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sabato 12 marzo 2016

Di italiano non hanno più nulla. di Stefano Davidson



È veramente sconvolgente come un fanfarone seguito da una mandria di decerebrati, continui a vantare i successi di aziende italiane che di italiano non hanno più nulla grazie a lui e a chi lo ha appena preceduto, ed anzi che queste stesse con la scusa del "brand" Italia facciano affari d'oro pagando però le tasse altrove (nel post scriptum dopo la nota, un riassuntino riguardo un po' di aziende che non sono più italiane da un pezzo).
Credo che sia ora di fare qualcosa.
Magari una bella denuncia in base agli artt. 473, 474 e 517 c.p * aiuterebbe anche gli anestetizzati a capire a quanto vengono presi per i fondelli "quotidie".
*nota:
vedi Legge n. 99/09 del 23 luglio 2009, (GU n. 176 del 31 luglio 2009) contenente "Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energia"
PS:
Prima di cominciare l'elenco ricordo la vendita di un considerevole pacchetto di quote dell'ANSA , la nostra principale Agenzia di Stampa, che nel 2012 Sua Rigidità Mario Monti cedette ad Al Jazeera (Qatar). Ogni considerazione su quanto ciò può storpiare l'attendibilità di quanto ci viene comuniucato, soprattutto dal Medio Oriente la lascio comunque a chi sta leggendo...
Allora, mentre l'Ineletto benedice la vendita di Telecom Italia alla francese Orange (dopo che Telecom era stata venduta agli spagnoli, che a loro volta recentemente l’hanno passata ai francesi di Vivendi) e Alitalia è da un po' sotto il controllo dei francesi e degli arabi di Etihad, Enel già da un pezzo ha ceduto la quota di maggioranza di Wind Telecomunicazioni ad una società di telecomunicazioni delle Bermuda. La Fiat Ferroviaria è controllata dalla francese Alstom (dal 2000), Ansaldo Breda e il 40 per cento di Ansaldo Sts sono passati nel 2015 da Finmeccanica alla giapponese Hitachi. Nel 2014 il Fondo Strategico Italiano ha ceduto alla Shanghai Electric il 40% di Ansaldo Energia (per un’inezia: 400 milioni di Euro), azione tutt’altro che astuta dato che l’azienda ex Finmeccanica è di importanza strategica per il settore energetico. State Grid of China ormai controlla Cdp Reti, che a sua volta controlla Terna e Snam. Nel 2014 il Fondo Strategico Italiano ha ceduto alla Shanghai Electric il 40% di Ansaldo Energia (per un’inezia: 400 milioni di Euro), azione tutt’altro che astuta dato che l’azienda ex Finmeccanica è di importanza strategica per il settore energetico. Carapelli fa parte del gruppo spagnolo Deoleo (dal 2008) e cosi pure Sasso, Bertolli e Friol.
Barilla e Plasmon sono state vendute agli americani da mó, Algida è proprietà dell'anglo-olandese Unilever, Pernigotti dei fratelli Averna è ora sotto il controllo dei turchi Toksoz.
La Nestlè ha fagocitato solo negli ultimi anni: Perugina, Vismara, Pezzullo, Berni, Italgel, Gelati Motta, Valle degli Orti, Surgela, Cremeria, Maggi, Marefresco, Voglia di Pizza, Oggi in Tavola, Antica Gelateria del Corso, Fruttolo. Buitoni, San Pellegrino, Levissima, Recoaro, Vera, San Bernardo.
Gancia è sotto il controllo russo di Rustam Tariko. Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori sono della francese Lactalis che, nel 2011, ha comprato anche Parmalat. Kraft Foods, che di recente ha cambiato nome in Mondelēz International, la più grande azienda alimentare dell’America settentrionale (seconda multinazionale alimentare al mondo), controlla Fattorie Osella, Invernizzi (rivenduta nel 2003 alla francese Lactalis), Negroni, Simmenthal, Gruppo Fini, Splendid e Saiwa.
A gennaio 2016 l’italiana Editrice Giochi passa alla canadese Spin Master e questo vuol dire che anche il Risiko e lo Scarabeo, così come Cluedo, Dungeons and Dragons (e altri gochi come L’eredità, X Factor e Voyager) non saranno più made in Italy.
Il “sapore italiano” del brodo Star è prodotto da un’azienda per il 75 per cento nelle mani della spagnola Galina Blanca. Stessa cosa per i Salumi Fiorucci (dal 2011 in mano agli spagnoli di Campofrio Food Holding). La birra “italiana”, la Peroni, è stata comperata, nel 2003, dalla sudafricana Sabmiller per poi passare, pochi anni dopo, alla belga InBev. Orzo Bimbo è controllata da Nutrition&Santè di Novartis. Il Chianti, ormai, è cinese. Eskigel, che produce gelati in vaschetta per molti dei supermercati presenti in Italia, è sotto il controllo degli inglesi e di alcune banche. Le Fattorie Scaldasole sono controllate dalla francese Andros. Krizia ha ceduto il marchio alla cinese Shenzen Marisfrolg Fashion Co. La giapponese Itochu Corporation prima ha assunto il controllo di molti marchi italiani per poi rivenderli ad altre aziende straniere: Mila Schön e ancora Conbipel (passato nel 2007 agli statunitensi dell’Oaktree Capital Management), Sergio Tacchini (2007 ai cinesi dell’Hembly International Holdings), Fila (2007 ai sudcoreani di Fila Korea), Belfe e Lario (2010 ai sudcoreani di E-Land), Mandarina Duck (2011 ai sudcoreani di E-Land), Coccinelle (2012 ai sudcoreani di E-Land), Safilo (2010 agli olandesi della Hal Holding), Miss Sixty-Energie, Lumberjack e Valentino S.p.A. (passate tutte nel 2012 al Crescent Hidepark con sede a Singapore). Loro Piana, un tempo fiore all’occhiello del made in Italy è ora controllata dalla holding francese Lvmh, che è titolare anche di Bulgari.
Kering, controlla Gucci, Pomellato, Dodo e molti altri.
Valentino è Mayhoola Investments Qatar mentre Gianfranco Ferrè è Paris Group (che però non è francese, ma degli Emirati Arabi). La Rinascente appartiene alla thailandese Central Group of Companies.
Il Freccia Rossa presentato in tv come l’orgoglio italiano, è dell’Hitachi che, tanto per gradire, ha comprato anche l’Ansaldo Breda che i treni li produce. Pirelli è stata venduta alla ChemChina e pare che siano in corso trattative per vendere anche l’Ilva di Taranto (commissariata da Renzi) al miglior offerente tra Arcelor Mittal, colosso franco-indiano, e Jindal altro gruppo indiano. A dicembre 2015 Pininfarina ha annunciato il passaggio alla società indiana Mahindra con un’operazione da circa 50 milioni di euro, cui si sommano garanzie sui debiti per oltre 110 milioni di euro. Nel dettaglio, Mahindra & Mahindra e TechMahindra acquisteranno tutte le azioni ordinarie Pininfarina detenute da Pincar (la stessa holding della famiglia che, come detto, controlla il 76% di Pininfarina), per un totale di circa 25 milioni di euro; le azioni sono attualmente in pegno alle banche e saranno liberate da tale vincolo alla chiusura dell’accordo. Grom, il “gelato più buono del mondo” dal 1° ottobre 2015 passa alla multinazionale olandese Unilever, quella di Algida per intenderci. I due fondatori Federico Grom e Guido Martinetti hanno così ceduto la proprietà dell’azienda che, dalla piccola gelateria di Piazza Paleocapa a Torino, dal 2003 si è trasformata in un colosso del gusto, con oltre 67 punti vendita e 600 addetti tra Dubai, Giacarta, Hollywood, Malibu, New York, Osaka, Parigi e molte altre città. Italcementi è stata venduta ai tedeschi per il 45%. Il prezzo è stato fissato e corrisponde a 10,6 euro ad azione, per un valore complessivo di 1,67 miliardi. La famiglia Pesenti esce dopo più di un secolo dall’azienda, accettando l’offerta del gruppo tedesco Heidelberg. La famiglia Pesenti diventa il secondo socio. Il nuovo gruppo potrà contare su una capacità produttiva di circa 200 milioni di tonnellate di cemento, con un fatturato di 16,8 miliardi di euro da realizzare in 60 Paesi presenti in 5 continenti. Lo storico Palazzo Broggi di piazza Cordusio a Milano è stato ceduto da Idea Fimit sgr, la società che ne deteneva la proprietà, a un fondo internazionale per un importo di 345 milioni di euro. Il fondo internazionale in questione sarebbe Fosu, la più grande compagnia conglomerata privata della Cina. Per 31 anni il palazzo è stato sede della Borsa di Milano e per vario tempo vi ha avuto sede l’Unicredit. La svizzera Dufry ha comprato World Duty Free. I Benetton hanno raggiunto un accordo per cedere la loro partecipazione pari al 50,1%. Il prezzo di vendita è stato quello di 10,25 euro per ogni azione, con un importo complessivo pari a 1,3 miliardi di euro...
e potrei proseguire per pagine e pagine... fate un po' voi!
Stefano Davidson

1 commento:

  1. Ci è stato imposto il libero mercato,oltre alle conseguenze che ne deriva,a ciò si aggiunge un totale disinteresse per quello che accade in questo paese e non solo,da parte di tutti i cittadini,cher abituati a delegare,hanno delegato la loro esistenza.

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