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martedì 30 aprile 2013

LA BCE USA DATI FALSI E ORDINA: “SUBITO GIÙ SALARI E STIPENDI” di Pier Paolo Flammini




La Banca Centrale Europea continua ad impartire ordini sull’Austerity nonostante negli ultimi mesi sia il Fmi che il duo Reinhart e Rogoff siano stati smascherati ed abbiano ammesso i propri errori. Lo stesso nuovo Presidente, Saccomanni e Giovannini grandi estimatori delle misure che hanno causato l’attuale crisi. Se è (fosse?) un vero politico denuncerebbe immediatamente l’inganno alla luce del sole
Il periodo storico 1990-2008 è alle nostre spalle, ineluttabilmente, ma mentre altri eserciti hanno difeso le proprie roccaforti qui, in Europa, epicentro – come sempre, da un secolo – Berlino, le battaglie sono state tutte perse. Ora, si sta perdendo la guerra, perché sono giunte due disfatte irrimediabili.
PRIMA DISFATTA L’Imperatore del Mondo Finanziario, il Fondo Monetario Internazionale, si ritira dalla lotta dell’Austerità, ad inizio anno, nonostante sia la sua lotta. Olivier Blanchard e Daniel Leigh, i colonnelli sul fronte, affermano che “hanno sbagliato i conti“. Proprio così: hanno consigliato una strategia ma poi, come scolaretti con le tabelline, si accorgono che i consigli che hanno dato per anni, e che hanno condotto alle manovre lacrime e sangue nel Sud Europa, erano basati su errori da loro stessi commessi. Da Keynes Blog: “Secondo Blanchard e Leigh i moltiplicatori fiscali non sono stati modesti come previsto (0,5) ma significativamente più elevati (1,5). Questo significa che una contrazione fiscale di 1 euro (ovvero un taglio della spesa pubblica, ndr) ha creato una depressione di 1,5 euro invece che solo 0,5. Già nel 2009, tuttavia, il fondo aveva sottoposto al G20 una nota in cui si affermava che i moltiplicatori potevano essere compresi tra 0,3 e 1,8 per i tagli alla spesa e tra 0,3 e 0,5 per gli aumenti delle imposte (si noti che coerentemente con la teoria keynesiana, i moltiplicatori delle tasse misurati sono minori di quelli della spesa pubblica)”.
In pratica ogni volta che vi hanno martellato i santissimi dicendo: “Occorre ridurre la spesa pubblica per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione”, hanno mentito, si sono sbagliati. Eppure sono ancora lì: la non santa trinità della Troika li vede sempre al vertice del triangolo d’occupazione.
SECONDA DISFATTA ED ESERCITO NEOLIBERISTA IN ROTTA Ma da sola quella sconfitta non basta, dopo El Alamein arriva la batosta: ormai siamo alla ritirata di Russia, dopo la mattanza di Stalingrado. La notizia ha fatto il giro del mondo, ma qui nella periferia dell’Impero si preferisce parlare di francescoboccia e nunziadegirolamo. Altri due generali dell’Austerità mondiale hanno perso la loro battaglia, perché hanno sbagliato – scientemente – tutti i calcoli. Non sapevano usare Excel, come un soldato che non sappia usare una bussola. Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff rappresentano il più inquietante caso di indirizzo di politiche anti-popolari su scala mondiale basato su assunzioni del tutto inventate (oltre che con pesanti coinvolgimenti personali). Nel loro studio “This Time is Different” i due studiosi di Harvard affermavano, in pratica, che attraverso la loro ricerca potevano assicurare che gli Stati con un rapporto debito/Pil superiore al 90% erano destinati al declino, al contrario di quelle nazioni nelle quali, sempre per l’assunzione farlocca del punto 1 (meno spesa pubblica=più sviluppo) quel dato era basso. Delirio matematico-economico travasato in bigonci che i camerieri eletti o tecnocratici hanno trasformato in politica lacrime e sangue: tasse, tagli, povertà, lacrime di coccodrillo. Purtroppo non abbiamo anime che reagiscano con la passione e la competenza di Mike Norman, almeno nel ponte di comando. Ma se avete 5 minuti, ascoltatelo.
A. CLAMOROSO ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA Nel Rapporto Annuale 2012 della Bce, di cui la stampa italiana ha sbrigativamente trattato nei giorni scorsi, si leggono le solite trite litanie. Gli enricoletta manco li pensano. Il cuore del dispaccio di guerra è a pagina 73.  Titolo: “Ulteriore risanamento dei conti pubblici è atteso nel 2013“. Ma come? E le fregnacce di Blanchard e di R&R? Possibile che Draghi non le abbia lette? Va bè. Andiamo avanti.
“In rapporto al PIL, le entrate dovrebbero aumentare di 0,5 punti percentuali, mentre la spesa diminuirebbe di 0,3 punti. Si prevede che il debito pubblico dell’area dell’euro in rapporto al PIL continui ad aumentare, di 2,0 punti percentuali al 95,1 per cento, con valori superiori al 100 per cento in cinque paesi (Belgio, Irlanda, Grecia, Italia e Portogallo)”. Tra minore spesa e maggiori tasse c’è un trasferimento di risorse da famiglie e imprese agli Stati dello 0,8% del Pil. 
E così “Il risanamento dei conti pubblici deve proseguire“. Ma come? Vediamo ancora: “Nonostante i progressi realizzati finora, occorre proseguire sulla via del risanamento per ripristinare la sostenibilità a lungo termine del debito nell’area dell’euro. Per quanto il risanamento possa dare luogo a un deterioramento temporaneo della crescita economica, se ben disegnato esso conduce a un miglioramento permanente dei saldi strutturali, con un impatto favorevole sulle traiettorie del rapporto debito/PIL“. Si faccia attenzione a questa affermazione: deterioramento “temporaneo” (viene da ridere), ovvero meno lavoro, meno consumi, meno “vita”, con impatto favorevole sulle traiettorie del debito/Pil. Ma chi se ne frega di un dato astratto? Qualcuno mangia il rapporto debito/Pil?
Alt. Qui arriva la menzogna scritta nero su bianco. Andiamo a capo.
“Le evidenze empiriche mostrano che livelli persistentemente elevati del rapporto debito pubblico/PIL (intorno o superiori al 90 per cento) incidono negativamente sulla crescita economica”Una menzogna ribadita dopo che è stata dimostrata falsa dagli stessi autori che l’hanno divulgata. Ma come è possibile?
Continua: “Oltre ad avere un effetto diretto di spiazzamento dell’investimento privato, essi si associano a premi per il rischio sul debito pubblico più elevati, i quali comportano a loro volta tassi di interesse maggiori, con ripercussioni avverse per gli investimenti e altri ambiti dell’attività economica sensibili all’andamento dei tassi di interesse (tutto ciò non avviene ad esempio nel vicino Regno Unito, o non ha relazione ad esempio a quanto avviene fra Spagna e Italia, ma evidentemente c’è il dovere di sbagliare, a Strasburgo, ndr)”.
“Il risanamento delle finanze pubbliche può favorire la crescita economica nel breve periodo” (poco fa si è scritto che aveva un impatto deleterio nel breve periodo, ndr) (…) “Accrescere la flessibilità dei mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi migliorerebbe in misura decisiva la capacità di tenuta delle economie dell’area dell’euro”.
Ecco cosa si intende. Pagina 66, titolo: “Sono necessari ulteriori sforzi per continuare il processo di riequilibrio”. Il tutto per creare il “mercato comune” liberal-comunista: “Una sensibile, effettiva riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (…) è particolarmente urgente nei paesi dove l’elevata disoccupazione rischia di divenire strutturale e la concorrenza è debole“. Ok. Claro. Sì, parlano di noi.
Ancora, alla faccia di Blanchard e R&R: “(per aumentare la competitività) richiederà il contenimento della spesa e una maggiore efficienza di quest’ultima, in particolare nelle aree dell’istruzione, della sanità, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture(…)”. E inoltre, incredibilmente: “Le strategie di risanamento dei conti pubblici dovrebbero essere incentrate sul rigoroso rispetto degli impegni già assunti nell’ambito del Patto di stabilità e crescita e del fiscal compact (per l’Italia circa 50 mld di euro l’anno per 20 anni, ndr). Tutti i paesi sottoposti a procedure per i disavanzi eccessivi devono assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi di bilancio (…) Laddove ciò non avvenga, occorrerebbe adottare misure procedurali tempestive nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi al fine di evitare che il consolidamento sia indebitamente ritardato e che venga compromessa fin dall’inizio la credibilità della nuova governance rafforzata per le finanze pubbliche“. Ditelo a enricoletta.
2 CLAMOROSO SILENZIO DELLA STAMPA ITALIANA Insomma, Mario Draghi ripete a pappardella le raccomandazioni dimostrate errate (quando non peggio) del Fmi, continua a farne strumento di ricatto politico per centinaia di milioni di cittadini. Non c’è un giornalista che lo faccia notare. Prendo Barbara Corrao del Messaggero, la quale scrive “che la Bce ricorda che un rapporto debito/Pil oltre il 90% danneggia lo sviluppo”. Ma è tutto così, copia e incolla, anche a La StampaRepubblicaRai.it,  e via discorrendo.
3 PEGGIO, SEMPRE PEGGIO, A BERLINO NON HANNO PIETA’ Quanto letto sopra è lo zucchero. In Germania, infatti, vogliono che il caffè sia amarissimo, indigesto, e non vogliono neppure che si dia il minimo sollievo al malato: altro che Stati Uniti d’Europa, siamo agli Stati Leghisti d’Europa.
4 LETTA SE CI SEI BATTI UN COLPO Dunque la Banca Centrale Europea, sottratta al controllo democratico, dà indicazioni a stati ex sovrani di diminuire il costo di salari e stipendi basandosi su affermazioni dimostrate come false. Si auspica che il nostro nuovo Presidente del Consiglio, consapevole di errori tanto evidenti, chieda la verifica delle competenze degli estensori del rapporto, la rimozione del Presidente Mario Draghi per responsabilità oggettiva e apra immediatamente un tavolo europeo di verifica della congruità di tutti i documenti economici approvati su queste basi e il loro annullamento.
Impossibile, forse. Lui non è un cuor di leone ma con Enrico Giovannini che in tv dice il contrario di quel che è scritto nei documenti ufficiali da lui firmati e con Fabrizio Saccomanni che affermava che “le misure di austerity porteranno ad una crescita attraverso la riduzione dei tassi di interesse”, c’è poco da sperare.
Anzi, niente.

Il ragazzo che ha smentito Harvard salvando il mondo dall’austerità

di Federico Rampini 
E'apparso come star nel popolare talkshow di satira politica The Colbert Report. Se l’è meritata davvero questa fama Thomas Herndon, che prepara la sua tesi di Ph.D. alla University of Massachussetts di Amherst.

Il premio Nobel dell’economia Paul Krugman gli dà atto di avere «confutato lo studio accademico più autorevole degli ultimi anni». Scoprendovi degli errori banali, imbarazzanti per gli autori. Le vittime di Herndon sono due tra gli economisti più stimati del mondo: Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Loro due insegnano in una super-università, Harvard, ben più prestigiosa di quella dove studia il 28enne dottorando che li ha messi al tappeto. Rogoff, che è stato economista anche al Fondo monetario internazionale e alla Federal Reserve, insieme con la sua collega Reinhart pubblicò “Growth in a Time of Debt”, una ricerca conclusa proprio quando stava scoppiando la crisi della Grecia. In quel testo vi era la “prova scientifica”, secondo gli autori, che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. 

Quella cifra “magica” venne adottata come un dogma, istantaneamente ripresa da organizzazioni internazionali e governi: da Angela Merkel alla Commissione europea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Lo stesso Krugman ricorda che «ebbe un ruolo cruciale nella svolta delle politiche economiche, con l’abbandono delle manovre anti- recessive sostituite prontamente con politiche di austerity ». La tesi di Krugman è che c’erano già poderose correnti ideologiche in azione per interrompere le manovre anti-recessive, e tuttavia quello studio divenne un regalo insperato, una pietra miliare, il fondamento teorico per l’austerity.

Herndon, che si definisce «né conservatore né progressista», non è stato mosso da un’agenda politica. «Non ero partito — racconta — con l’intenzione di demolire lo studio di Reinhart-Rogoff, davvero non ero a caccia di errori. I miei professori di Amherst mi avevano assegnato un compito molto comune: prendi una ricerca fatta da altri economisti, e prova a dimostrare che sei capace di replicarne il risultato». È così, esercitandosi a rifare lo stesso percorso di Reinhart-Rogoff, che il 28enne si è imbattuto nella sua scoperta. «Provavo e riprovavo a fare i loro stessi calcoli, ma i risultati non erano quelli. I conti non tornavano ». Per vederci chiaro lui si rivolse agli stessi autori. Che reagirono con grande fair-play e trasparenza.

Forse sottovalutando il pericolo? Di certo non snobbarono il giovane dottorando di una università meno prestigiosa.
«Su mia richiesta — racconta lui — mi hanno messo a disposizione tutte le loro fonti originarie da cui avevano attinto i dati sulla crescita. Mi hanno dato accesso anche alle varie versioni dei loro calcoli». Mal gliene incolse. Perché il preciso e scrupoloso Herndon scoprì l’errore. Anzi due categorie di errori, grossolani e dalle conseguenze disastrose. La coppia di grandi economisti aveva banalmente commesso una svista di “allineamento” nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Excel della Microsoft. Sicché alcuni calcoli erano sbagliati. In più — questo forse è lo sbaglio più imperdonabile — Reinhart-Rogoff avevano omesso di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato debito pubblico.

La rivelazione di Herndon ha avuto un impatto enorme. I due imputati, Reinhart-Rogoff, hanno dovuto ammettere l’errore. Lo hanno fatto con una imbarazzata column sul New York Times, cercando al tempo stesso di prendere le distanze dalle politiche di austerity applicate usando la loro ricerca. E come rivela il Wall Street Journal, «all’ultima riunione del G20 è stato depennato dal comunicato finale ogni riferimento al rapporto debito/Pil, per effetto di questa scoperta».

L’anchorman satirico Stephen Colbert conclude: «E ora chi glielo dice agli europei? Sono così contenti dell’austerity, che ogni tanto per festeggiarla scendono in piazza e accendono dei fuochi…». La lezione di umiltà vale anche per gli avversari del rigore. I grandi nomi del pensiero neokeynesiano, da Krugman a Joseph Stiglitz, non avevano mai accettato il dogma di Reinhart-Rogoff. Ma le loro contestazioni volavano alto, troppo alto. Nessuno si era imbarcato nella fatica di fare il lavoro “operaio” del 28enne Herndon: prendersi tutti i numeri, uno per uno, e rifare le addizioni.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-ragazzo-che-ha-smentito-harvard-salvando-il-mondo-dall’austerita/

Siluro di Bundesbank alla Bce, la Germania sempre più estranea all’euro


24511626_la-bundesbank-attacca-il-piano-draghi-per-salvare-euro-0Va bene che abbiamo il nuovo governo, va bene che Letta è in viaggio per Berlino a prendere ordini, ma a me pare assolutamente  incredibile, anzi assolutamente significativo del buio in cui si vogliono tenere i cittadini, che i media mainstream stiano ignorando la bomba atomica che sta esplodendo proprio in questi giorni in Europa. Vale a dire il durissimo documento confidenziale che la Bundesbank ha inviato alla corte costituzionale tedesca in merito al Mes, l’istituto che come si ricorderà ebbe bisogno di un via libera, da parte della suprema magistratura per essere approvato dal Bundestag. Via libera tuttavia condizionato da restrizioni e che oggi paiono essere ritornate in primo piano.
Il fatto è che la Bundesbank, nel presentare alcune sue valutazioni sull’operato della Bce in relazione  appunto al Meccanismo europeo di stabilità, ha prodotto un durissimo atto di accusa, nei confronti della banca centrale europea e dell’operato di Draghi, ravvisandovi non solo inadeguatezza, ma anche un conflitto con i trattati europei e con lo stesso statuto dell’Istituto centrale. In particolare si infierisce con l’acquisto di titoli sovrani di Paesi europei in difficoltà, quella operazione (più virtuale e mediatica che reale) che è all’origine dell’abbassamento degli spread italiani e spagnoli. Non solo, ma sono stati fatte oggetto di critiche radicali anche le concessioni di liquidità straordinaria che hanno permesso (ma sarebbe meglio dire costretto) la Grecia a rimanere nell’euro.
Noi stiamo qui a baloccarci con i fantomatici eurobond, mentre in Germania si va in rotta di collisione per molto, molto meno. Ma è chiarissimo, quasi esplicito, il significato  del documento della Bundesbank e del suo direttore Weidmann: far sapere che alla Germania o quanto meno a una vasta parte della sua economia e finanza l’euro non interessa più di tanto: se messa di fronte al dilemma di affrontare la messa in comune del debito, ma anche di una sua modesta parte o di abbandonare l’euro sceglierebbe quest’ultima strada. Quindi non venite a domandare  revisioni del fiscal compact, minor rigore o manovre sottobanco per sostenere i titoli di stato, perché cascate malissimo.
E del resto il momento per rivelarlo è venuto: la messa in crisi di tutto l’apparato concettuale dell’austerità, le timidissime aperture di Bruxelles, la possibilità che il nuovo governo italiano batta cassa, le resistenze sempre maggiori di Portogallo e Spagna, il malcontento sociale diffuso in Germania, la nascita di un partito anti euro che conta tra le sue file fior di economisti, le elezioni di settembre, sono forse sembrate alla Bundesbank il momento ideale per mettere tutto il suo peso sul piatto della bilancia di scelte peraltro quotidianamente ed esplicitamente dibattute. Del resto due settimane fa anche l’editorialista del Financial Time,  Wolfgang Münchau, europeista convinto, aveva detto che un’uscita della Germania dall’euro (“una moneta che non porta vantaggi alla Germania e danneggia gli altri Paesi”)  sarebbe la soluzione meno traumatica per sciogliere un’unione monetaria nata male e incoerente senza un’unione politica che tuttavia è di là da venire.
Però di tutto questo da noi nemmeno si parla, come se non esistesse, intenti ai nostri inciucini e ben determinati a non far sapere come la “difesa dell’euro” per il quale abbiamo buttato lacrime e sangue, sia stato un beau geste abbastanza insensato nei modi e nell’arrendevolezza nei quali si è concretizzato. Sarebbe la nostra Bankitalia, anche ammesso che avesse conservato una qualche autonomia,  a dover dire che senza una integrazione più forte e l’istituzione di meccanismi che possano simulare l’emissione di moneta “sovrana”, noi non ci possiamo più stare. Lo avessimo detto un anno fa avremmo stanato la Merkel. Adesso non possiamo che subire il gioco altrui. Però la soluzione della nostra classe dirigente è astuta: basta che non si sappia in giro.

Schiavi Uniti di Benetton


941446_602988999713975_249794504_nAnna Lombroso per il Simplicissimus
Segnò una svolta nella storia della pubblicità la campagna multicolore e multietnica di Benetton, ragazzini ridenti di tutto il mondo in un melting pot al servizio delle coscienze e del commercio, che voleva accreditarsi, un po’ più equo e solidale, sullo scenario dello sfruttamento globale. Ne sono passati di anni e di spot, di messaggi ecumenici a stendere un velo su varie e feroci iniquità, di carità in sostituzione della solidarietà, di carità al posto della giustizia sociale, di sneaker indossate da indolenti adolescenti occidentali e confezionate da coetanei condannati ad essere necessariamente meno pigri e tremendamente più adulti.
Non stupisce quindi che tra le macerie di questo 8 marzo caduto in aprile – la maggior parte delle vittime erano donne – ci fossero le etichette di marchi italiani. A Dacca dove un palazzo di otto piani è crollato e sono morti almeno 381 operai, che lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza, si producevano capi per conto di multinazionali tra cui proprio la Benetton e altre aziende italiane Itd Srl, Pellegrini Aec Srl, De Blasio Spa e Essenza Spa, che produce il marchio Yes-Zee.
C’è da pensare che quegli operai avessero salutato la colonizzazione dei nuovi conquistatori occidentali come un progresso. L’arrivo degli schiavisti globali nel Bangladesh ha probabilmente accelerato l’approvazione a fine 2010, di una legge che ha aumentato il salario minimo da 23 a 36 centesimi di dollaro.
Ma cosa avrebbe dovuto fare Benetton? mica era scemo, mica fa beneficienza, mica è un anarchico, se le politiche industriali, cui ha prestato il volto il manager preferito da tutti i governi passati e a venire, collaudate dall’Ocse e consolidate dalla più autorevole superpotenza lo hanno convinto che l’unica ricetta per la competitività consista nel dichiarare guerra al lavoro per sostituirlo con la servitù, lo sradicamento, il trasferimento di investimenti diretti all’estero in modo da disporre di una forza lavoro sottomessa, flessibile, pagata cinque o dieci volte di meno che da noi, priva di qualsiasi diritto o di leggi che li tutelino, con una presenza sindacale praticamente e nessuna tutela ambientale. Con l’obiettivo, ormai dichiarato insieme alla guerra, di ottenere una completa libertà d’azione nei paesi emergenti – una libertà d’azione impossibile qui, dove vigono, ma temo per poco, una serie di leggi e di norme nate dalle lotte operaie e dal movimento sindacale, oltre che dagli interventi, in tempi remoti, dei partiti della sinistra e perfino cattolici. Mica è stupido Benetton – anche lui con quella faccia da bravo ragazzo, come si usa adesso, una moglie sentimentalmente corretta, con tanti figli che come lui andranno a imparare all’estero una iniquità espressa in molte lingue e in molte latitudini, anche lui infarcito di Vasco e Ligabue, Dylan Dog e piccoli principi – a stare incatenato qui dove sui suoi salari al lordo delle imposte grava tra il 40 e il 50% di contributi obbligatori destinati ai sistemi di protezione sociale.
Macchè è meglio andare altrove, dove il costo del lavoro giova al rendimento dei capitali e de profitti, così si vendono in patria a minor prezzo prodotti più scadenti, sbaragliando la concorrenza che non ha de localizzato. Si i prodotti mediocri si devono vendere da noi, perché i milionari russi, cinesi e indiani, che per anni hanno sognato di permettersi in Made in Italy e la sua leggenda, non vogliono delle pallide imitazioni prodotte in casa loro.
Oggi intorno all’80% e più del tessile e dell’abbigliamento è stato spostato dagli Usa e dall’Ue in India e altrove. E sono emigrati all’estero i servizi: produzione e manutenzione dei software, contabilità delle credit card, pratiche notarili, viaggi e spostamenti aziendali, gestione di fondi previdenziali.
Serpeggia un sottile veleno, un’ansia suicida nel dinamismo dei signori del profitto, nella loro libera circolazione di iniziativa, merci e schiavitù portata in giro con la stessa protervia con la quale esportano il loro aiuto umanitario a suon di bombe. E toglie libertà a quelle donne a Dacca, ma anche a loro, che sono tanto abituati alla servitù dell’accumulazione, da non accorgersene. Si sa l’avidità è cieca, e come nella parabola vanno verso il precipizio, trascinando paesi, popoli, ragazzini, quelli che cuciono scarpe e quelli che un tempo se le potevano permettere.

fonte http://networkedblogs.com/KMJUs

Altro che la rete: è il governo dei troll


Altro che la rete: è il governo dei troll

Ecco-com-e-nato-il-Governo-Letta_h_partbL’esecutivo appena fiduciato sembra dare la polvere al web: è difficile che in rete, per quanto si navighi, ci si possa imbattere in un cumulo di sciocchezze pari a quelle che in meno di 24 ore sono riusciti ad accumulare il premier e i suoi ministri o i suoi sostenitori. Si direbbe  un governo troll. Berlusconi vuole assolutamente l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, fatto che Letta ieri aveva in qualche modo assicurato, mentre oggi i ministri Franceschini e Del Rio parlano di “attenuazione”. E perché mai, quale difficoltà ci sarebbe nella sua eliminazione se ieri pomeriggio il prode Enrico  ha fatto sapere di voler rinunciare anche all’aumento dell’ Iva e al maggior carico che comporta la Tares?  Basterebbe questo per capire come le promesse siano state solo un alibi per permettere ai piddini di non perdere del tutto la faccia votando l’esecutivo di marca berlusconiana.
Ma l’insostenibile leggerezza del governo la si può misurare appieno dall’intervista al nuovo titolare del dicastero dello sviluppo economico Zanonato: l’ex sindaco dell’apartheid di sinistra, quello del muro padovano anti immigrati: prima dice che dobbiamo conservare la nostra “reputazione” in Europa per mantenere basso lo spread, ma subito dopo si contraddice sostenendo che bisogna ricontrattare il fiscal compact. A parte che si tratta di un puro ballon d’essai perché riconsiderare il fiscal compact  significa rivedere tutta la costruzione monetaria europea e gli errori che l’hanno ispirata, la nostra cosiddetta reputazione di ubbidienti  morituri, nasce proprio dal fatto che abbiamo firmato quel delirante patto. Se proprio siamo topini così ciechi da attaccarci allo spread come fosse l’eucarestia del liberismo e se davvero crediamo che esso abbia a che vedere solo con il nostro debito, beh allora dobbiamo sapere che non possiamo ricontrattare un bel nulla senza aspettarci un rialzo di interessi.
Inutile dire però che senza una revisione o meglio abolizione del fiscal compact che nasce da concezioni già falsificate ( ma da interessi tedeschi ben solidi)  non ci saranno soldi per nulla di ciò che è stato annunciato o di ciò che gli italiani sperano. Il fatto increscioso e drammatico è che la politica consociativa, inaugurata nella sua forma palese con il governo tecnico, è impotente a risolvere i problemi che ha creato sia perché in radice è priva di obiettivi diversi dal mantenimento del potere, sia perché è priva di idee alternative al pensiero unico, nonostante la dissoluzione di quest’ultimo sotto la caterva di errori concettuali, non sempre innocenti di cui si è reso portatore. Così mentre ci aggrappiamo a Letta nella stessa ingenua maniera con cui ci eravamo attaccati a Monti, ciò che davvero possiamo aspettarci è una nuova drammatica riduzione di welfare, diritti e servizi: è l’unico modo con cui trovare risorse per soddisfare Bruxelles e la Germania e per attuare il suicidio nazionale.
In questo quadro il governo di larghe intese, soluzione fortemente voluta e appoggiata fuori dai confini, nasce proprio per depotenziare al le possibilità di contrattazione del Paese, arroccando il potere ( com’è ben evidente anche dagli altarini che si vanno scoprendo in queste ore) e impedendo che la volontà dei cittadini, espressa nelle elezioni venga rispettata. Perché solo con un’azione decisa che metta in gioco tutto si potrà uscire da un limbo che rischia di marginalizzare e impoverire tutto il continente: sul tappeto  c’è l’assurdità di Maastricht e tutto quello che ne è scaturito a catena con l’arrivo della crisi. Non siamo credibili se andiamo al tavolo da gioco senza determinazione, senza una prospettiva politica diversa e senza nemmeno poter tentare un bluff come avrebbe potuto fare un governo politico di altro genere rispetto a quello dell’inciucio.  Ecco perché il governo appena formato rischia di affogare nelle sue stesse sciocchezze e nella sua insensatezza di fondo, nel territorio grigio tra specchietto per le allodole e impotenza. Tra le sciocchezze a man bassa e la stessa quantità di obbedienza.

fonte http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/04/30/altro-che-la-rete-e-il-governo-dei-troll/

Lettera aperta al Ministro degli Esteri Emma Bonino. di Fernando Termentini.

di Fernando Termentini 

Illustre Ministro, sono il Generale in quiescenza Fernando Termentini. Durante la mia vita professionale e successivamente ho avuto l’onore di condividere le Sue posizioni sui diritti dell’uomo ed ho partecipato sul piano operativo e delle idee  al Suo impegno per la messa a bando della mine anti persona. Come Ufficiale dell’Esercito, infatti, ho operato per oltre 20 anni nei territori infestati da ERW (Explosive Remants of the War) per portare avanti incisive azioni di Capacity Building a favore delle popolazioni locali e per favorire “l’awareness” contro il pericolo specifico anche e soprattutto attraverso attività di formazione di operatori locali per renderli capaci di bonificare le terre dove vivevano. Molti i territori “caldi” in cui ho lavorato, Afghanistan nell’Operation Salam, Kuwait alla fine della Prima Guerra del Golfo, successivamente in Somalia durante l’Operazione ONU Restore Hope, in Mozambico, in Bosnia Herzogovina, in Egitto ed in Libia.  

Un impegno che è continuato dopo aver dismesso l’uniforme partecipando attivamente alla policy della Campagna Italiana per la messa a Bando delle mine anti uomo ed attraverso la progettazione, gestione e coordinamento di attività operative in varie “aree affected” secondo i criteri stabiliti da UNMAS nello spirito della Convenzione di Ottawa nel cui ambito Lei è stata protagonista come rappresentante della Commissione Europea.

Una volta lasciato il servizio non ho dimenticato però né di essere Comandante né tantomeno il mio approccio etico nel garantire i diritti fondamentali dell’uomo ed assicurare l’applicazione del Diritto Umanitario. In questo contesto,  da oltre 15 mesi, insieme ad altri migliaia di cittadini italiani, seguo la vicenda dei due Fucilieri di Marina italiani lasciati in ostaggio dell’India, oltraggiati nell’onore di militari e costretti ad essere lontani dai loro affetti famigliari.

A tale riguardo, quindi, mi permetto di portare immediatamente alla Sua attenzione di Ministro degli Esteri del nuovo Governo italiano alcuni aspetti del problema che a mio modesto parere meritano una peculiare attenzione, sicuro del Suo impegno per restituire ai due servitori dello Stato ed alle loro famiglie la dignità oltraggiata dalle prevaricazioni di uno Stato terzo.

 Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in ostaggio dell’India da più di un anno. Sono obbligati a vivere condizioni di vita che, sono certo, non sono condivise da chi come Lei ha sempre dimostrato il massimo rispetto dei diritti dell’uomo e che, oggi, come Ministro degli Esteri è deputato  a difendere il prestigio internazionale del nostro Paese. Mi rivolgo a Lei a nome mio e di migliaia di italiani che vivono le mie stesse preoccupazioni con un quotidiano impegno attivo sul social network Facebook a favore dei nostri concittadini, con la consapevolezza e certezza che Lei darà un  nuovo impulso alla vicenda restituendo la dignità a due cittadini italiani che da 15 mesi,  strappati alle loro famiglie, vivono una condizione di prigionia offensiva della dignità nazionale, delle nostre Forze Armate e della diplomazia italiana nel mondo.

A tale riguardo, mi permetto, di evidenziare gli aspetti macroscopici del problema, che a mio modestissimo avviso  hanno reso la vicenda una farsa e che se non affrontati e risolti con incisività contribuiranno ancora di più a gettare ombre sull’immagine internazionale dell’Italia ed a compromettere la sicurezza di due cittadini italiani.

  1. l'India sta reiteratamente violando le più importanti convenzioni internazionali sul diritto del mare, peraltro sulla base di un’istruttoria molto approssimativa  (le perizie balistiche non sono chiare, il calibro dei proiettili non combacia con quello dei nostri militari, il peschereccio indiano crivellato di colpi è stata sorprendentemente affondato, ecc.).
  2. Fermo restando l’immenso cordoglio per la morte di due innocenti pescatori le cui cause sono ancora tutte da accertare ed a prescindere dall'innocenza o colpevolezza dei nostri due militari, essi comunque devono essere giudicati in Italia, nel rispetto del principio dell'immunità funzionale universalmente riconosciuto dal Diritto Consuetudinario e perché  gli eventi ipotizzati sono avvenuti in acque internazionali fuori dalla giurisdizione indiana come la stessa Corte Suprema indiana ha confermato.
  3.  La Legge permette l'attivazione di un arbitrato internazionale, ovvero il coinvolgimento di un tribunale internazionale indipendente dalle parti, deputato a giudicare con equità garantendo il rispetto dei diritti delle due parti in causa. Un’opportunità che fino al Suo insediamento  non è stata applicata né dal Suo Predecessore né, tantomeno,  dal Vice Ministro De Mistura.
  4. l’India ha palesemente violato la Convenzione di Vienna quando ha applicato un’inaccettabile restrizione della libertà di movimento del nostro Ambasciatore in India, altro motivo che avvalora l’urgenza di un immediato arbitrato internazionale in sede ONU per stigmatizzare la illecita condotta del Governo indiano, inaccettabile per tutta la diplomazia internazionale.
  5. In India vige  la pena di morte per i reati ipotizzati a carico dei due nostri militari. Chi ha consegnato costoro alla Giustizia indiana riferendosi a  frammentarie  e non meglio definite assicurazioni del Governo indiano sulla non applicazione della massima condanna,  ha  per ben tre volte oltrepassato i vincoli previsti dalla nostra Costituzione in tema di estradizione in Paesi dove vige la pena capitale, un aspetto questo che credo andrebbe attentamente valutato a garanzia di tutti i cittadini italiani .
  6. La esasperata inerzia che l’India ha dimostrato finora nell’affrontare l’intera vicenda non assicura sicuramente ai nostri militari il “giusto processo” assoggettando loro e le loro famiglie ad una sorta di tortura psicologica inammissibile per una democrazia e per uno Stato che fa parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Inoltre,  l’approccio indiano offende la nostra dignità nazionale, pregiudica la credibilità del nostro paese in ambito internazionale e propone un Italia incapace a difendere gli interessi e i diritti dei propri cittadini nel mondo e  delle nostre aziende quotidianamente impegnate all'estero. L’intera vicenda, inoltre, rischia di costituire un grave precedente giuridico a danno dell’intera comunità internazionale qualora si verificassero episodi simili in futuro.

Per tutto quanto sopra esposto, lo scrivente a suo nome e di tutti gli altri cittadini che con lui condividono questo dramma che sta coinvolgendo da 15 mesi due  servitori dello Stato, Le chiede rispettosamente di :

a.      attivare sollecitamente e unilateralmente un Arbitrato UNCLOS, come previsto dall'art. 290 par. 5 della Convenzione ONU per il Diritto della Navigazione (l'arbitrato può essere attivato rapidamente, in 30 giorni, e unilateralmente, a prescindere dalla volontà delle autorità indiane in base all'art. 287 par. 5 e 3 all. 7 della stessa Convenzione);
b.     inoltrare formale protesta all'ONU per la violazione dei diritti del nostro Ambasciatore a New Delhi, e di attivare immediatamente un procedimento al riguardo presso la Corte Internazionale di Giustizia, affinché venga accertata la responsabilità indiana in questa grave violazione;
c.      avviare ogni altra procedura utile a riaffermare l'esclusiva giurisdizione italiana sull'intera vicenda;
d.     attivare tutti i canali diplomatici disponibili affinché pervengano messaggi e iniziative di solidarietà da parte di paesi alleati ed amici, anche in un ottica di rafforzamento delle azioni antipirateria - di comune interesseinternazionale - e di difesa dei diritti del personale che presta tale servizio.

La tutela internazionale dei propri diritti e interessi, infatti e come peraltro espresso da insigni giuristi,  non si riflette necessariamente in senso negativo sull'insieme delle relazioni - anche economiche - con l'India. L'affermazione di ciò che compete ad uno Stato nei confronti di un altro, infatti,  nelle sedi e nelle forme stabilite da accordi di cui gli stessi Stati sono parti contraenti non può mai essere considerata di per se come elemento condizionate delle relazioni bilaterali (p. es. ricordiamo la recente vertenza, tra Italia e Germania, dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia sulle vittime del nazismo, quella tra Spagna e Canada sul diritto del mare, etc).

Tutti noi siamo fiduciosi  di un positivo accoglimento della presente istanza, e tutti ed in particolare il sottoscritto, si rimane disponibili per collaborare anche con l’impegno personale per portare avanti  ogni iniziativa pubblica, pacifica e democratica per la riaffermazione della verità e della giustizia su questa importante vicenda.

Con grande rispetto e stima Le porgo i saluti di tutti noi ed i miei personali ossequi, augurandoLe le migliori soddisfazioni per il prestigioso incarico appena assunto..

Gen.Brig. (ris) dott. Fernando Termentini

Amministratore del Gruppo di FB “Riportiamo a casa i due militari prigionieri” (https://www.facebook.com/groups/337996802910475/)


DAI “PISTOLA” AI PISTOLERI, SEGRETARIO LEGHISTA DEL VARESOTTO: “NON BISOGNA SPARARE AI BERSAGLI SBAGLIATI”


MENTRE MARONI PUNTA IL DITO SU CHI FOMENTA ODIO E VIOLENZA, UN SUO FEDELE ESPONENTE VA IN TUTT’ALTRA DIREZIONE
«Non bisogna sparare ai bersagli sbagliati, se non si ha una buona mira»
Una frase minacciosa, specie se pronunciata (anzi: scritta) nel giorno in cui due carabinieri cadono a terra feriti a colpi di pistola, davanti a Palazzo Chigi.
A scriverla domenica mattina - sul suo profilo Facebook aperto - è Giuseppe Longhin, segretario della Lega Nord a Cavaria con Premezzo: la frase è stata ripresa dal blogger Daniele Sensi, che da anni fa un monitoraggio dell’universo “padano”, da Radio Padania a Facebook. Sensi riprende il passaggio accostandolo alle parole di Roberto Maroni, che su certi messaggi bellicosi (probabilmente in riferimento a Beppe Grillo) aveva dichiarato alla stampa
«Chi inneggia a bombe su Camere rifletta, certe espressioni possono portare anche a queste conseguenze. Qualcuno sostiene che i politici siano la causa di tutti i mali, le parole di chi inneggia al bombardamento possono portare anche a queste conseguenze. Non dico che sia conseguenza di questo, ma un clima così può portare a queste conseguenze»
Longhin è vicino all’ala maroniana della Lega, anche se non nasconde la sua linea indipendentista, forse più in là della linea politica della macroregione.
Sensi inserisce una foto di Longhin accanto a Maroni e recupera anche altri post dello stesso Longhin, in particolare l’immagine del profilo Facebook in cui il segretario del carroccio di Cavaria con Premezzo imbraccia un fucile.
Quell’immagine era stata commentata da un “amico” Facebook che scriveva: «Al parlamento e alla camera tutti uniti con Longhin, il nuovo Re di Italy!!!! Vengo anche me… procurami la mitralietta!!!!!»
Un commento a cui lo stesso Longhin - rileva il blogger - fece anche un “mi piace”, livello minimo di approvazione (anche la frase sui «bersagli sbagliati» raccoglie diversi “mi piace”, tra cui quello di un ex dirigente leghista).
Certo, immagine e commento sono dell’ottobre 2012, quando ancora c’era il governo tecnico e la Lega era sulle barricate.
Ma anche adesso, di fronte al “governissimo”, le frasi di Longhin non sono poi così pacifiche.
(da “Varese  News”)


Il Letta e il bambino. di Stefano Davidson


È incredibile come gli italiani si bevano qualsiasi cosa, sempre e comunque.
È edificante vedere come il Paese sia in mano a degli “aventi diritto” che per la maggior parte non si rendono conto di quello che sta succedendo.
E si badi bene, non sto parlando degli stretti legami del Presidente del Consiglio con suo zio Gianni Letta Segretario alla Presidenza del Consiglio del rovinoso Governo Berlusconi III , o della sua partecipazione come sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri all’altrettanto disastroso per il Paese Governo Prodi II (per intenderci quello durante il quale venne siglato il Trattato di Lisbona, pater di MES e Fiscal Compact).
Non sto parlando neppure della famosa lettera che recitava testuale “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno, sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!” consegnata a Monti e nota al mondo poiché preda di un fotografo da Premio Pulitzer oltre che per il rimbambimento di “Sua Rigidità”.
Pensate che addirittura non parlo nemmeno dell’abominevole accrocchio di governo organizzato dal “Lettino” (diminutivo utilizzato per ragioni anagrafiche rispetto allo zio, non certo per dimensioni fisiche) e benedetto, oltre che da PD, PdL e Scelta Civica, da Bilderberg, Trilateral e Aspen Institute, ovvero le tre associazioni “d’elite” a cui sappiamo che il nostro neo-Presidente del Consiglio appartiene.

Quello di cui voglio che si abbia una visione chiara è questo: dopo la accesa e perenne demonizzazione del M5S in campagna elettorale, dopo la stessa perenne ma ancor più spietata campagna anti-Grillo continuata dopo i risultati delle elezioni, dopo che i “media” (da noi in gran parte finanziati con le nostre tasse) hanno tentato di fare a pezzi in tutti i modi, utilizzando soprattutto i più scorretti (tra calunnie e falsi clamorosi c’è l’imbarazzo della scelta) pur di assecondare i propri mandanti, ovvero i massimi esponenti della vecchia, corrotta e marcia politica che ci ha portato nello stato in cui stiamo, ecco che si forma, come per incanto, un Governo (e lasciamo stare addirittura il “come si è formato” e la scandalosa resurrezione di Napolitano con i “magnificat” dei soliti media ormai senza più nessuna vergogna) che pare avere le soluzioni ai problemi del Paese.

Ovviamente la prima domanda, quella che si porrebbe anche un bambino di sette anni è:
“Come mai quel che propongono ora non l’hanno proposto prima? Ma prima prima. Prima anche dell’abominio Monti intendo.”

La seconda domanda che si porrebbe lo stesso pargolo sarebbe:
“ Ma questo governo che è composto dagli stessi partiti che hanno guidato il Paese negli ultimi 20 anni e che addirittura a braccetto hanno appoggiato Mario Monti nella sua macelleria sociale come fa improvvisamente a diventare la panacea per i mali della nostra Patria?”

A quel punto Enrico Letta farebbe una carezza in testa al piccolino e gli spiegherebbe:
“ Caro figliuolo, (con la “u”, che fa molto Libro Cuore, ma anche molto Berlusconi quando parla del bel “giuoco” del suo Milan) i problemi del Paese li risolviamo così: per quanto riguarda il problema “Lavoro” bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari ma serve una politica industriale moderna che valorizzi i grandi attori ma anche piccole e medie imprese che sono il motore di sviluppo e si deve investire su ambiente e tecnologia”.

Il bambinetto allora lo guarderebbe con aria interrogativa e risponderebbe:
”Ma quel signore con la barba che urla sempre in Piazza non aveva scritto anche lui, ben prima di voi, su quel foglio che aveva dato anche a quel signore mezzo pelato col sigaro in bocca che bisognava prendere subito: “Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa”?

A questa risposta si sarebbe udito un brusio provenire dall’accolita degli amici vecchi e nuovi del Presidente del Consiglio, il quale avrebbe però subito incalzato il bambino facendogli notare che:
”Noi da giugno daremo lo stop all’IMU in attesa di una sua revisione. Inoltre faremo in modo che i sacrifici siano ripartiti finalmente in maniera equa, facendo lotta all’evasione fiscale, ma senza che la parola Equitalia faccia venire i brividi alla gente”.

E il pargoletto spalancando gli occhioni gli avrebbe risposto:
“ Si ma anche quel signore con la barba e i suoi amici avevano parlato e scritto di abolizione dell’IMU sulla prima casa e di abolizione di Equitalia. E lo hanno fatto ben prima di voi.”

Un altro brusio, ancora più fragoroso si sarebbe sollevato tra le fila degli amici di “Lettino”
”Senti bambino, noi studieremo forme di reddito minimo per le famiglie bisognose con figli, mica noccioline”.

E il fanciullo con un sorriso:
“ Si, ma quel signore con la barba e i suoi amici hanno parlato di reddito di cittadinanza, e da un pezzo!”

E questa volta il mormorio avrebbe cominciato ad avvertirsi anche tra la gente che aveva cominciato ad ascoltare il discorso del Presidente con quel bambino sfacciatello che non aveva paura né di parlare, né di ricordare.

Allora il Presidente del Consiglio, anche un po’ spazientito avrebbe sbottato:
” In sintonia con gli umori del momento, i miei ministri-parlamentari non percepiranno lo stipendio previsto sino ad oggi in aggiunta all'indennità. Oltre a questo risparmio simbolico cancelleremo i rimborsi elettorali e senti un po’ questa: sopprimeremo le Province!”

Detto questo il Presidente si sarebbe girato verso la sua ciurma e gli avrebbe dato una complice strizzata d’occhio.

Ma il ragazzino impertinente, facendo spallucce, avrebbe bisbigliato con aria di sufficienza:
”Anche quel signore là dice da sempre che bisogna abolire i contributi pubblici ai partiti, e quelli delle Province, ma lui in più voleva abolire anche il finanziamento diretto e indiretto ai giornali. Come mai voi non lo volete? E perché visto che quel signore con la barba ha detto da un pezzo un sacco delle cose che voi dite solo adesso, e anzi ne ha dette molte di più, non avete dato ai suoi amici nemmeno un incarico all’interno del Governo o del Parlamento?”

Potrei andare avanti all’infinito con questo raccontino, che altro non è che quello che spero faccia il popolo italiano, che sia un bambino impertinente che non si fa mettere i piedi in testa dai “grandi” che tentano di raccontargli frottole cercando di attribuirsi meriti e intenzioni che mai avrebbero avuto se non ci fosse stato un signore con la barba ad urlare nelle piazze italiane e non ci fossero stati i suoi amici, la cui rappresentanza è ora in Parlamento e “controlla”.

Ricordiamoci tutti che se “effettivamente” ci sarà un cambiamento in meglio, se la politica italiana comincerà a funzionare (ma a questo proposito, visti gli interpreti, ho più dubbi che capelli in testa) il merito è solo ed unicamente di chi (per le ragioni che preferite) da tre anni sta lottando con questo obiettivo. Non riconoscere nemmeno questo a Grillo e al M5S a mio modestissimo avviso sarebbe davvero “Alto tradimento”.




PS: A ben ragionare però, vedendo quel che sta succedendo, le parti mi si ribaltano e il bambino, che in questo caso sarebbe però un piccolo delinquentello, diventerebbe la rappresentazione della vecchia politica marcia, di questi schiavi dell’oligarchia finanziaria, di questi habitué della poltrona, ormai scoperti e “stanati”, che per far vedere alla mamma (il popolo italiano) che è cambiato, si mette a elencare montagne di buoni propositi che però altro non sono che quello che la mamma gli sta chiedendo da una vita.
Certo, non si dovrebbero mai alzare le mani sui bambini, ma in questo caso siamo sicuri che un paio di belle sberle al momento giusto non avrebbero impedito al moccioso di rubare i risparmi dal cassetto della camera da letto ed evitato di ridurci la casa impresentabile se dovessero arrivare ospiti?

Stefano Davidson

lunedì 29 aprile 2013

CONTINUIAMO A FARE CHIAREZZA SU CHI STA CHIEDENDO "LA FIDUCIA" PER GOVERNARE.


Tra i tanti cambiamenti che questa fase di rinnovamento avrebbe dovuto portare “per riavvicinare il Palazzo ai cittadini”, ci si sarebbe potuti attendere soprattutto una cosa: che mai più un alto rappresentante dello Stato appartenesse a consorterie riservate. E invece, ancora una volta, tocca constatare che in Italia tutto cambia affinché tutto rimanga esattamente com’è. Terminata la sciagurata esperienza del governo tecnico, presieduto da quel Mario Monti membro del Bilderberg, dell’Aspen e della Commissione Trilaterale, si è passati al governo di Enrico Letta. Che sarà anche giovane, ma ha la stessa abitudine del suo anziano predecessore a frequentare le combriccole di illuminati, nelle quali si discute di tematiche politiche ed economiche rigorosamente “a porte chiuse”.

Enrico Letta, infatti, è membro di Aspen Italia, la succursale nostrana dell’Aspen Institute, un’organizzazione no-profit fondata nel 1950 da un gruppo di imprenditori e affaristi di Chicago sotto la guida di Walter Paepcke. L’obiettivo dichiarato dell’Aspen è, fin dalla sua fondazione, quello di “promuovere una leadership illuminata, un’ampia diffusione di idee e valori validi in ogni tempo e un dialogo di ampio respiro sulle tematiche contemporanee”. Aspen Italia invece è nata nel 1984 e a fondarla ha contribuito principalmente Gianni Letta, l’eterno sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei governi Berlusconi. Ne è presidente Giulio Tremonti, mentre il vicepresidente è proprio il futuro primo ministro italiano, quell’Enrico Letta che sembra tenace e determinato nel non voler sfigurare di fronte a suo zio.

Tra l’altro non è a tutti noto che la carica di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è quella che gestisce sottobanco tutte i panni sporchi, mentre l’uomo front-end gira per convegni e conferenze stampa. In altre parole, è a questa carica ombra che relazionano i servizi segreti. E chi si è preso, costantemente, tutti i sottosegretariati alla Presidenza del Consiglio, dai primi governi Berlusconi ad oggi? In dipendenza dal colore politico, due nomi: Gianni Letta e Enrico Letta, che si sono avvicendati l’uno all’altro in un’eterna ruota della (s)fortuna. Se volete sapere qualcosa, qualsiasi cosa sui segreti che sono custoditi nei fascicoli ufficialmente inesistenti, dovete chiedere alla famiglia Letta. Magari sanno anche se la vostra fidanzata vi tradisce.

Ma andiamo avanti. Scorrendo l’elenco del Comitato Esecutivo Aspen, si trovano tuttavia altri nomi davvero interessanti, appartenenti al mondo della politica, del giornalismo, dell’imprenditoria e dell’economia: si va da Giuliano Amato a Lucia Annunziata, da Fedele Confalonieri a Umberto Eco, da John Elkann a Jean-Paul Fitoussi, da Franco Frattini a Emma Marcegaglia, da Paolo Mieli a Lorenzo Ornaghi, da Mario Monti a Romano Prodi. Anche tra i “Soci sostenitori” di Aspen figura gran parte del gotha economico-finanziario italiano (sia pubblico che privato) e internazionale: Acea, Brembo, Aeroporti di Roma, Mondadori, Allianz, Assicurazioni Generali, decine di banche (tra cui MPS, BNL, UniCredit, Popolare di Milano, Credit Suisse, Deutsche Bank), Confindustria, la Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato, Fiat, Fincantieri, Finmeccanica, Impregilo, Lottomatica, Mediaset, la Rai, RCS, Google, Microsoft Italia ecc.

Quali sono gli obiettivi che Aspen Italia persegue? “L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni”. Il tutto, ovviamente, attraverso “il confronto e il dibattito a porte chiuse”, come la stessa organizzazione ci tiene a specificare: “attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”.

Ora, è evidente che finché non vengono dichiarate illegali, tutte le associazioni hanno diritto di esistere, e di essere frequentate da chi vi è ammesso. Ed è altrettanto indiscutibile che “riservatezza” non è sinonimo di massoneria deviata o terrorismo occulto. Tuttavia, il problema qui non è di tipo legale: il problema è politico. Può un ministro della Repubblica, o addirittura un Presidente del Consiglio, partecipare a riunioni riservate, in cui si affrontano temi di importanza strategica per il Paese, senza renderne conto al popolo? E chi ci garantisce che la sua attività di servitore dello Stato non venga condizionata dalle decisioni prese all’interno di quelle consorterie di cui non si sa praticamente nulla, se non che esistono? Tra l’altro, ad ogni persona dotata di un minimo di spirito critico il sospetto sorge spontaneo: praticamente, se si esclude D’Alema, tutti i premier dal 1996 a oggi (Amato, Prodi, Monti, Enrico Letta) sono membri del Comitato Esecutivo di Aspen, a cui vanno aggiunti ben 4 ministri o strettissimi collaboratori (Gianni Letta, Confalonieri, Frattini, Tremonti) dell’altro principale protagonista dell’ultimo ventennio italiano, Silvio Berlusconi. Delle due l’una: o Aspen Italia è infallibile nel reclutare le persone giuste nel momento giusto, oppure, forse, la capacità di influenzare le scelte politiche del nostro Paese gli va riconosciuta.

Non siete ancora convinti? Allora date un’occhiata alla lista dei membri di VeDrò, il think thank di Letta che ogni anno si riunisce a Dro, nel trentino. Toh, ci sono sia il neo Ministro per l’Agricoltura Nunzia De Girolamo, fedelissima di Berlusconi ma anche del marito piddino Francesco Boccia (fedelissimo a sua volta di Enrico Letta, per la serie “tutto in famiglia“), sia il neo Ministro per l’Ambiente Andrea Orlando, ma anche il vice designato di Letta, quell’Angelino Alfano che sembra stare a Berlusconi come Ambra Angiolini stava a Boncompagni, e pure il nuovo sottosegretario alla presidenza del consiglio Filippo Patroni Griffi, così come il nuovo Ministro per lo sport Josefa Idem, e pure il neo Ministro per le infrastrutture e per i Trasporti Maurizio Lupi. Mamma mia quante singolari coincidenze! E quella è solo la lista palese (forse anche da aggiornare)…

fonte: Valerio Valentini / Byoblu.com
CONTINUIAMO A FARE CHIAREZZA SU CHI STA CHIEDENDO "LA FIDUCIA" PER GOVERNARE.

Tra i tanti cambiamenti che questa fase di rinnovamento avrebbe dovuto portare “per riavvicinare il Palazzo ai cittadini”, ci si sarebbe potuti attendere soprattutto una cosa: che mai più un alto rappresentante dello Stato appartenesse a consorterie riservate. E invece, ancora una volta, tocca constatare che in Italia tutto cambia affinché tutto rimanga esattamente com’è. Terminata la sciagurata esperienza del governo tecnico, presieduto da quel Mario Monti membro del Bilderberg, dell’Aspen e della Commissione Trilaterale, si è passati al governo di Enrico Letta. Che sarà anche giovane, ma ha la stessa abitudine del suo anziano predecessore a frequentare le combriccole di illuminati, nelle quali si discute di tematiche politiche ed economiche rigorosamente “a porte chiuse”.

Enrico Letta, infatti, è membro di Aspen Italia, la succursale nostrana dell’Aspen Institute, un’organizzazione no-profit fondata nel 1950 da un gruppo di imprenditori e affaristi di Chicago sotto la guida di Walter Paepcke. L’obiettivo dichiarato dell’Aspen è, fin dalla sua fondazione, quello di “promuovere una leadership illuminata, un’ampia diffusione di idee e valori validi in ogni tempo e un dialogo di ampio respiro sulle tematiche contemporanee”. Aspen Italia invece è nata nel 1984 e a fondarla ha contribuito principalmente Gianni Letta, l’eterno sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei governi Berlusconi. Ne è presidente Giulio Tremonti, mentre il vicepresidente è proprio il futuro primo ministro italiano, quell’Enrico Letta che sembra tenace e determinato nel non voler sfigurare di fronte a suo zio.

Tra l’altro non è a tutti noto che la carica di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è quella che gestisce sottobanco tutte i panni sporchi, mentre l’uomo front-end gira per convegni e conferenze stampa. In altre parole, è a questa carica ombra che relazionano i servizi segreti. E chi si è preso, costantemente, tutti i sottosegretariati alla Presidenza del Consiglio, dai primi governi Berlusconi ad oggi? In dipendenza dal colore politico, due nomi: Gianni Letta e Enrico Letta, che si sono avvicendati l’uno all’altro in un’eterna ruota della (s)fortuna. Se volete sapere qualcosa, qualsiasi cosa sui segreti che sono custoditi nei fascicoli ufficialmente inesistenti, dovete chiedere alla famiglia Letta. Magari sanno anche se la vostra fidanzata vi tradisce.

Ma andiamo avanti. Scorrendo l’elenco del Comitato Esecutivo Aspen, si trovano tuttavia altri nomi davvero interessanti, appartenenti al mondo della politica, del giornalismo, dell’imprenditoria e dell’economia: si va da Giuliano Amato a Lucia Annunziata, da Fedele Confalonieri a Umberto Eco, da John Elkann a Jean-Paul Fitoussi, da Franco Frattini a Emma Marcegaglia, da Paolo Mieli a Lorenzo Ornaghi, da Mario Monti a Romano Prodi. Anche tra i “Soci sostenitori” di Aspen figura gran parte del gotha economico-finanziario italiano (sia pubblico che privato) e internazionale: Acea, Brembo, Aeroporti di Roma, Mondadori, Allianz, Assicurazioni Generali, decine di banche (tra cui MPS, BNL, UniCredit, Popolare di Milano, Credit Suisse, Deutsche Bank), Confindustria, la Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato, Fiat, Fincantieri, Finmeccanica, Impregilo, Lottomatica, Mediaset, la Rai, RCS, Google, Microsoft Italia ecc.

Quali sono  gli obiettivi che Aspen Italia persegue? “L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni”. Il tutto, ovviamente, attraverso “il confronto e il dibattito a porte chiuse”, come la stessa organizzazione ci tiene a specificare: “attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”.

Ora, è evidente che finché non vengono dichiarate illegali, tutte le associazioni hanno diritto di esistere, e di essere frequentate da chi vi è ammesso. Ed è altrettanto indiscutibile che “riservatezza” non è sinonimo di massoneria deviata o terrorismo occulto. Tuttavia, il problema qui non è di tipo legale: il problema è politico. Può un ministro della Repubblica, o addirittura un Presidente del Consiglio, partecipare a riunioni riservate, in cui si affrontano temi di importanza strategica per il Paese, senza renderne conto al popolo? E chi ci garantisce che la sua attività di servitore dello Stato non venga condizionata dalle decisioni prese all’interno di quelle consorterie di cui non si sa praticamente nulla, se non che esistono? Tra l’altro, ad ogni persona dotata di un minimo di spirito critico il sospetto sorge spontaneo: praticamente, se si esclude D’Alema, tutti i premier dal 1996 a oggi (Amato, Prodi, Monti, Enrico Letta) sono membri del Comitato Esecutivo di Aspen, a cui vanno aggiunti ben 4 ministri o strettissimi collaboratori (Gianni Letta, Confalonieri, Frattini, Tremonti) dell’altro principale protagonista dell’ultimo ventennio italiano, Silvio Berlusconi. Delle due l’una: o Aspen Italia è infallibile nel reclutare le persone giuste nel momento giusto, oppure, forse, la capacità di influenzare le scelte politiche del nostro Paese gli va riconosciuta.

Non siete ancora convinti? Allora date un’occhiata alla lista dei membri di VeDrò, il think thank di Letta che ogni anno si riunisce a Dro, nel trentino. Toh, ci sono sia il neo Ministro per l’Agricoltura Nunzia De Girolamo, fedelissima di Berlusconi ma anche del marito piddino Francesco Boccia (fedelissimo a sua volta di Enrico Letta, per la serie “tutto in famiglia“), sia il neo Ministro per l’Ambiente Andrea Orlando, ma anche il vice designato di Letta, quell’Angelino Alfano che sembra stare a Berlusconi come Ambra Angiolini stava a Boncompagni, e pure il nuovo sottosegretario alla presidenza del consiglio Filippo Patroni Griffi, così come il nuovo Ministro per lo sport Josefa Idem, e pure il neo Ministro per le infrastrutture e per i Trasporti Maurizio Lupi. Mamma mia quante singolari coincidenze! E quella è solo la lista palese (forse anche da aggiornare)…



fonte: Valerio Valentini / Byoblu.com

American Free Press: UK Bilderberg 2013 Meeting Confermid





American Free Press received e-mail from Grove Hotel staffer, apparently confirming that Bilderberg 2013 will be going down near Watford in the United Kingdom from June 6-9.
AFP’s Mark Anderson reports that he received an e-mail from a Grove Hotel employee, apparently confirming a UK-based Bilderberg meeting this coming June. Anderson writes:
“An email reply to AFP from a Grove staffer and a check of the hotel website’s calendar confirmed the hotel is booked solid June 5-9. The Bilderberg meeting itself, by all the latest indications, is to take place June 6-9. This updates a recent AFP report that stated England was likely the general meeting location but that the meeting would be held June 9-11. At the time, the hotel where the meeting was to be held was not yet known.”
Indeed. In recent weeks there have been several indications pointing to a probable UK Bilderberg meeting. As I recently reported, a call handler at the Hertfordshire constabulary confirmed that the Grove Hotel, both the surroundings and the Hotel itself will be cordoned off by the local Hertfordshire constabulary in a “security exercise”. The exercise, by the way, is planned exactly at the time that the Hotel, according to its employees, will accommodate a “high profile” international group- booking all 220 rooms. As Anderson notes in his article:
“The hotel’s location, some 18 miles outside of London, provides easy access to and from Heathrow Airport. Its rural setting is well suited for Bilderberg’s usual ring of armed security to keep pesky reporters and activists at bay.”
Thanks to many citizen-journalists probing the Hotel and local Hertfordshire constabulary it is also becoming obvious that an elite club will indeed descend on the area at the beginning of June. According to a recent vigilant posting on the Planet X website, an employee of the Grove Hotel has revealed that the hotel’s golf course is booked out by an “American Group” from June 6-9. The commenter, pretending to be interested to reserve the golf court, no booking is possible on those dates:
“No that is not possible during those dates because the private American Group Organizers have requested that they have full exclusive use themselves”.
The “American group”- comment is interesting in more than one respect. Not only does this slip-up by a Grove employee confirm the grounds (Hotel, all its facilities and the surrounding lands) are off-limit to the general public (meaning anyone not holding key power positions), it also suggests that the organizers are predominantly American. When we take a look at Bilderberg’s current steering committee we find no less than 11 Americans among the 34 members (including David Rockefeller). Because the event itself is “international” in nature, concerning “high profile” individuals – we now have further indications the UK will host this year’s Bilderberg conference. Adding this little information-droplet to the others, spilled by employees of the Grove Hotel and the local constabulary, the Hertfordshire venue is increasingly likely to be the spot where the annual Bilderberg conference is set to take place.
Investigative journalist Jurriaan Maessen’s article first appeared at his site ExplosiveReports.com.