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giovedì 4 febbraio 2016

Gianni Tonelli ,quindicesimo giorno di sciopero della fame.


QUINDICESIMO GIORNO di sciopero della fame.
Si sente che scarseggia la benzina e la fame è un'ossessione.
Condividete, condividete, condividete e fate condividere.

 Editoriale del Segretario Generale
Scrivo questo editoriale ormai al mio nono giorno di sciopero della fame, una situazione che si sta protraendo oltre i limiti che comunque non mi impediranno di proseguire. 
Non è stato facile, non lo è e non lo sarà e sono consapevole dei rischi e delle ricadute negative consapevole dei rischi ma sono convinto, parafrasando una vecchia massima, che un uomo che non lotta davvero per le sue idee vale poco oppure valgono poco le sue idee. Questa forma estrema di protesta è il redde rationem di una campagna fortissima che il SAP e solo il SAP, da quando ho l'onore e l'onere di guidarlo, ha intrapreso non solo contro l'attuale classe di Governo che continua a tagliare uomini, mezzi e risorse - cercando di 'imbrogliare' i colleghi e soprattutto l'opinione pubblica con assunzioni fittiziamente 'straordinarie' che in realtà sono quelle già previste dal turn over al 55 per cento e con un bonus annuale da 80 euro al posto di un vero contratto - ma anche e soprattutto col Dipartimento di pubblica sicurezza, con gli attuali vertici interessati soltanto al mantenimento della propria poltrona e degli incarichi post pensione, pronti a mandare per strada i colleghi senza formazione adeguata per vincere le nuove sfide che arrivano dal terrorismo islamico, con autovetture che hanno 250.000 km, vestiario fatiscente, armi che hanno 40 anni e giubbotti antiproiettile scaduti che, con una circolare, si pretenderebbe di mantenere in piena efficienza. 
Un 'sistema' che è pronto a tutto per difendere se stesso e che si avvale della longa manus della consorteria, quei sindacati di ispirazione confederale proni e acquiscienti nei confronti del potere, pronti a comando a trasformarsi in cecchini da fuoco amico pur di conservare privilegi e rendite di posizione. Una battaglia seria contro un sistema cosi potente e strutturato di queste dimensioni non poteva e non può non avere delle conseguenze: dirigenti sindacali SAP falsamente accusati e sotto procedimento disciplinare per aver semplicemente detto la verità ed esercitato le prerogative di controllo e vigilanza che le leggi - dalla 626/1994 alla 81/2008 - ci assegnano, attacchi addirittura al sottoscritto in qualità di massimo rappresentante del Sindacato Autonomo di Polizia con l'avvio di un RIDICOLO procedimento disciplinare per una maglietta con un enorme "I ❤ POLIZIA" indossata in tv che solo un CRETINO può scambiare per una polo autentica della polizia, una censura preventiva e anche successiva applicata nei confronti dei principali media per oscurare le nostre battaglie, che ci costringe a fare salti mortali per uscire su giornali e andare in tv (dove comunque siamo il sindacato più presente). Per questo, ho deciso di assumere sulla mia persona, per la responsabilità che mi sono preso ormai due anni fa quando sono stato eletto all'unanimità Segretario Generale del SAP e con il pieno consenso della comunità interna che registro ogni giorno attraverso le persone che incontro, le telefonate, i messaggi e soprattutto i social, la scelta difficile di una protesta estrema eppure pacifica, gandhiana, quella appunto dello sciopero della fame. 
Siamo partiti da Montecitorio, ci siamo spostati al Quirinale e nei prossimi giorni saremo a Rimini, al Consiglio Generale del SAP convocato dal 2 al 4 febbraio per una tre giorni di lavori e formazione. Vorrei ringraziare uno per uno i tanti colleghi che mi sono vicini e tutti quei cittadini che sono venuti a trovarmi a Roma sotto il gazebo per spronarmi ad andare avanti. 
Voglio ringraziare i segretari generali Franco Maccari del COISP, Giorgio Innocenzi della CONSAP, Marco Moroni del SAPAF e Antonio Brizzi del CONAPO, oltre ad alcuni amici della GUARDIA di FINANZA, per essere venuti al Quirinale con ampie delegazioni e per aver espresso pubblicamente vicinanza e solidarietà. Dobbiamo andare avanti. Devo andare avanti. A tutti gli iscritti, ai colleghi, a chi sui social appoggia questo sforzo chiedo solo una cosa: veicolate e condividete il più possibile i miei mini video e i comunicati che pubblico, scrivete alle redazioni dei Tg tempestandole di mail, cercate di spiegare al vostro collega di reparto, di volante o di ufficio l'importanza di questa battaglia che ha lo scopo di difendere ciò che di più sacro abbiamo: la libertà e la dignità. 
Ai parlamentari della Repubblica, a cui ho scritto una accorata mail per spiegare la situazione, chiedo un intervento forte e autorevole nelle sedi istituzionali preposte. Qui si parla di verità e giustizia, di diritti costituzionalmente garantiti come quelli della libertà di parola, dissenso, di associazione e di sovranità popolare. Non possiamo permettere a nessuno di toglierceli. Insieme possiamo farcela. 
Dobbiamo farcela. 
Ce la faremo.
Gianni Tonelli 


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