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domenica 30 giugno 2013

Giallo Nsagate, il Guardian rimuove un articolo

Passo indietro del Guardian sulle rivelazioni comparse ieri sul passaggio di informazioni da paesi europei alla Nsa. Fonte inattendibile, dicono. Pagina rimossa.

Passo indietro del Guardian che ha fatto sparire la pagina, comparsa ieri sera sulla sua pagina web, con la notizia di un accordo per il passaggio di informazioni riservate da paesi europei, Italia inclusa, all'agenzia americana Nsa. Lo segnala il Telegraph su un blog sottolineando che ciò sarebbe accaduto in quanto "la fonte della notizia non risulta affidabile".
Il blogger del Telegraph rileva come la fonte citata dal Guardian per quest'ultimo sviluppo relativo ad Datagate, Wayne Madsen, sia un personaggio dalle singolari convinzioni che in passato sembra aver fatto sue teorie del complotto e in un 'occasione addirittura diffuso voci sulla presunta omosessualita' del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
La Commissione europea "é consapevole dei rapporti di stampa", "sta andando avanti con la necessaria investigazione e i controlli" e "in questa fase non fa altri commenti". Lo ha detto stamani il portavoce dell'esecutivo europeo. Ieri lo Spiegel ha rivelato documenti di Snowden secondo i quali gli Usa hanno infiltrato i sistemi informatici della Ue, mentre un altro agente della Nsa ha detto che una serie di governi europei tra cui l'Italia passavano dati personali agli Stati Uniti.

Un poeta portoghese condanna il "campo di concentramento" che è diventata l'UE

campo-concentramento
10 magg – In Portogallo, l’ex capo di stato Mário Soares è intervenuto nuovamente chiedendo che il Portogallo ed altri paesi UE non paghino il debito usuraio verso le banche, e dichiarino la moratoria come hanno fatto Argentina e Brasile. Le condizioni in Portogallo, ha detto, sono perfino peggiori di quelle sotto la dittatura fino al 1974.
Un’altra descrizione drastica della politica UE è stata data da un’altra personalità del Partito Socialista Portoghese, Manuel Alegre, un poeta settantaseienne, due volte candidato alla Presidenza (2006-2011). Così scrive sul Jornal I:
“Siamo come prigionieri nei campi di concentramento che vivevano nell’illusione che non fosse ancora giunta la loro ora, anche se gli altri erano già allineati per le camere a gas. Non si vedono le svastiche; non ci sono soldati che sbraitano ordini; la frase ‘Arbeit macht frei‘ non è ancora apparsa all’ingresso del nostro paese.
“Ma [il ministro del Tesoro tedesco] Schäuble, [il Presidente della Commissione Europea] Durão Barroso e i proprietari dell’Europa germanizzata incutono timore. Non hanno bisogno di invadere o bombardare. Prendono una decisione e sterminano un paese. Ieri è toccato a Cipro. La quinta colonna che governa i paesi europei ed i commentatori irreggimentati credono di non venirne toccati. Hanno detto lo stesso per la Grecia. Fino a quando non ci mettono un marchio sul bavero, credono di poter scappare. Ma io comincio già a sentirmi condannato. Non posso fare a meno di sentirmi cipriota. Ero convinto che appartenessimo all’Unione Europea, un progetto per la prosperità condivisa tra nazioni eque e sovrane. Ma Cipro, dopo la Grecia, ed in un certo senso anche dopo noi stessi, mi fa comprendere che questa Europa è una frode. Non è più un progetto di pace e libertà; comincia ad essere una minaccia totalitaria, con l’obiettivo di impoverire e schiavizzare noi paesi del sud. Ecco perché ci induce a sentirci ciprioti. Prima che raggiunga anche noi”.
Helga Zepp-LaRouche ha commentato che l’analisi generale di Manuel Alegre è corretta, tranne su un punto. “L’Europa non è germanizzata” ha scritto; “è nelle grinfie dell’Impero britannico, in quanto l’UE nella sua forma attuale non è che l’espressione della globalizzazione, che a sua volta esprime l’Impero britannico. Anche la maggioranza della popolazione tedesca è destinata al macello coi tagli all’assistenza sanitaria, le pensioni e l’istruzione, e per molte persone la paura del futuro è stata sostituita dalla paura del presente”.
 fonte MOVISOL

Jp Morgan contro la Costituzione italiana che ostacola lo shopping straniero a buon mercato

L’economista Emiliano Brancaccio ci fa notare che, secondo la società finanziaria americana Jp Morgan, uno dei limiti della Costituzione è ostacolare gli interessi di chi sarebbe intenzionato a fare shopping finanziario a buon mercato nel nostro paese.
morganUn documento di 16 pagine del 28 maggio 2013. Poi le polemiche. La banca d’affari statunitense Jp Morgan ha diffuso qualche settimana fa un report molto contestato perchécritica aspramente “i sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni”, che presentano “caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione”.
Tra i punti più discussi, c’è il seguente passo: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”.
Ancora: ”I sistemi politici del Sud sono nati in seguito alle dittature e sono rimasti segnati da quella esperienza. Tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici nell’Europa meridionale hanno di solito le seguenti caratteristiche: leadership debole, stati centrali deboli rispetto alle regioni, la tutela costituzionale dei lavoratori (…) il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi.(…) Vi è una crescente consapevolezza della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia dell’Europa”. I diritti guadagnati e l’antifascismo rappresenterebbero, dunque, un problema alle riforme strutturali che la banca d’affari si augura. Ma è proprio così?
Secondo l’economista Emiliano Brancaccio,ricercatore e docente di Economia Politica presso l’Università del Sannio, uno dei problemi sollevati da Jp Morgan riguarda i rapporti tra poteri dello Stato: “Una Costituzione e un assetto istituzionale che conferiscano al Parlamento un primato rispetto al governo, impediscono di realizzare quei tagli alla spesa pubblica e quelle riforme strutturali necessarie alla cosiddetta “modernizzazione”, una espressione suggestiva che tuttavia, in ultima istanza, può tradursi con il proposito di accrescere la quota del Pil spettante ai profitti e alle rendite. Il problema si pone perché in genere, quantomaggiore è il potere del Parlamento, più è difficile ridimensionare lo stato sociale”.
Ma ci sarebbero anche altri motivi, più “pratici”, che possono spingere Jp Morgan e altri a bocciare la Costituzione ereditata dall’antifascismo: “Nella Costituzione italiana – afferma Brancaccio –  ci sono norme che vincolano la tutela della proprietà privata, che può essere espropriata per fini di pubblica utilità. Le istituzioni finanziarie sono spesso orientate a promuovere acquisizioni estere di capitali nazionali, e dunque hanno interesse a garantire che la proprietà del soggetto straniero che acquisisce sia tutelata”.
E allora, il nodo centrale è che con questi vincoli costituzionali “il soggetto straniero che magari acquisisca a prezzi favorevoli capitale nazionale di Paesi in difficoltà non è totalmente tutelato, perché in seguito, in una fase politica successiva, potrebbe essere espropriato”. Dietro la parola magica ‘modernizzazione’, spesso pronunciata da Jp Morgan e altre istituzioni finanziarie, ci può dunque essere anche l’intento di “tutelare gli interessi di chi vuole venire a fare shopping a buon mercato in Italia e negli altri paesi periferici dell’Unione europea”.

Gli Usa spiano, l'Europa protesta, l'Italia tace

Il Datagate svela retroscena imbarazzanti, ma il nostro governo resta muto. Solo una velina ufficiosa degli 007 che smentiscono una non notizia.Tutti protestano. L'Italia tace. All'indomani della diffusione dellenuove rivelazioni sul Datagatementre i governi chiedono chiarimenti, Letta &co. tacciono. Né direttamente né ufficiosamente il governo italiano dice nulla.

Solamente ambienti ufficiosi dei nostri servizi segreti hanno smentito una "non notizia" pubblicata (e immediatamente rimossa) dal "Guardian".

Ovviamente nessuna smentita - e non poteva essere altrimenti - riguardo le rivelazioni di Globalist sullo spionaggio fatto da Nsa in occasione della visita di Chavez in Italia mentre le autorità italiane - per usare un eufemismo - facevano come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano.

Una timida presa di posizione è venuta dal Pd, che ha chiesto agli Usa di fare chiarezza, senza però prendere una ferma posizione. "In merito alle notizie relative alle presunte azioni di controllo della Nsa statunitense su informazioni riservate nelle sedi dell'Unione europea a New York, Washington e in generale sui vertici Ue, auspichiamo che gli Usa vogliano far chiarezza sulla vicenda", si legge in una nota di Andrea Manciulli, responsabile Difesa e Politiche dell'unione europea del Partito Democratico.

Ma mentre l'Italia tace, l'Europa protesta contro gli Stati Uniti. cosa dicono gli altri. Dopo il presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz, che ha chiesto agli Usa "un chiarimento completo" e ha avvertito che il caso potrebbe avere "un impatto grave sui rapporti" bilaterali, la Commissione europea ha fatto sapere attraverso un portavoce che sta procedendo "alle necessarie indagini e verifiche".

La Germania, da parte sua, con il ministro della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha affermato che Washington "deve fornire spiegazioni immediate e approfondite se le notizie di stampa su un uso del tutto sproporzionato delle intercettazioni nell'Ue siano attendibili o meno". "Supera ogni immaginazione", ha sottolineato l'esponente liberale, "pensare che i nostri amici degli Usa guardino agli europei nel modo in cui si guardava ai nemici durante la Guerra fredda". Secondo quanto riferito dallo Spiegel, la Nsa acquisisce in media ogni mese i dati di 500 milioni di comunicazioni soltanto in Germania, tra mail, contatti su Internet, sms e conversazioni telefoniche.

In Germania il candidato cancelliere socialdemocratico, Peer Steinbrueck, ha invitato l'attuale cancelliera Angela Merkel a chiarire nel più breve tempo possibile i retroscena dell'attività di spionaggio. "Il governo deve chiarire la questione al più presto", ha dichiarato Steinbrueck al sito dello "Spiegel". "Se le notizie saranno confermate, la cosa andrebbe molto oltre i legittimi interessi relativi alla sicurezza. Ciò significherebbe che gli amici e i partner vengono spiati. E sarebbe totalmente inaccettabile", ha aggiunto.

Anche la Francia ha chiesto agli Stati Uniti spiegazioni. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha detto che "questi fatti, se confermati, sarebbero del tutto inaccettabili".

Toni Capuozzo: I marò sono innocenti, ecco perché.

maro
30 GIU – Il ministro della Difesa Mario Mauro sabato scorso, a Brindisi, nella caserma che è stata la caserma di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si è detto fiducioso della possibilità che i due fucilieri di marina possano scontare la pena in Italia. Il ministro degli Esteri Emma Bonino, pochi giorni fa, ha parlato di una soluzione “rapida e giusta” alla vicenda che si protrae da un anno e mezzo. Noi siamo in grado di dire che, al contrario, speriamo in un non luogo a procedere o in un’assoluzione piena per non aver commesso il fatto, sia pure davanti a una corte indiana, che in base al diritto internazionale non può essere il giudice naturale per un fatto avvenuto al di fuori delle acque territoriali indiane.
Lo diciamo in base a un paziente e caparbio lavoro di ricerca di documenti e di incrocio degli stessi, che ci consente di sostenere la piena innocenza dei nostri marò. Non è compito di chi ha a cuore la loro sorte, né compito di chi si occupa della difesa di un incriminato ricercare il vero colpevole, onere che spetta all’accusa. Basterebbe evidenziare i clamorosi e ripetuti errori dell’impianto accusatorio indiano, ma abbiamo voluto anche ipotizzare una plausibile dinamica dell’incidente del 15 febbraio 2012 che ha visto la morte di due innocenti pescatori indiani.
I fatti
Tra le 16 e le 16.30 – ora indiana – la Enrica Lexie è avvicinata da un’imbarcazione sospetta. Non ricevendo risposta a segnalazioni luminose e acustiche, il team dei fucilieri di marina a bordo spara dei colpi in acqua, mentre l’equipaggio viene fatto riparare nei locali blindati della cosiddetta “cittadella”. L’imbarcazione sospetta cambia rotta e si allontana. Nella circostanza il comandante Vitelli lancia l’allarme SSAS Alert, che avvisa in tempo reale, tra gli altri, anche la Guardia Costiera indiana.
Alle 19.16 il comandante Vitelli invia una mail riferendo l’accaduto allo MSCHOA del Corno d’Africa e all’UKMTO (UK Maritime Trade Operations). La Guardia Costiera indiana riceve copia della mail. Alle 23.20 il peschereccio St Anthony rientra nel porto di Neendankara. A bordo di sono due pescatori uccisi da colpi d’arma da fuoco. Il capitano e armatore Freddy Bosco dichiara alle televisioni che l’incidente di cui sono state vittime è avvenuto intorno alle 21.30. E conferma di aver allertato immediatamente, via radiotelefono la Guardia Costiera indiana.
Alle 21.36 la Guardia Costiera indiana si è messa per la prima volta in contatto con la Enrica Lexie, invitandola a rientrare a Kochi . Con tutta evidenza ha avuto notizia da pochi minuti dei due morti, e ha collegato il fatto con la notizia dell’incidente della Lexie.
Alle 22.20 la nave greca Olympic Flair comunica all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata, che desistono davanti all’allerta dell’equipaggio. Che non ha subito danni, specifica il messaggio. La Guardia Costiera indiana a questo punto ha sul tavolo tre fatti: un incidente avvenuto alle 16.30 – la Lexie – due pescatori uccisi alle 21.30, un altro incidente avvenuto prima delle 22.20. Ma ha anche a disposizione la Lexie che sta rientrando a Kochi, mentre la nave greca è ben lontana. E si getta sulla prima pista, nonostante una differenza di cinque ore tra i due primi incidenti, e la sovrapposizione degli ultimi due (Attacco alle 21.30 secondo Bosco, allarme Olympic Flair 50 minuti dopo).
Se si sia trattato di errore in buona fede, di accanimento su un teorema investigativo, di presunti colpevoli offerti sul piatto d’argento, di speculazione politica alla vigilia di una campagna elettorale, non sta a noi dirlo qui. Quello che è certo è che l’inchiesta indiana ha peccato da subito di un’omissione di indagini. Ed è altrettanto certo che poi gli orari sono stati piegati a confermare il teorema. Non conosciamo gli atti delle prime indagini, né l’andamento delle indagini in corso da parte della NIA. Ma è probabile che entrambe contengano una ricostruzione dei fatti simile a quella apparsa sulla rivista ufficiale della Guardia Costiera indiana. Che sposta nel tempo (alle 18.25) l’attenzione sulla Lexie (che in realtà come abbiamo visto comunica l’avvenuto alle 19.16). Che dichiara l’avvistamento della Lexie da parte di un aereo della Guardia Costiera alle 19.50, e l’intercettazione del mercantile italiano da parte di una motovedetta alle 20.45. In realtà – lo confermano i documenti in nostro possesso – tale mobilitazione avviene solo dopo le 21.36, dopo aver avuto notizia della morte dei due pescatori. Una tale manipolazione dei dati getta una luce obliqua su molti altri punti dell’inchiesta, dalla perizie balistiche all’analisi dei tracciati radar.
Un’ipotesi che possiamo avanzare è che intorno alle 21.30, in condizioni di oscurità, il mercantile greco venga attaccato da un’imbarcazione pirata. Nei pressi, sfortunatamente, c’è il St Anthony. I greci scambiano le due imbarcazione come parti di un unico attacco pirata. Il St Anthony viene preso nel mezzo (ciò che spiegherebbe la singolar inclinazione dei colpi finiti sul peschereccio, conficcatisi con traiettoria non inclinata, come i colpi che si sparano da una grande petroliera verso un barchino, ma quasi orizzontali). Chi potrebbe aver sparato dall’Olympic Flair ? A fatica i greci hanno ammesso che a bordo c’era un team di una security ellenica, la Diaplous. Secondo fonti greche, un team senza armi. Improbabile, e se fossero stati armati, avrebbero avuto armi con calibro Nato.
Ma è un’inchiesta che non tocca a noi. Quel che ci interessa è quel buco di cinque ore tra i due incidenti. La stessa distanza che passa tra la colpa e l’innocenza.  
Toni Capuozzo
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=4ENxRyiTK-I

L’India calpesta i Diritti Internazionali. di Fernando Termentini.

Si è scritto molto sulle interpretazioni indiane del Diritto Internazionale, della Convenzione di Montego Bay e delle garanzie che il Diritto pattizio assicura a chi opera  in ambienti internazionali  od in altri paesi perchè incaricato di garantire la sovranità e la sicurezza al proprio Paese.

Tutti hanno condiviso che Delhi nel caso della vicenda dei due Fucilieri della Marina Militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha prevaricato anche le norme più elementari che regolano i rapporti fra Stati, rinnegando anche atti internazionali concordati sotto l’egida delle Nazioni Unite e sottoscritti dal Governo indiano.

Una verità ormai riconosciuta da tutti, ma forse ignorata unicamente da alcuni esponenti istituzionali italiani assoggettati all’arroganza indiana e che, per taluni aspetti, la condividono accettando che i nostri Marò siano sottoposti a processo penale in India nonostante che i fatti a loro addebitati sono avvenuti inequivocabilmente in acque internazionali, su territorio italiano e quindi assolutamente non di competenza indiana.
 
In questo contesto, chi dovrebbe invece puntare i piedi per garantire il rispetto della sovranità nazionale e del Diritto consolidato sul piano internazionale unica garanzia per la sicurezza globale,  accetta l’indecente approccio indiano, a partire dalla recente minaccia di ritorsioni nei confronti dell’Ambasciatore italiano. Un’azione  che potrebbe ripetersi come modello ormai consolidato in considerazione che l’Italia, a suo tempo,  ha supinamente accettato l’iniziativa indiana.
 
L'India è arrivata a marzo a minacciare  di arrestare l'Ambasciatore italiano perché, come annunciato dal dott. De Mistura l’11 marzo 2013 i Ministri italiani coinvolti nella vicenda avevano  deciso, con la condivisione dell’allora Presidente del Consiglio, di non "riestradare" i due Fucilieri di Marina in India dopo la scadenza del permesso di quattro settimane per partecipare alle elezioni politiche in Italia.

Un’azione arbitraria che potrebbe ripetersi solo se l’Italia tornasse a non condividere o semplicemente a contrastare il “modus operandi” di Delhi, attuando un ricatto infinito ed inaccettabile sul piano formale e sostanziale.

Qualsiasi Ambasciatore non può rappresentare in qualsiasi controversia internazionale “merce di scambio”. Egli beneficia di determinati diritti e privilegi la maggior parte dei quali codificati nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. L'articolo 29 della Convenzione recita, infatti : la persona del diplomatico è inviolabile. Egli non può essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o di detenzione. Lo Stato di residenza lo deve trattare con il dovuto rispetto e deve adottare tutte le misure necessarie per prevenire ogni attacco alla sua persona, alla sua libertà o alla sua dignità.

Addirittura all’articolo 39 della Convenzione si legge: …….l’immunità cessa quando il titolare della stessa termina le proprie funzioni e lascia il Paese dove è accreditato …… ma deve sussistere fino a questo momento, anche in caso di conflitto armato. Inoltre l’immunità continua a sussistere per tutti gli atti compiuti dal diplomatico nell’esercizio delle proprie funzioni….. .

 Perfino in caso di guerra l’obbligo della garanzia dell’immunità diplomatica deve essere garantito dalla “Nazione Ospite”. L'articolo 44 della Convenzione, infatti, in caso di conflitti armati , prevede che lo Stato di residenza deve garantire strutture idonee per proteggere le incolumità delle persone che godono di privilegi e immunità e delle loro famiglie……., fornendogli ogni mezzo per consentire loro di lasciare il più presto possibile l’area di crisi …..

La norma sull'immunità diplomatica si applica a qualsiasi azione penale o civile, non è un privilegio alla persona ma una garanzia alle funzioni della carica che essa rappresenta, uno scudo importante  che deve essere gestito da un  sistema internazionale capace di creare e mantenere canali di comunicazione aperti, per evitare che  uno Stato, in un qualsiasi controversia, eserciti attraverso fantasiose accuse un ricatto politico nei confronti di un altro Paese.

L’India, di fatto, da più di sedici mesi sta esercitando questo ricatto e l’Italia dimostra giorno dopo giorno di non essere in grado di contrastarlo preferendo ancora una volta la strada del compromesso e dell’accondiscendenza. Un’Italia che a marzo ha consentito a Delhi di minacciare l’arresto del  nostro Ambasciatore pur non avendo  motivi legali per farlo e di impedirgli di fare ritorno nel proprio Paese forzandone ogni diritto.

 L’Italia ha accettato tutto questo e sta continuando a subire una palese prevaricazione della propria sovranità nel momento che il Ministro Bonino ufficializza che “il processo a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri della Marina militare trattenuti in India, inizierà a luglio e i due marò saranno "difesi da un collegio di avvocati italiani dello Stato e da avvocati indiani”  e  quando il Vice Ministro agli Esteri Pistilli parla di “regole di ingaggio” concordate con gli indiani per la soluzione del problema.
 
Il tutto mentre il dott. De Mistura, rappresentante del Governo delegato a gestire la vicenda, diventato un “pendolare con l’India” ,  non ritiene, come atto di rispetto nei confronti degli italiani,  di informare l’opinione pubblica sui risultati della “Sua intensa azione di negoziati” a favore di due cittadini italiani.   

Una vicenda nata male e diventata nel tempo  sempre più difficile ed ermetica. Solo  un fatto è certo: l’India calpesta il Diritto Internazionale e l’Italia dimostra accondiscendenza non ricorrendo all’arbitrato internazionale. Accetta invece il rischio di essere ancora una volta ricattata da Delhi attraverso possibili azioni ingannevoli nei confronti di coloro che rappresentano l’Italia in quella terra lontana che forse ha dimenticato troppo rapidamente i concetti di democrazia ereditati dalla lunga egemonia britannica esercitata in quel Paese.
Un’Italia che sta dimostrando di preferire l’accettazione dell’approccio indiano, assopita di fronte a palesi prevaricazioni della propria sovranità, complice nell’affermare un modello di controversia fra Stati che se  gestito come l’attuale può portare ad estremizzazioni come avvenuto in un passato anche recente e che hanno rappresentato un effetto destabilizzante sulla sicurezza internazionale

fonte DAL BLOG DI FERNANDO TERMENTINI
http://fernandotermentini.blogspot.it/

Caso marò:Salto di qualità del governo italiano,ora si affermano le negazioni.

Una vera e propria rivoluzione semantica è in atto,la negazione delle affermazioni ora è stata sostituita dalle affermazioni delle negazioni.
Un grande rappresentante ed esponente di questa nuova avanguardia letteral- politica è il Ministro della difesa Mario Mauro. Come si parla di una vicenda dove il business ha prevalso sulle prerogative Costituzionali e sulla dignità umana? Semplice si riporta l’uomo al centro di tutto- "La nostra preoccupazione è per i due fucilieri del San Marco. Riteniamo che la missione di questo governo non sarà conclusa se non quando avremo risolto con tenacia e perseveranza anche quel problema. Sono gli uomini il centro delle Forze armate, non i cannoni, gli aerei e le navi". Queste le parole del Ministro Mauro,chiaramente non ha aggiunto la parola “elicotteri” perché qualcuno poteva criticare questa nuova avanguardia.
Ma la novità non riguarda soltanto questo nuovo stile,la novità riguarda anche l’andamento delle relazioni bilaterali con l’India.
Nonostante con la calata di braghe si sia concordato tutto,procedura da adottare,atteggiamento da avere,all’interno e all’esterno del paese,coordinamento per raccontare la stessa favoletta,inviato e memoria storica a disposizione,qualcosa è andato male.
"Vogliamo fare il punto della situazione con tutti i ministri competenti - ha detto Mauro - abbiamo adottato questo metodo fin dall'inizio perché vogliamo che, evitando personalismi ed evitando che ci siano notizie date e non date, tutti sappiano tutto in qualsiasi momento di questa vicenda".Queste sono le parole del Ministro,ora il concordato rischia di andare a farsi benedire,sia per colpe esterne che per colpe interne.
Gli indiani nonostante la soddisfazione per come hanno condotto il caso,e per la calata di braghe italiana,vogliono sempre di più. Ora vogliono i quattro marò presenti sulla Enrica Lexie,tornati grazie a un impegno scritto,e i novanta giorni sono passati. Qualcuno poi in India vorrebbe usare e strumentalizzare la situazione per fini politici,e nel 2014 si vota .E sempre qualche maligno bene informato,può pensare che la documentazione del Kerala non arrivi completa e quindi mancano i dati,che la testimonianza dei quattro è fondamentale,che qualche altra festività o intoppo economico verrà fuori e in questo caso cosa farà il Governo calabraghe?
Si dovranno concordare altre storielle.
In Italia poi addirittura quattro cittadini presenti nei vari gruppi promarò, mettono in discussione la sacralità dell’atteggiamento governativo,si sono pure messi a fare gli investigatori,e quel materiale a disposizione del  governo che non è mai stato tirato fuori perché qualche furbo ha deciso che non era il caso di appellarsi al diritto internazionale,alla sovranità nazionale violata,all’immunità funzionale,all’atto di guerra vero e proprio fatto dall’India in acque internazionali con due ore di ultimatum per rientrare a Kochi ,pena abbordaggio e attacco ,come fanno i pirati oserei aggiungere e ora di cosa parleranno venerdi?
Forse qualcuno diventerà  il fesso di turno ,sicuramente fra poco De Mistura verrà sacrificato,fa ancora in tempo il governo a cambiare atteggiamento,passare dalla menzogna alla verità non è difficile e rientra nei compiti di chi giura sulla Costituzione,se proprio hanno voglia di vendere qualcuno,lasciassero perdere i cittadini italiani,e…si offrissero come merce di scambio. L’idea non è malvagia,trasformerebbero la loro e vigliaccheria  in atto eroico.

sabato 29 giugno 2013

Monti: “Sono talmente rispettato all’estero che quando ci vado non ho più voglia di tornare”

L’ex premier ad Agorà si toglie qualche sassolino dalla scarpa e inoltre dice: “Se l’Italia si trova in questa situazione è per colpa dei cittadini e non della classe politica”.

Monti: "Quando sono all'estero non ho più voglia di tornare talmente sono rispettato" Dalle luci della ribalta all’ombra dei riflettori, a suo dire almeno in Italia. E’ l’ex premier Mario Monti che ad Agorà su Rai3 ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e lanciare qualche frecciatina al Belpaese.
“Mi basta varcare il confine per essere così riconosciuto che non verrebbe più voglia di tornare in Italia – ha detto il Professore – Qui ci vorrà qualche mese in più perché questo avvenga”. Il senatore di Scelta Civica poi aggiunge: “Il presidente del Consiglio italiano che va a sedersi oggi a Bruxelles ha una posizione molto più forte di quella debolissima che avevo io”.
Ho ottenuto risultati non picchiando i pugni sul tavolo – rivendica Monti – che non serve a niente salvo far arrivare nelle nostre valli di provincia una eco lontana dando la sensazione che siamo ‘machi’, ma facendo stare lì una notte di più i capi di governo dei 27″.
“Credo di avere una funzione pedagogica quando parlo d’Europa – ha aggiunto – Sono molto soddisfatto che oggi l’Italia non sia come la Grecia, poi che molti abbiano detto il contrario per ragioni elettorali non mi fa né caldo né freddo”.
Poi la stoccata ai cittadini italiani e al loro “immobilismo civico”: “Se il nostro paese si trova nella situazione in cui è adesso da circa un ventennio la colpa è da attribuire agli italiani e non alla classe politica”. 

venerdì 28 giugno 2013

Lettera aperta sui marò al Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Egregio Presidente Enrico Letta,mi scuso se in maniera irrituale mi permetto di arrivare subito al nocciolo della questione,e se le risparmio l’elenco di comunicazioni fatte da rappresentanti del suo governo,ma le ho lette e raccolte tutte,e le trovo sempre più sconcertanti,ma arriviamo al punto centrale.
Egregio Presidente due nostri concittadini sono ostaggio e prigionieri dell’India da quasi 500 giorni. Appena insediatosi il suo governo su tutti i giornali è stata riportata la notizia della priorità della vicenda marò.e questo anche nelle dichiarazioni,sottolineo sconcertanti,di alcuni suoi Ministri, inviati speciali e sottosegretari,e aggiungerei anche Presidenti di commissioni (sen. Latorre).
Come tutti i cittadini ho sperato in una svolta ,perché questa vicenda è veramente vergognosa,e diciamo che la svolta c’è stata,perché senza dire niente a nessuno e con il solito atteggiamento arrogante e irrispettoso nei confronti del paese avete deciso di affidare all’India la gestione del caso,avete deciso che gli indiani in base alle loro esigenze interne e a come vogliono essere percepiti nel mondo faranno quello che cavolo vogliono,in barba al diritto internazionale,alla sovranità nazionale,e alla dignità di tutti quelli che risiedono geograficamente in un paese chiamato Italia.
Potevate chiedere l’arbitrato internazionale,no avrebbe turbato le relazioni economiche. Potevate chiedere l’intervento dei nostri partner Onu,Europa,Stati Uniti,Nato,no turbavano le relazioni economiche.
Mi verrebbe da chiederle su quale Costituzione ha giurato lei,Egregio Presidente Letta,E mi verrebbe da chiederle se si rende conto che con la decisione che avete preso oltre a Massimiliano e Salvatore,avete trasformato tutti i cittadini in ostaggio.
Invece di pensare a questi aspetti importanti e a fare quello che qualsiasi paese al mondo avrebbe fatto,le risparmio i consigli, visto che è circondato da un esercito di tecnici e diplomatici,noi cittadini abbiamo dovuto subire parole farneticanti del tipo.”abbiamo cinque coordinatori non cacofonici.”Avranno un processo equo e giusto”.”Abbiamo concordato anche l’eventuale condanna”.”Avranno uno sconto di pena”.
Non so chi sia il regista di questa operazione se è lei o se lei è soltanto l’esecutore,di un qualcosa che è stato stabilito altrove,già la scelta della memoria storica e inviato speciale è un brutto segnale,è il non riconoscimento dell’azione fallimentare e vergognosa di chi l’ha preceduta,salvo soltanto l’ex ministro degli esteri Giulio Terzi che ha avuto il coraggio di dimettersi,quando ha capito che qualcuno remava contro,che qualcuno doveva assecondare la grande India,che qualcuno aveva le mani in pasta,con la Madre della democrazia e della civiltà.
Madre di tutte le vergogne e ignominie definirei questa vicenda e a parte Giulio Terzi non è venuto fuori un dimissionario,non ne venuto fuori un nome,non ne è venuto fuori niente di niente. Possiamo sapere chi ha dato gli ordini? E possiamo sapere chi ha dato gli ordini a chi doveva dare gli ordini?
Può controllare tutti i giornali ,può controllare tutte le televisioni,può controllare tutti i parlamentari,ma come diceva un grande poeta “Può recidere tutti i fiori,ma non per questo fermare la primavera”.
Sperando in un cambiamento e di un ritorno ai valori sanciti dalla nostra carta Costituzionale ,le rivolgo i miei auguri di buon lavoro.
Alfredo d’Ecclesia.
 

Gawronski: stampare denaro, o l’Italia sarà rasa al suolo


crisiIl rapporto Istat appena uscito prefigura un crollo di civiltà: la percentuale di concittadini in stato di «grave deprivazione» vola al 14,7. In soli sei anni il Pil pro capite è sceso dell’11,5%; nella graduatoria internazionale l’Italia passa dal 31˚al 45˚posto. Anche il futuro è stato ipotecato: calano infatti la ricchezza (-12%), gli investimenti pubblici (dal 4 al 2,9% del Pil), la capacità produttiva (-16% nell’industria), gli studenti universitari (-17%); crescono il debito pubblico, il debito estero netto (28% del Pil, sul quale l’Italia paga 12 miliardi di interessi l’anno), i giovani senza lavoro (57% fra disoccupati e scoraggiati). Perciò è essenziale a questo punto dire la verità. La crisi non dipende dai nostri vizi storici, bensì – lo dicono i dati – da uno straordinario, diffuso timore di spendere i soldi.
Per uscirne non è perciò necessario «cambiare gli italiani» o la struttura economica: la depressione della domanda, notoriamente, si cura sostenendo la domanda. Terapia tutt’altro che difficile: basta spendere soldi; e i soldi… si stampano. Ma noi abbiamo consegnato le leve macroeconomiche all’Europa. E i trattati europei – concepiti per combattere l’inflazione (l’eccesso di domanda) – offrono ai liberisti europei un inopinato potere di veto su tutto ciò che di significativo si potrebbe e si dovrebbe fare. Perciò resta il problema di fondo, «noto e così riassumibile: l’Italia deve rimanere credibile sul terreno dei conti pubblici, ma deve dare prova concreta di discontinuità in chiave pro crescita» (Guido Gentili). Cioè: deve alimentare la spesa, ma non ha i soldi per farlo.

Per uscire dall’impasse ci sono tre strade. La prima è cambiare consensualmente le politiche economiche dell’Eurozona. Non basta diluire l’austerità: occorre rovesciare le politiche economiche nel cuore dell’Europa. Ma né i partiti né il governo, a parte lamentarsi, hanno ripreso e avanzato nelle sedi europee le proposte degli economisti in questo senso: la liquidità immessa nel sistema finanziario non passa all’economia reale? La Bce distribuisca base monetaria ai governi, che la usino per aiutare i poveri e finanziare lavori pubblici nelle zone ad alta disoccupazione. La Bce alzi il target di inflazione e favorisca una rapida crescita dei salari tedeschi: gli squilibri di competitività rientreranno, senza dolore per nessuno. I paesi con più margini di manovra fiscale rilancino la domanda interna con il deficit spending: la depressione finirà. In ogni caso, la Germania ha sempre risposto picche; e continuerà a farlo. Per indurla a trattare seriamente non Gawronskibasta il crollo dei fondamenti teorici dell’austerità, o l’evidenza empirica: bisogna cambiare i suoi incentivi politici.
La seconda possibile via d’uscita è lasciare l’euro, e/o ristrutturare il debito. Bisognerà cominciare a parlarne: essa offre sicuri benefici (la fine della depressione), non è vero che il Pil cadrebbe del 30%; ma comporta anche rischi e costi elevati. Ci sarebbe una terza via, percorribile su base nazionale, che è sfuggita all’attenzione mediatica, e che consentirebbe di uscire dalla crisi “a velocità giapponese”. Bisogna però essere disposti ad approfittare di un clamoroso vuoto della normativa europea. E violare lo spirito, non la lettera, dei trattati. Come ha fatto finora la Germania, scambiando la “cultura della stabilità” con la “cultura della depressione”. Eludere le regole senza lasciare l’euro riaprirebbe anche il negoziato sull’Eurozona. Per realizzare una simile strategia ci vuole però un quadro politico assai più propenso all’innovazione, desideroso di sfidare l’ortodossia liberista. Capace di alzare la qualità della proposta, e offrire all’Europa un nuovo paradigma, nel dimostrabile interesse anche del popolo tedesco. Si può fare. Perciò si deve fare.
(Piergiorgio Gawronski, “Stampare denaro per uscire subito dalla crisi”, lettera indirizzata al direttore del “Corriere della Sera” il 25 maggio 2013, poi ripresa da “Il Fatto Quotidiano” e da “Come Don Chisciotte”).

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/06/gawronski-stampare-denaro-o-litalia-sara-rasa-al-suolo/

Attali: abbiamo fatto in modo che uscire dal Trattato di Maastricht fosse impossibile

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28 giu - Jacques Attali è uno dei padri fondatori dell’Unione europea e dei Trattati europei. Il  “visionario” tecnocrate è un ex banchiere francese, economista di Mitterrand e Sarkozy, grande amico di Massimo D’Alemache, come il sicario economico Georges Soros, gioca anche a fare  il filantropo e il  sociologo, nonché lo scrittore. E’ anche l’ideatore e il promotore del “poliamore“, cioé della nuova forma di poligamia che sarà introdotta in Europa subito dopo che tutti gli Stati avranno approvato lenozze gay.
Alcuni lo ritengono un “visionario”; in realtà è uno di quei potentissimi manovratori, semi-sconosciuti al grande pubblico, che stanno costruendo il nostro futuro da decenni ed è per questo motivo che già lo conoscono. Dal denaro al sesso – ormai è chiaro -  sono i banchieri che decidono delle nostre vite.
Per comprendere MEGLIO di chi parliamo, basta dire che Attali  una volta ha dichiarato: “ma cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato creato per la sua felicità ?
Il 24 gennaio 2011, all’Università partecipativa, ha candidamente affermato:
«Abbiamo minuziosamente “dimenticato” di includere l’articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno…o meglio ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne … sia impossibile.
Abbiamo attentamente “dimenticato” di scrivere l’articolo che permetta di uscirne. NON È STATO MOLTO DEMOCRATICO, naturalmente, ma è stata un’ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti».



Fonte:  http://www.imolaoggi.it/?p=54490

In Italia 150mila politici di professione: ci costano quasi 2 miliardi di euro

Secondo uno studio redatto dalla Corte dei Conti in Italia ci sarebbe un esercito, profumatamente pagato, di "politici di professione": sono circa 150mila le persone elette (democraticamente?) nelle istituzioni locali, nazionali ed europee. Quanto ci costano? Uno sproposito: quasi 2 miliardi di euro. Basterebbe dimezzare lo stipendio a tutti per raggranellare la cifra - un miliardo - che il Governo Letta cerca per evitare l'aumento dell'Iva.

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Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare degli esorbitanti costi della politica italiana? Migliaia, probabilmente, perché su questo tema si è giocata una parte importantissima dell'ultima campagna elettorale. E, sempre per accontentare i cittadini sempre più indignati, sono stati presi dei provvedimenti utili a far risparmiare denaro alle casse dello Stato. Ebbene, ieri la Corte dei Conti ha finalmente fatto chiarezza e rivelato – in uno studio – le cifre esatte per l'anno 2012. Partiamo dal numero di politici: sono 143.936, suddivisi in 1.067 eletti nel parlamento italiano e europeo, 1.356 nelle regioni, 3.853 nelle province e 137.660 nei comuni.
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I magistrati della Corte dei Conti hanno riconosciuto che c'è stato un taglio dei costi della politica nell'ultimo anno, anche grazie al dimezzamento del finanziamento ai partiti, al taglio di diarie e emolumenti e alla riforma pensionistica, oltre alle spese degli immobili. Tuttavia i magistrati contabili precisano che una riforma dei costi deve essere “rispettosa non solo della riduzione della spesa pubblica, senz’altro necessaria e indispensabile, ma anche garante della democrazia”.
Nella sintesi del capitolo si riconosce l'importanza della legge n. 96/2012, “con la quale è stato ridotto della metà l’ammontare delle risorse pubbliche destinate annualmente al funzionamento dei partiti politici, passando da 182 a 91 milioni di euro. Il contributo spettante è corrisposto sulla base di quote annuali entro il 31 luglio di ogni anno. La stessa legge prevede un controllo, sui finanziamenti ricevuti e sulle spese sostenute dai partiti e movimenti politici ammessi alle contribuzioni, da parte di una apposita commissione composta da cinque magistrati, designati dai vertici delle massime magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti)”.
Ma ancora, si legge: “La fonte normativa richiamata ha introdotto, sempre ai fini  della riduzione dei c.d. “costi della politica” ulteriori misure, tese ad incidere sulle spese di funzionamento degli organi  rappresentativi regionali, tra i quali: – riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali, nonché dell’indennità di funzione di carica e di esercizio per  l’assolvimento del mandato di consiglieri e assessori  regionali; – divieto di cumulo di indennità ed emolumenti. La Conferenza Stato-Regioni ha previsto un risparmio complessivo di circa 40 milioni di euro l’anno con l’adozione  delle misure sopraindicate.  Una riflessione particolare deve essere riservata  all’istituzione “provincia”. Una specificità italiana è dovuta alla ridotta dimensione demografica di molti degli enti stessi (38 su 107 registrano un numero di abitanti inferiore a 300.000) ed alla loro  proliferazione (dal 1992 ad oggi sono state istituite 15 nuove  provincie, di cui 11 con meno di 300.000 abitanti). Esse rappresentano l’1,35% della spesa pubblica  complessiva del Paese (dato riferito al 2012).
Quali sono, dunque, i reali costi della politica italiana? Eccoli.
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LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE - Davide Falcioni su Fanpage.it

Ecuador: frane, oleodotti e 1 milione e mezzo di litri di petrolio

Ecuador: frane, oleodotti e 1 milione e mezzo di litri di petrolio

The accident has left us without water because the river we take 
potable water from is contaminated. 
The people are indignant because there is no water to drink.

Ana Riva, sindaco di Coca, Ecuador

Cosi, dopo il Canada, passiamo all'Ecuador.

Il giorno 31 Maggio 2013 in Ecuador a causa della pioggia si e' staccato del terriccio lungo la fiancata del vulcano Reventador.

Poteva essere un evento di poco conto: quella era gia' di per conto suo una zona idrogeologicamente instabile e la frana non era neanche tanto grande. Invece questi spostamenti di terreno hanno causato una piccola-grande catastrofe perche' con il carico di terriccio si e' rotto un oleodotto della PetroEcuador che era seppellito nelle vicinanze.




L'oleodotto spezzato ha cosi' causato lo sversamento complessivo di circa 420,000 galloni di petrolio, cioe' circa 1 milione e seiecento mila litri di petrolio. Il petrolio e' poi finito nei fiumi Napo e Coca, tributari del Rio delle Amazzoni e sono arrivati verso la citta' di Coca, piu' a valle.

Coca ha 80,000 abitanti e per colpa del petrolio hanno dovuto chiudere l'acquedotto della citta'. L'inquinamento e' grave - anche se i volumi di petrolio, tutto sommato non sono enormi - perche' sono stati intaccati volumi di acqua molto grandi - si calcola infatti che dal fiuma Coca il petrolio sia arrivato in Brasile ed in Peru. Il presidente dell'Ecuador ha anche chiesto scusa alle due nazioni infatti.

Il ministro dell'ambiente del Peru Manuel Pulgar Vidal, ha detto alla televisione nazionale Canal N che lo sversamento e' un “ problema grave” e che se i danni saranno elevati chiederanno compensazioni.

Queste sono le immagini pubblicate da Diario Hoy, un giornale dell'Ecuador, e mostrano quanto gravi siano state le perdite.