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martedì 30 settembre 2014

Per la Brebemi nessun fondo pubblico? Una bugia colossale

Come ricordato dall’economista Giorgio Ragazzi, “i concessionari, forti anche dei loro appoggi politici, fanno di tutto per ottenere rinnovi senza gara o per evitare che ne vengano fatte di “vere” e aperte. La conseguenza è che, sino ad oggi, non si è riusciti a concludere nemmeno una gara per il rinnovo di una concessione”. Ecco spiegato dunque il gioco delle tre carte effettuato dai privati. Finanziare per il 25% un’opera che si stima produrrà moltissimi introiti; incassare il 100% degli introiti, che nella realtà si dimostreranno essere molti meno di quelli previsti.
DI GABRIELE CRUCIATA - 29 SETTEMBRE 2014

Lo scorso 23 luglio è stata inaugurata la A35, nota anche come BreBeMi, l’autostrada che collega Brescia a Milano. Alla cerimonia erano presenti – oltre a Francesco Bettoni, presidente di Brebemi S.P.A., anche Matteo Renzi, Maurizio Lupi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni. Tra le varie dichiarazioni rilasciate nel corso dell’inaugurazione, ha fatto capolino il ritornello che ormai da mesi ruota intorno alla Brebemi: “ È la prima autostrada italiana realizzata totalmente in project financing, senza un euro di finanziamento pubblico”. Tutto molto bello, peccato sia una bugia.
Il project financing è una forma di finanziamento che permette a coloro che investono denaro nella realizzazione di un’opera di usufruire degli introiti derivanti da quella stessa opera per un certo periodo di tempo. Ebbene, la A35 – la prima grande opera collegata ad Expo 2015 effettivamente ultimata – è costata 1,6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti almeno altri 800 milioni di euro di interessi da pagare ai creditori. Di questa immensa cifra se ne sono fatti carico i privati veri e propri solamente per 520 milioni di euro, circa il 25% della spesa totale. Della rimanenza se ne sono occupate (in project financing) la Cassa Depositi e Prestiti – la quale è controllata all’80,1% dal Ministero del Tesoro – e la BEI, la Banca Europea degli Investimenti, della quale sono membri tutti i Paesi aderenti all’unione (l’Italia partecipa a BEI per il 16%): entrambi enti che muovono soldi pubblici.
Ma c’è altro. In questi giorni la Brebemi è in attesa della decisione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) relativa alla defiscalizzazione dell’opera. Se la richiesta dovesse essere ascoltata, lo Stato rinuncerebbe ad incassare circa 500 milioni di euro in tasse, dando di fatto un enorme contributo indiretto alla realizzazione dell’opera. Secondo l’articolo 18 della legge di stabilità del 2012, è possibile concedere la defiscalizzazione per opere realizzate in project financing solamente nel caso in cui esse siano di importanza strategica per la collettività e la loro realizzazione sia altrimenti economicamente insostenibile da parte del privato.
Poiché i finanziatori privati della Brebemi hanno ottenuto come ricompensa per il contributo apportato l’incasso dei pedaggi autostradali per 20 anni, l’eventuale accoglimento della richiesta di defiscalizzazione significherebbe che gli introiti derivanti dai pedaggi sono insufficienti, dunque che le utenze sono poche e, in definitiva, che l’autostrada è pressoché inutile .
E questo non stupisce, visti i risultati di un’inchiesta del Corriere della Sera che ha raccontato di un’autostrada tanto vuota da poterci “quasi giocare a palla”. Un’autostrada peraltro costosissima (coi pedaggi più cari d’Italia) e molto simile alla famosa A4, la Serenissima che già collega Milano a Brescia via Bergamo.
Del resto, bisogna ricordare anche che il Decreto Sblocca Italia, al capitolo autostradale, prevede che “i concessionari nazionali possono, entro il 31 dicembre 2014, proporre modifiche del rapporto mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue o tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria”. Ciò significa che coloro che riscuotono i pedaggi possono chiedere – a determinate condizioni – di avere in gestione l’affare per trent’anni e non più per venti, come previsto in origine. Ma c’è un problema: farlo significherebbe stravolgere le condizioni di partenza, e sarebbe dunque necessaria una nuova gara d’appalto, già chiesta a gran voce dall’Unione Europea.
Come ricordato dall’economista Giorgio Ragazzi, “i concessionari, forti anche dei loro appoggi politici, fanno di tutto per ottenere rinnovi senza gara o per evitare che ne vengano fatte di “vere” e aperte. La conseguenza è che, sino ad oggi, non si è riusciti a concludere nemmeno una gara per il rinnovo di una concessione”.
Ecco spiegato dunque il gioco delle tre carte effettuato dai privati. Finanziare per il 25% un’opera che si stima produrrà moltissimi introiti; incassare il 100% degli introiti, che nella realtà si dimostreranno essere molti meno di quelli previsti. Incassare una perdita di denaro la cui copertura spetta però al rimanente 75% del finanziatore, che è di natura pubblica. Ed arricchirsi dunque a spese dei contribuenti realizzando un’opera di dubbia utilità. E tutto questo senza dover affrontare nessuna gara d’appalto.

http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/per-la-brebemi-nessun-fondo-pubblico-una-bugia-colossale/

Foto: Per la Brebemi nessun fondo pubblico? Una bugia colossale

Come ricordato dall’economista Giorgio Ragazzi, “i concessionari, forti anche dei loro appoggi politici, fanno di tutto per ottenere rinnovi senza gara o per evitare che ne vengano fatte di “vere” e aperte. La conseguenza è che, sino ad oggi, non si è riusciti a concludere nemmeno una gara per il rinnovo di una concessione”. Ecco spiegato dunque il gioco delle tre carte effettuato dai privati. Finanziare per il 25% un’opera che si stima produrrà moltissimi introiti; incassare il 100% degli introiti, che nella realtà si dimostreranno essere molti meno di quelli previsti.
DI GABRIELE CRUCIATA - 29 SETTEMBRE 2014
    
Lo scorso 23 luglio è stata inaugurata la A35, nota anche come BreBeMi, l’autostrada che collega Brescia a Milano. Alla cerimonia erano presenti – oltre a Francesco Bettoni, presidente di Brebemi S.P.A., anche Matteo Renzi, Maurizio Lupi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni. Tra le varie dichiarazioni rilasciate nel corso dell’inaugurazione, ha fatto capolino il ritornello che ormai da mesi ruota intorno alla Brebemi: “ È la prima autostrada italiana realizzata totalmente in project financing, senza un euro di finanziamento pubblico”. Tutto molto bello, peccato sia una bugia.
Il project financing è una forma di finanziamento che permette a coloro che investono denaro nella realizzazione di un’opera di usufruire degli introiti derivanti da quella stessa opera per un certo periodo di tempo. Ebbene, la A35 – la prima grande opera collegata ad Expo 2015 effettivamente ultimata – è costata 1,6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti almeno altri 800 milioni di euro di interessi da pagare ai creditori. Di questa immensa cifra se ne sono fatti carico i privati veri e propri solamente per 520 milioni di euro, circa il 25% della spesa totale. Della rimanenza se ne sono occupate (in project financing) la Cassa Depositi e Prestiti – la quale è controllata all’80,1% dal Ministero del Tesoro – e la BEI, la Banca Europea degli Investimenti, della quale sono membri tutti i Paesi aderenti all’unione (l’Italia partecipa a BEI per il 16%): entrambi enti che muovono soldi pubblici.
Ma c’è altro. In questi giorni la Brebemi è in attesa della decisione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) relativa alla defiscalizzazione dell’opera. Se la richiesta dovesse essere ascoltata, lo Stato rinuncerebbe ad incassare circa 500 milioni di euro in tasse, dando di fatto un enorme contributo indiretto alla realizzazione dell’opera. Secondo l’articolo 18 della legge di stabilità del 2012, è possibile concedere la defiscalizzazione per opere realizzate in project financing solamente nel caso in cui esse siano di importanza strategica per la collettività e la loro realizzazione sia altrimenti economicamente insostenibile da parte del privato.
Poiché i finanziatori privati della Brebemi hanno ottenuto come ricompensa per il contributo apportato l’incasso dei pedaggi autostradali per 20 anni, l’eventuale accoglimento della richiesta di defiscalizzazione significherebbe che gli introiti derivanti dai pedaggi sono insufficienti, dunque che le utenze sono poche e, in definitiva, che l’autostrada è pressoché inutile .
E questo non stupisce, visti i risultati di un’inchiesta del Corriere della Sera che ha raccontato di un’autostrada tanto vuota da poterci “quasi giocare a palla”. Un’autostrada peraltro costosissima (coi pedaggi più cari d’Italia) e molto simile alla famosa A4, la Serenissima che già collega Milano a Brescia via Bergamo.
Del resto, bisogna ricordare anche che il Decreto Sblocca Italia, al capitolo autostradale, prevede che “i concessionari nazionali possono, entro il 31 dicembre 2014, proporre modifiche del rapporto mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue o tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria”. Ciò significa che coloro che riscuotono i pedaggi possono chiedere – a determinate condizioni – di avere in gestione l’affare per trent’anni e non più per venti, come previsto in origine. Ma c’è un problema: farlo significherebbe stravolgere le condizioni di partenza, e sarebbe dunque necessaria una nuova gara d’appalto, già chiesta a gran voce dall’Unione Europea.
Come ricordato dall’economista Giorgio Ragazzi, “i concessionari, forti anche dei loro appoggi politici, fanno di tutto per ottenere rinnovi senza gara o per evitare che ne vengano fatte di “vere” e aperte. La conseguenza è che, sino ad oggi, non si è riusciti a concludere nemmeno una gara per il rinnovo di una concessione”.
Ecco spiegato dunque il gioco delle tre carte effettuato dai privati. Finanziare per il 25% un’opera che si stima produrrà moltissimi introiti; incassare il 100% degli introiti, che nella realtà si dimostreranno essere molti meno di quelli previsti. Incassare una perdita di denaro la cui copertura spetta però al rimanente 75% del finanziatore, che è di natura pubblica. Ed arricchirsi dunque a spese dei contribuenti realizzando un’opera di dubbia utilità. E tutto questo senza dover affrontare nessuna gara d’appalto.

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Obsolescenza programmata: adesso una legge la vieta. Due anni di carcere a chi accorcia la vita di un elettrodomestico

Le nuove norme sono state introdotte in Francia dove si parla di “truffa al consumatore”. Lavatrici, ferri da stiro, cellulari, iPhone: costruiti con un programma che accorcia la loro vita. Con questa legge non sarà più possibile.
Obsolescenza programmata: adesso una legge la vieta. Due anni di carcere a chi accorcia la vita di un elettrodomestico Obsolescenza programmata elettrodomestici: in Francia viene punita con carcere e multa

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA ELETTRODOMESTICI - L’obsolescenza programmata è uno dei motori dello spreco. Specie all’interno dell’economia domestica, perché grazie alla capacità di programmare elettrodomestici in modo da ridurne il ciclo di vita, si costringono i consumatori ad acquistare nuovi oggetti e nuovi prodotti. Tutto dura meno. O meglio: tutto deve durare meno, per vendere di più, anche quando non serve.

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA APPLE - Una lavatrice, per esempio, potrebbe durare trent’anni, ma grazie all’obsolescenza programmata dopo quattro-cinque anni è da sostituire. Stesso discorso per i ferri da stiro. Quanto alla Apple, dove l’obsolescenza è un motore per i record di vendite, appena mette in commercio una nuova versione di iPhone, immediatamente rende più lenta l’attività dei precedenti modelli.
BENI PROGETTATI PER SCADERE - Per contrastare quello che viene definita come “una truffa al consumatore” adesso in Francia si passa alle manieri forti, e il governo, all’interno della legge per il risparmio energetico, ha deciso di introdurre pene pesanti per chi bara al tavolo della produzione di elettrodomestici. Carcere fino a due anni e 300mila euro di multa per chi “accorcia intenzionalmente” la vita di un prodotto elettrico ed elettronico. I furbi sono avvisati.

Non Sprecare

http://www.nonsprecare.it/obsolescenza-programmata-elettrodomestici-truffa-consumatore-legge-francia

Foto: Obsolescenza programmata: adesso una legge la vieta. Due anni di carcere a chi accorcia la vita di un elettrodomestico

Le nuove norme sono state introdotte in Francia dove si parla di “truffa al consumatore”. Lavatrici, ferri da stiro, cellulari, iPhone: costruiti con un programma che accorcia la loro vita. Con questa legge non sarà più possibile.
Obsolescenza programmata: adesso una legge la vieta. Due anni di carcere a chi accorcia la vita di un elettrodomestico Obsolescenza programmata elettrodomestici: in Francia viene punita con carcere e multa

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA ELETTRODOMESTICI - L’obsolescenza programmata è uno dei motori dello spreco. Specie all’interno dell’economia domestica, perché grazie alla capacità di programmare elettrodomestici in modo da ridurne il ciclo di vita, si costringono i consumatori ad acquistare nuovi oggetti e nuovi prodotti. Tutto dura meno. O meglio: tutto deve durare meno, per vendere di più, anche quando non serve.

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA APPLE - Una lavatrice, per esempio, potrebbe durare trent’anni, ma grazie all’obsolescenza programmata dopo quattro-cinque anni è da sostituire. Stesso discorso per i ferri da stiro. Quanto alla Apple, dove l’obsolescenza è un motore per i record di vendite, appena mette in commercio una nuova versione di iPhone, immediatamente rende più lenta l’attività dei precedenti modelli.
BENI PROGETTATI PER SCADERE - Per contrastare quello che viene definita come “una truffa al consumatore” adesso in Francia si passa alle manieri forti, e il governo, all’interno della legge per il risparmio energetico,  ha deciso di introdurre pene pesanti per chi bara al tavolo della produzione di elettrodomestici. Carcere fino a due anni e 300mila euro di multa per chi “accorcia intenzionalmente” la vita di un prodotto elettrico ed elettronico. I furbi sono avvisati.

Non Sprecare

http://www.nonsprecare.it/obsolescenza-programmata-elettrodomestici-truffa-consumatore-legge-francia

Le cinque maggiori banche americane hanno tutte un'esposizione ai derivati superiore ai 40 trilioni di dollari

"Ci stiamo avvicinando al maggior disastro finanziario nella storia del mondo"
A quando il nuovo collasso del sistema bancario americano? Micheal Snyder su The Economic Colapse Blog non ha dubbi e per rispondere compie un'interessante analisi sul mondo dei derivati negli Stati Uniti: gli istituti "troppo grandi per fallire" nel paese oggi hanno singolarmente oltre 40 trilioni di dollari di esposizione ai derivati.

Con un debito nazionale di circa 17.700 miliardi di dollari, 40 trilioni di dollari è una cifra quasi inimmaginabile. E, prosegue l'analista, a differenza di azioni e obbligazioni, i derivati non rappresentano "investimenti" in nulla: sono solo scommesse di carta su ciò che accadrà in futuro. Praticamente una forma di gioco d'azzardo legalizzato e le banche "troppo grandi per fallire" hanno trasformato Wall Street nel maggiore casinò nella storia del pianeta. Quando questa nuova bolla scoppierà (e scoppierà sicuramente), il dolore che causerà per l'economia globale sarà maggiore di quanto le parole possono descrivere.

Le banche "too big to fail", continua Snyder, producono enormi profitti attraverso i derivati. Secondo il New York Times, tali istituti "contano quasi 280.000 miliardi dollari di derivati sui loro libri contabili", anche se la crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato quanto sia pericoloso. Le grandi banche hanno poi sofisticati modelli computerizzati che dovrebbero mantenere il sistema stabile e aiutarli a gestire questi rischi. Ma tutti questi modelli sono basati solo su ipotesi ideate da persone in carne ed ossa. E quando un "evento cigno nero" arriva (come ad esempio una guerra, una grave pandemia, una catastrofe naturale apocalittica o un crollo di un grande istituto finanziario) questi modelli si sgretolano in pochissimo tempo.

Snyder riporta un breve estratto da un articolo di Forbes che descrive quello che è successo al mercato dei derivati dopo il tonfo di Lehman Brothers nel 2008:
“Torniamo al crollo finanziario del 2008 e che cosa vediamo? L'America stava celebrando: l'economia era in piena espansione, tutti sembravano essere sempre più ricchi, anche se i segnali di pericolo erano dappertutto: troppi prestiti, investimenti folli, banche avide, regolatori addormentati al volante, politici desiderosi di promuovere la casa di proprietà per chi non poteva permetterselo, e gli analisti a predire ciò non poteva che finire male. E poi, quando Lehman Bros è caduta, il sistema finanziario e l'economia mondiale sono quasi crollate. Perché? La causa principale non era solo il prestito sconsiderato e la assunzione di rischi eccessivi. Il problema era la mancanza di trasparenza. Dopo il crollo di Lehman, nessuno riusciva a capire i rischi per la negoziazione di derivati e quindi nessuna banca voleva prestare o scambi con qualsiasi altra banca. Dato che tutte le grandi banche erano state coinvolti in misura sconosciuta nel commercio di derivati rischiosi, nessuno poteva dire quale poteva essere il prossimo istituto finanziario a implodere".

Dopo l'ultima crisi finanziaria, prosegue Snyder, ci avevano promesso che questo sarebbe stato risolto. Ma invece il problema è diventato molto più grande. Da quando la bolla immobiliare è scoppiata nel 2007, il valore dei contratti derivati in tutto il mondo è salito a circa 500 miliardi di dollari. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, si tratta oggi dell'incredibile cifra di 710.000 miliardi di dollari. E naturalmente il cuore di questa bolla dei derivati si trova a Wall Street. A tal proposito, Snyder pubblica il rapporto trimestrale più recente della Occ secondo cui le cinque maggiori banche "troppo grandi per fallire" dispongono tutte di oltre 40 trilioni di dollari in esposizione ai derivati.

JPMorgan Chase

Asset complessivi: circa 2,5 trilioni di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 67 trilioni di dollari

Citibank

Asset totali: quasi 1,9 trilioni di dollari
Esposizione ai derivati: circa 60 trilioni di dollari

Goldman Sachs

Asset totali: poco meno di un trilione di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 54 trilioni di dollari

Bank Of America

Asset totali: 2,1 trilioni di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 54 trilioni di dollari

Morgan Stanley

Asset totali: 831 milioni di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 44 trilioni di dollari

E non è certo un problema solo americano. Come ha riportato recentemente anche Zero Hedge, il gigante europeo, Deutsche Bank vanta la maggiore esposizione in derivati di qualunque istituto americano, vale a dire oltre 75 trilioni di dollari (5 volte il Pil europeo e più o meno il Pil del mondo!!)

Per coloro che cercano con ansia il giorno in cui questi colossi imploderanno, è necessario tenere a mente che quando lo faranno si porteranno dietro tutto il sistema, ormai completamente dipendente da queste banche. Ci avevano detto che qualcosa sarebbe stato fatto dopo l'ultima crisi, ma in realtà i giganti finanziari si sono, da allora, potuti allargare di un 37% complessivo. Oggi, inoltre, le cinque maggiori banche del paese rappresentano il 42 per cento di tutti i prestiti negli Stati Uniti, e le sei maggiori controllano il 67 per cento di tutte le attività bancarie.

Ci stiamo pericolosamente avvicinando verso il maggior disastro finanziario nella storia del mondo, e, conclude Snyder, nessuno sta facendo nulla per impedirlo.


L'Antidiplomatico

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=8845

Foto: Le cinque maggiori banche americane hanno tutte un'esposizione ai derivati superiore ai 40 trilioni di dollari
     
"Ci stiamo avvicinando al maggior disastro finanziario nella storia del mondo"
A quando il nuovo collasso del sistema bancario americano? Micheal Snyder su The Economic Colapse Blog non ha dubbi e per rispondere compie un'interessante analisi sul mondo dei derivati negli Stati Uniti: gli istituti "troppo grandi per fallire" nel paese oggi hanno singolarmente oltre 40 trilioni di dollari di esposizione ai derivati. 
 
Con un debito nazionale di circa 17.700 miliardi di dollari, 40 trilioni di dollari è una cifra quasi inimmaginabile. E, prosegue l'analista, a differenza di azioni e obbligazioni, i derivati non rappresentano "investimenti" in nulla: sono solo scommesse di carta su ciò che accadrà in futuro. Praticamente una forma di gioco d'azzardo legalizzato e le banche "troppo grandi per fallire"  hanno trasformato Wall Street nel maggiore casinò nella storia del pianeta. Quando questa nuova bolla scoppierà (e scoppierà sicuramente), il dolore che causerà per l'economia globale sarà maggiore di quanto le parole possono descrivere. 
 
Le banche "too big to fail", continua Snyder, producono enormi profitti attraverso i derivati. Secondo il New York Times, tali istituti "contano quasi 280.000 miliardi dollari di derivati sui loro libri contabili", anche se la crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato quanto sia pericoloso. Le grandi banche hanno poi sofisticati modelli computerizzati che dovrebbero mantenere il sistema stabile e aiutarli a gestire questi rischi. Ma tutti questi modelli sono basati solo su ipotesi ideate da persone in carne ed ossa. E quando un "evento cigno nero" arriva (come ad esempio una guerra, una grave pandemia, una catastrofe naturale apocalittica o un crollo di un grande istituto finanziario) questi modelli si sgretolano in pochissimo tempo.  
 
Snyder riporta un breve estratto da un articolo di Forbes che descrive quello che è successo al mercato dei derivati dopo il tonfo di Lehman Brothers nel 2008:
“Torniamo al crollo finanziario del 2008 e che cosa vediamo? L'America stava celebrando: l'economia era in piena espansione, tutti sembravano essere sempre più ricchi, anche se i segnali di pericolo erano dappertutto: troppi prestiti, investimenti folli, banche avide, regolatori addormentati al volante, politici desiderosi di promuovere la casa di proprietà per chi non poteva permetterselo, e gli analisti a predire ciò non poteva che finire male. E poi, quando Lehman Bros è caduta, il sistema finanziario e l'economia mondiale sono quasi crollate. Perché? La causa principale non era solo il prestito sconsiderato e la assunzione di rischi eccessivi. Il problema era la mancanza di trasparenza. Dopo il crollo di Lehman, nessuno riusciva a capire i rischi per la negoziazione di derivati e quindi nessuna banca voleva prestare o scambi con qualsiasi altra banca. Dato che tutte le grandi banche erano state coinvolti in misura sconosciuta nel commercio di derivati rischiosi, nessuno poteva dire quale poteva essere il prossimo istituto finanziario a implodere".
 
Dopo l'ultima crisi finanziaria, prosegue Snyder, ci avevano promesso che questo sarebbe stato risolto. Ma invece il problema è diventato molto più grande. Da quando la bolla immobiliare è scoppiata nel 2007, il valore dei contratti derivati in tutto il mondo è salito a circa 500 miliardi di dollari. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, si tratta oggi dell'incredibile cifra di 710.000 miliardi di dollari. E naturalmente il cuore di questa bolla dei derivati si trova a Wall Street. A tal proposito, Snyder pubblica il rapporto trimestrale più recente della Occ secondo cui le cinque maggiori banche "troppo grandi per fallire" dispongono tutte di oltre 40 trilioni di dollari in esposizione ai derivati.
 
JPMorgan Chase
 
Asset complessivi: circa 2,5 trilioni di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 67 trilioni di dollari
 
Citibank
 
Asset totali: quasi 1,9 trilioni di dollari
Esposizione ai derivati: circa 60 trilioni di dollari 
 
Goldman Sachs
 
Asset totali: poco meno di un trilione di dollari
Esposizione ai derivati: oltre 54 trilioni di dollari
 
Bank Of America
 
Asset totali: 2,1 trilioni di dollari 
Esposizione ai derivati: oltre 54 trilioni di dollari 
 
Morgan Stanley
 
Asset totali: 831 milioni di dollari 
Esposizione ai derivati: oltre 44 trilioni di dollari
 
E non è certo un problema solo americano. Come ha riportato recentemente anche Zero Hedge, il gigante europeo, Deutsche Bank vanta la maggiore esposizione in derivati di qualunque istituto americano, vale a dire oltre 75 trilioni di dollari (5 volte il Pil europeo e più o meno il Pil del mondo!!)
 
Per coloro che cercano con ansia il giorno in cui questi colossi imploderanno, è necessario tenere a mente che quando lo faranno si porteranno dietro tutto il sistema, ormai completamente dipendente da queste banche. Ci avevano detto che qualcosa sarebbe stato fatto dopo l'ultima crisi, ma in realtà i giganti finanziari si sono, da allora, potuti allargare di un 37% complessivo. Oggi, inoltre, le cinque maggiori banche del paese rappresentano il 42 per cento di tutti i prestiti negli Stati Uniti, e le sei maggiori controllano il 67 per cento di tutte le attività bancarie.

Ci stiamo pericolosamente avvicinando verso il maggior disastro finanziario nella storia del mondo, e, conclude Snyder, nessuno sta facendo nulla per impedirlo. 
 

L'Antidiplomatico

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=8845

Grecia, metà della popolazione sul baratro della povertà mentre aumentano evasori e miliardari

Ad ormai oltre sei anni dall'inizio della crisi economica e della recessione che hanno colpito la Grecia, piu' della meta' della popolazione, per la precisione il 58,3%, e' oggi minacciata dalla poverta'. E' questo l'allarmante quadro della situazione economica delle famiglie greche che emerge da un rapporto appena pubblicato dall'Ufficio Bilancio del Parlamento di Atene e diffuso dai media ellenici. Intanto, però, aumentano i miliardari e gli evasori. E il Governo è impegnato con la Troika sulla chiusura del bilancio. E' con gli speculatori che i Greci dovranno contrattare misure tipo la riduzione del 30% della tassa speciale sul gasolio da riscaldamento gia' decisa dal governo, la diminuzione della tassa sugli immobili e della tassa di solidarieta', che il governo vuole ridurre del 30%.

Dal documento del Parlamento si evince che circa 6,3 milioni di greci (su una popolazione totale di poco meno di 11 milioni secondo l'ultimo censimento del 2011) sono a rischio poverta': quasi 2,5 milioni di essi vivono infatti gia' al di sotto della soglia di poverta', mentre, stando al rapporto, 3,8 milioni sono in pericolo diretto di oltrepassare tale soglia. Con "soglia di poverta'" si definisce il reddito minimo che una famiglia di quattro persone deve guadagnare ogni mese per pagare affitto e generi di prima necessita', come alimenti, trasporti, vestiario e istruzione base per i figli. Il rapporto, intitolato 'Politiche per il reddito minimo garantito nell'Unione europea e in Grecia', osserva inoltre che mentre nel Paese le politiche di protezione sociale sono efficaci, quelle per l'attuazione del reddito minimo garantito sono in ritardo.

Il sito web GreekReporter citando i dati di un rapporto annuale condotto dalla Wealth-X Agency e redatto con l'assistenza dell'istituto bancario elvetico UBS. Secondo lo studio nel mondo ci sono 11 miliardari di nazionalita' greca, due in piu' rispetto al 2013, ed il valore totale delle loro proprieta' raggiunge i 14 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 12,4 miliardi nel 2013. Allo stesso tempo, diverse organizzazioni internazionali hanno trovato prove conclusive di ricchezze non dichiarate e di evasioni fiscali esistenti nella ristretta cerchia dei miliardari mondiali. Le stime effettuate dall'agenzia Global Financial Integrity sono difficili da verificare, ma rimangono comunque impressionanti. Nel periodo 2003-2011, circa 203 miliardi di euro sono stati portati via dalla Grecia, una cifra in gran parte collegata ad episodi di corruzione, attivita' criminali ed evasione fiscale. Secondo la maggior parte delle stime, solo i depositi dei cittadini greci nelle banche svizzere ammontano ad oltre 60 miliardi di euro.

La povertà ha, tra l'altro, conseguenze sul tasso di natalità. Ostetrici e ginecologi a convegno hanno riferito che in Grecia negli ultimi anni sono drasticamente diminuite non solo le gravidanze pianificate ma anche quelle impreviste e di conseguenza gli aborti. Cio', pero', non a causa di una maggiore consapevolezza sui mezzi contraccettivi, bensi' "ad una riduzione dell'attivita' sessuale della popolazione greca", ha spiegato Georgios Kreatsas, docente di Ostetricia e Ginecologia presso l'Universita' di Atene e direttore della Clinica Areteio. Secondo l'esperto tale diminuzione delle nascite e' il risultato diretto dell'impatto psicologico della crisi economica e dell'aumento dello stress, dell'ansia e dell'insicurezza che hanno ridotto la libido sia maschile che femminile.

CONTROLACRISI - Fabrizio Salvatori

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/29/42507-grecia-meta-della-popolazione-sul-baratro-della-poverta/

Foto: Grecia, metà della popolazione sul baratro della povertà mentre aumentano evasori e miliardari

Ad ormai oltre sei anni dall'inizio della crisi economica e della recessione che hanno colpito la Grecia, piu' della meta' della popolazione, per la precisione il 58,3%, e' oggi minacciata dalla poverta'. E' questo l'allarmante quadro della situazione economica delle famiglie greche che emerge da un rapporto appena pubblicato dall'Ufficio Bilancio del Parlamento di Atene e diffuso dai media ellenici. Intanto, però, aumentano i miliardari e gli evasori. E il Governo è impegnato con la Troika sulla chiusura del bilancio. E' con gli speculatori che i Greci dovranno contrattare misure tipo la riduzione del 30% della tassa speciale sul gasolio da riscaldamento gia' decisa dal governo, la diminuzione della tassa sugli immobili e della tassa di solidarieta', che il governo vuole ridurre del 30%. 

Dal documento del Parlamento si evince che circa 6,3 milioni di greci (su una popolazione totale di poco meno di 11 milioni secondo l'ultimo censimento del 2011) sono a rischio poverta': quasi 2,5 milioni di essi vivono infatti gia' al di sotto della soglia di poverta', mentre, stando al rapporto, 3,8 milioni sono in pericolo diretto di oltrepassare tale soglia. Con "soglia di poverta'" si definisce il reddito minimo che una famiglia di quattro persone deve guadagnare ogni mese per pagare affitto e generi di prima necessita', come alimenti, trasporti, vestiario e istruzione base per i figli. Il rapporto, intitolato 'Politiche per il reddito minimo garantito nell'Unione europea e in Grecia', osserva inoltre che mentre nel Paese le politiche di protezione sociale sono efficaci, quelle per l'attuazione del reddito minimo garantito sono in ritardo.

Il sito web GreekReporter citando i dati di un rapporto annuale condotto dalla Wealth-X Agency e redatto con l'assistenza dell'istituto bancario elvetico UBS. Secondo lo studio nel mondo ci sono 11 miliardari di nazionalita' greca, due in piu' rispetto al 2013, ed il valore totale delle loro proprieta' raggiunge i 14 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 12,4 miliardi nel 2013. Allo stesso tempo, diverse organizzazioni internazionali hanno trovato prove conclusive di ricchezze non dichiarate e di evasioni fiscali esistenti nella ristretta cerchia dei miliardari mondiali. Le stime effettuate dall'agenzia Global Financial Integrity sono difficili da verificare, ma rimangono comunque impressionanti. Nel periodo 2003-2011, circa 203 miliardi di euro sono stati portati via dalla Grecia, una cifra in gran parte collegata ad episodi di corruzione, attivita' criminali ed evasione fiscale. Secondo la maggior parte delle stime, solo i depositi dei cittadini greci nelle banche svizzere ammontano ad oltre 60 miliardi di euro. 

La povertà ha, tra l'altro, conseguenze sul tasso di natalità. Ostetrici e ginecologi a convegno hanno riferito che in Grecia negli ultimi anni sono drasticamente diminuite non solo le gravidanze pianificate ma anche quelle impreviste e di conseguenza gli aborti. Cio', pero', non a causa di una maggiore consapevolezza sui mezzi contraccettivi, bensi' "ad una riduzione dell'attivita' sessuale della popolazione greca", ha spiegato Georgios Kreatsas, docente di Ostetricia e Ginecologia presso l'Universita' di Atene e direttore della Clinica Areteio. Secondo l'esperto tale diminuzione delle nascite e' il risultato diretto dell'impatto psicologico della crisi economica e dell'aumento dello stress, dell'ansia e dell'insicurezza che hanno ridotto la libido sia maschile che femminile.

CONTROLACRISI - Fabrizio Salvatori 

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/29/42507-grecia-meta-della-popolazione-sul-baratro-della-poverta/

Marò:Il sostegno della comunità indiana


LE RAGIONI DELL'INNOCENZA
Il sostegno della comunità indiana
INCONTRO CON LA COMUNITA' SIKH
a Cremona
Splendida occasione per interagire con la comunità Sikh sul caso Marò, e per conoscere questi uomini fieri che devo dire ci hanno affascinato con i valori etici che guidano la loro vita e che sono anche i nostri: la realizzazione dell'individuo che passa attraverso il lavoro onesto (onesto!), la parità fra i sessi, il forte senso di appartenenza alla comunità, i simboli del loro culto, che aspirano sia riconosciuto dallo Stato italiano (come riconosce gli altri culti, per adesso gli ha risposto "NO")
Avremo modo di collaborare, a noi interessa che le Ragioni dell'Innocenza siano diffuse anche in India, a loro veder riconosciuto il loro ruolo di comunità laboriosa e onesta, portatrice di valori positivi: ci si intende.

lunedì 29 settembre 2014

Marò:Il presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati Elio Vito, ha fatto visita a Massimiliano Latorre.

Oggi ho sentito mio dovere fare visita a casa a Latorre Massimiliano , rientrato da poche settimane in Italia per gravi motivi di salute. Ho trovato Massimiliano forte, sereno e determinato, ma ancora bisognoso di cure e di riposo, oltre che della vicinanza sincera dei suoi familiari e delle persone amiche. Naturalmente, durante tutto il tempo trascorso insieme, il nostro pensiero è stato costantemente rivolto a Salvatore Girone, ancora trattenuto in India. Ringrazio infine per la cortesia e l'ospitalità Paola Moschetti Latorre
Il Presidente della Commissione Difesa della Camera Elio Vito è andato a trovare Massimiliano Latorre  a casa sua,lui stesso ne da notizia ,comunica al mondo intero il suo eroismo,lo fa tramite face book,twitter,via mail e tramite la stampa,si accerta che gli articoli vengono scritti e parte di essi vengono aggiunti nel proprio reliquiario di fb.Insieme a San Silvio Berluconi che sostituisce i vari padre Pio e papi si aggiunge la foto  di Vito con Massimiliano Latorre.
Reliquiari si,azioni concrete no,anche se per molti questo fumo viene confuso con qualcosa di concreto.
Grazie Elio,bravo Elio,sei un grande,certo che in Italia prendere in giro è un arte e una scienza,è una gara a chi le spara  più grosse,gli 80 euro di Vito sono  la visita a Max e a proposito dall’onorevole Vito veniamo a conoscenza  che  ha trovato Massimiliano sereno e determinato,a darne notizia lo stesso Vito che nei suoi profili fb e twitter  ha scritto: «Oggi ho sentito mio dovere fare visita a casa a Massimiliano Latorre, rientrato in Italia per seri motivi di salute».
«Ho trovato Massimiliano forte, sereno e determinato - ha scritto Elio Vito su Facebook - ma ancora bisognoso di cure e di riposo, oltre che della vicinanza sincera dei suoi familiari e delle persone amiche. Naturalmente, durante tutto il tempo trascorso insieme, il nostro pensiero è stato costantemente rivolto a Salvatore Girone, ancora trattenuto in India. Ringrazio infine per la cortesia e l'ospitalità Paola Moschetti Latorre», ha concluso Vito.
Alfredo d’Ecclesia


Gli Indios rinascono di Marcia Theophilo

Gli Indios rinascono
di Marcia Theophilo
Sulle rive del fiume, le canoe
onde di spuma, Il tuo sorriso aperto
quando tutti entrano, comincia
il cammino tortuoso dei morti e dei vivi
,i saluti le memorie, i primi canti
Kupaùba perde la testa piange
piange, piange il suo villaggio distrutto.
Parole si spandono sulle sue spalle
eppure il suo sguardo è senza odio
deve ricominciare, da sola. Io vi amo
, pensava ed era così energico il suo sguardo
che i coccodrilli, le offrivano, il dorso
come fossero cani e i giaguari le facevano le fusa
come gatti domestici. Io vi amo,
ripeteva e i suonatori terminavano:
Gli indios morti fanno germogliare
culture sommerse, per secoli e secoli
dentro l'arida terra
le tribù sementi rinascono con la pioggia
, migliaia di fiori e il deserto torna a fiorire.

Allarme Inps



https://www.facebook.com/tzetze.politica/photos/a.299496286749956.75296.172736606092592/844320092267570/?type=1

#SfasciaItalia, Adriatico invaso dalle trivelle

sbloccadefinitivo.jpg

Mentre Renzi va a New York a parlare di protezione dell'ambiente e di energie rinnovabili, in Italia il suo governo vuole devastare il territorio e i nostri mari, a cominciare dall'Adriatico, favorendo un'invasione di trivelle come mai accaduto precedentemente in Italia.
Nessun governo era arrivato a tanto, neanche quelli Berlusconi e Monti. 
Il decreto #SfasciaItalia non solo espropria gli enti locali, e in particolare le Regioni, dalle proprie competenze sulle trivellazioni a terra, ma snellisce le autorizzazioni anche per quelle in mare prevedendo un'unica autorizzazione per la prospezione, la ricerca e l'estrazione con concessioni che potranno durare anche più di 40 anni. 
Di fatto i nostri mari saranno preda delle multinazionali del petrolio come mai in passato: le 3 istanze in corso di autorizzazione in Adriatico, ad esempio, di fatto prevedono la spartizione di tutto il nostro Mare in 3 grandi concessioni a due multinazionali straniere, una inglese (Spectrum Geo) e una norvegese (Petroleum Geo-Service). Con lo #SfasciaItalia queste 3 autorizzazioni, e tutte quelle attualmente già autorizzate, trasformerebbero il nostro mare Adriatico in una gigantesca groviera, con tutte le devastanti conseguenze per l'ambiente e per l'economia delle regioni costiere.
http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/ambiente/2014/09/sfasciaitalia-adriatico-invaso-dalle-trivelle.html

MADRE D'ACQUA di Marcia Theophilo.


MADRE D'ACQUA
di Marcia Theophilo.

Acqua, pensavi di dormire 
nel nido della terra 
ma così non fu 
sei spessa, solida, liquida 
sei viva, ma non lasciarmi
non so vivere senza di te.
I sogni vanno alla deriva
su un’isola di colori
scavando l’anima e guardando la luna
amore che fruga nel fondo della valle
inondata dall’acqua
La pioggia ha sapore amaro
sassi, foglie e nuvole
nuvole carnose
pioggia, perché non sei più dolce come prima?
E l’anima dell’acqua diviene vento
ondeggia il vento tra le foglie
erano sparsi per il bosco
suo era il corpo di muschio
quando acqua e vento s’incontrano
nasce un fiore nel ventre della terra
mormora il vento fra le foglie
voci lontane evocando
assumono i colori della notte.
Foglie che si moltiplicano a altre foglie
io voglio il verde che generoso si rinnova
tutto ritorna all’essenza primordiale
le foglie crescono e cadono dagli alberi
triangoli e quadrati sparsi al suolo
acque fresche che offrono ristoro
avvolte dal profumo dei fiori
e delle siepi selvatiche
ecco, fiume sconfitto,
io voglio cantare il tuo dolore.
Qualcosa di vago
fumo e sapori somiglianti
Sei ancora vivo, utero pulsante
non dimenticare il tuo passato di fiume
pieno di pesci, nella tua voce forte
di quell’azzurro, racconta:
ci sono nuvole nel mondo
che si sciolgono in veleni
nuvole nere sul mondo
come braci d’incendio
e nuvole di polvere.
Ma non sapeva, non sapeva
nutrirsi di vari odori
Quando il vento apre la sua bocca
le nuvole producono piogge
neve, o anche ghiaccio.
Reale e mutevole nel fiume
la musica del vento sulle acque.

Shellshock, bug che minaccia il Web, cos’è e come funziona

internet computer pcL’hanno ribattezzata “Shellshock” (come la nevrosi che affligge i reduci di guerra) l’ultima falla, l’ultimo errore di programmazione che mette a rischio, potenzialmente, tutti i computer del mondo.
“Per tappare la falla ci vorranno anni” dicono gli esperti. Gli hacker, i pirati informatici scandagliano sempre il sistema in cerca di nuovi bug da sfruttare per accedere o sabotare computer o server. Questa falla è presente in Bash, una shell di Unix sviluppata nel 1989 e poi usata per tutti i sistemi operativi: GNU, Linux, Mac OS X, Android, Windows e altri sistemi operativi.
La Shell, ovvero quella parte del sistema operativo che permette di interagire con il sistema stesso, può essere così hackerata dando comandi e avviando programmi. Il pirata informatico potrebbe richiamare la shell senza che il possessore del computer se ne accorga.
Il rischio più elevato è che gli hacker potrebbero sfruttare l’errore per rubare una quantità indefinita di dati personali.
Secondo Trend Micro, azienda di software di sicurezza, sono circa 500 milioni i web-server, cioè i computer nei quali sono memorizzati i siti che navighiamo ogni giorno, a rischio.
Un esperto di sicurezza, Kenn White, ha dichiarato: “Porca vacca! Ci sono un sacco di siti .mil e .gov che stanno per essere attaccati”.
Il National Institute of Standard and Technology valuta la pericolosità di Shellshock pari a 10/10.
“È un bug molto poco usuale, presente in un’oscura caratteristica di un programma al quale i ricercatori non hanno mai prestato attenzione precisamente perché nessuna persona ragionevole si aspetterebbe possa causare un malfunzionamento di questo tipo”, ha spiegato l’esperto in sicurezza informatica Michal Zalewsky. Persino il Dipartimento per la sicurezza nazionale degi Stati Uniti (Homeland Security, DHS) ha pubblicato un allarme a riguardo.
C’è però tra gli esperti chi minimizza il problema: “Non entrerà nella top ten dei metodi usati dagli hacker quest’anno”.
“I sistemi basati su Unix sono usati soprattutto per i server su internet, da aziende di ogni tipo, come banche, industrie, siti di e-commerce, blog – spiega Gastone Nencini, country Manager di Trend Micro, azienda che si occupa da anni di sicurezza informatica, intervistato dalla Stampa- Ma attenzione, in teoria è vulnerabile anche Android, che si basa sullo stesso software”.
Vulnerabile significa che chiunque può entrare nel computer? “No, a un utente normale difficilmente succederà: i dati di un singolo non sono quasi mai di interesse rilevante per un hacker”, spiega Nencini. “Diverso invece è il caso di un sito web, specie se contiene informazioni che hanno un valore economico, penso ad esempio alle carte di credito”.
Google ha già riparato la falla, anche sui servizi cloud, mentre Amazon in un bollettino ha spiegato ai clienti di Web Services come risolvere il problema. Apple ha dichiarato che a breve rilascerà un aggiornamento di Os X.
Roma, 29 settembre 2014
Fonte Blitzquotidiano

Il Paese più corrotto dell’Ue? L’onesta e corretta Germania

merkelSecondo un rapporto di Visa Europa, l’economia sommersa tedesca è la più consistente d’Europa: 351 miliardi di euro, 20 in più rispetto all’Italia
I tedeschi, si sa, sono sempre pronti a fare la ramanzina all’Italia. Chiunque a Berlino si sente titolato a puntare il dito.
Se non è la cancelliera Angela Merkel, è il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. Eppure i numeri dicono tutt’altro. Secondo un attento studio di Visa Europa, riportato oggi da ItaliaOggi, in termini assoluti l’economia sommersa tedesca è la più consistente di tutta l’Unione europea. Supera addirittura i 350 miliardi di euro ed è pari al nero di Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme. Eppure nessuno ci fa caso.
I dati non mentono. Ma smentiscono. E basta dare una rapida occhiata al report realizzato dalla At Kearney con il professore dell’Università di Linz, Friedrich Schneider, autorità nello smascherare la cosiddetta shadow economy per capire che i tedeschi sono dei gran furbetti. Certo gli italiani ci mettono del loro per toccare certo livelli, ma mai come i tedeschi. Ebbene, secondo il rapporto commissionato da Visa Europa, l’economia sommersa tedesca si aggira intorno ai 351 miliardi di euro, quasi 20 miliardi in più rispetto a quella italiana che è appunto stimata intorno ai 333 miliardi. Di questo malloppo, spiega Schneider, solo nel 2012 le mazzette teutoniche hanno pesato per 250 miliardi di euro. In questo gli italiani sono imbattibili: le tangenti sono stimate intorno aI 280 miliardi di euro.
A fronte di questi numeri quello che più colpisce è il capitolo dedicato alle statistiche giudiziarie.
Secondo il rapporto di Visa Europa, infatti, nel 2009 sono state sporte 6.354 denunce, nel 2012 ben 8.175. “Mentre le denunce di crimini aumentano, le indagini diminuiscono – spiega Marco Cobianchi su ItaliaOggi – dalle 1.813 del 2010 si è passati alle 1.528 del 2011 fino alle 1.373 del 2012″. E in Italia? Nel 2012 le denunce per corruzione e concussione e abuso d’ufficio sono state 1.820, mentre i condannati sono stati 800. Tutt’altra proporzione. Come fa notare Cobianchi, infatti, “in Italia si denuncia meno ma si condanna molto di più”. Secondo il rapporto della Commissione europea sulla corruzione, la colpa è della magistrura tedesca che è soggetta al potere politico. A Berlino, infatti, il ministero della Giustizia può “istruire il magistrato di una inchiesta su come condurre le indagini” e dove andare a concentrare le proprie attenzioni.
di Sergio Rame
Roma, 27 settembre 2014
Fonte Il Giornale

Marò: Come è bravo l'on Vito,tra fiocchettini gialli e visita parenti ,azioni in parlamento?

Oggi ho sentito mio dovere fare visita a casa a Latorre Massimiliano , rientrato da poche settimane in Italia per gravi motivi di salute. Ho trovato Massimiliano forte, sereno e determinato, ma ancora bisognoso di cure e di riposo, oltre che della vicinanza sincera dei suoi familiari e delle persone amiche. Naturalmente, durante tutto il tempo trascorso insieme, il nostro pensiero è stato costantemente rivolto a Salvatore Girone, ancora trattenuto in India. Ringrazio infine per la cortesia e l'ospitalità Paola Moschetti Latorre
Oggi ho sentito mio dovere fare visita a casa a Latorre Massimiliano , rientrato da poche settimane in Italia per gravi motivi di salute. Ho trovato Massimiliano forte, sereno e determinato, ma ancora bisognoso di cure e di riposo, oltre che della vicinanza sincera dei suoi familiari e delle persone amiche. Naturalmente, durante tutto il tempo trascorso insieme, il nostro pensiero è stato costantemente rivolto a Salvatore Girone, ancora trattenuto in India. Ringrazio infine per la cortesia e l'ospitalità Paola Moschetti Latorre


Le catene di facebook e 48 ore per cambiare il mondo

Menlo Park, quartier generale di facebook, agosto 2014. Ufficio di Mark Zuckerberg

«Joe, Frank, grazie di esser venuti. Vado dritto al punto»
L’uomo-ragazzo è seduto alla scrivania, si alza e si avvicina ai due uomini in piedi. Si guarda distrattamente i sandali e continua «I nostri algoritmi pubblicitari fanno schifo. Gli utenti non cliccano, non comprano. I nostri investitori sono in fermento. Gli abbiamo promesso l’eldorado e si trovano con del carbone. Le prossime teste che cadono sono le vostre»
«Ma è complesso Mark» dice uno dei due uomini
«Avete 48 ore di tempo»
«Dio ce ne ha messi sei di giorni, dobbiamo rivoltare il mondo» continua l’altro
«Dio ha fatto le cose con comodo» taglia secco Mark.
L’uomo-ragazzo resta un attimo in silenzio poi continua «Dobbiamo sapere tutto, persino quante volte i nostri utenti vanno in bagno e suggerire la carta igienica marchiata facebook se necessario»
«Messaggio ricevuto»
«Bene, perché non ho tempo per ripeterlo, avete 47 ore e 59 minuti».

Mezz’ora dopo in un diverso ufficio di Menlo park.

«È un folle, Joe»
«Un folle che sa il fatto suo, Frank»
«I nostri modelli sono complessi, localizzati, multilingue»
«E non funzionano. Gli utenti non si fidano di noi. Di facebook forse, ma non di chi c’è dietro. Siamo un parco divertimenti e non vai a fare la spesa a Disneyland. Al più ti fai spennare una volta ogni tre anni»
«Joe…»
«Dimmi Frank»
«E se…»
«È ora di lavorare, dai, abbiamo già perso 30 minuti delle 48 ore che ci separano dal licenziamento, risparmiami la suspense»
«Dimmi se sbaglio, Facebook è una vetrina, ben lucidata. Mettiamoli davvero tutti in vetrina, facciamoli sentire intelligenti e in gamba e migliori, confezioniamo gli status più belli del mondo perché possano usarli e pensarli propri»
«Ho già mal di testa, Frank»
«Ma sì, stammi a sentire, facciamo che siano loro a raccontare cosa amano, senza doverlo chiedere»
«Sei stanco. Il prossimo passo è tirare fuori l’ipnosi di massa?»
«Ascolta. Attiviamo su profili civetta degli status con cui possano esibirsi. Tipo quali sono i libri della tua vita o i film del cuore, le canzoni del secolo o i piatti preferiti, pieni di tag. Una catena in piena regola. Semplice. Dieci voci, non di più»
«Non può funzionare»
«Sì invece, si taggheranno, faranno a gara a rispondere in maniera intelligente o bizzarra o originale e produrranno ulteriori contenuti da soli, che ne so le epoche preferite, le città del cuore. Una gigantesca miniera di dati sulle preferenze, con nome e cognome. Sincere. Al limite un po’ abbellite. Solo per vanità»
«Spesso è insicurezza non vanità, su questo punto l’abbiamo sempre pensata diversamente»
Joe resta in silenzio. Si gratta dietro un orecchio con la matita.
«È da pazzi» continua
«Non abbiamo alternative in così poco tempo, Joe»
«Compro»
«Ora di corsa, confezioniamo l’idea, abbiamo 47 ore e una montagna di verifiche da fare».

Settembre 2014. Per tutto il mese le bacheche di mezzo mondo, si sono riempite di elenchi di ogni tipo, soprattutto libri, ma non solo. La stessa cosa è accaduta nel mese di agosto. Gli utenti apprezzano, sono creativi e producono nuovi contenuti.
Joe e Frank sono al loro posto, non hanno mai gestito dati così ricchi e puliti e hanno rafforzato la loro squadra di analisti. Joe pensa che Frank sia un genio. Frank che hanno avuto fortuna.
E Mark? Come al solito sorride, con il suo sorriso accennato, quasi storto. Guadagna un dollaro di stipendio ogni anno e migliaia di dollari di utili al minuto.



Il racconto è ovviamente frutto di fantasia. Narra di due uomini, oltre Mark Zuckerberg. Il riferimento non è casuale, sembra che facebook latiti sul versante pari opportunità.

http://paolasinclair.wordpress.com/2014/09/21/le-catene-di-facebook-e-48-ore-per-cambiare-il-mondo/

Foto: Le catene di facebook e 48 ore per cambiare il mondo

Menlo Park, quartier generale di facebook, agosto 2014. Ufficio di Mark Zuckerberg

«Joe, Frank, grazie di esser venuti. Vado dritto al punto»
L’uomo-ragazzo è  seduto alla scrivania, si alza e si avvicina ai due uomini in piedi. Si guarda distrattamente i sandali e continua «I nostri algoritmi pubblicitari fanno schifo. Gli utenti non cliccano, non comprano. I nostri investitori sono in fermento. Gli abbiamo promesso l’eldorado e si trovano con del carbone. Le prossime teste che cadono sono le vostre»
«Ma è complesso Mark» dice uno dei due uomini
«Avete 48 ore di tempo»
«Dio ce ne ha messi sei di giorni, dobbiamo rivoltare il mondo» continua l’altro
«Dio ha fatto le cose con comodo» taglia secco Mark.
L’uomo-ragazzo resta un attimo in silenzio poi continua «Dobbiamo sapere tutto, persino quante volte i nostri utenti vanno in bagno e suggerire la carta igienica marchiata facebook se necessario»
«Messaggio ricevuto»
«Bene, perché non ho tempo per ripeterlo, avete 47 ore e 59 minuti».

Mezz’ora dopo in un diverso ufficio di Menlo park.

«È un folle, Joe»
«Un folle che sa il fatto suo, Frank»
«I nostri modelli sono complessi, localizzati, multilingue»
«E non funzionano. Gli utenti non si fidano di noi. Di facebook forse, ma non di chi c’è dietro. Siamo un parco divertimenti e non vai a fare la spesa a Disneyland. Al più ti fai spennare una volta ogni tre anni»
«Joe…»
«Dimmi Frank»
«E se…»
«È ora di lavorare, dai, abbiamo già perso 30 minuti delle 48 ore che ci separano dal licenziamento, risparmiami la suspense»
«Dimmi se sbaglio, Facebook è una vetrina, ben lucidata. Mettiamoli davvero tutti in vetrina, facciamoli sentire intelligenti e in gamba e migliori, confezioniamo gli status più belli del mondo perché possano usarli e pensarli propri»
«Ho già mal di testa, Frank»
«Ma sì, stammi a sentire, facciamo che siano loro a raccontare cosa amano, senza doverlo chiedere»
«Sei stanco. Il prossimo passo è tirare fuori l’ipnosi di massa?»
«Ascolta. Attiviamo su profili civetta degli status con cui possano esibirsi. Tipo quali sono i libri della tua vita o i film del cuore, le canzoni del secolo o i piatti preferiti, pieni di tag. Una catena in piena regola. Semplice. Dieci voci, non di più»
«Non può funzionare»
«Sì invece, si taggheranno, faranno a gara a rispondere in maniera intelligente o bizzarra o originale e produrranno ulteriori contenuti da soli, che ne so le epoche preferite, le città del cuore. Una gigantesca miniera di dati sulle preferenze, con nome e cognome. Sincere. Al limite un po’ abbellite. Solo per vanità»
«Spesso è insicurezza non vanità, su questo punto l’abbiamo sempre pensata diversamente»
Joe resta in silenzio. Si gratta dietro un orecchio con la matita.
«È da pazzi» continua
«Non abbiamo alternative in così poco tempo, Joe»
«Compro»
«Ora di corsa, confezioniamo l’idea, abbiamo 47 ore e una montagna di verifiche da fare».

Settembre 2014. Per tutto il mese le bacheche di mezzo mondo, si sono riempite di elenchi di ogni tipo, soprattutto libri, ma non solo. La stessa cosa è accaduta nel mese di agosto. Gli utenti apprezzano, sono creativi e producono nuovi contenuti.
Joe e Frank sono al loro posto, non hanno mai gestito dati così ricchi e puliti e hanno rafforzato la loro squadra di analisti. Joe pensa che Frank sia un genio. Frank che hanno  avuto fortuna.
E Mark? Come al solito sorride, con il suo sorriso accennato, quasi storto. Guadagna un dollaro di stipendio ogni anno e migliaia di dollari di utili al minuto.

 

Il racconto è ovviamente frutto di fantasia. Narra di due uomini, oltre  Mark Zuckerberg. Il riferimento non è casuale, sembra che facebook latiti sul versante pari opportunità.

http://paolasinclair.wordpress.com/2014/09/21/le-catene-di-facebook-e-48-ore-per-cambiare-il-mondo/

La depopolazione vista dall'elite

Alcune citazioni di membri dell'élite sul tema della depopolazione.
Fonte:http://elrobotpescador.com/2014/09/25/las-elites-de-este-planeta-quieren-que-te-mueras-21-citas-que-lo-demuestran/
Il principe Filippo, marito della regina Elisabetta II e co-fondatore del World Wildlife Fund:
"Se potessi reincarnarmi, vorrei ritornare come un virus mortale per diminuire il livello della popolazione".


John P. Holdren, consigliere scientifico di Barack Obama

"Un programma di sterilizzazione delle donne, dopo il secondo o il terzo figlio, potrebbe essere più facile da eseguire che la sterilizzazione dei maschi, anche se risulta diffusa, già oggi, l’operazione maschile di vasectomia".

Ted Turner, fondatore della CNN

"Una popolazione mondiale complessiva compresa fra 250 e 300 milioni di persone, un calo del 95% rispetto ai livelli attuali, sarebbe l'ideale".



Jacques Cousteau, militare e regista francese

" Al fine di stabilizzare la popolazione mondiale, dobbiamo eliminare 350.000 persone al giorno. E 'una cosa orribile da dire così, ma è altrettanto male per non dirlo ".


Paul Ehrlich, ex consigliere scientifico del presidente George W. Bush e autore di "The Population Bomb":

"A nostro avviso, la soluzione fondamentale è quello di ridurre la portata delle attività umane, tra cui la dimensione della popolazione, mantenendo la sua capacità di consumare le risorse entro la capacità di carico che la Terra ha".

Bill Maher, opinionista e attore statunitense :
"Io sono a favore dell'aborto, io sono a favore del suicidio assistito, sono per favorire il suicidio in sé ... Il pianeta è troppo affollato e dobbiamo promuovere la morte".

Ezekiel Emanuel, ex consigliere di salute del presidente Obama e uno degli architetti dell' Obamacare :
"La società sarebbe meglio se la gente non cercasse di vivere oltre i 75 anni"
"E 'inefficiente sprecare risorse mediche a coloro che non possono avere una elevata qualità della vita".

Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood
"Tutti i nostri problemi sono il risultato di un eccesso di allevamento tra la classe operaia"
"La cosa più misericordiosa che una grande famiglia può fare per uno dei suoi figli, è quello di ucciderlo".

Nina Fedoroff, consigliere di Hillary Clinton:
"Dobbiamo continuare a diminuire il tasso di crescita della popolazione mondiale; il pianeta non può sostenere molte più persone".

David Brower, primo direttore esecutivo del Sierra Club:
"Fare figli dovrebbe essere un reato punibile contro la società, a meno che i genitori non abbiano una licenza governativa.
Tutti i potenziali genitori dovrebbero essere tenuti ad utilizzare sostanze chimiche contraccettive e il governo dovrebbe fornire antidoti ai cittadini scelti per la gravidanza ".

Thomas Ferguson, ex funzionario dell'Ufficio del Dipartimento di Stato degli affari Popolazione:
"Dobbiamo ridurre i livelli di popolazione. Tutti i governi possono farlo in modo pulito, come facciamo noi (negli Stati Uniti), o avere il tipo di problemi disastrosi che hanno in posti come El Salvador, Iran o Beirut.
La popolazione è un problema politico. Una volta che la popolazione è fuori controllo, richiede un governo autoritario, anche il fascismo, per ridurla ... ".

Mikhail Gorbaciov:
"Dobbiamo parlare con maggiore chiarezza sulla sessualità, la contraccezione, l'aborto, le questioni di controllo della popolazione, perché la crisi ecologica è una crisi della popolazione. Se siamo in grado di ridurre la popolazione del 90%, ci saranno ancora abbastanza persone per causare gravi danni ecologici ".

Alberto Giubilini della Monash University di Melbourne e Francesca Minerva, Università di Melbourne, in un articolo pubblicato sul Journal of Medical Ethics
" Noi proponiamo di chiamare 'aborto post-nascita', invece di 'infanticidio', per sottolineare che lo stato morale dell'individuo ucciso è paragonabile a quello di un feto ... invece di confrontarlo con un bambino.
Quindi, diciamo che l'uccisione di un neonato potrebbe essere eticamente ammissibile in circostanze in cui sarebbe come un aborto.
Tali circostanze includono i casi in cui il neonato ha il potenziale per avere una vita decente, ma il benessere della famiglia è in pericolo ".


Traduzione e adattamento di Salvatore Santoru
Fonti:http://thetruthwins.com/archives/30-population-control-quotes-that-show-that-the-elite-truly-believe-that-humans-are-a-plague-upon-the-earth

http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full

http://endoftheamericandream.com/archives/obamacare-architect-says-society-would-be-better-off-if-people-only-lived-to-age-75
http://www.theatlantic.com/features/archive/2014/09/why-i-hope-to-die-at-75/379329/

Informazione Consapevole

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/lelite-crede-che-gli-esseri-umani-siano.html

Foto: L'élite crede che gli esseri umani siano una piaga per il pianeta

Alcune citazioni di membri dell'élite sul tema della depopolazione.
Fonte:http://elrobotpescador.com/2014/09/25/las-elites-de-este-planeta-quieren-que-te-mueras-21-citas-que-lo-demuestran/
Il principe Filippo, marito della regina Elisabetta II e co-fondatore del World Wildlife Fund:
"Se potessi reincarnarmi, vorrei ritornare come un virus mortale per diminuire il livello della popolazione".

 
John P. Holdren, consigliere scientifico di Barack Obama

"Un programma di sterilizzazione delle donne, dopo il secondo o il terzo figlio, potrebbe essere più facile da eseguire che la sterilizzazione dei maschi, anche se risulta diffusa, già oggi, l’operazione maschile di vasectomia".

Ted Turner, fondatore della CNN

"Una popolazione mondiale complessiva compresa fra 250 e 300 milioni di persone, un calo del 95% rispetto ai livelli attuali, sarebbe l'ideale".

 

Jacques Cousteau, militare e regista francese

" Al fine di stabilizzare la popolazione mondiale, dobbiamo eliminare 350.000 persone al giorno. E 'una cosa orribile da dire così, ma è altrettanto male per non dirlo ".

 
Paul Ehrlich, ex consigliere scientifico del presidente George W. Bush e autore di "The Population Bomb":

"A nostro avviso, la soluzione fondamentale è quello di ridurre la portata delle attività umane, tra cui la dimensione della popolazione, mantenendo la sua capacità di consumare le risorse entro la capacità di carico che la Terra ha".

Bill Maher, opinionista e attore statunitense :
"Io sono a favore dell'aborto, io sono a favore del suicidio assistito, sono per favorire il suicidio in sé ... Il  pianeta è troppo affollato e dobbiamo promuovere la morte".

Ezekiel Emanuel, ex consigliere di salute del presidente Obama e uno degli architetti dell' Obamacare :
"La società sarebbe meglio se la gente non cercasse di vivere oltre i 75 anni"
"E 'inefficiente sprecare risorse mediche a coloro che non possono avere una elevata qualità della vita".

Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood 
"Tutti i nostri problemi sono il risultato di un eccesso di allevamento tra la classe operaia"
"La cosa più misericordiosa che una grande famiglia può fare per uno dei suoi figli, è quello di ucciderlo".

Nina Fedoroff, consigliere di Hillary Clinton:
"Dobbiamo continuare a diminuire il tasso di crescita della popolazione mondiale; il pianeta non può sostenere molte più persone".

David Brower, primo direttore esecutivo del Sierra Club:
"Fare figli dovrebbe essere un reato punibile contro la società, a meno che i genitori non abbiano una licenza governativa. 
Tutti i potenziali genitori dovrebbero essere tenuti ad utilizzare sostanze chimiche contraccettive e il governo dovrebbe fornire antidoti ai cittadini scelti per la gravidanza ".

Thomas Ferguson, ex funzionario dell'Ufficio del Dipartimento di Stato degli affari Popolazione:
"Dobbiamo ridurre i livelli di popolazione. Tutti i governi possono farlo in modo pulito, come facciamo noi (negli Stati Uniti), o avere il tipo di problemi disastrosi che hanno in posti come El Salvador, Iran o Beirut.
La popolazione è un problema politico. Una volta che la popolazione è fuori controllo, richiede un governo autoritario, anche il fascismo, per ridurla ... ".

Mikhail Gorbaciov:
"Dobbiamo parlare con maggiore chiarezza sulla sessualità, la contraccezione, l'aborto, le questioni di controllo della popolazione, perché la crisi ecologica è una crisi della popolazione. Se siamo in grado di ridurre la popolazione del 90%, ci saranno ancora abbastanza persone per causare gravi danni ecologici ".

Alberto Giubilini della Monash University di Melbourne e Francesca Minerva, Università di Melbourne, in un articolo pubblicato sul Journal of Medical Ethics
" Noi proponiamo di chiamare 'aborto post-nascita', invece di 'infanticidio', per sottolineare che lo stato morale dell'individuo ucciso è paragonabile a quello di un feto ... invece di confrontarlo con un bambino.
Quindi, diciamo che l'uccisione di un neonato potrebbe essere eticamente ammissibile in circostanze in cui sarebbe come un aborto.
Tali circostanze includono i casi in cui il neonato ha il potenziale per avere una vita decente, ma il benessere della famiglia è in pericolo ".

 
Traduzione e adattamento di Salvatore Santoru
Fonti:http://thetruthwins.com/archives/30-population-control-quotes-that-show-that-the-elite-truly-believe-that-humans-are-a-plague-upon-the-earth

http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full

http://endoftheamericandream.com/archives/obamacare-architect-says-society-would-be-better-off-if-people-only-lived-to-age-75
http://www.theatlantic.com/features/archive/2014/09/why-i-hope-to-die-at-75/379329/

Informazione Consapevole

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/lelite-crede-che-gli-esseri-umani-siano.html