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venerdì 11 dicembre 2015

Fulvio Scaglione: i Panni sporchi dell’Occidente si pubblicano in Famiglia (cristiana)


- Marco Bordoni -
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Fulvio Scaglione
C’è un giornale occidentale in cui si fa il contropelo ogni giorno alla politica estera di Barack Obama, in cui si condanna senza mezze misure il doppio standard della coalizione a guida USA e in cui si dice che il governo Ucraino è una compagnia di giro a libro paga della CIA. Il giornale che invoca un processo per i crimini di Tony Blair e di George Bush, che spiega come l’intervento russo in Siria sia l’unico legittimo e ragionevole, che definisce il Presidente degli Stati Uniti “il miglior nemico dell’ISIS” non è un qualche foglio clandestino, distribuito negli scantinati del più bieco complottismo, ma niente meno che Famiglia Cristiana, la “corazzata delle parrocchie”, che il vice redattore e responsabile esteri, Fulvio Scaglione, sta portando alla ribalta utilizzando un sistema di marketing tanto efficace quanto poco utilizzato: dire la verità.
Già corrispondente da Mosca, ha poi continuato a interessarsi dello sviluppo delle relazioni nello spazio ex sovietico e nel Medio Oriente. E’ autore di tre libri su queste tematiche Bye Bye BaghdadLa Russia e’ tornata, I cristiani e il Medio Oriente”. Saker Italia gli ha chiesto un colloquio che Fulvio Scaglione ci ha gentilmente concesso.
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MEDIO ORIENTE. Per favore, processate Tony Blair. Se vivessimo in un mondo civile, se le cosiddette “democrazie liberali” fossero davvero tali nell’intimo, personaggi come Bush e Blair sarebbero già finiti sotto processo, in una qualche Norimberga o Aja delle nostre, accusati di crimini di guerra come Milosevic e Karadzic. e a promuovere il processo sarebbero i loro stessi Paesi, perché i soldati inglesi e americani li hanno uccisi i miliziani di Al Qaeda ma a morire ce li hanno mandati loro, Bush e Blair. Invece noi li copriamo di denaro perché possano ancora spiegarci come funziona la democrazia, il diritto internazionale, i processi di pace.
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S.I. Fra le cause per cui si spende mi pare che abbia particolarmente a cuore quella della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, un argomento quasi sconosciuto al grande pubblico. Mi rendo conto che una sintesi non è facile, ma potrebbe descriverci almeno i termini del problema che, pare di capire, la coinvolge molto anche a livello personale? 
F.S. E’ chiaro che, per il comune credo e per l’affinità spirituale e ideale, la sorte dei cristiani del Medio Oriente mi sta molto a cuore, come del resto anche a Papa Francesco. E’ già molto, ma non c’è solo questo. Per ragioni demografiche, le comunità cristiane nell’ultimo secolo hanno perso molto “peso” all’interno del Medio Oriente: erano il 13,6% della popolazione nel 1910, sono diventate il 4,2% nel 2010, saranno il 3,6% nel 2025 se non cambia nulla. Ma è solo negli ultimi dieci anni, in sostanza dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, che sono diventate a rischio di estinzione. Basterebbe questo a farci capire che stiamo sbagliando qualcosa, laggiù, visto che i nostri interventi si ritorcono proprio contro quelli più simili a noi. La questione di fondo è questa: di solito, si dice che siccome c’è un pasticcio in corso (Iraq, Siria, Palestina…) i cristiani soffrono. Bisogna rovesciare il paradigma: laddove le comunità cristiane soffrono, tutti finiscono col soffrire. Perché in Medio oriente i cristiani, anche se pochi, sono uno straordinario collante sociale. Sono i buffer che consentono ai musulmani di vivere insieme e non fare a craniate. In Libano non si trovano villaggi sunniti e sciiti, ma solo villaggi sciiti-cristiano o sunniti–cristiani. In Iraq, la riduzione ai minimi termini della comunità cristiana ha aperto la strada a un settarismo senza precedenti. In Siria idem. E’ chiaro quindi, almeno secondo me, che difendere le comunità cristiane significa, anche, opporsi a un progetto che vuole trasformare il Medio Oriente in un coacervo di staterelli settari e fondamentalisti, fomentatori di conflitti e in perenne conflitto tra loro”.
S.I. Nel 2008 la Russia aveva una base navale a Sebastopoli, uno scalo a Tartus, in Siria, ed un contratto per una concessione a Bengasi con il governo Libico. Poi, nel giugno 2009, Obama andò al Cairo per tenere lo storico discorso che pose le premesse implicite delle “primavere arabe”. Di seguito i paesi che avevano ospitato o promesso le basi russe nel Mediterraneo furono molto, molto, sfortunati. Vorrei fare il punto al 2015 analizzando uno per volta questi tre casi “gemelli”. Iniziamo dalla Libia: quanto è pericolosa per l’Italia la situazione libica? Esiste, a suo modo di vedere, una strategia di contenimento del rischio?
F.S. La Libia è un caso da manuale dell’impotenza politica occidentale ed europea in particolare. C’era un dittatore orribile e grottesco, Gheddafi, ma il Paese era unito e i libici godevano di un discreto tenore di vita. C’erano molti immigrati dai Paesi dell’Asia che lì avevano trovato lavoro e che adesso arrivano da noi sui barconi. Adesso il dittatore non c’è più ma non c’è più nemmeno il Paese e impera una lotta per bande, alcune infiltrate dal jihadismo dell’Isis. Alla fine, come anche altrove, noi ci riempiamo la bocca con la parola democrazia ma gli altri soffrono e pagano con la vita. Rischi diretti per l’Italia, dalla Libia, non riesco a vederne, almeno finché compreremo il petrolio e terremo il profilo bassissimo, come facciamo, sulle altre questioni mediorientali. Diversamente…”.
S.I. Veniamo alla Siria: quanto è grave il pericolo che la crisi in Siria e nello Yemen si estendano e colleghino provocando una faida inter-religiosa fra due grandi coalizioni sciita e sunnita impegnate in una guerra che potrebbe incendiare l’intera regione?
F.S. Una guerra tra sunniti e sciiti è in corso da molto tempo. Volendo fare un po’ di retorica, potremmo dire che lo è dal 661 d.C., quando Alì, genero di Maometto, fu ucciso nella lotta per la successione.  E’ una lotta molto sbilanciata, per due ragioni: i sunniti sono circa il 90% dei musulmani; e l’Occidente, a partire dagli Usa, è schierato con loro. Non credo a una saldatura tra la crisi siriana e quella yemenita ma il progetto generale mi pare chiaro: frammentare, spezzettare, disgregare tutto ciò che è ancora sotto il controllo sciita”.
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GOVERNO UCRAINO. Ucraina, i Ministri li sceglie la CIA?Quindi in Ucraina le cose adesso vanno così: il premier Yatsenyuk lo ha scelto la Nato, cioè gli Usa. Il Ministro delle Finanze viene dal Governo Usa. Il ministro delle Finanze è un banchiere privato. Il presidente Poroshenko fa i cioccolatini. E l’Unione Europea paga il conto del gas e di chissà che altro
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S.I. Ucraina: lei ha sempre cercato di portare alla luce gli elementi meno appariscenti della crisi, ed in particolare il ruolo degli oligarchi nella configurazione politica, economica e sociale del paese. Negli anni seguenti, comunque, la retorica di contrapposizione con la Russia è salita alla ribalta, oscurando le lotte di potere fra i feudatari che controllano le varie regioni, continuate comunque dietro le quinte. Cosa vede nel futuro del paese? Un riemergere degli interessi dei vari “signori” regionali o un consolidarsi del potere centrale sostenuto dall’occidente?
F.S. “L’Ucraina ha sempre vissuto di feudatari e lo fa ancora oggi. I vincitori di ieri sono i perdenti di oggi, e viceversa. Chi è oggi al potere a Kiev, però, non è stupido e sa che non andrebbe lontano senza il sostegno politico ed economico non tanto dell’Occidente ma degli Usa e del loro braccio armato, la Nato, che hanno patrocinato il cambio di regime. In questo senso il vero “uomo forte” della crisi ucraina è il premier Yatsenyuk, il garante del patto, a sua volta controllato da vicino dagli uomini che gli Usa hanno piazzato al vertice, come la Jaresko, ministro dell’Economia, ex funzionaria del Dipartimento di Stato e dell’ambasciata Usa a Kiev. La Russia, in Ucraina, ha fatto la sua dose di stupidaggini prima e porcherie dopo. Yanukovich era impresentabile, un incrocio tra un funzionario sovietico e un doganiere corrotto. Ma era evidente che dopo lo scudo stellare in Polonia e Repubblica Ceca, un’ulteriore avanzata americana in Ucraina, dove passano oleodotti e gasdotti vitali per l’economia russa, avrebbe provocato un disastro”.
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LA STRATEGIA USA. Obama, il miglior Nemico dell’ISIS. Il giorno prima delle stragi di Parigi il Presidente disse che l’Isis era stato ”contenuto”. Ieri il suo ministro degli Esteri ha detto il contrario. Nel mezzo, bombe che non centrano il bersaglio, alleanze che non funzionano, Al Baghdadi che viaggia per mezzo mondo. Voi ci credete ancora?
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S.I. Unendo i tre scenari di crisi: esiste secondo lei la strategia cosiddetta del “caos controllato”? Più specificamente (e mi richiamo ad una nota teorizzazione del guru di Stratfor George Friedman): i governi degli Stati Uniti inducono a bella posta conflitti in zone chiave dell’Eurasia per impedire la formazione di sistemi che possano insidiare la loro egemonia? Queste teorizzazioni sono vaneggiamenti complottisti o ipotesi interpretative plausibili?
F.S. Fu Filippo il Macedone, pare, a inventare il motto che i latini avrebbero codificato in “divide et impera”. Da allora non è mai passato di moda.
S.I. Secondo il Foglio Lei è l’ammiraglio della “Portaerei del Bergoglismo”. Pare di capire che nell’ intepretazione del quotidiano diretto da Claudio Cerasa il “bergoglismo” sia una specie di ultra progressismo cattolico filo arabo ed antiamericano…
F.S. “Boh. Il Foglio, in realtà si riferiva a Famiglia Cristiana, non a me. Ed era un pezzo anche simpatico. Per il resto, l’ “ultra progressismo cattolico filo arabo e antiamericano” non so cosa sia. Non conosco nessun progressista cattolico “filo arabo e antiamericano”.
S.I. Molti ambienti a Mosca sono però ugualmente poco entusiasti di questo pontificato. Basta leggere un articolo di Andrew Korybko apparso sul nostro blog per comprendere questo punto di vista: la Chiesa Cattolica odierna è vista da molti ortodossi come la coerente erede delle Crociate del Nord, del Sacco di Costantinopoli e dell’Unione di Brest. Molti Russi assistono allo spettacolo della Chiesa che facilita il disgelo Washington – Cuba (questo ha vanificato alcune manovre di Mosca che ci ha anche rimesso parecchio danaro), apprendono della prossima visita del Pontefice e Kiev e pensano che il Papato non sia più un mediatore credibile nello loro contesa con l’occidente. Esiste il “bergoglismo”? E se esiste è quello del Foglio, quello dei nazionalisti Russi, o altro ancora?
F.S. Vede, queste cose basta metterle in fila per rendersi conto che nessuna interpretazione riesce davvero a “contenere” Bergoglio. Il Papa ha mediato tra Usa e Cuba ma si è anche opposto ai propositi di Obama di bombardare la Siria di Assad. Ha scritto un’enciclica sulla cura del Creato e del pianeta che certo non piacerà ai tecnocrati cinesi. Tirarlo per la giacca non serve a nulla. Chiunque al mondo, oggi, lo giudichi “non credibile” è senz’altro meno credibile di lui”.
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I DOPPI STANDARD OCCIDENTALI. I morti Russi Muoiono Sempre un po’ meno: Per una settimana circa i media occidentali, a proposito dell’aereo russo caduto sul Sinai, hanno rimosso l’ipotesi dell’attentato dell’Isis. Perché? E perché non riconoscere che la Russia è un partner importante nella lotta al terrorismo islamista.
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S.I. Lei ha vissuto per diversi anni in Russia ed ha anche scritto un libro molto interessante e per certi versi anticipatore sulla resurrezione di quel paese. Io seguo le attività del Presidente Putin da alcuni anni e lo giudico stratega ed analista notevole, economista forse troppo prudente e distratto, ideologo pragmatico ma interessante. Vorrei chiederLe un parere su questo ultimo aspetto. Credo che la tematica del “conservatorismo moderato” le sia nota.  Ebbene, da cattolico, crede che questa proposta politica, questo “conservatorismo” e “ tradizionalismo” moderati, questo “patriottismo non nazionalista” che si sostanzia nella complessa articolazione amministrativa della “democrazia sovrana” russa, abbiano un significato solo oggi nel limitato contesto russo, o potrebbero invece, elevati a sistema ed esportati, rappresentare una alternativa di sviluppo identitario, multiculturale e multipolare al modello di globalizzazione “a pensiero unico”?
F.S. Onestamente non saprei rispondere. Uno dei gravi difetti dell’attuale fase politica, secondo me, sta proprio nel desiderio di uniformare tutto. E’ come se ogni cosa diventasse una merce: le arance devono essere tutte grandi uguali, tutto deve poter essere impacchettato allo stesso modo, tutto deve avere lo stesso gusto e dev’essere disponibile in ogni stagione. Così anche per i sistemi politici, a dispetto del fatto che i Paesi con un minimo di storia, dall’Italia agli Usa, dalla Russia alla Cina, dall’India alla Germania, abbiano tutti storie molto diverse. Quindi, quando sento parlare di esportare questo o quel modello, qualunque esso sia, tendo a irrigidirmi. E a diffidare.
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L’INTERVENTO RUSSO. Putin, gli USA, e il Diritto delle GentiPutin è intervenuto in Siria – nel rispetto dell’ art. 2 della Carta di San Francisco, che prescrive il rispetto dell’ integrità e della sovranità degli Stati membri – su richiesta del governo di Damasco. Assad può essere giudicato come si vuole, ma sul piano formale è il legittimo Presidente siriano, e a decidere della sua sorte non possono certo essere Europa e Stati Uniti, e nemmeno la Russia, bensì il Popolo siriano. Quella proposta da Putin, insomma, è una svolta storica, la fine di una prassi ONU fondata sulla cosiddetta “ingerenza umanitaria” decisa da americani e inglesi, e imposta a suon di bombe e di stragi che in realtà hanno fatto un deserto di uomini e di diritti umani negli ultimi 25 anni, grazie anche a nuovi istituti giuridico-internazionalisti inesistenti durante la guerra fredda: la no fly zone, la “responsabilità di proteggere i civili”, i Tribunali penali che possono arrestare financo interi Governi. Occorrono regole per poter superare la legge della giungla culminata nella guerra di Libia del 2011. Putin sta proponendo questo, una gestione multilaterale della guerra con regole precise. E’ positivo che Cameron accetti ora di intervenire “solo contro l’ ISIS”, ma se questa declaratoria non viene incanalata nei binari ONU, il rischio è che possa fare emergere altri intenti, considerata la presenza di un’ anima oltranzista dentro l’ Occidente, dura a scomparire.
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S.I. Alcuni suoi articoli con un approccio fuori dal coro sui rapporti con la Russia hanno raccolto un consenso entusiasta da parte di un pubblico non esattamente consueto per il Suo giornale: atlantisti pentiti, ex simpatizzanti del PCUS, leghisti ruspanti con il poster di Putin in canottiera. Come vive questa ondata di simpatia? La sorprende?
F.S. Di certo mi sorprende per le dimensioni. Il pezzo che feci dopo la strage di Parigi, quello intitolato “Almeno finiamola con le chiacchiere”, ha avuto sul sito di Famiglia Cristiana un milione e mezzo di visualizzazioni, credo sia un record, in Italia, per un pezzo di quel tipo. E mi impegna: credo sia mio dovere dare un sia pur minimo riscontro a chi investe il proprio tempo per leggere questi pezzi o manifesta simpatia. La “provenienza” dei lettori, la loro “origine” ideologica o ideale, mi è del tutto indifferente. Con la Rete, mi pare, è impossibile e controproducente dire “scrivo per questi” o “scrivo per quelli”. E’ un dialogo tra adulti, io ho 58 anni, ho fatto le mie esperienze, chi legge o mi manda messaggi ha fatto le sue. E la cosa di cui vado più orgoglioso, in questo momento, sono i tanti che dicono: “ma io non pensavo che Famiglia Cristiana…”. E poi ci sono anche tanti che non mi apprezzano: uno ha messo su Facebook che sono “un pezzo di merda”, una critica piuttosto radicale. I più buffi sono quelli che mi ritengono al servizio della lobby del gas. Purtroppo devo deluderli: in un Paese come il nostro, corrotto come una Repubblica delle banane, nessuno ha mai cercato di “comprarmi”. E’ la dimostrazione che non conto un tubo e me ne vergogno molto con le mie figlie.
S.I. Che giudizio dà della copertura offerta dai suoi colleghi della grande stampa sulla crisi Ucraina e sui suoi sviluppi siriani?
F.S. Con tutta la simpatia che provo per Lei, non riuscirà mai a farmi pontificare sulla stampa italiana. Mi troverei ridicolo.
http://sakeritalia.it/interviste/fulvio-scaglione-i-panni-sporchi-delloccidente-si-pubblicano-in-famiglia-cristiana/

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