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domenica 10 gennaio 2016

Lo strano caso dell’ex inviato ONU per la Libya, Bernardino Leon, che mentre ‘mediava’ a Tripoli incassava consulenze da una parte in guerra, contro gli interessi italiani


FireShot Screen Capture #097 - 'Libia, al _mediatore_ Leon un lavoro da 50 mila euro da paese coinvolto nella gue_' - www_repubblica_it_esteri_2015_11_05_news_libia_al_mediatore_leon_un_lavoro_da_50_miEh sì, la realtà supera la fantasia. E’ cronaca che tale Leon, marginale politico spagnolo dell’opposizione socialista – ma con aderenze euroinfluenti super partes come spiegherò di seguito -, sia stato al centro di uno scandalo che purtroppo sui nostri media non è stato sufficientemente pubblicizzato (qui sopra un misero trafiletto di Repubblica del 5.11.2015). Infatti egli, mentre era rappresentante ONU per la Libya, concordò un compenso sontuoso per consulenze col dipartimento diplomatico del governo di Abu Dhabi (50’000 dollari/mese, o euro a seconda delle fonti) ossia con una parte in causa nel conflitto di Tripoli che dichiaratamente sostiene il governo di Tobruk, ossia la fazione contraria agli interessi italiani. Per comprendere meglio quali sono le fazioni presenti sul campo (di guerra) libico usate un trucco: vi ricordate la battaglia di Tobruk nella seconda guerra mondiale? In tale battaglia tra inglesi e forze dell’asse Tobruk – che è lontanissima dal petrolio – era la sede degli interessi coloniali (inglesi) nell’area. Non a caso anche oggi Tobruk è il centro degli interessi coloniali Franco-Inglesi, quanto osserviamo oggi in Libya (e che nessuno vi spiega) è una lotta tra due/tre fazioni concorrenti:
(i.) quella supportata dagli inglesi inclusi arabi e pseudo arabi,
(ii.) quella filo-francese e
(iii.) quella locale maggioritaria, ricordando che quest’ultima fazione di maggioranza nel paese nord africano (che non annovera tra le sue fila “i ribelli” che fecero il colpo di stato contro il Rais per intenderci) ha interesse a riavvicinarsi agli italiani rappresentati in loco da ENI. 
FireShot Screen Capture #033 - 'Italia esclusa dal vertice sulla Libia_ Renzi furioso con la Mogherini - Esteri - Libero Quotidiano' - www_liberoquotidiano_it_news_esteri_11831779_Italia-esclusa-dal-ve
Sì, perché la scommessa Franco inglese, all’atto del rovesciamento militare di Gheddafi fu che i libici si sarebbero rivoltati contro gli italiani. Scommessa persa, i libici alla loro maniera ci volevano e ci vogliono bene, grazie ad un accordo di programma con l’Italia la Tripoli gheddafiana riuscì a diventare il paese africano più stabile, la popolazione era relativamente benestante ed il governo faceva alla sua maniera gli interessi della popolazione, c’era assistenza sanitaria pagata col petrolio, scuola, università, enormi riserve auree sparite durante l’occupazione Franco inglese (riserve poi finite nelle casse di Chavez che aveva richiesto il rientro del suo oro fisico da Londra, oro che probabilmente Londra non aveva più e che quindi reperì in Cirenaica, ndr)…
La preferenza italiana da parte dei libici deriva dal fatto che i nordafricani ben sapevano – e sanno bene – che tale grande sviluppo socio-economico della neocolonia libica in pectore sarebbe stato impossibile in presenza dei prevaricanti interessi Franco-britannici…. [la storia insegna]
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Il motivo per cui la Libya è ancora oggi intrinsecamente instabile – e soprattutto NON riappacificata ossia in guerra – è che le forze di occupazione Franco-inglesi non accettano l’equilibrio che naturalmente si andava e va formandosi, ossia un ritorno ad una stabilità incentrata sulla collaborazione con l’Italia. In tale contesto l’ENI fu abilissima durante l’invasione Franco-inglese, assunse tutti i funzionari che contavano del fu ente petrolifero libico dell’era Gheddafi, molti migrarono a San Donato, uno smacco soprattutto per i francesi che ambivano al bersaglio grosso, sostituirsi in toto ad ENI.
In questo contesto ben si spiegano le pressioni durante i due anni scorsi verso l’Italia mirate a spingerla ad intervenire in Libia a supporto della “coalizione” neocoloniale Franco-inglese, bene ha fatto il nostro governo a rifiutarsi ripetutamente. Anche le pressioni “nel mentre” sul nostro paese sono da stigmatizzare a futura memoria, su tutte la legge sulla Golden Share incredibilmente promulgata da M. Monti durante il suo “svenduto” governo, legge inutile per risolvere i supposti problemi economici italiani nel tempo dello spread ma utilissima per spogliare il paese dei propri averi, ndr. Notasi, erano pressioni finalizzate a “privatizzare” ENI (+Enel ecc.) ossia fonderla con la francese Total o la britannica BP quali aziende strutturalmente in declino in termini di riserve petrolifere prospettiche, ingerenze poi andate deluse per via di un niet governativo italiano [supportato dagli americani, ndr] in nome dell’ENI alla cui presidenza c’è oggi Emma Marcegaglia. In tema di aderenze d’oltreoceano [sotto, da Bloomberg del 22.12.2015] vi basti ricordare che il gruppo dell’ex presidentessa dei giovani industriali italiani oggi anche a capo dell’omonimo gruppo metallurgico è stato l’unico soggetto industriale mondiale espressamente escluso dai recenti dazi americani sull’acciaio importato in USA da Asia ed Europa (!!!).

FireShot Screen Capture #099 - 'U_S_ Calls for 256% Tariff on Imports of Steel From China - Bloomberg Business' - www_bloomberg_com_news_articles_2015-12-22_u-s-commerce-department-to-put-256-tariff-on
 la recente inattesa decisione di ENI di vendere i propri clienti retail power e gas in tutta Europa molto probabilmente al gruppo energetico di stato francese EDF è essa stessa una forma di contropartita, della serie io ti do i miei ben valutati clienti (ENI) in Europa (8 milioni circa) e tu mi fai tornare agli equilibri petroliferi pre-invasione in Libya, equilibri impossibili senza un appoggio ufficiale italiano (per chi non l’avesse ancora capito già oggi l’Italia combatte in modo segreto in Cirenaica per organizzare un governo non contrario ai nostri interessi petroliferi ma contrario a quelli principalmente francesi).
Guarda caso oggi sembriamo sempre più vicini ad una coalizione guidata dall’Italia per veramente riappacificare la Libya, con la Francia in secondo piano (…). In ogni caso l’Italia saràa breve costretta ad entrare in guerra, ormai i nostri “nemici” stanno “aizzando” le “compagini” ISIS contro i pozzi della NOC, la compagnia di stato. Ossia i pozzi di ENI…  à la guerre comme à la guerre…
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Ma la parte interessante secondo lo scrivente è un’altra. Chiaramente il petrolio libico è di interesse europeo, ossia stabilizzare Tripoli deve andare incontro agli interessi nord EU (Berlino e’ il secondo mercato del petrolio libico, ndr) e non principalmente agli interessi italiani! Da qui la scelta di NON nominare Romano Prodi come commissario ONU per la Libya ma scegliere invece Bernardino Leon. Voi direte, il Leon è spagnolo mica Franco-tedesco. E qui viene fuori l’arcano.
Prendete nota per favore, gli stranieri europei quando calano a sud – vista la naturale difficoltà ad interpretare tali culture tanto lontane dalle proprie – tendono sempre a mandare in loco loro persone con anche solo qualche ipotetica attinenza ai luoghi, sia essa una discendenza anche solo apparente, il cognome, una supposta esperienza, una moglie, una parentela con soggetti che hanno “capito” il luogo fosse anche essere il nipote di Kappler che “lavorò” in Italia (…).
Or dunque, sappiate che il Bernardino Leon fa anche e soprattutto Gross di cognome, dunque Bernadino Leon Gross, se non sbaglio al teatro Cervantes di Malaga possiamo vedere Clara e Teodoro Gross in un dipinto storico che rende merito alla discendenza teutonica della famiglia. Come si può comprendere Gross è cognome di marcatissima origine tedesca, cognome importante in Andalusia: la famiglia Leon fu addirittura legata a vari ruoli consolari in Andalusia, soprattutto di Svezia e Germania, per circa un secolo.
Si sa, i teutonici non dimenticano i “colleghi” locali asserviti ai loro interessi. In assonanza, in un paese assai conservatore-elitario in cui i ruoli non vengon mai dati a caso, vi basti pensare che il figlio di un presidente di Seat (spagnola) che poi vendette ai tedeschi di Volskwagen è stato fino a poco tempo fa il referente di una grossa impresa dell’energia tedesca in Spagna ed Italia, con uno strettissimo parente impiegato in una famosissima impresa energetica italo-spagnola che si dice sia stato epurato dalla recente dirigenza aziendale romanza per supposte “doppiste” eccessive aderenze (e/o controinteressi) verso la Germania (…). Vien da dire che la ragnatela tedesca, nipote di quella che fu l’antica Gestapo, è tutta da (ri)scoprire.
Sta di fatto che il successore di Bernardino Leon come responsabile ONU per l’affaire libico è oggi un tedesco…
No comment.
Sveglia Governo!

Mitt Dolcino

http://scenarieconomici.it/lo-strano-caso-dellex-inviato-onu-per-la-libya-bernardino-leon-che-mentre-mediava-a-tripoli-incassava-consulenze-da-una-parte-in-guerra-contro-gli-interessi-italiani/

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