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sabato 12 marzo 2016

Quando gli Stati Uniti dettano l’agenda ai media italiani

mass media

Tatiana Santi

La Russia è il nemico, almeno secondo la maggior parte dei media italiani. Vista la famosa minaccia russa, è strano che in Italia circolino però così poche informazioni sulla Russia. Bisognerebbe stare in guardia e tenere gli occhi aperti!

Le informazioni su Mosca e la sua politica estera sembrano a volte dettate per filo e per segno dall'ambasciata americana. La storica amicizia fra l'Italia e la Russia ovviamente non è mai andata a genio agli Stati Uniti e questo si rispecchia nella maggior parte dei media italiani. Tutto viene letto in un'ottica americana. Perché?
Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Riccardo Pelliccetti, caporedattore centrale de "Il Giornale".
— Qual è il vostro approccio alla Russia?
— La Russia ha dimostrato in questi ultimi vent'anni un grandissimo cambiamento. La cosa fondamentale che noi abbiamo visto in questo cambiamento è che la Russia è tornata ad essere europea, parte integrante d'Europa. Ci sono molti più legami tra il nostro Paese e la Russia che quanti ce ne siano fra il nostro Paese e gli Stati Uniti.
— Lei ritiene che gli interessi italiani non coincidano più con quelli americani? Leggendo i maggiori quotidiani italiani non si direbbe.
Riccardo Pelliccetti, caporedattore centrale de “Il Giornale”
Riccardo Pelliccetti, caporedattore centrale de “Il Giornale”
— In Italia c'è un problema di sovranità nazionale. L'Italia, lo sappiamo tutti, ha perso la seconda guerra mondiale e ha dovuto nel corso degli anni adeguarsi alla politica dei vincitori, in questo caso i vincitori veri erano gli Stati Uniti. L'Italia è entrata nell'alleanza atlantica e ha pian piano ceduto la propria sovranità. Questo poteva andar bene all'epoca della guerra fredda, la politica dei due blocchi ti costringeva a stare da una parte o dall'altra. L'America dettava le regole in quel contesto essendo il capofila dell'Alleanza atlantica. L'Italia ha una sovranità limitata non solo in politica estera, ma anche in quella interna. L'America condizionava anche le elezioni politiche, finanziando i partiti, e di conseguenza chiedendo un tornaconto a questi partiti del lavoro che facevano.
— Al giorno d'oggi l'Italia ha sempre gli stessi problemi di sovranità?
— Oggi il deficit di sovranità è ancora più forte, perché restiamo dentro la NATO, che è uno strumento anacronistico. La contrapposizione fra blocchi non esiste più, se non nella testa degli Stati Uniti. L'Europa, che non è mai stata un organismo unico, ma un' accozzaglia di stati messi insieme per interessi economici, ha dovuto in qualche modo soggiacere alla geopolitica dell'America, che in questo momento ha obiettivi completamente personali nei confronti della Russia. L'America ha sempre avuto come obiettivo non la caduta dell'impero sovietico, ma la caduta della Russia! Controllare l'Eurasia, la zona quasi più forte del pianeta economicamente, è fondamentale per la geopolitica americana. Obama ha premiato qualche anno fa Brzezinski come cittadino esemplare degli Stati Uniti e i suoi volumi sono ancora seguiti oggi. I poteri forti presenti in America condizionano non solo la politica ma anche l'economia. I problemi finanziari al tempo di Berlusconi erano molto meno gravi di oggi. Ora ladisoccupazione e il debito pubblico sono altissimi. Oggi con dati economici totalmente peggiori, lo spread però sta a 140 punti. Questo vuol dire che quando qualcuno cercava di discostarsi dalla politica di Washington, pagava il prezzo dal punto di vista finanziario. Le speculazioni sui titoli di Stato italiani sono partite per un motivo ben preciso: Berlusconi non rispondeva a certe logiche.
Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO
© AP PHOTO/ VIRGINIA MAYO
Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO
— Agli Stati Uniti non piaceva la politica di Berlusconi nei confronti della Russia?
— Certo! Perché a parte il rapporto d'amicizia, c'era un rapporto di tipo economico molto più vecchio. Anche quando c'era il comunismo in Russia, il rapporto tra i nostri due Paesi era strettissimo. Anche ai tempi più difficili i rapporti economici eculturali sono sempre stati ottimi. Parliamo dell'opera, del balletto e di altre mille iniziative culturali che hanno sempre tenuto vicini la Russia con l'Italia. Tutto ciò andava sempre in distonia con gli Stati Uniti.
— Perché nei media italiani c'è solitamente una copertura unilaterale delle notizie sulla Russia, sulla guerra nel Donbass e in Siria?
— Perché i giornali rispondono agli editori e gli editori rispondono ai poteri forti di riferimento. Questa è la realtà. Ci sono giornali che hanno un riferimento ideologico, che oggi appare paradossale. I giornali di sinistra per esempio che prima vedevano nella Russia un punto di riferimento oggi paradossalmente hanno abbracciato l'America, proprio ora che la Russia è diventata democratica. Poi ci sono quei giornali che rispondono ai poteri finanziari che rispondono a logiche ben precise di mercato e sono condizionati probabilmente dall'Ambasciata americana a Roma.
Ci sono poi delle eccezioni come l'Ambasciatore Sergio Romano, che scrive sul Corriere ed ha una linea ben precisa sulla questione ucraina e siriana, ma è una voce al di fuori dal coro.
— Per la maggior parte dei media la Russia rappresenta un nemico. Forse con l'intervento russo in Siria cambierà un po' questa chiave di lettura?
— Le voci fuori dal coro sono pochissime. Con la Siria danno sicuramente un po' più di informazioni. Il problema è che se tu devi rispondere alla politica dell'Occidente, cioè di Washington, sei condizionato, quest'influenza riguarda anche Londra e Berlino. L'Italia è l'anello più debole di questa catena. Ogni cosa viene letta nell'ottica americana. Se oggi per esempio all'America fa comodo che la Russia abbia un piede in Siria perché può essere utile a trovare una soluzione a questo conflitto sanguinoso, può farle fare anche bella figura. Per l'America però la Russia sarà sempre un nemico, è il suo competitor internazionale. La Russia ha un ruolo strategico per l'economia mondiale, per le sue risorse e la sua posizione geografica. Se uno vuole fare il padrone del mondo, i competitori gli danno fastidio.
— Secondo Lei cambierà quest'approccio mediatico nei confronti di Mosca?
— Non credo, a meno che non cambino gli editori. O c'è il giornale che decide di cambiare linea o non cambia niente. C'è anche una sorta di pregiudizio di base. I russi, a differenza degli americani, sono più diretti. Quando dicono "sei uno scemo" lo dicono chiaramente. Gli americani non te lo dicono, ma ti danno una coltellata alle spalle per fartelo capire. Quest'approccio in un Paese bizantino come l'Italia è meno gradito. Agli italiani piacciono le cose più addolcite, ma alla fine una pugnalata è sempre una pugnalata. C'è un grande pregiudizio dovuto ai toni della Russia, che è molto diretta e a volte anche brutale. Quello che conta è la sostanza, non la forma.


 fonte  http://it.sputniknews.com/opinioni/20160310/2243532/italia-russia-media-donbass-siria.html#ixzz42fVLH1vU

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