Translate

giovedì 21 novembre 2013

Il perito di Ustica: Wiki-menzogne, i marò sono innocenti

«Attenzione: i due marò del San Marco sono innocenti e contro di me è stata montata una classica operazione didisinformazione». Parola di Luigi Di Stefano, già consulente sul caso-Ustica, definito “il finto ingegnere di Casa Pound” dal “Fatto Quotidiano”, che in un articolo di Luca Pisapia rilancia la ricostruzione di Matteo Miavaldi, redattore di “China Files”, ripresa da “Giap”, il newsmagazine di Wu-Ming. Per Di Stefano, non c’è alcuna prova che i due militari italiani siano colpevoli dell’uccisione di due pescatori indiani, così come non regge la perizia balistica indiana secondo la quale a sparare e uccidere sarebbero stati i marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che il 15 febbraio 2012 scortavano la petroliera Enrica Lexie in prossimità della costa del Kerala. Quel giorno, insiste Di Stefano, in quel tratto di mare incrociava anche una petroliera greca, che nessuno ha voluto controllare.
La fonte del “depistaggio”, sostiene Di Stefano, è una pagina di Wikipedia, redatta in inglese già lo scorso novembre e gremita di inesattezze, nella I due marò fermati in Indiaquale per giunta si taccia di inclinazioni “cospirazioniste” il consulente italiano, allo scopo di screditarlo in partenza e “disarmare” la sua tesi innocentista. «In sostanza – scrive Di Stefano nel suo blog – l’ipotesi innocentista è basata sul lavoro di un incompetente non adeguatamente “titolato” e pure politicamente inadeguato». Tuttavia, aggiunge il tecnico (che non nega di essere vicino a Casa Pound) l’operazione non parte da “Wu Ming”, da Miavaldi o dal “Fatto”: la “colpa” è di Wikipedia, che accusa Di Stefano di aver svolto sul caso Ustica nient’altro che indagini “personali” e tendenziose. In realtà, dopo aver collaborato come consulente tecnico col giornalista Franco Scottoni di “Repubblica”, Di Stefano è stato consulente tecnico di parte civile per i familiari delle vittime di Ustica e poi per l’Itavia, proprietaria del velivolo precipitato in mare il 27 giugno 1980: «Il mio lavoro, teso a dimostrare che l’aereo non era precipitato per cattiva manutenzione e a dimostrare che era stato abbattuto da un missile, è stato più che efficace», dichiara Di Stefano, ricordando il risarcimento accordato all’Itavia.
«Già mesi fa – scrive sempre Di Stefano – avevo verificato che la pagina Wikipedia dedicata ai fatti della Enrica Lexie era stata formata da una persona del Kerala e da attivisti di sinistra del movimento “pacifista” internazionale: è chiaro che, essendo il mio sito web l’unico a sostenere la tesi innocentista, e in modo molto efficace, e in inglese, si sia montata l’operazione di delegittimazione nei miei confronti». Secondo Di Stefano, che nel suo sito smentisce accuratamente l’impianto dell’accusa – perizia balistica a suo avviso inattendibile, e presenza-fantasma di una petroliera greca che quel giorno subì davvero un tentativo di abbordaggio, non lontano dalla Enrica Lexie – la non colpevolezza dei due militari italiani è «evidente». Se Miavaldi e “Giap” hanno sposato la tesi colpevolista ma sono interessati soprattutto a denunciare l’incredibile propaganda sciovinista e la strumentalizzazione mediatica del caso, con politici a caccia di voti col pretesto di “difendere” i due marò, Di Stefano preferisce analizzare Luigi Di Stefanol’operazione di disinformazione di cui si dichiara vittima, a cominciare da Wikipedia.
 
I soggetti che hanno formato la pagina sotto accusa, scrive Di Stefano, risultano localizzati a Lugo di Romagna, Imola, Roma e Palermo. «Poi abbiamo uno di Bruxelles in Belgio, e un misterioso “Natobxl” con codice Ip coperto». La sezione di Wikipedia viene completata il 26 novembre, l’articolo di Miavaldi è del 3 gennaio come il servizio di “Giap”, mentre l’articolo di Pisapia sul “Fatto” è del 5 gennaio. «In sostanza una operazione didisinformazione da manuale, ai miei danni, per rendermi inattendibile e con me le evidenze di innocenza», conclude Di Stefano, che annuncia il ricorso alla Procura della Repubblica, per «valutare se è esistito un unico disegno criminoso», ovvero se l’operazione sia stata organizzata «per pregiudicare le possibilità dei due militari italiani». Quanto a Casa Pound, Di Stefano precisa: «Non faccio formalmente parte dell’organizzazione, non prendo le decisioni, non partecipo alle riunioni, ma mi hanno chiesto di essere il loro responsabile per le politiche energetiche e lo faccio volentieri». E comunque: «Tengo più alla loro considerazione che a quella dei saltimbanchi di cui abbiamo parlato finora».

Nessun commento:

Posta un commento