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giovedì 17 marzo 2016

L’ITALIA DEL RIMORTIMENTO di Raffaele Vescera

L’ITALIA DEL RIMORTIMENTO
di Raffaele Vescera
Domani, 17 marzo, anniversario dell’unità d’Italia, triste parabola della sua prima capitale, Torino. La notizia non riguarda il Sud, e passa ovviamente nelle pagine di cronaca locale, niente titoloni per i nordici misfatti. Il museo nazionale del risorgimento fallisce per debiti, minacciato di pignoramento: non paga le bollette da 4 anni, per 60.000 euro, nonostante il fiume di denaro ricevuto nel 2011, per il 150° dell’Unità. Il museo è anche al centro di un'inchiesta per peculato e turbativa d'asta. Il suo presidente, pur rivestendo l'incarico a titolo gratuito, secondo le accuse, pare si facesse rimborsare, per trasferimenti e spese varie 100mila euro, chiedendone 75mila per il direttore. Di più, il museo è indagato per l’affidamento di appalti e acquisti di bandiere tricolorate a ditte “amiche”.
Questo, a Torino, la città più indebitata d’Italia, capoluogo della regione più indebitata del paese: a proposito di “buona amministrazione sabauda”. La metafora è perfetta, il risorgimento finisce così com’era cominciato: un Piemonte prossimo al fallimento, sommerso dal debito pubblico per via della sua mania militarista e coloniale, governato da un’amministrazione corrotta, operando indicibili massacri, invase il Regno delle due Sicilie, cui, servendosi di mafie e ceti dirigenti resi complici dalla concessione di privilegi inusuali, scippava centinaia di milioni di ducati per ripianare il proprio debito e drenava risorse materiali e umane per darsi un’industria che non aveva. Al contrario del Mezzogiorno che, pur non essendo un paradiso, era meglio avviato sulla strada della modernità e della buona amministrazione, visto che godeva di un avanzo di cassa tra i migliori d’Europa. Tutto ciò è ben raccontato da numerosi testi che via via emergono nonostante la favola del buon risorgimento da sempre raccontata.
Da allora è l’Italia intera a essere contagiata dalla corruzione e dal debito pubblico smisurato: altro che linea della palma che avanza dalla Sicilia, è quella del Po che tracima e invade di fango il Belpaese, facendone forse una potenza democratica, ma la più corrotta e meno libera al mondo.
Sarà un caso, ma proprio in questi giorni, il paese campano di Pimonte ha deliberato di esporre sul municipio la bandiera delle Due Sicilie. Tra Pimonte e Piemonte manca poco. Non siamo superstiziosi e non crediamo all’intervento soprannaturale, ma gli antichi dicevano che con le coincidenze gli dei manifestano la loro volontà.

fonte https://www.facebook.com/Terroni-di-Pino-Aprile-1545756872378210/

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