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venerdì 22 aprile 2016

Contro il sinistrismo



Cosmopolitica era il titolo dell’assemblea con cui ha preso avvio Sinistra Italiana, cosmopolitica è un nome, un programma, un’ideologia: il sinistrismo, che è una delle malattie della politica italiana. La sinistra, infatti, non è la soluzione ma un problema. Prima del ’89 il termine sinistra veniva usato in modo generico per indicare i partiti dai socialisti alla sinistra rivoluzionaria, dopo l’89, con la nascita del PDS/DS, il termine nomina un partito.
Il PD di Veltroni va oltre, ma sinistra resta come nome e peso allo tempo stesso, e con la scissione dal PRC, Vendola si aggiunge al treno: Sinistra Ecologia, Libertà. Solo Berlusconi, su indicazione dei sondaggisti, usava il termine comunista. I sistemi elettorali maggioritari polarizzando gli schieramenti hanno favorito questo lessico, e questi passaggi comportano la cooptazione della sinistra nel sistema. Pds/DS, prima, Vendola poi, nascono anticomunisti e anticlassisti, portando ad una visione liberale, con un po’ di ecologia e tanti diritti individuali.
Michèa chiama quest’area liberal-libertaria, in cui i diritti individuali sono un pezzo forte, la vera ideologia del sinistrismo. Non il diritto individuale sacrosanto, ma anche il diritto individuale egocentrico di poter fare tutto, e ogni limite ad esso è fascismo. Se, ad esempio, si fa rilevare che l’utero in affitto può comportare unproblema di classe, l’accusa di nazismo è sempre dietro l’angolo. Cosa sarà mai questa anticaglia della questione di classe!?Dall’immaginazione al potere, al potere dell’ipertrofia e dell’io desiderante e consumista.
Elettoralismo e leaderismo ne sono i corollari con il seguito di primarie, ogni progetto forte è abrogato. Così il marxismo e la lettura di classe che avevano imperato per oltre un secolo svaniscono come neve al sole. In questo frullatore sono attratte anche culture comuniste, e ci riferiamo alla decadenza della galassia operaista (Negri, Revelli ecc) e dell’ingraismo (Bertinotti, Vendola ecc ecc ). Il sinistrismo, non a caso, trova terreno fertile negli eventi degli ultimi decenni, e il movimento no-global ne è apoteosi e apparente conferma. Ma, alla fine, l’unico movimento global rimasto è quello del capitale, accompagnato dall’Unione Europea.
L’Unione finanziaria è coperta dallo spinellismo diffuso: gli Stati Uniti d’Europa e il superamento degli Stati vengono visti come un fatto positivo, quasi si trattasse dell’estinzione di marxiana memoria. Ciò senza comprendere che, a differenza della lunga fase storica precedente, è lo stesso capitalismo a demolire una parte delle prerogative statali per avere meno inciampi alla sua libertà totale. Dall’altra lo stato, ancor di più di prima, diventa un comitato d’affari che tutela i loro interessi.
Che l’Unione metta in mora sostanziale e formale le Costituzioni post belliche appare secondario. E se gli Stati Uniti d’Europa, una volta realizzati, relegano le costituzioni nazionali a statuti regionali non importa, così il cosmopolitismo sinistrese diventa funzionale. Contro gli stati nazionali si alimenta il superstato europeo, contro il pubblico si inventa il bene comune e l’euro diventa uno strumento di unione dei popoli: l’internazionalismo monetario. Se si propone la riconquista della sovranità politica economica e monetaria nazionale, allora si è etichettati come fascisti, reazionari, leghisti.
A nulla serve ricordare che il comunismo è sostenitore di tutte le lotte di liberazione nazionali, che Marx, Lenin, Gramsci hanno, in modi e tempi diversi, teorizzato il radicamento nazionale, l’autodeterminazione nazionale, e che dunque l’internazionalismo non è un sottoprodotto del cosmopolitismo borghese ma il rapporto fra proletariati nazionali. Per queste anime belle la nazione è un tabù. Il sinistrismo non ha senso critico, e come il capitalismo è una religione. I dogmi non si discutono, si ripetono come mantra, e anche coloro che condividono la secessione dall’Unione hanno paura a usare il termine nazionale, è un tabù.
Così si usa il termine sovranità popolare anche se in realtà non significa nulla al di fuori della riconquista dell’indipendenza. Tanto per non farsi mancare nulla, infatti, abbiamo anche il sinistrismo di sinistra. Questo è movimentista, “conflittista”, formalmente classista, capace di pensare che la soluzione a tutti i problemi sia un allargamento dei conflitti, e che con l’espandersi di questi ci sia la possibilità di creare un’altra società, mentre il capitalismo deperisce. Così non ha senso più di tanto interrogarsi sull’alternativa, ma basta enunciarlo verbalmente: un altro mondo è possibile o un altro generico socialismo o comunismo sono possibili. Così non ha nemmeno senso interrogarsi sulla strategia, sulla presa del potere dello stato e la loro trasformazione.
Questi due sinistrismi hanno in comune la mancanza di un progetto politico strategico, un percorso con le sue tappe, la transizione, i blocchi sociali. Anche sul tema immigrazione il sinistrismo cosmopolita dà degna prova di se. Il problema non sta più nella rimozione delle cause di questo fenomeno epocale, ovvero le enormi disparità, la rapina economica, le guerre, la fame, l’attrattiva del consumismo, ora si affronta invece tutto dal punto di vista umanitario ed emotivo. Che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri non tange nessuno. Che questo porti anche a conflitti culturali, religiosi, comportamentali è un aspetto secondario: la nostra patria è il mondo intero, e la soluzione è il buonismo.
C’è anche un aspetto cinico. Siccome le nostre società hanno bisogno di mano d’opera, di figli, di giovani non importa che siano proprio le società di origine ad aver ancor più bisogno di loro, o che tutti costoro abbiano diritto di vivere in pace a casa loro. Così i confini, i limiti, che servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l’Altro, sono sostituiti dalle frontiere aperte. Del resto, a questo tipo di sinistra sembra oramai assurdo anche il solo pensare di mettere i confini per imbrigliare i movimenti di capitali e di merci. Viva il liberoscambismo capitalista, viva il mercato dei capitali, delle merci, dei lavoratori. Come si può ben vedere il sinistrismo culturale ed ideologico è l’altra faccia di quel liberismo economico che ha bisogno di individui senza limiti e senza freni.
La sinistra non è opposizione, non è alternativa, ma ciò che impedisce opposizione ed alternativa. È una sinistra che, strutturalmente, non sarà mai popolare. L’incapacità di chiamare le cose col proprio nome ha portato ad una visione fantastica della realtà: auto-illusione, produzione di parole a mezzo di parole. È tempo di rimettere le cose in piedi, i piedi per terra e dare alle parole il loro senso.
http://www.azioneculturale.eu/2016/04/contro-il-sinistrismo/

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