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venerdì 8 gennaio 2016

Le 8 domande su ISIS a cui nessun politico o giornalista risponderà mai

Di seguito alcune domande sull’Isis su questioni ignorate sistematicamente da politici e mass media. Domande che un Giornalista degno di questo nome dovrebbe porsi e porle ai politici.
Provate a sottoporle, tramite i social, a politici e giornalisti, e vediamo se ne trovate 1 – uno – disposto ad affrontarle e rispondere (o confutarle) in modo esaustivo…
  1. E’ agli atti il fatto che nel 2004 Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri, nome reale dell’auto proclamato califfo, fu recluso nel campo di prigionia americano in Iraq “Camp Bucca”, (vedi verbale dell’esercito Usa) dove rimase per soli 10 mesi, nonostante fosse già notoriamente legato ad ambienti jihadisti almeno sin dall’anno 2000. La domanda che nasce spontanea è la seguente: perché fu liberato dopo pochi mesi? Davvero l’intelligence USA e quello iracheno potevano non sapere dei suoi collegamenti?
  2. Secondo un’inchiesta americana e le indiscrezioni di alcuni jihadisti, riportate per esempio inquesto articolo di HuffPost, il leader dell’Isis avrebbe avuto la possibilità di allacciare contatti e fare proseliti anche all’interno del carcere allestito dagli americani in Iraq “Camp Bucca“, elemento quanto meno insolito, visto il trattamento riservato ai reclusi in strutture analoghe, da Guantanamo ad Abu Ghraib. Possibile che in questo carcere nessuno si sia accorto di niente?
  3. Quando gli USA hanno ritirato le truppe dall’Iraq, hanno abbandonato il paese al caos. Era noto il fatto che il governo iracheno non godesse dell’autorevolezza necessaria per mantenere il controllo della situazione, ne della fedeltà di larga parte dei poliziotti e dei soldati, oltre al fatto che questi non avevano la forza di confrontarsi con i gruppi di opposizione armata, islamisti e non. La situazione in Iraq era incandescente anche quando migliaia di soldati a stelle e strisce presidiavano il paese, e quando questi sono venuti meno è sprofondato immediatamente nel caos. Davvero gli Usa potevano non prevedere questo scenario?
  4. Perché nessuno – ne gli Usa, ne gli alleati mediorientali – è intervenuto tempestivamente, quando poche centinaia di uomini hanno preso d’assalto i depositi di armi dell’esercito e le banche irachene, consentendo ad ISIS di arricchirsi e ingigantirsi?
  5. E’ ormai noto e comprovato – anche dai recenti video e foto rilasciati dai russi, che mostrano gli affari della Turchia con ISIS – che alcuni alleati sostengono, in modo più o meno diretto, il cosiddetto Stato Islamico, organizzazione considerata il mandante, tra gli altri, degli attentati di Parigi. Come mai nessuno ne parla, ne propone sanzioni contro questi paesi?
  6. Come mai politici e media hanno iniziato a parlare di ISIS e di Al Baghdadi solo quando questo ha “proclamato” il suo califfato? Ovvero solo quando ha assunto il controllo di vasta parte della Siria e dell’Iraq, tra cui città molto importanti come Raqqa e Homs in Siria, e Mosul in Iraq?
  7. Perché i presunti raid americani contro ISIS, iniziati più di un anno fa, non hanno mai colpito i centri di potere dell’Isis, come invece ha fatto la Russia in appena due settimane, diminuendo la forza militare ed economica dell’Isis, e respingendolo da vasti territori?
  8. L’Isis domina la scena in Iraq, Siria e Libia, ovvero dove ci sono stati interventi militari occidentali. E’ un caso?

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