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mercoledì 25 novembre 2015

Luigi Di Stefano: “Vi spiego l’agguato turco ai russi”


Su-24
Vista in trasparenza del Su-24 con il suo carico bellico
Roma, 25 nov – La tragica vicenda dell’abbattimento del jet russo da parte della Turchia è in questo momento forse il punto di crisi più alto raggiunto nei rapporti tra Nato e Russia. L’azione, che da parte turca viene minimizzata e definita come un atto dovuto in difesa della sovranità territoriale, è stata addirittura giustificata dal presidente americano Obama.
L’“incidente”  ha lanciato moltissimi interrogativi sopratutto legati al vero momento dell’attacco sul vettore russo. Sembra infatti che l’aereo, in quel momento impegnato in una azione di contrasto al terrorismo, sia stato colpito mentre già aveva lasciato la piccola striscia di territorio turco “invasa” pochi secondi prima.
Le autorità di Ankara in queste ore hanno affermato che alcuni pezzi del velivolo sarebbero caduti in territorio turco, ma rimane il fatto che invece il corpo principale del mezzo, il pilota ucciso e barbaramente vilipeso e infine il suo collega salvato dalle squadre speciali russe siano stati tutti ritrovati in suolo siriano.
Con la pubblicazione dei tracciati radar possiamo provare a delineare una ricostruzione abbastanza efficace di quanto avvenuto, abbiamo chiesto aiuto all’esperto di tecnologia radarLuigi Di Stefano, già perito di parte civile nel processo sull’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica e creatore del dossier che per primo ha dimostrato le enormi incongruenze tecniche e procedurali nella vicenda Marò.
Di Stefano con le mappature radar quali considerazioni riusciamo a fare sulla vicenda?Schermata 11-2457351 alle 15.10.02
Se i tracciati radar che circolano in rete sono giusti, è possibile fare alcune considerazioni a caldo sull’abbattimento del cacciabombardiere russo Sukhoi 24 da parte della difesa aerea turca. L’aereo russo ha attraversato lo spazio aereo turco su una sorta di “appendice” turca verso la Siria, come mostra la cartina, per soli 2,7 km. Che a circa 800 km/hfanno un tempo di sorvolo di soli 12 secondi.
Appare quindi assai discutibile che i caccia turchi abbiano ripetuto la richiesta diuscire dallo spazio aereo turco per una decina di volte prima di sparare, come invece dichiarato dalle autorità turche, perché vorrebbe dire aver inviato una richiesta al secondo.
E comunque, in ogni caso, le proceduredi intercettazione in tempo di pace non prevedono l’abbattimento, ma nel caso in esame i caccia della difesa avrebbero dovuto raggiungere l’intruso e lo avrebbero dovuto costringere all’atterraggio ponendosi uno davanti e uno in coda all’aereo intercettato. Se così non fosse avremmo continuamente in tutto il mondo abbattimenti di aerei che si sono persi, hanno sbagliato rotta o hanno avarie alla radio.
C’è poi l’evidenza che l’aereo russo, che procedeva verso Ovest e quindi non era diretto verso la Turchia e non ne rappresentava una minaccia, è precipitato circa 4 km dentro i confini Siriani.Schermata 11-2457351 alle 15.10.18
Se consideriamo la velocità delmissile in circa 700 mt/sec (tipico lo AIM9L Sidewinder che arma gliF16 turchi), che insegue l’aereo russo che viaggia a circa 200 mt/sec, e quindi un tempo di volo del missile su territorio siriano di 8 secondi circa (rispetto ai 12 secondi totali che è durato lo sconfinamento) possiamo ipotizzare che lo F16 turco ha sparato quando il Sukhoi 24 russo era praticamente già uscito dal cielo turco, e il missile lo ha raggiunto quando era già nel cielo siriano, confermando le dichiarazioni di Putin.
Appare anche stravagante, oltre ai dieci avvisi fatti dai turchi in soli 12 secondi, la dichiarazione che l’ordine di sparare sia venuto dal presidente Erdogan o dal Ministro della Difesa turco: in 12 secondi non c’è il tempo di fare niente di “verbale” e tanto meno attivare una catena di comando che dal Jet turco arriva al Primo Ministro.
E’ più logico pensare che si sia trattato di una sorta di “agguato“: magari sapendo che i caccia russi sorvolavano abitualmente l’ “appendice turca” in territorio siriano si sia deciso di abbattere il primo che fosse venuto a tiro proprio per creare lo stato di crisi fra NATO e Russia.Usa Turchia
Altrimenti dovremmo pensare che in 12 secondi si sia chiamato dieci volte il caccia russo, che si sia telefonato a Erdogan, spiegata la situazione, ricevuto l’ordine di sparare, richiamato alla radio il caccia turco e comunicato “spara“.
E’ chiaro che le cose devono per forza essere andate diversamente.
Alberto Palladino
Luigi Di Stefano
http://www.ilprimatonazionale.it/esteri/luigi-stefano-vi-spiego-lagguato-turco-ai-russi-35001/

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