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sabato 21 novembre 2015

Camp Bucca, quando per gli americani Al Baghdadi doveva essere il nuovo Mandela

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Subito dopo l’inizio dell’invasione americana dell’Iraq, i leader militari hanno installato un centro di detenzione noto come Camp Bucca per ospitare migliaia di persone ritenute – a torto o a ragione – minacce militari. In questo campo di fatto è stato seminato il terreno che avrebbe poi portato alla nascita dell’ISIS.

Di: sputniknews.com
Mitchell Grey, ex guardia al carcere di Bucca svela a Sputnik i retroscena di quel luogo.
Un giovane, sospettato di essere un militante jihaidista, viene portato in una stanza chiusa per eseguire l’interrogatorio. Siamo all’inizio della guerra in Iraq. Lasciato da solo con una copia del magazine Maxim, viene osservato a distanza dal personale della prigione. Se prende in mano la rivista e la sfoglia allora viene etichettato come “moderato” e viene mandato in un’ala speciale del carcere. Se resiste e lascia stare la rivista dov’è, allora è un “radicale”: per lui la detenzione avverrà in un’area con i suoi simili, jihaidisti.
Secondo quanto riportato da un’indagine del New York Post era così che gli ufficiali di Camp Bucca mantenevano la pace durante la guerra in Iraq. Con migliaia di detenuti il personale della prigione doveva tenere divisi gli Sciiti dai Sunniti ed i moderati dagli estremisti, per mantenre la pace nel centro di detenzione.
“Se non segregavi i prigionieri avresti avuto problemi con i detenuti più estremisti che a loro volta avrebbero radicalizzato i prigionieri meno radicali.” dice Mitchell Gray a Sputnik e aggiunge: “C’era violenza tra i prigionieri a Bucca. Avevano messo in piedi le loro corti della Sharia ed eseguivano esecuzioni, torture, intimidazioni per costringere gli altri a diventare più radicali.”
Il problema di fondo era il campo, che mai era stato preparato per gestire propriamente la situazione politica nella regione.
Lo scoppio della guerra in Iraq ha spodestato Saddam Hussein e la maggioranza sunnita, mentre l’Iraq era una nazione a maggioranza sciita. Questo ha creato numerosi problemi geopolitici e Bucca non era stato creato per aver a che fare con questi sofisticati problemi politici.
Gray è stato in servizio nel 2007 e nel 2008 e dice che circa 30 mila prigionieri erano detenuti a Camp Bucca.
“Era un mix. C’era di tutto, da Al-Qaeda alla milizia locale, fino a veri e propri criminali”
Nella prigione c’erano molti capi dell’auto proclamata organizzazione terroristica dello Stato Islamico compreso un certo Abu Bakr al-Baghdadi, che sarebbe poi diventato il capo dell’ala militante dell’ISIS, dopo essere stato riconosciuto un soggetto non pericoloso da Port Bacca.
 “Abu Bakr al-Baghdadi è stato rilasciato perché in lui vedevano davvero una figura di mediatore, capace di moderare le influenze più radicali. La prima volta che andai a Bucca ci fecero un’arringa in cui dicevano che queste persone andavano trattate bene perché tra di loro ci sarebbe stato il Nelson Mandela del futuro. Invece, altro che Nelson Mandela del futuro. A Bucca c’era il primo Abu Bakr al-Baghdadi e se le sono lasciati scappare”.
Un ritratto di Abu Bakr al-Baghdadi
Un ritratto di Abu Bakr al-Baghdadi

http://lastella.altervista.org/camp-bucca-quando-per-gli-americani-al-baghdadi-doveva-essere-il-nuovo-mandela/

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