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martedì 19 gennaio 2016

COSA SI NASCONDE PER DAVVERO DIETRO LO SCONTRO JUNCKER-RENZI?

untitledIl 14 gennaio scorso, sulle pagine de Il Moralista, ho pubblicato un pezzo che chiarisce quali siano i veri centri decisionali in grado di condizionare le scelte dei diversi premier che si sono formalmente succeduti alla guida del Belpaese dal 1992 fino ai giorni nostri (clicca per leggere).Una analisi che, credo, non concede nulla al “complottismo”, limitandosi ad evidenziare alcuni dati di fatto confermati in questi giorni pure dal presidente della commissione europea Juncker, noto e famigerato nazista tecnocratico esperto in paradisi fiscali. Juncker, infatti, ha mandato a Renzi il solito messaggio mafioso, intimando al pinocchietto fiorentino di rigare dritto per non correre il serio rischio di fare la fine di tutti quelli che nel tempo si sono dimostrati di intralcio rispetto ai disegni massonici cucinati da quella élite globale che parla per bocca di Mario Draghi e Wolfang Schaeuble. “Attento a non fare la fine di Craxi e Berlusconi”, questa la traduzione autentica delle minacce del lussemburghese. Renzi, non a caso, si è sentito per conseguenza costretto a precisare di essere uomo “non facilmente suggestionabile”. Ma perché i rapporti tra Renzi e il gotha euro-burocratico sono diventati improvvisamente così tesi? Renzi, in fondo, non è uscito dal cilindro di quelGiorgio Napolitano che, novello Arminio, ha consegnato da tempo la Patria nuda e indifesa nelle grinfie dell’implacabile e sanguinario nemico tedesco? In sintesi: è vero lo scontro Renzi/Juncker o si tratta soltanto di una furba pantomima in stile Draghi/Weidmann? Io vi dico che le frizioni sono reali e profonde e vi spiego il perché. Draghi e Weidmann sono due pesi massimi, due uomini che stanno  al vertice della piramide, abituati entrambi a frequentare con costrutto e riservatezza gli stessi centri occulti di potere. Renzi, invece, è un parvenu, un guascone di successo al quale è stato concesso di fare un giro di valzer a patto di garantire nella sostanza continuità piena rispetto alle  politiche criminali, insensate ed infami, già attuate dai vari Monti e Letta. Ma siccome Renzi, a differenza degli altri due, pensa di possedere una forza “propria”, indipendente cioè dalle “gentili concessioni” dei vari NapolitanoDraghiSchaeuble, Merkel e Juncker, ecco che lo scontro per “ridefinire” gli equilibri complessivi esplode inevitabile. Lo scandalo “Banca Etruria” in questa ottica assume un significato preciso. L’intransigenza europea nel non voler favorire una soluzione il più possibile indolore è stata giustamente vissuta da Renzi alla stregua di un grave e palese avvertimento, comportante tra l’altro la diretta discesa in campo del capo di Bankitalia Ignazio Visco- “apprendista di rito draghiano”- subito spalleggiato dal successore di Napolitano Sergio Mattarella. D’impeto Renzi ha promesso il varo di una commissione parlamentare di inchiesta destinata ad indagare sull’operato del sistema bancario dal 2000 fino ai giorni nostri. Un vero “pizzino” inviato all’attenzione del potentissimo Mario Draghi, capo di Bankitalia dal 2005 al 2011, intoccabile vertice di un sistema che ha già dimostrato all’epoca dello scandalo “Monte dei Paschi” di poter pretendere l’impunità assoluta sul piano giudiziario e il silenzio omertoso su quello mediatico (clicca per leggere). Nelle “segrete stanze” il gesto di Renzi non è passato inosservato. Come sanno tutti gli amanti dei film western una volta tolta la pistola dalla fondina bisogna trovare il coraggio di sparare per non finire di sicuro all’obitorio con un bel buco in fronte. Renzi, quindi, dopo aver evocato la commissione parlamentare d’inchiesta non può più tornare sui propri passi. Oramai- dal momento che il suo nome è finito nella black list dei perversi manovratori contintali- non può fare altro che tenere il punto con dignità e coraggio. E noi, che mai siamo stati renziani né mai lo saremo, combatteremo al suo fianco senza cedimenti, ambiguità o tentennamenti di sorta. Avanti!
Francesco Maria Toscano
http://www.ilmoralista.it/2016/01/17/cosa-si-nasconde-per-davvero-dietro-lo-scontro-juncker-renzi/

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