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giovedì 18 febbraio 2016

I disastri del governo tra reversibilità e cessioni di sovranità

I disastri del governo tra reversibilità e cessioni di sovranità
Il 21 marzo 2015, i Ministri degli Esteri di Italia e Francia hanno concluso un clamoroso accordo che prevede la cessione di enormi porzioni di territorio marittimo a nord della Sardegna. Gli incontri bilaterali erano iniziati nel 2006 con Prodi e si sono svolti nel completo segreto dei media e del Parlamento. A farlo venire alla luce è stata la vicenda dei pescatori sardi e liguri, fermati dalle autorità francesi per sconfinamento marittimo, i quali ora si lamentano di aver perso una zona redditizia per la loro attività ittica. Per il Parlamento italiano l’accordo però non è ancora entrato in vigore, perché non ancora ratificato. Ma intanto in Commissione si discute per mettere mano alle pensioni di reversibilità.
Quando invitiamo i lettori a dare priorità ai diritti sociali piuttosto che ai diritti civili, non lo facciamo perché siamo omofobi, razzisti o semplicemente pazzi, ma perché analizziamo la realtà dei fatti. Senza diritti sociali, i diritti civili sono svuotati del loro significato e non valgono assolutamente nulla, ed ora ne abbiamo anche la prova evidente: mentre in Parlamento si parla ancora di unioni civili, il Governo ha presentato alla Commissione Lavoro della Camera,  un disegno di legge delega per andare a toccare le pensioni di reversibilità.
A lanciare l’allarme è stato il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedrelli, con un articolo apparso su l’Huffington Post. In pratica, il disegno di legge prevede che le pensioni di reversibilità non saranno più considerate prestazioni previdenziali, bensì prestazioni assistenziali. Con questa mossa, l’accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all’Isee e quindi al reddito familiare, andando a diminuire il numero delle persone che beneficeranno di questo diritto sociale. Oltre  a questo, denuncia Ivan Pedrelli, la modifica rischia di aprire un contenzioso giuridico perché, attualmente, la reversibilità è legata ai contributi effettivamente versati e con questo nuovo provvedimento, i contributi versati resterebbero nelle casse dello Stato:
“In parole povere una sorta di “rapina” legalizzata. Perpetrata soprattutto ai danni delle donne perché l’età media degli uomini è più bassa e la reversibilità è quindi una prestazione che riguarda soprattutto loro. Donne che oltretutto sarebbero doppiamente colpite perché, come è a tutti noto, hanno una pensione mediamente inferiore a quella degli uomini. E che in futuro rischiano quindi di impoverirsi ulteriormente.”
Per estendere quindi il diritto di reversibilità anche alle coppie omosessuali, ne faranno le spese le povere vedove che già prendono pensioni da fame. Il risultato è che verrà riconosciuto il diritto civile, ma il diritto sociale verrà negato ai più, mantenendolo solo per coloro che dichiareranno un reddito familiare molto basso.
Ma le prese in giro non sono di certo finite qui. In Commissione Finanze della Camera è arrivata la bozza di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 17 del 2014 detta “Mortgage Credit Directive” (direttiva sul credito ipotecario), che dovrà essere approvata entro il 21 marzo 2016. All’art.28 di tale decreto si legge:
“Gli Stati membri non impediscono alle parti di un contratto di credito di convenire espressamente che la restituzione o il trasferimento della garanzia reale o dei proventi della vendita della garanzia reale è sufficiente a rimborsare il credito”
Ciò significa che chiunque è detentore di un mutuo finalizzato all’acquisto di un bene che viene posto in garanzia, e non riesce a rimborsarne le rate (quante non si sa), può vedersi  portar via tale bene dal creditore, cioè la banca o l’intermediario. Il creditore a questo punto provvederà a vendere il suddetto bene e il debitore si dovrà consolare ricevendo l’eccedenza tra il prezzo di vendita e l’ammontare del debito non rimborsato. Citiamo da Il Giornale:
“La bozza di decreto legislativo, però, compie un passo ulteriore rispetto alla normativa europea e prevede che «le parti del contratto di credito possono convenire espressamente, al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore, la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza». Quel «successivamente» è un po’ controverso: la nuova normativa varrà per i contratti stipulati dal 21 marzo in poi, ma proprio quell’avverbio sembra lasciare spazio di manovra a una modifica dei contratti di finanziamento in essere.”
La direttiva europea è però palesemente in contrasto con articolo 2744 del Codice Civile che vieta il “patto commissorio”, cioè vieta che in caso d’inadempimento del credito, il bene non possa passare nella disponibilità o proprietà del creditore. Infatti la prassi italiana prevede che la banca debba per forza passare dal Tribunale per avviare la procedura esecutiva. Capite che il decreto in preparazione sarebbe l’ennesimo aiuto dato alle banche, le quali potranno prendersi gli immobili senza passare dal Tribunale, riducendo così di molto i tempi. Il problema è che i debitori a questo punto non avranno più le garanzie che il sistema giudiziario forniva loro per difendersi e far valere le proprie ragioni.
Rimanendo in tema di banche, dobbiamo assolutamente segnalare e riportare le dichiarazioni di Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, che finalmente pare essersi svegliato e in una intervista a Repubblica, prende una posizione netta contro il bail-in:
“Invito il Parlamento, il governo, la Banca d’Italia, la nostra componente del Parlamento europeo e il commissario italiano nella UE, a promuovere un’iniziativa forte e coordinata presso le istituzioni europee perché’ la normativa sul bail-in venga sospesa almeno fino a quando una direttiva del genere non sia resa compatibile con la Costituzione italiana e con il quadro d’insieme dell’unione bancaria, a tutt’oggi gravemente carente, in quanto manca il fondo di garanzia sui depositi, al quale i tedeschi si oppongono tenacemente. Basterebbe quest’atteggiamento a giustificare la rivalsa dell’Italia: finche’ insistete, noi non avalliamo il bail-in. Poi manca un codice unitario anche penale: è ancora possibile, per le diverse leggi esistenti, fare in un altro Paese più permissivo operazioni vietate in questo o in quello Stato. L’unione bancaria senza queste gambe non può reggere. Una volta risolte queste carenze, il bail in comunque non può essere reintrodotto senza modifiche sostanziali. La principale riguarda la retroattività, che in Italia è incostituzionale.”
Vogliamo invece concludere in bellezza, raccontando qualcosa che ha davvero del clamoroso. La notizia era già uscita fuori da diversi giorni ma sulle prime avevano tentato di farla passare come una bufala. Invece, a quanto pare è tutto vero (d’altronde quando ci si abitua a cedere sovranità, notizie del genere più molto scalpore): l’Italia ha ceduto parti consistenti di territorio marittimo a nord della Sardegna e parte in Liguria. Da inizio 2016 le autorità marittime francesi hanno iniziato a fermare, respingere e sequestrare alcuni pescherecci italiani nel Mar Tirreno. Il 13 gennaio scorso il peschereccio ligure “Mina” è stata tratta in fermo nel porto di Nizza e poi rilasciata su cauzione. Il peschereccio ha semplicemente fatto la rotta di ogni giorno e il capitano di bordo era sicuro di non aver sconfinato. Dopo il caso del Mina, i cinque stelle hanno subito richiesto un’interrogazione parlamentare. La Farnesina, tramite  il sottosegretario Benedetto Della Vedova, ha confermato l’accordo bilaterale firmato a Caen, il 21 Marzo 2015 tra i Ministri Gentiloni e Fabius, ma ha spiegato che questo non è ancora in vigore perché il Parlamento italiano non l’ha ratificato.
La stessa cosa è successa in Sardegna, dove un peschereccio sardo una volta lasciato il porto di Alghero e raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola, si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato, in quanto il peschereccio sarebbe entrato in acque territoriali francesi, in base all’accordo internazionale siglato dai Ministri degli Esteri di Francia e Italia. Il deputato sardo di Unidos, Mauro Pili, ha immediatamente denunciato il fatto e ha subito presentato un’interrogazione urgente ai Ministri degli Esteri e dell’Agricoltura. Dice il deputato:
“L’operazione maldestra e gravissima è stata compiuta in gran segreto e nessuna comunicazione è stata fatta ai soggetti interessati. Le stesse organizzazioni dei pescatori sono state colte di sorpresa e già stamane si sono riuniti ad Alghero numerosi operatori per decidere le azioni da intraprendere senza perdere altro tempo. Si tratta di un fatto di una gravità inaudita compiuta in dispregio non solo degli operatori economici sardi ma anche delle istituzioni. Il governo italiano ha scambiato la Sardegna come una colonia che si può cedere senza alcun pudore addirittura ad un’altra nazione. L’accordo siglato a Caen il 21 marzo del 2015 è stato fatto scattare nei giorni scorsi in modo unilaterale dalla Francia, considerato che lo ha già fatto ratificare al proprio parlamento. Non altrettanto ha fatto il governo italiano che lo ha tenuto nascosto e non lo ha mai sottoposto al parlamento. Un accordo che stravolge tutti gli accordi precedenti e particolarmente cede alla Francia una parte rilevante di specchio acqueo a nord est della Sardegna, comprendendo nella cessione gran parte delle acque internazionali da sempre utilizzate dai pescatori sardi. Le marinerie da Alghero a Golfo Aranci hanno sempre utilizzato quelle aree a mare senza alcun limite. Ora su quel versante il limite della Corsica passa dalle 12 miglia ad oltre le 40 miglia. Un’operazione gravissima – ha detto Pili – sia sul piano economico che giuridica. L’alt della Guardia Costiera francese alle imbarcazioni sarde è un atto grave e senza precedenti che deve essere immediatamente risolto con la revoca di quell’accordo bilaterale Italia e Francia del 21 marzo 2015 dove sono stati rivisti i confini marittimi delle due nazioni. E’ un accordo che non ha nessun valore proprio perché non è stato ancora ratificato dal Parlamento italiano”
il testo dell’accordo
La notizia ha stupito molti e allo stesso tempo anche alcuni parlamentari, tra i quali Roberto Calderoli, si sono esposti chiedendo spiegazioni. In pratica si è scoperto che oltre ad essere tutto vero, questo accordo firmato a Caen il 21 Marzo dello scorso anno, è il frutto di diversi incontri bilaterali per modificare la Convenzione sulle aree delle Bocche di Bonifacio del 1986, portati avanti in segreto fin dal 2006, quando era al governo l’amministrazione di Romano Prodi. Dal 2007 gli accordi sono stati interrotti fino al 2012, quando sono ripresi col governo Monti, fino alla firma del 2015. Cosa ha ottenuto in cambio l’Italia? Non si sa.  La situazione è comunque in fermento e speriamo che presto il Governo vada a discutere in Parlamento sulla questione. Il deputato Mauro Pili ha anche aperto una petizione su Change.org per chiedere al Parlamento di non ratificare nulla.Intanto, eccovi i nuovi confini marittimi dell’Italia (in rosso le parti cedute):
Marco Muscillo

Tratto da: informarexresistere

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