Translate

lunedì 4 novembre 2013

Una triste verità dietro i Marò?

L'intreccio tra interessi commerciali e decisioni politiche

La vicenda dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dura da più di 20 mesi. Il motivo? Perché a mio modestissimo e personale avviso dietro questa vicenda c’è un “peccato originale” forte e radicato che nessun politico di sinistra o di destra ha ammesso, dato pesante soprattutto per questi ultimi da sempre vicini agli ambienti delle forze armate, ossia: le commesse militari.
È sì, perché informandosi sulla stampa specializzata, salta subito all’occhio come il mercato asiatico, ed in particolar modo quello indiano, sia in forte espansione nel settore difesa da diversi anni, infatti l’India spende quasi il 3% del pil in questo settore, rendendola il target preferito per le aziende italiane operanti nel settore della difesa e non solo.
Premetto che faccio questo ragionamento pur essendo di destra, la destra vera quella che ha il culto della patria (non quella attuale) e rispetto innato per le istituzioni, forze armate incluse. Tuttavia la patria è cambiata e con essa le istituzioni: in questo è cambiato anche il rapporto tra istituzioni e in un paese democratico è accettato tranquillamente che due cittadini, oltre che militari, siano ingiustamente o preventivamente detenuti per quasi 2 anni. Delle due, l’una: o l’Italia non gode di alcun rispetto internazionale oppure con l’India c’è altro. Ed io seguo l’ultima.
Mi spiego: perché una democrazia occidentale, come l’Italia, compromette l’immagine ma addirittura il rispetto dei suoi soldati verso le patrie istituzioni, alle quali essi giurano fedeltà? Perché far rientrare i marò per 2 volte per poi rispedirli in India? Perché umiliarsi così? Perché l’Onu non interviene nettamente sulla questione? Perché non abbiano interrotto i rapporti diplomatici con l’India al rientro dei due soldati in patria?
I due marò sono diventati contropartita per qualcosa di commerciale. Riflettiamoci su. È da anni che l’India spende una parte rilevante del suo pil in difesa e le aziende italiane propongono prodotti con un ottimo rapporto qualità prezzo, testati sul campo ed affidabili, quali: dagli elicotteri AgustaWestland  AW139, NH-90, EH-101, al Lince della Iveco, navi (Finmeccanica), radar, sistemi missilistici e via discorrendo. Un business enorme per le aziende italiane che non si basa solo sulla vendita dei prodotti già ordinati ma sui programma d’armento indiani futuri e l’eventuale manutenzione, oltre alla pubblicità continentale che le commesse chiuse in India potrebbero avere. Nel settore difesa raggiungere anche solo una commessa di 20 elicotteri, vuol dire fornire assistenza tecnica, manutenzione ed aggiornamenti per decenni, quindi il cliente indiano è strategico per le imprese italiane.
Il mercato interno italiano è morto, quello europeo quasi e vi sono forti concorrenti interni ed americani, rimane quello asiatico che è da anni nelle mire di russi ed europei. Tolte Finmeccanica, AgustaWestland, Alenia e Selex cosa rimane all’industria hi-tech italiana, o meglio all’Italia? Solo ENI ove tra l’altro la quota pubblica del 30,10% è stata superata dai fondi privati ( 30,98% ), per il resto ci assesteremmo a paese del Secondo Mondo, privi di aziende strategiche.
Tra febbraio ed ottobre 2013 scoppia lo scandalo tangenti in Finmeccanica proprio a riguardo delle commesse indiane e stranamente nessun politico o giornalista pone dubbi sulla questione marò, quasi fosse una connessione da non fare. A cosa serve avere lì dei marò in ostaggio? A conservare intatti i rapporti commerciali nel settore difesa tra i due paesi, così l’India appaga la propria smania medievale difendendo la sua immagine di padrona dei mari agli occhi dei pericolosi vicini, i marò sopportano perché garantiti da una minima tutela diplomatica di facciata, stipendiati come militari all’estero, si sono rassegnati a vivere da ostaggi perché glielo chiede il paese. E chissà che l’India non ne approfitti per sconti e vantaggi ulteriori sulle future commesse militari.
Questa è diventata l’Italia, una madre sporca e bugiarda che chiede ai suoi figli cuore e destino in tempo di pace per abbandonarli in tempo di guerra, una madre che dà un prezzo ai suoi figli non può definirsi tale.
Altrimenti come si spiegherebbero le assurdità e le certezze di questa storia? Perché i caschi blu indiani (12 ufficiali e 34 soldati) che nel 2008 sotto mandato ONU parteciparono alla crisi in Congo ed accusati dalle autorità locali di vari reati:dallo stupro, all’induzione alla prostituzione minorile fino alla collaborazione con signori della guerra locali, sono stati processati e giudicati in India? 

I fucilieri del San Marco non sono militari di ripiego, valvola di sfogo per le masse indigenti del meridione, no i fucilieri di marina sono truppe anfibie, capaci di operazioni speciali (SOC), pluridecorati e riveriti in ambito internazionale, la nostra testa di ponte nelle situazioni difficili: sono professionisti, cittadini in divisa, che militano con disciplina e con altrettanta disciplina andrebbero tutelati. È vero, qualcuno pensa che  servirebbero spalle troppo grandi per affrontare fino in fondo la situazione perché perse le commesse, si perderebbero tanti posti di lavoro: un ragionamento logico ma eticamente grave ed indifendibile, perché i prodotti italiani devono conquistarsi il mercato con la qualità e la ricerca non con le tangenti o con ignominiose contropartite umane. Io senza ombra di dubbio sacrificherei il tutto per recuperare Salvatore e Massimiliano, del resto una nazione deve ripartire dai suoi uomini non dai suoi soldi. (Giorgio Santoriello)

1 commento: