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domenica 24 novembre 2013

Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza o “Ospedale Fiorello La Guardia”?


Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza o “Ospedale Fiorello La Guardia”?


Cartolina postale raffigurante il frontale dell'ospedale progettato da Angelo Lupi. Da notare che vengono riportate due denominazioni: "Casa Sollievo della Sofferenza" e "Ospedale Fiorello La Guardia".
Nella storia dell’ospedale c’è un piccolo “giallo” da chiarire. Riguarda la sua intitolazione.
A partire dal 1947 i giornali e le riviste assecondarono le giuste aspettative degli americani e parlavano sia di ospedale «Fiorello La Guardia», sia di «Casa Sollievo della Sofferenza». Un giornale lo chiamò addirittura con tutti e due i nomi: «Casa Sollievo delle Sofferenza Fiorello La Guardia».
Per costruire un ospedale grande e dotato di strumentazioni tecnicamente avanzate come quello concepito da Padre Pio, occorrevano molti più soldi dei duecentocinquanta milioni di lire dell’UNRRA arrivati a San Giovanni Rotondo. Tuttavia questa ingente somma di denaro diede un fortissimo impulso alla realizzazione del progetto di Padre Pio, che altrimenti sarebbe rimasto fermo sulla carta.
Dopo lo scetticismo iniziale, i giornali di tutto il mondo parlavano ormai della clinica in costruzione in una zona impervia del Gargano, pubblicavano fotografie e servizi, spingendo i lettori ad inviare un contributo in denaro per realizzare un sogno.
Le iniziative di beneficenza si moltiplicarono. Nel mese di giugno 1951 risultavano già spesi complessivamente 450 milioni di lire.
Gli amici di Padre Pio seguivano le vicende della clinica attraverso il bollettino «La Casa Sollievo della Sofferenza», organo ufficiale dei «Gruppi di Preghiera» che iniziavano ad espandersi nel mondo.
Il bollettino, oltre a fornire notizie sulle attività dei gruppi, li informava nei minimi particolari di ogni cosa realizzata, di come il denaro raccolto venisse speso, di ogni piccola e grande vittoria.
Attraverso le sue pagine persone eccezionali, che avevano rinunciato a tutto per vivere accanto a Padre Pio, trasmettevano ai lettori la loro gioia, le loro speranze e le loro intense e coinvolgenti emozioni, sapendo di vivere momenti straordinari accanto ad un umile frate che offriva al Signore le sofferenze del proprio corpo piagato per intercedere il bene dei fratelli bisognosi.
Gli appelli accorati generarono una serie di attività spontanee come lotterie, pesche di beneficenza, serate artistiche e musicali, tutte finalizzate a raccogliere fondi per l’ospedale di San Giovanni Rotondo.
In ambito nazionale si istituirono giornate particolari di solidarietà pro-ospedale che coinvolsero a turno le categorie degli insegnanti, delle forze armate, dei ferrovieri, delle poste, e così via. Mille rivoli di bontà alimentavano la borsa della Provvidenza.
Molte offerte arrivarono dall’estero, soprattutto dalla Svizzera e, ancora una volta, dagli Stati Uniti d’America. Ci furono una miriade di altre offerte, grandi e piccole, talvolta insignificanti dal punto di vista economico, ma ugualmente importanti agli occhi di Dio. In pochissimi anni la raccolta di fondi superò il miliardo di lire.
Grazie a questa offerte, l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, iniziato con i fondi dell’UNRA, potè essere completato ed inaugurato il il 5 maggio 1956.
A questo punto l’intitolazione dell’ospedale a Fiorello la Guardia avrebbe oscurato i meriti di una miriade di benefattori.
Quando il 21 giugno 1950 il dott. Guglielmo Sanguinetti, munito di martello e scalpello, ebbe assestato il primo colpo sulla lettera C della scritta abbozzata sulla facciata superiore dell’ospedale, fu chiaro a tutti che l’Ospedale si sarebbe chiamato «Casa Sollievo della Sofferenza». Ora, alla luce di quanto detto, si capisce che quella era stata la scelta giusta.
Peraltro questo è il nome che padre Pio aveva scelto per l’ospedale l’11 gennaio 1940. Esso compariva già nell’atto notarile costitutivo della società sorta per la realizzazione dell’opera, redatto il 5 ottobre 1946 ed approvato dalle autorità religiose ed amministrative.
Padre Pio aveva voluto dare alla sua creatura un nome che sintetizzasse in quattro parole un vero progetto d’amore, così ambizioso e lontano dalla realtà presente da poter essere realizzato soltanto con il forte sostegno della fede, della speranza e della carità.
Il dr. Sanguinetti scrisse:
«Casa Sollievo della Sofferenza è oltre e più di un titolo, è un programma, il programma di un grande Cuore che intende effondere nell’umanità l’Amore Divino applicato all’assistenza dei malati.
«La clinica che sta sorgendo sotto tale titolo rappresenta una resurrezione; la resurrezione dell’Amore in una umanità, tanto tormentata dall’odio e dalla violenza, che di Amore ha bisogno più che di pane. E siccome parliamo proprio di umanità, ciò vuol dire che ovunque ci sono uomini esiste tale sete di Amore e quindi esiste la necessità di simili Opere animate da simile spirito.
«La Casa Sollievo della Sofferenza dovrà essere dovunque il primo anello di una grande catena, dovrà essere il modello di tante altre, innumerevoli Case con lo stesso nome e soprattutto con lo stesso spirito che dovranno riportare l’Amore a tutta l’umanità. Un programma che farebbe tremare, se non fosse ispirato da Dio stesso che è soprattutto Amore! ». 1
La promessa di intestare l’ospedale a Fiorello La Guardia, fatta dal delegato dell’UNRRA Robert G. A. Jackson alle autorità governative americane per ottenere i finanziamenti, costituisce un piccolo incidente di percorso. Lui, infatti non sapeva che Padre Pio aveva già fissato, anche in forma solenne, il nome dell’ospedale.
L’ospedale di San Giovanni Rotondo, quindi, idealmente ha due nomi. Il primo, quello ufficiale, lo ricollega ad un progetto di ispirazione divina; il secondo lo lega ad un gesto umano di sconfinata generosità caritativa.
La riconoscenza verso le autorità americane è comunque rimasta immutata nel tempo, così come il ricordo di tutte le persone che hanno reso possibile il miracolo del Gargano.
Oggi, ai piedi della scalinata che conduce all’ospedale, un lapide, affissa a fianco ad una fontana a forma di conchiglia, ricorda Fiorello La Guardia e la generosità dell’UNRRA. L’epigrafe recita:
LA SOCIETA’ CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA / INIZIAVA /CON LA POSA DELLA PRIMA PIETRA / IL 16 MAGGIO I947 / QUESTA GRANDE OPERA DI CARITA’ CRISTIANA / IL 21 GIUGNO 1948 / AGLI ALTRI BENEFATTORI SI UNI’ / UN POSSENTE AIUTO CON I FONDI UNRRA / LA FRATELLANZA UMANA ATTRAVERSO GLI OCEANI / LA SOCIETA’ GRATA E RICONOSCENTE / RICORDA QUESTO OSPEDALE IN NOME DI / FIORELLO LA GUARDIA / PRESIDENTE DELL’UNRRA E SINDACO DI NEW YORK /
La sera dell’inaugurazione dell’ospedale il prof. Waugensteen, medico statunitense, dopo aver sentito Padre Pio parlare della professione medica, esclamò:
«Qui tutto è bello, buono, meraviglioso. Ho però un cruccio: che di padre Pio al mondo ve ne sia uno solo. Peccato che non ve ne siano di più».
Quando gli tradussero la frase, Padre Pio scoppiò in una risata e si coprì la faccia dicendo:
«Poveri noi!… Dio ce ne scampi e liberi!»
Luisa De Martini, un’italiana emigrata negli Stati Uniti d’America, giunse a San Giovanni Rotondo da oltreoceano nel 1948, attratta dalla fama del Padre.
I lavori dell’ospedale erano appena iniziati.
Affascinata anche lei dal sogno di Padre Pio, se ne tornò in America con la ferma idea di aiutarlo a completare l’opera. Questo proposito le trasformò radicalmente la vita.
Era una donna semplice, umile, riservata, restia ad apparire, ma tenace.
Bussò prima alla porta dei suoi conoscenti, illustrando loro i progetti di un umile figlio di San Francesco in un paese sperduto della Patria lontana. Il denaro che riusciva a raccogliere gli sembrava soltanto una goccia nel mare. Ed ecco scoccare nella sua mente un’idea brillante, che le consentì di entrare in immediato contatto con tutti gli italo-americani della California. Luisa decise di contattare Nereo Francesconi e Filippo Fordellone.
Il primo teneva il programma radiofonico Italian Program molto seguito dagli italo-americani di San Francisco.
Il secondo godeva di molto credito a Los Angeles, dove gestiva la stazione radio KWKW. Ottenne il loro appoggio.
Attraverso le due radio, le notizie del Padre e della «Casa Sollievo della Sofferenza» rimbalzarono nelle case della California e da qui si propagarono in tutti gli Stati Uniti, commuovendo gli americani.
I successi della signora De Martini si susseguirono nel tempo, suscitando stupore negli ambienti conventuali di San Giovanni Rotondo. Qui nel mese di giugno 1953 arrivò una bella notizia: la grande statua bronzea di San Francesco che lo scultore Antonio Berti stava eseguendo, destinata a stagliarsi solo molti anni dopo nel cielo azzurro sulla sommità della clinica, sarebbe stata offerta dagli italo-americani della città californiana di San Francisco: la radio di Nereo Francesconi, che sostenne l’iniziativa, aveva fatto un altro miracolo.
Filippo Fordellone , che era emigrato in America alla fine della prima guerra mondiale, non gli fu da meno. Il suo programma radiofonico quotidiano, nato negli anni ’30, aveva lo scopo di mantenere vivo negli italiani d’America l’amore per la Patria lontana. Ora aveva un compito in più: far conoscere Padre Pio. 1
Per essere più efficaci Francesconi e Fordellone decisero di rilanciare dalle loro radio le trasmissioni della RAI 2 che parlavano della «Casa» o di Padre Pio.
Il primo tentativo di Fardellone fallì. Passò una notte insonne con un collaboratore armeggiando con un’apparecchio radio oceanico, nel vano tentativo di captare il segnare di «Sorella Radio».
Tuttavia le difficoltà tecniche e le avverse condizioni atmosferiche, cause dell’insuccesso, non fiaccarono la sua caparbietà.
Ottenuta copia del programma «Sorella Radio» direttamente da Roma, Fardellone lo mandò in onda in tutte le case della California del Sud l’11 ottobre 1953, preannunciando l’evento con avvisi pubblicati sui giornali della Costa del Pacifico.
Alla fine, esortò i radioascoltatori «a non lasciar cadere nel vuoto la bellezza spirituale di tale programma». E, mentre parlava della Casa Sollievo della Sofferenza e della Statua di San Francesco, il telefono cominciò a squillare con le offerte.
A S. Giovanni Rotondo comunicava:
«Non vorrei peccare di esagerazione dicendo che il programma Sorella Radio ha segnato per la mia attività radiofonica il giorno più bello della mia esistenza; eppure in diciassette anni di tale attività ho avuto parecchie soddisfazioni…. ».
Poi spedì una copia della registrazione a Francesconi e questi la trasmise dalle stazioni di Radio KLOK di San Josè e di Radio KRE di San Francisco il 25 e il 27 ottobre 1953, donando agli italiani della California del Nord «l’occasione e la soddisfazione di un raro godimento spirituale a cui da tempo non erano più abituati».
Parecchi automobilisti con la radio accesa si fermarono ai bordi delle strade e l’ascoltarono “in religioso silenzio”, per non perdere nemmeno una parola.
«In un’epoca dominata dall’assillo delle preoccupazioni e della fretta – commentò Francesconi – a me pare che ciò sia per lo meno un piccolo miracolo della fede».
A San Giovanni Rotondo la rivista La Casa Sollievo della Sofferenza salutò con vera soddisfazione questo ponte sublime di dolce armonia che si era venuto a creare tra l’America e il paesino garganico.
Arrivarono anche ventiquattro fogli zeppi di nomi di persone che avevano offerto una «stellina» al letto dell’ospedale intestato a «Maria Giuseppa», la cara mamma di Padre Pio, deceduta il 3 gennaio 1929. La California vinse così la competizione per la copertura del primo letto di «stelline», anticipando grandi città italiane come Roma o Milano, pure vicine al traguardo.
I benefattori americani avrebbero potuto così godere delle preghiere riconoscenti dei ricoverati che avrebbero occupato quel letto
Nel mese di novembre 1948 la vedova di Fiorello La Gardia parlò per radio a favore del nascente ospedale «Fiorello La Guardia» di San Giovanni Rotondo.
Tra gli ascoltatori c’era il sessantacinquenne Mario Gambino, inserviente addetto alle pulizie della fornace dell’impianto di riscaldamento dell’Unter College di New York.
Non sapendo come fare arrivare un’offerta, avvicinò il Prof. Vittorio Ceroni, direttore del College, e gli disse:
«Professore, ha sentito il discorso della Signora La Guardia alla Radio? Io voglio mandare a quell’ospedale cinque dollari per i miei fratelli che soffrono più di me».
E gli consegnò i cinque dollari.
Il prof. Ceroni spedì il denaro in Italia descrivendo il Signor Gambino come «bravo, onesto lavoratore italo-americano, padre di numerosa famiglia, che crede nella religione del dovere, del lavoro e dell’amore fraterno…».
La commovente storia dei cinque dollari, spinse l’amministrazione del nascente ospedale a istituire il Fondo «Mario Gambino», finalizzato a dare soccorso e conforto agli ammalati poveri.
Successivamente Gambino mandò altri dieci dollari, uno per ogni figlio, consegnati nelle mani di George Shuster, Presidente dell’Hunter College. E poi ancora altri dollari, raccolti tra i conoscenti.
Alcuni anni dopo un giornalista male informato scrisse :
«Nella clinica della Casa Sollievo della Sofferenza intitolata a Fiorello La Guardia nessuno pagherà una lira».
Se la notizia fosse stata vera, la clinica avrebbe fatto la stessa fine dell’ospedaletto San Francesco, costruito da Padre Pio per i sangiovannesi e chiuso per carenza di fondi. Perciò fu necessario fare delle precisazioni.
Per i degenti assistiti la retta sarebbe stata pagata dai Comuni, dalla Mutua Malattia, dalle Assicurazioni Infortuni e dalla Previdenza sociale. Le persone prive di mezzi propri, invece, sarebbero state ricoverate e curate gratuitamente attingendo denaro dal Fondo Gambino.
La differenza sostanziale con gli altri ospedali consisteva nell’abolizione assoluta di qualsiasi distinzione di classe o di trattamento.
«Se vi sarà il pollo per il povero vi sarà anche per il ricco; altrimenti non ci sarà per nessuno. Se il povero dei poveri avrà bisogno, a motivo del suo stato fisico, di una camera con bagno e toilette riservata, l’avrà esattamente come il ricco».
Mario Gambino morì il 23 gennaio 1950. Nel bollettino “La Casa Sollievo della sofferenza” si legge:
«Col gesto di carità che hai compiuto verso i poveri della Casa Sollievo della Sofferenza, tu, accenditore e alimentatore del fuoco della tua caldaia, hai acceso qui tra noi ben altro fuoco (…). il fuoco dell’amore fraterno! (…) Lo hai affidato alle nostre coscienze come un impegno sacro e noi li osserveremo a ogni costo e lo trasmetteremo a chi verrà dopo di noi come un giuramento, e con esso trasmetteremo la tua immagine, la tua faccia semplice e onesta di umile lavoratore, al quale è partito un così luminoso esempio di carità». 1
Nel fondo Gambino confluirono anche le «stelline d’oro della Carità» che formarono un firmamento speciale nel cielo di San Giovanni Rotondo.
fonte http://www.padrepioesangiovannirotondo.it

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