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martedì 24 novembre 2015

Erdogan e' un conto, la Turchia e' ben altra cosa.di Nicola Evoli.


di Nicola Evoli
Leggo una montagna di cazzate sulla Turchia in queste ore. Erdogan e' un conto, la Turchia e' ben altra cosa. Siamo i soliti Europei buonisti dell'ultim'ora, siamo NOI e solo noi i veri responsabili di queste nefandezze di Erdogan e che non risiedono nell'aver abbattuto GIUSTAMENTE un aereo da guerra armato straniero nel proprio spazio aereo nonostante gli avvertimenti. Le nostre colpe risiedono solo ed esclusivamente nell'aver interferito negli affari Turchi VIOLANDONE la carta Costituzionale. Fo lo stesso Olli Rehn, lo stesso che ha distrutto al Grecia e che voleva fare dell'Italia uno spezzatino. Renzi e' un ignorante e non conosce la storia. Abbiamo una Turchia alla deriva dal 2004, un Erdogan che non e' dalla nostra parte e gli USA se ne erano accorti ma Obama, notoriamente senza palle e senza alcun cultura storica europea, ha lasciato il vuoto e abbandonato i fedeli amici laici in Turchia. L'esercito turco, con un duro «comunicato di mezzanotte», in piena bagarre elettorale sull'elezione del nuovo capo dello Stato, aveva alzato i toni della polemica accusando il Governo filoislamico di «attività antilaiche» e aveva riaffermato il suo ruolo costituzionale di «guardiano della laicità» minacciando ulteriori mosse «quando necessario».
Pronta la risposta del Governo che aveva definito le critiche «erronee e spiacevoli», ricordando ai militari che essi sono, comunque, «subordinati all'esecutivo» ed affermando con il premier Tayyip Erdogan che i turchi «non permetteranno il ripetersi di disastri (colpi di stato militari) passati».
Come se non bastasse sulle presidenziali turche entrarono in gioco anche l'Unione europea e gli Usa, ma su fronti opposti. La presidenza di turno tedesca della Ue e il commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn, avevano chiesto ai vertici delle Forze armate del Paese di restare fuori dal processo elettorale, all'indomani del monito espresso dallo Stato Maggiore, a cui la Costituzione turca affida il ruolo di garante ultimo della laicità dello Stato, a proposito della secolarizzazione in pericolo. «È importante che l'esercito lasci le prerogative della democrazia al Governo eletto, e ciò rappresenta una prova per vedere se le forze armate turche rispettano la laicità democratica e l'organizzazione democratica delle relazioni tra civili e soldati», aveva dichiarato il commissario europeo da Bruxelles.
Se l'Europa aveva messo in guardia l'esercito, gli Stati Uniti invece richiamavano la Turchia al rispetto della propria Costituzione: sempre da Bruxelles, Dan Fried, vicesegretario di stato americano, aveva parlato in margine a un forum sulle relazioni transatlantiche invitando Ankara a non tradire le proprie tradizioni laiche: «auspichiamo e ci attendiamo - aveva detto Fried - che i turchi affronteranno queste vicende in un modo che sia affine alla loro democrazia laica e a quanto previsto dalla costituzione».
La situazione era precipitata dopo che nella prima votazione per eleggere il nuovo presidente il viceprimo ministro Abdullah Gul, candidato unico del partito filoislamico al Governo, Akp, NON aveva raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi dei membri del Parlamento, dopo che tutti i partiti dell'opposizione avevano boicottato la seduta astenendosi e protestando contro i metodi autoritari dell'Akp. A quel punto il Chp, forza di sinistra e maggior partito d'opposizione, si era rivolto alla Corte costituzionale per chiedere l'annullamento del processo elettorale a causa della mancanza nella seduta del numero legale.
A sostegno dell'opposizione era intervenuto l'esercito turco che aveva lanciato venerdì sera, in piena elezione presidenziale, un forte avvertimento contro qualsiasi rimessa in discussione del principio di laicità in vigore nel Paese, accusando Erdogan di inerzia di fronte allo sviluppo di attività islamiche e, indirettamente, di avere una agenda islamica segreta per introdurre gradualmente la sharia nel Paese.
Nel comunicato delle forze armate si faceva riferimento ad una serie di attività religiose organizzate di recente, in particolare per i bambini e nelle scuole pubbliche (si erano svolte, fra l'altro, delle gare di conoscenza del Corano), che venivano definite «tentativi di erodere il sistema laico». «Il problema è ancor più grave considerato che una parte importante di queste attività si è tenuta con l'approvazione delle autorità che sarebbero tenute a prevenirle».
«Questo spirito reazionario, che è contro la repubblica e non ha altro obiettivo che quello di minare i principi fondamentali del nostro Stato - sosteneva ancora l'esercito - ha preso coraggio con alcuni sviluppi e parole di questi ultimi giorni».
«Queste attività anti-laiche - proseguiva il comunicato - violano il principio di attaccamento (del futuro presidente) al regime repubblicano non solo a parole ma anche in pratica espresso dal capo di Stato maggiore», generale Yasar Buyukanit, che ne parlò in una conferenza stampa il 12 aprile scorso.
Il primo governo di ispirazione islamica della storia della Turchia moderna, capeggiato da Necmettin Erbakan, nel 1997, padre spirituale di Erdogan, fu costretto alle dimissioni su pressioni dell'esercito con un cosiddetto "golpe bianco". Tre invece sono stati i colpi di stato veri e propri fatti dall'esercito turco nel recente passato: nel 1960, 1971 e 1980. Dunque senza ipocrisie io SONO FAVOREVOLE A U COLPO DI STATO MILITARE in Turchia, senza se e senza ma.
Nicola Evoli.
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