno, analizzeranno, disosseranno ogni singolo aspetto della nostra vita quotidiana per ricavarne una logica consequenziale e comprenderne la tessitura. Il momento che stiamo vivendo, infatti, è davvero di interesse estremo, unico nel suo genere. A noi -che ci siamo immersi dentro- non è possibile osservare ciò che accade con la spaesata avidità del ricercatore distaccato. Chi ha un minimo di sensibilità, di decoro civico e un quantum di strumentazione adeguata, vive questa fase -giustamente- come una vera e propria tragedia.
Quantomeno, me lo auguro.
Non so proprio se, in un prossimo futuro (che mi auguro molto prossimo) l'Italia avrà attraversato la più furibonda trasformazione strutturale della propria Storia, una vera e propria rivoluzione e quindi sarà più matura, oppure, invece, sarà precipitata, uscendo dal nòvero delle nazioni evolute e civili, diventando niente di più che una grandiosa meta del turismo di massa. 
Una cosa è certa: per definizione, una situazione estrema presuppone un esito estremo.

Nel 1935, ben tredici anni dopo la sua comparsa sulla scena politica italiana, il fascismo entrò in una fase successiva, mostrando tutta la sua fisionomia autoritaria, cambiando passo e spingendo la morigerata e conservatrice Italia verso una nazione estremizzata. I più lucidi interpreti della realtà, in quel momento, si resero conto che si era andati a finire in quella zona di non ritorno che avrebbe portato, inevitabilmente (dato lo scenario dell'epoca) a una guerra. Come, infatti, si verificò.

Oggi, a mio avviso, ci troviamo in una situazione molto simile, nel senso che è un momento di trasformazione.
La prima fase si è conclusa.
Nel 2010, infatti, l'Italia era molto ma molto diversa: distratta, narcotizzata, cinica, indifferente.
Poi, nella primavera del 2011, ci furono i quattro referendum, che coincisero con la crisi finanziaria dell'euro e gli italiani a poco a poco cominciarono a informarsi, a divulgare, a scambiarsi notizie, umori, idee. All'improvviso sembrò che avessero voglia di sapere come stavano le cose. E lì cominciò la denuncia della corruttela, degli sprechi, degli abusi, dei furti, dei ladrocini, delle espoliazioni, delle appropriazioni indebite, degli inconcepibili (e insospettabili) privilegi di una piccola oligarchia ai danni della stragrande maggioranza della popolazione.
Nessun paese d'Europa sarebbe stato in grado di reggere l'urto e di alchemizzare la valanga che si era abbattuta -in termini di informazione e di comunicazione- sul potere esecutivo, sul management che gestiva la politica,  sull'intera classe dirigente, istituzionale, imprenditoriale, sindacale, amministrativa, aziendale, partitica, religiosa. Nessuno escluso. Tutti sono stati coinvolti, stravolti, chiamati in causa. Perfino la Chiesa Cattolica di Roma, la più antica istituzione politica del continente europeo, ha traballato sotto i colpi. E ha reagito come sappiamo.
Quella fase si è conclusa.

Oggi, denunciare è inutile. Non ha più alcun Senso.
Appunto.
La seconda fase -quella dentro la quale ci troviamo- ha avuto inizio con le elezioni del 23 febbraio 2013. I risultati elettorali parlavano con estrema chiarezza. Berlusconi era stato battuto e sfiduciato dagli italiani che avevano scelto di credere in lui: 6 milioni di voti in meno, -48,5% del suo elettorato. Bersani e l'intero management del PD era stato battuto avendo perso 3,5 milioni di elettori e circa il 30% del suo elettorato. Il popolo protestatario del nord aveva eliminato la Lega che dall'8,5% passava al 3,8% perdendo il 53% dei voti. Vendola che era accreditato di un 8% ne otteneva 3,9%. Fini era fuori dal parlamento, Casini anche, rientrato dalla finestra. L'esito elettorale era chiaro: il paese non li voleva più. 
Poi, è andata come tutti sanno ed è inutile fare un ovvio resoconto.

Si è aperta, dunque, una seconda fase.
La classe dirigente al potere ha "sentito" l'esito elettorale. Ha capito che cosa il paese stava dicendo loro e ha scelto e deciso di ignorare quella voce e di dare un forte impulso alla regressione del paese. Ritornare indietro.
Il primo atto è stato l'elezione di Napolitano.
Non potendo nè sapendo come far fronte a questa situazione, hanno accelerato il meccanismo di dissoluzione della realtà per tentare l'unica strada per loro percorribile: sottrarre definitivamente -e per sempre- al paese, alla cittadinanza, a tutte le persone il Valore del Senso, svuotando di contenuti i significati, lanciando in maniera massiva e massiccia un programma berlusconiano di comunicazione basato sul concetto base di marketing pubblicitario: il nominalismo mescolato alla falsificazione dell'oggettività.
E così Enrico Letta lancia il "governo del fare", figlio ingrato del "decreto salva-Italia" montiano. Il suo governo non ha fatto nulla ma nel frattempo si introduce nelle menti l'idea che "fa".
Contemporaneamente, PDL e PD danno inizio a una proliferazione di dati casuali, notizie prive di fondamento, cifre non suffragate da documentazione, alterazione totale della realtà al punto tale da sostenere eventi mai verificatisi. Basta citarne uno: 20 maggio 2013 quando il premier torna da Bruxelles e la stampa (all'unisono) sottolinea "La grande vittoria di Letta in Europa". Quale? Da quel momento in poi scatta una campagna mediatica sottile, continua, quotidiana, sciorinando grafici, numeri, calcoli, leggi, leggine, senza nessun riferimento a eventi reali, immediati, effettivi. Le falsità e le bugie si assommano creando un quadro davvero sconcertante, perchè spinge -inesorabilmente- chi si occupa di attualità (e deve riferire le notizie) a essere noioso e ripetitivo per spiegare che "non è vero niente". 
E poco a poco, rispuntano Veltroni, Casini, Fini, che ritornano a essere intervistati e ascoltati.

Qui di seguito propongo alla vostra attenzione (so che andate matti per i link) un video che consiglio di guardare e studiare con la dovuta attenzione. Personalmente, se dice il vero, lo considero un documento molto interessante che segnala la trasformazione robotica dei giovani italiani e afferma in Italia la genesi degli "schiavi totali digitali al servizio dei partiti".
Ecco il link:

http://www.youtube.com/watch?v=FbXpBPK8IHQ

Questo video (dura 4 minuti) non è una novità, non è neppure uno scoop, questo è il bello.
Racconta come vengono gestiti i troll della rete (a loro insaputa). Mostra decine di giovani che raccontano come al mattino si rechino a Via del Nazareno, nella sede centrale della direzione del PD, al secondo piano, e tutto il giorno -come in un macabro call center del sud est asiatico- se ne stiano seduti a un tavolo davanti a un computer per diffondere in rete il programma del PD. Lo stesso identico programma che non è stato mai nè diffuso nè spiegato nè proposto a nessun italiano.
Personalmente la trovo una documentazione antropologicamente interessante.
A conferma della inutilità di seguitare a denunciare, in rete, le malversazioni di questa classe dirigente. Qualunque cosa ormai si dica, è pronto un meccanismo ad orologeria il cui fine consiste nel diffondere bugie e falsità per vanificare ogni tentativo di far ragionare le persone. 
Il PDL e il PD -hanno lo stesso identico comportamento e applicano lo stesso identico format- assumono decine e decine di poveri giovani disperati, alcuni pagati una miseria, altri ancora neppure pagati perchè sono in lista nella sezione "clientele garantite" sotto la dizione bravi compagni (per il PD) e combattenti per la libertà (per il PDL). 
Oggi, ad esempio, una valanga di messaggi in rete sono stati diffusi con pignola diligenza originati da un lancio di agenzia proveniente dall'Istat "la recessione è finita, nell'ultimo trimestre il pil dell'Italia sarà di nuovo in positivo". E' esattamente l'opposto di ciò che sostiene il Fondo Monetario Internazionale, la BCE, l'OCSE, la Banca Mondiale, la Commissione Europea.
Ciò che conta è l'affermazione del "nominalismo", ovvero l'applicazione in rete del principio marketing che sostituisce il nominalismo all'evento reale, la sostituzione dell'apparenza alla sostanza, la visibilità al contenuto. Sta al concetto di notizia come le serate di Arcore stanno alla vorticosa passione erotica sentimentale. 
Denunciare, oramai, diventa quindi, a mio avviso, inutile.
Così come non ha più Senso firmare petizioni online, che servono soltanto a far pensare alla gente di essersi trasformati: si pigia un tasto e ci si sente contenti di aver cambiato la Storia del mondo.
E' necessario cambiare, quindi, modello di comunicazione e di attività. 
Lo dico anche a me stesso.
Passare, pertanto, dalla denuncia del malaffare -di solito accompagnata dalla indignata protesta tanto per vedere quanti mi piace si ottengono-  alla fase in cui si comincia a discutere, elaborare, argomentare, proporre le piattaforme del mondo come uno vorrebbe che fosse, sottraendosi alle discussioni provocate dai talk show, mettendosi in gioco con la propria immaginazione, la propria fantasia, la propria libido. Certo non è una buona notizia per i complottisti, per gli amanti di vi dico io quello che nessuno vi dice, per la serieso io cose che nessuno sa, ecc. 
Dobbiamo ricostruire in forme nuove l'humus necessario per generare un nuovo sistema di proliferazione dell'immaginario collettivo che si situi al di fuori del quadro virtuale dell'esistenza pilotata dalla dirigenza politica italiana. Pena la evaporazione delle nostre menti.

Anche nelle altre nazioni civili d'occidente il potere costituito vive la vita robotica che trasforma la cittadinanza da attività Sensata in gioco virtuale controllato dai partiti.
Ma nelle nazioni evolute esiste il capitalismo, esistono imprenditori, esistono soggetti che elaborano anche iniziative forti di contrasto e puntano sulle novità basandosi sull'idea che "il mercato va creato" e "nuove forme di comunicazione si realizzano quando uno le realizza", tautologia che in Italia, invece, dovrebbe essere la base per ingegnarsi verso nuove e più evolute modalità di condivisione della "comunicazione dotata di Senso". 
E' un lusso che noi, nel medioevo italiano, non possiamo permetterci.
Qui sono pochi gli imprenditori coraggiosi e innovativi.
Ecco che cosa sta per nascere in quel di Usa/Gran Bretagna/Olanda/Danimarca.
Sul nome della testata, per il momento, vige un forte riserbo.
Ma sembra che si affermerà come titolo il termine "exposè" che in inglese significa "notizie frutto della attività di giornalismo investigativo e di ricerca il cui fine consiste nell'esporre al pubblico la realtà nascosta degli avvenimenti che il potere occulta, cela, e vuole mantenere clandestino".
E' nato tutto in seguito alla vicenda di Snowden.
Ecco la storia che non credo in Italia sia stata ancora raccontata.
L'idea è venuta a un certo Glenn Greenwald, un giornalista free lance statunitense che aveva lavorato per diverso tempo per un sito on-line che si chiama "salon". Poi, visto che il giovanotto era un tipo sveglio, sapeva scrivere e soprattutto sapeva come fare del buon giornalismo, nel febbraio del 2012 inizia una collaborazione per il prestigioso quotidiano britannico The Guardian e infine nella primavera di quell'anno si trasferisce a Londra e inizia a scrivere per quella testata. Qualche mese dopo, quando Edgard Snowden si trova a Hong Kong, nascosto, dopo aver reso pubblica la vicenda, oggi a tutti nota comeDatagate, accade l'evento clou della sua esistenza. Grazie alla documentazione in suo possesso, Snowden (è la parte, diciamo, nera dei suoi file) ha un voluminoso elenco di tutti i giornalisti statunitensi attivi considerati "scomodi, pericolosi, bravi, non corrompibili". Tra tutti questi sceglie Greenwald, sa di avere la CIA alle costole e sa anche che la sua vita dipende dalle informazioni di cui lui è in possesso e deve metterle in un posto sicuro -e pubblico- prima che lo becchino. E così, un pomeriggio, nella sede del Guardian a Londra, mentre Greenway sta facendo la riunione quotidiana di redazione, arriva una ragazzina giapponese che chiede di lui. La giovane entra nel suo ufficio e pretende di parlare soltanto con lui, specificando che ha un messaggio da parte di Snowden. Greenway, che non l'ha mai vista e non ha la minima idea di chi possa essere le dice "se vuole parlare con me, lo fa in presenza del mio direttore e del capo-redattore". La ragazza accetta. Escono tutti dalla stanza e rimangono in tre più la ragazza.
La giovane, che non sa nulla di nulla, tira fuori dalla tasca una pennetta.
"Questa è da parte di Snowden, mi ha detto di consegnarla soltanto a lei".
Poi se ne va.
Quando, poche ore più tardi, all'aereoporto di Hong Kong lo fermano, lui dichiarerà "io non ho nulla, la pennetta ce l'ha Greenway, a Londra".
Contemporaneamente arriva l'intelligence britannica nell'ufficio londinese ma dopo tre ore di burrascosa riunione se ne vanno con la coda tra le gambe.
E così, parte la storia.
Nell'ambiente del giornalismo investigativo di lingua inglese scatta una fibrillazione eccezionale. Riunioni e riunioni che danno vita a una idea sensazionale: mettere su il più grande sito on-line sul pianeta di denuncia quotidiana delle attività truffaldine dell'intero management politico del globo, suddiviso per continenti, settori, paesi. Convincono alcune persone a dar loro una mano,. Vanno a caccia di finanziamenti. Trovano un inglese e un olandese disposti a metterci dei soldi ma "a condizione di imbarcare qualche imprenditore solido statunitense, molto noto, come curriculum e come biografia". Lo trovano. Si incontrano.
E così, quindici giorni fa (ed è il motivo per cui è stato reso pubblico il datagate) in California viene dato l'annuncio. In una nutrita conferenza stampa nel salone del Four Seasons Hotel di Newport Beach, compare un iraniano, Pierre Omidyar, divenuto cittadino statunitense, considerato da tutti il più geniale esperto di strategie in rete in occidente, l'uomo che ha inventato e-bay, che ha cacciato i primi soldi per Zuckerberg quando nessuno gli dava retta, perchè ha trovato facebook un "marchingegno che avrà successo" (ci ha guadagnato 2 miliardi di dollari) e che ha dato a Jeff Bezos la dritta (ben remunerata) di lanciare la piattaforma Amazon. Costui, notoriamente, ha un suo pallino: "promuovere la trasparenza e bastonare i marpioni coinvolgendo direttamente l'opinione pubblica". Ha spiegato quindi di aver costituito la società, con tre soci europei, per lanciare quello che lui ha definito "sarà il più grande sito al mondo che si occuperà esclusivamente di tutto il marcio che esiste e di cui non viene raccontato nulla alla cittadinanza. Ebbene lo faremo noi". Ha raccolto la crema del giornalismo investigativo di lingua inglese. Ha preso due del Washington Post, tre del New York Times, uno del Chicago Tribune, uno di Rolling Stone, e poi cinque britannici, due australiani, tre canadesi. Glenn Greenwald è il direttore editoriale. Omidyar, in persona, diventa il direttore responsabile "se qualcuno osa romperci i coglioni, me la vedo io con loro". Ha assunto i cinque più prestigiosi hacker sul mercato per costruire un inattaccabile inaccessibile firewall. "Ho deciso e scelto di crederci" ha dichiarato "è la mia grande ambizione. Il mondo sta cambiando e dobbiamo andare verso il futuro. Non costruiranno il Nuovo Ordine Mondiale senza tener conto della volontà e desideri della cittadinanza globale planetaria. E' un rischio grosso, lo so. Ma i soldi servono a questo, sennò che gusto c'è a farli?".
Ha messo a disposizione 250 milioni di dollari perchè -per principio- gli stipendi saranno molto alti. Dopo due mesi dalla nascita (prevista per marzo 2014) inizieranno le diverse piattaforme in altre lingue con redazioni locali in Francia, Spagna, Olanda, Danimarca, Portogallo, Svezia. E poi, se va bene, in seconda battuta arriverà anche l'Italia.
Sa che può non funzionare e perderà i suoi soldi.
Ma l'uomo è ambizioso.
Le sue previsioni? "Puntiamo ad avere tra i 100 e i 200 milioni di utenti al giorno entro il primo anno, ma puntiamo ad averne almeno 1 miliardo entro il biennio".

Niente male come obiettivo. Tanto per cominciare.

Questo accade nel mondo.

Secondo voi esiste in Italia un imprenditore capace di avere una visione simile e mettere a disposizione risorse per una nuova comunicazione? Per fare dell'informazione reale?

Ne vedremo delle belle.

Ci sarà davvero da divertirsi.

Mi fa sentire ottimista.

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