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sabato 29 marzo 2014

Gli indiani fermano il processo Marò, c'è la prima vittoria Ora riportiamoli in Italia di MARIA GIOVANNA MAGLIE

«Decidere di tener fuori l'agenzia antiterrorismo indiana dalle investigazioni sui marò è un piccolo passo avanti, frutto di una pressione che finalmente il governo italiano ha iniziato ad esercitare coi maggiori partner internazionali.
Soprattutto è il risultato dell'annuncio che l'Italia intende attivare un arbitrato obbligatorio
davanti all'Onu sul conflitto di giurisdizione, iniziativa che per un anno è rimasta inspiegabilmente chiusa nei cassetti del governo». Così commenta la decisione della Corte suprema indiana l'ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che di battagliare per una soluzione che ci ridia dignità nazionale, che restituisca l'onore ai nostri militari, non ha smesso mai, anche fuori dal governo, anche ingiustamente ignorato e denigrato.
Seguo la vicenda dei marò dall'inizio, ho scritto tanti di quegli articoli che a pensarci mi
viene la rabbia, e all'inizio Terzi l'ho anche attaccato. Ma sbagliavo,costruiva una strategia
che era l'unica possibile e che gli hanno impedito di portare a buon fine. Terzi è un servitore
dello Stato di intelligenza e di schiena dritta come raramente ne ho conosciuti, è l'anti de Mistura di questa brutta storia. Latorree Girone li aveva riportati in Italia, e in Italia intendeva tenerli.
Ora non sarà facile, l'India in campagna elettorale per ora ha solo preso tempo.
Con la defenestrazione della Nia Matteo Renzi e il suo governo incassano una prima vittoria
nel contenzioso, ed è bastato poco. Complimenti: è un bene che il presidente del Consiglio
mantenga freddezza e mandi a dire che non è finita così, che i nostri marò devono tornare a
casa e nessun processo in India sarà consentito. Una buona notizia è una buona notizia, pazienza se arriva con un anno di ritardo, due governi Monti e Letta ferocemente contrari, un
ministro degli Esteri che si è dovuto dimettere pubblicamente per rispetto allo Stato, ma si è
preso gli insulti, e il successivo Emma Bonino schierata con feluche e affaristi nell'arroganza
di non voler avere niente a che fare coni due marò italiani, giudicati colpevoli contro ogni garantismo e legislazione internazionale.
Aggiungo per dovere di scomoda cronaca un presidente della Repubblica eccezionalmente
distratto, disinteressato, quasi non fosse il comandante delle Forze Armate.
E dunque, finalmente un po' di resistenza nazionale si è sentita.
Finalmente un ricorso contro le procedure illegali della Nia gliel'hanno lasciato fare a
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i zelanti incaricati italiani, quell'inviato speciale Staffan de Mistura che per due anni ha consentito senza mai cambiare espressione del volto che gli indiani ci torturassero e insultassero.
Quel de Mistura che voleva il processo in India, che si è perfino seduto in tribunale accanto all'avvocato italiano, quel de Mistura che ha permesso che la Nia, l'agenzia indiana and terrorismo, interrogasse a Roma i testimoni presenti sulla petroliera Lexie. Quando va a
casa de Mistura? Si è mai visto un negoziatore buono per tutte le tesi, i governi, le stagioni,
buono anche quando si cambia completamente metodo e si definisce il precedente, ovvero
quello scelto e ostinatamente perseguito da de Mistura, sbagliato e contrario agli interessi
nazionali? Ci è chiaro che è bastato fare «bù!» dopo due anni di grande paura perché la Corte suprema indiana cambiasse sistema smentendo sé stessa e il governo? Renzi dice che non è sufficiente, che devono tornare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Molto bene, cerchiamo di capire come, il governo ammetta quale marchiano errore è stato commesso un anno fa rimandando i marò in India, riabiliti con il dovuto risarcimento morale Terzi, segua esattamente le procedure che l'allora ministro degli Esteri aveva avviato un anno fa, tra Tribunale del mare e Consiglio di sicurezza Onu. De Mistura subito a casa. Certo, c'è ancora Lapo Pistelli agli Esteri, oggi parla di internazionalizzazione, qualche mese fa sproloquiava di processo condiviso. E a Palazzo Chigi campeggia Sandro Gozi, presidente di Italia-India, che sulla morte dei poveri pescatori indiani ci ha afflitto a lungo. Accontentiamoci che venga allontanato, e con ignominia, Staffan de Misura, visto che è evidente che la dignità di dimettersi e scusarsi è sentimento che non lo sfiora.
Che fare per andare oltre il primo punto a favore? Cito ancora Terzi: «Si è visto che la strategia corretta è questa, bisogna accendere tutti i riflettori della comunità internazionale e far vedere che l'Italia vuole difendere i suoi diritti con tutti i mezzi dati dall'ordinamento internazionale.
Perchè l'Italia deve essere così timida nell'adire il Consiglio di sicurezza su una questione che riguarda un principio fondamentale, quello della libertà di navigazione in alto mare?».
fonte Maria Giovanna Maglie
Libero

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