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domenica 16 marzo 2014

TTIP: L'IMPERO COLPISCE ANCORA


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Sulla prima pagina informativa del sito della Commissione europea, si legge che «il TTIP è stato progettato per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro» e che l’economia europea potrebbe aumentare di 120 miliardi di euro, quella statunitense di 90, quella del resto del mondo di 100. Si tratterebbe di due milioni di posti di lavoro in più in Unione europea e di 545 euro in più l’anno per ogni fami­glia di quat­tro per­sone in Europa, e 901 dol­lari negli Stati Uniti, con un aumento medio del PIL dello 0.4% in Unione europea e dello 0.5% negli Stati Uniti (ma le stime vanno dallo 0,1% all’1%). Si invertirebbe il trend della crisi e si tornerebbe a ragionare di crescita del PIL e del reddito delle famiglie.

Ora, se pur da non economista, pare lecito dubitare delle cifre citate. In primo luogo, come non ricordare la smentita dei guru dell’austerità, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, da parte di Thomas Herndon, dottorando alla University of Massachussetts di Amherst?

In secondo luogo, non si è certamente troppo malpensanti se si ricorda l’uso strumentale, se non la manipolazione, dei dati e della loro supposta scientificità per legittimare scelte politiche e creare consenso. La tecnica, con la sua parvenza di neutralità, e la sua aura di imprescindibilità, è un potente alleato per trasformare scelte politiche in ineluttabili leggi naturali. Il debito, il pareggio di bilancio, le politiche di austerità, la liquidazione del diritto del lavoro, lo smantellamento dello stato sociale, le privatizzazioni, i governi tecnici, la competitività - e l’elenco potrebbe continuare – non si possono discutere: le “leggi” dell’economia neo-liberista lo esigono.    

In terzo luogo, i dati sugli effetti benefici del Trattato dimenticano comunque la ripartizione ineguale dei supposti utili, che facilmente incrementerebbero la disuguaglianza fra i Paesi dell’Unione europea, oltre che quella interna ai singoli Stati. Non solo, non vengono valutati gli effetti collaterali del libero scambio a oltranza, sull’ambiente, sulla salute, sul lavoro, per restare agli aspetti più immediati.

In quarto luogo, l’applicazione di trattati analoghi, come il NAFTA (North American Free Trade Agreement, stipulato, come è noto, fra USA, Canada e Messico) non può non sollevare perplessità. Si pensi anche “solo” alle ricadute sul lavoro: centinaia di migliaia di posti di lavoro persi negli Stati Uniti, una generalizzata riduzione dei salari e un peggioramento delle condizioni di lavoro.

Ma, da giurista, la domanda è: cosa prevede il trattato per ottenere il supposto miracolo?

La risposta non è semplice, innanzitutto perché manca un testo di riferimento e le negoziazioni si sono svolte circondate da un alone di segretezza; si ragiona, dunque, essenzialmente a partire da indiscrezioni trapelate (e, quindi, da notizie giornalistiche) o dai documenti, dall’approccio inequivocamente propagandistico, presenti sul sito della Commissione europea

Democrazia esautorata, sovranità popolare violata, diritti a rischio: a fronte, i supposti benefici derivanti dalla maggior libertà di un mercato, che – se pur ancora non del tutto libero - ha prodotto la crisi in corso e la crescita delle diseguaglianze.

Anche ammettendo che il TTIP «potrà sostenere le economie americana ed europea», l’unica prospettiva di benessere è quella legata alle eventuali regalie di un sistema economico cieco alle disuguaglianze e poco interessato al rispetto dei diritti?


Il TTIP è una forma, non inedita ma certo molto spregiudicata, di limitazione del potere – e dei poteri – dello Stato: non però – è evidente – nella prospettiva del costituzionalismo. Il costituzionalismo limita il potere in nome della persona e del suo libero sviluppo, nella corsa libera all’accumulazione dei profitti, il potere dello stato è indotto a liquidare le conquiste del costituzionalismo in nome di una eterodirezione da parte delle grandicorporations.

Si prospetta una oligarchia diretta del potere economico? Non ci si nasconde che il gioco dei rapporti di forza già oggi ha determinato una espropriazione della sovranità popolare a favore della “sovranità dei mercati”, lo snaturamento delle costituzioni con l’imposizione di principi diretta espressione dei diktat della lex mercatoria (per tutti, il principio del pareggio di bilancio), la degradazione a (eventuale) beneficenza dei diritti sociali, che delle costituzioni del secondo dopoguerra costituiscono l’asse portante, e l’erosione, ormai in stadio avanzato, dei diritti dei lavoratori; il TTIP tuttavia si spinge oltre, sino all’arroganza di pretendere immunità giudiziaria ed un proprio tribunale contro gli Stati. Gli Stati rimangono, ma sotto tutela, sono commissariati, limitati e controllati, stretti fra la funzione di fornitori di servizi ed erogatori di appalti e quella di gestori dell’ordine sociale.

Il TTIP è un disegno imperiale, sottende la volontà di creare un colosso economico che sappia mantenere l’egemonia mondiale, imponendosi in specie sui BRICS, magari formando un unico blocco con l’Accordo di Partenariato Transpacifico, in corso di adozione.

Diviene ineludibile la grande querelle sulla compatibilità o meno fra democrazia e capitalismo. Non è forse che il capitalismo usa la democrazia a fisarmonica, allargandone o restringendone gli spazi a seconda della forza che possiede, per poi magari, sopraffatto l’avversario, liquidarla?

Questo non significa comunque che la democrazia sia solo una sovrastruttura ideologica al servizio del capitale, ma che occorre necessariamente affiancare al suo profilo formale quello sostanziale e integrare la democrazia politica con quella economica e sociale. Certo non è una proposta al passo coi tempi, quando l’impero colpisce – e non è fantascienza – ancora una volta, ma proprio quanto accade mostra la necessità di resistere e camminare su una strada altra, nel rispetto e lungo il tracciato del sistema disegnato dagli articoli 3, 41 e 42 della nostra Costituzione, che assoggettano l’economia ad una politica costituzionalmente orientata all’emancipazione.
fonte
fonte http://ecoloquotidiano.weebly.com/2/archives/03-2014/6.html

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