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giovedì 24 marzo 2016

Attentati a Bruxelles: il ruolo di Soros e le responsabilità occidentali

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Roma, 23 mar – I nostri governi e le nostre classi dirigenti hanno prodotto un mix d’invasioni e di sradicamento-radicato sotto forma di banlieue, causando così una guerra etnica e religiosa che si cerca di nascondere con l’escamotage perverso dello Ius Soli. Alfano se n’è uscito con il grottesco “europei che uccidono europei” quando è chiaro che gli europei sono gli uccisi. Le colpe dell’immigrazione di massa, dello Ius Soli e della retorica buonista dello struzzo sono a dir poco enormi, ma non ci si ferma lì. La politica praticata nell’intero quadrante africano e vicino-orientale a sostegno dei gruppi monopolistici dell’energia e di tutti i traffici ignobili, una politica che si svolge con costanti destabilizzazioni statali e con massacri di massa dei civili sotto le bombe intelligenti, non hanno fatto che surriscaldare quanto già bolliva in pentola. Si è innescata una spirale diabolica: bombardamenti, destabilizzazioni, esasperazioni, esodi verso di noi di gente nutrita, come minimo, di risentimento. A questo si aggiunge l’ultimo grande fallimento, quello dell’integrazione. In che cosa? Perché ci si integri serve un’identità ma l’occidente l’ha perduta in tutte le sue componenti. Quella ebraica ne è alla ricerca da sempre in modo ossessivo, quella laico-cristiana (e atea) è invece ossessivamente impegnata a distruggerne le vestigia, fino allo stesso dna. La risultante è nulla. Quindi i paria delle periferie, se vogliono identificarsi in qualcosa, si fanatizzano per l’identità esotica di un Islam che poi è travisato in versione moderna e hollywoodiana.
Tutto questo è sufficiente a spiegare l’humus nel quale gli jihadisti, questi distruttori forsennati, si ritrovano perfettamente a svolgere il ruolo che un tempo fu bolscevico: quello degli arieti della distruzione per conto dei manipolatori e degli speculatori che c’inzuppano il pane. E qui veniamo al secondo livello delle responsabilità, quello delle autorità occidentali che di questo terrore beneficiano, per il controllo psicologico delle masse, i feudatari, e per muovere le guerre a chi non rispetta i piani di Wall Street, i dominatori. Come per un caso fortuito questi massacri sono stati commessi all’indomani della grande invasione annunciata dall’onnipotente speculatore “filantropo” Soros e coordinata dal suo Human Rights Watch che ha per scopo conclamato, insieme a quel Cfr (Council on Foreign Relations, ndr) che da sempre decide la politica americana, di sottomettere la Germania. Sono stati perpetrati proprio all’indomani dell’accordo con Ankara voluto da Berlino – in controtendenza con le affermazioni ufficiali – per interrompere l’invasione dalla Turchia, altra nazione che Soros vuole destabilizzata e divisa, mentre conta di creare secessione in Grecia dove Salonicco è stata individuata come capitale di uno Stato multiconfessionale, cosmopolita e terrorista.
Se si ascoltano le affermazioni ufficiali, tra cui quella di Renzi, è sorprendente come la soluzione indicata sia quella di un coordinamento della politiche di sicurezza e d’immigrazione, che è esattamente quanto Soros richiede a gran voce da mesi, ovvero da quando ha scatenato la sua macchina d’invasione. Apparentemente sarebbe una scelta giusta, se ci fossero uno Stato europeo, un esercito europeo e una politica europea. Così invece si tratta di un vero e proprio commissariamento antisovranista (anche nel senso di sovranità europea) e intimamente terrorista.
Ultimo segnale è la visita annunciata a Bruxelles del primo ministro francese Valls che non ha alcuna ragione di andarvi se non quella di aver iniziato una rapida ascesa, irrituale assai, all’indomani degli attentati di Charlie Hebdo e dell’Ipermecato kosher avvenuti quando era ministro dell’Interno e che, caso più unico che raro, anziché costargli il posto lo hanno proiettato al ruolo di premier. Un ruolo che svolge, senza farne mistero e con un’acredine singolare, come commissario politico di un’ideologia anti-identataria fanatica che sembra dettata dallo Human Rights Watch. Tutto il resto è contorno, e, ovviamente, tragedia, anzi dramma perché abbiamo perso la metafisica che alla tragedia è intimamente legata.
Gabriele Adinolfi

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