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lunedì 21 marzo 2016

Una brevissima cartolina per illustrare con un esempio elementare perché chi fa informazione in questo Paese in realtà non vuole dire nulla, mai..di Stefano Davidson


di Stefano Davidson
Una brevissima cartolina per illustrare con un esempio elementare perché chi fa informazione in questo Paese in realtà non vuole dire nulla, mai.. Spesso anche quelli che qualcuno (non io) crede in linea con il proprio modo di fare informazione televisiva (che è tutt’altro rispetto all’informazione pura semplice)
Dopo la pubblicazione da parte del sottoscritto su blogs, quotidiani on line e social-network della notizia della presenza sul sito di Palazzo Chigi della foto della legge su quello che oggi viene definito “omicidio stradale” senza la firma del Presidente della Repubblica, e dopo la pantomima della cerimonia della firma, di fronte ad alcuni dei parenti delle vittime, il sottoscritto in qualità di giornalista ancora (mi sa per poco) regolarmente iscritto all’Ordine, ho inviato le mie considerazione sull’accaduto (anche giuridiche) a diverse redazioni di testate televisive.
Bene, io ovviamente non pretendo che un giornalista condivida il mio punto di vista e dia la notizia solo perché io ritengo che vada data. Per questo c’è una Carta dei Doveri che impone ad ogni iscritto di comportarsi secondo determinate regole e che comunque dispone che il giornalista abbia discrezionalità nella scelta e nella scrematura delle notizie o delle segnalazioni che gli arrivano.
Io vorrei però che le cosiddette “redazioni” e soprattutto determinati “addetti alla produzione” si ricordassero di cosa rappresenta (anche giuridicamente) il programma per cui lavorano e la testata che rappresentano coloro che “fanno” materialmente il programma, per cui quantomeno amerei che leggessero quanto gli arriva. Non si pretendono risposte, ma lettura si. Non solo per una questione di mera etica professionale ma soprattutto di rispetto e buona educazione nei confronti quantomeno di membri del proprio “potenziale” pubblico, i cittadini.
Nella foto le mail di verifica che mi segnalano il “cestinamento” senza previa lettura di quanto inviato e ben specificato nell’oggetto.
Immagino che quanto specificato nell’oggetto sia appunto la causa dell’insabbiamento precoce.
Attenzione, la questione non la sollevo per “lesa maestà”, bensì per stigmatizzare ulteriormente le ragioni per cui sguazziamo da un pezzo oltre il settantesimo posto della classifica di libertà di stampa di RSF.
PS: Credo che la cosa spettacolare sia il cestinamento da parte della responsabile di produzione di “Ottoemezzo” (condotto da: Lilly Gruberberg) anche della mail di avviso sulle violazioni della Carta dei Doveri del Giornalista.
Fanno un po’ come ormai molti italiani fanno con le cartelle di Equitalia. Le buttano, tanto se non ci possono fare niente (leggi: nu c’hanno i sordi!) che le leggono a fare!

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