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lunedì 23 dicembre 2013

La solerte Ministro Bonino, prima in Europa a Teheran. di Fernando Termentini.


La solerte Ministro Bonino, prima in Europa a Teheran
La Ministro Emma Bonino si è recata a Teheran, primo Ministro degli Esteri dei Paesi dell’Unione Europea a mettere piede in Iran, nonostante le sanzioni adottate contro il Paese dall’ONU e dalla stessa Unione Europea contro la negazione iraniana del rispetto dei diritti umani.
La Responsabile della Farnesina al termine degli incontri ha tenuto una lunga conferenza stampa che, fatto salvo ogni possibile errore di interpretazione o di lettura delle dichiarazioni, è integralmente riportata nel video pubblicato online da radio radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/399564), ci informa che ha “portato a casa” successi sul piano economico, su quello del nucleare iraniano ed ha anche toccato il problema dei diritti umani e delle donne, anche se argomento non programmato.
Nello specifico, è stato affrontato il problema della moratoria della pena di morte per il quale l’Italia ha dato la disponibilità a fornire un supporto di pensiero al Governo di Teheran.
Non ha, invece, precisato se siano state affrontate anche altre tematiche importantissime, quali quelle dei prigionieri politici da anni perseguitati in Iran come espressamente denunciato con un comunicato stampa dal rappresentante in Italia dei rifugiati iraniani, Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia.
Una vera e propria denuncia affidata alla stampa per evidenziare il disappunto degli esuli iraniani residenti in Italia sul viaggio della Ministra a Teheran.
Una scheda nella quale viene denunciato che fino all’arrivo del nuovo presidente iraniano Rohani sono stati giustiziati del regime oltre 500 persone, tra cui molte donne e prigionieri politici che lottano per la libertà e la democrazia in Iran.
Un appello rivolto al nostro Ministro, affinchè si facesse carico soprattutto di questo aspetto, peraltro a lei congeniale considerata la sensibilità specifica dimostrata in passato su temi specifici.
Davood conclude il comunicato augurandosi “che il signor ministro si renda conto del suo errore storico e faccia un passo indietro il prima possibile e ribadisce “….stringere le mani assassine che hanno ucciso i soldati italiani a Nassiriya e in Afghanistan non sia un onore degno di un grande popolo quale quello italiano che ci ha sostenuto nei momenti più bui della nostra storia”.
La Ministra è andata comunque a Teheran e non è dato da sapere se abbia accolto l’appello accorato di chi è costretto per motivi politici ad essere confinato in terra straniera.
Un fatto, invece, è certo perché documentato. Emma Bonino ha partecipato agli incontri ufficiali “velata”. Un look che sicuramente l’interessata sarà pronta a motivare come un’espressione di rispetto della cultura locale, ma che, invece, potrebbe essere letta dalla realtà locale come un’accettazione del regime dei mullah.
Un segnale pericoloso per un Ministro degli Esteri in missione ufficiale, strumentalizzabile dalla controparte come condivisione di regole che l’islam radicale impone alle sue donne, considerate “paria” del contesto sociale. Una scelta che poteva al limite essere comprensibile in una visita privata, ma difficile da condividere nel momento che la Ministra è la rappresentante istituzionale di un importante Paese della Unione Europea che, nel dialogo con l’Iran, pone al primo posto la questione dei diritti umani e dei prigionieri politici.
Scegliere, quindi, di non indossare lo “chador” sarebbe stata non una mancanza di rispetto delle tradizioni locali, ma un segnale di distanza dalla cultura oscurantista dei mullah.
Peraltro la scelta di uno panno nero sembra essere quasi in ossequio agli obblighi imposti dall'Ayatollah Khomeini, che aveva obbligato quel colore contro la volontà delle giovani donne.
Presentarsi senza velo sarebbe stato, invece, un segnale di vicinanza alle donne iraniane i cui diritti sono troppo spesso calpestati ed un omaggio nei confronti di Neda Soltani, la giovane iraniana trucidata nel 2009 a Teheran mentre manifestava a tutela dei diritti umani calpestati dal regime ed anche per affermare il diritto di non indossare lo chador.
Chi scrive, professionalmente non ha esperienza diplomatica, ma in occasione di pregresse frequentazioni di contesti internazionali ha potuto constatare che qualche volta in diplomazia l’approccio formale rappresenta segnali sostanziali.
Forse la dottoressa Bonino, neofita dello specifico settore, dovrebbe anche tener conto di questi particolari e presentarsi in un contesto caratterizzato dal radicalismo religioso, fiera di essere una donna occidentale impegnata a difendere i diritti essenziali delle uomini e delle donne e massima espressione di una democrazia laica.
Fernando Termentini,


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