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domenica 3 aprile 2016

Il matteopoldo: "Per l'Italia Marchionne ha fatto più di certi sindacalisti".di Stefano Davidson




Per non dimenticare.
Il matteopoldo: "Per l'Italia Marchionne ha fatto più di certi sindacalisti".
Piccolo riepilogo a favore degli smemorati:
1) Marchionne è franco-canadese e ha dichiarato non molto tempo fa: «Pago le tasse in Italia e poi pago la differenza in Svizzera» (e qui si comincia a capire qual'è la "coincidenza" mentis del soggetto in questione con il matteopoldo: la cazzata! La menzogna!), infatti Il tributarista Tomaso Di Tanno ha spiegato chiaramente che la ritenuta dello «svizzero» Marchionne è del 30% sui compensi italiani, stop.. Il che equivale per mr pullover un guadagno secco, del 13% rispetto all’ aliquota standard del 43%, ovvero di circa 500mila euro sui 4 milioni di stipendio risultanti. Ok? Bene, ma visto che l’attività dell'uomo Fiat non è in Svizzera, ma a Torino e Detroit perché non trasferisce la sua residenza in Italia o negli Usa e contribuisce come i suoi dipendenti allo sviluppo del Paese dove sta l’azienda che gli paga lo stipendio?
2) Marchionne come si sa ha portato via la FIAT dall'Italia trasferendone la sede il 10 Ottobre 2014 ovvero quando il matteopoldo era già bello che insediato e già molto attiivo con gli "amici" (notare come Ottobre sia sempre nei pensieri del nominato dall'ineleggibile).
Nessuno però ha chiesto nulla a Marchionne in merito ai 220mila miliardi che la FIAT ha ricevuto sotto forma di cassa integrazione pagata con i soldi dei contribuenti.
In compenso "il bomba" al solito ricco di idiozie e balle da aspergere sulle teste dei coglionazzi asserisce:
«Preferisco la Fiat di oggi rispetto a quella di 30 anni fa che al primo problema aveva sussidi, incentivi e cassa integrazione».
Sorge allora pazzaglianamente spontanea una domenda:
ma ciò che resta della Fiat in Italia, dopo la fuga, assomiglia davvero all'azienda descritta dal "dernier" del Consiglio, ovvero un'azienda in salute, operativa, senza aiuti statali (grazie al cazzo! pardon, mi è scappato un francesismo) e senza cassa integrazione?
ASSOLUTAMENTE NO!
Da Mirafiori a Termini Imerese tutti gli stabilimenti italiani del gruppo (salvo il solo polo del lusso) hanno una parte consistente dei dipendenti in cassa integrazione ordinaria , straordinaria e in deroga (pagate dall'Italia, non dagli States o dall'Inghilterra), oltre ad alcuni casi in cui, non paga, benefiìcia di contratti di solidarietà, che sono cofinanziati dallo Stato (la solidarietà agli Agnelli è il colmo della farsa renziana).
Il 25 settembre 2014 pochi giorni prima della fuga annunciata è stato addirittura firmato in Regione Piemonte dalla Fiat e dalle rappresentanze sindacali - Fim, Uilm, Fismic, Ugl - l'accordo per il rinnovo della cassa integrazione straordinaria nel polo torinese di Mirafiori, dove si produce la Mito, e in quello di Grugliasco (sempre a spese dei cittadini italiani)
A Cassino, una settimana fa circa si è appena rinnovata la cassa integrazione straordinaria nello stabilimento locale (non si capisce perché la cassa inegrazione oggi non la paghino gli Inglesi o gli olandesi).
A Pomigliano, circa 1.950 lavoratori su 4.500 addetti operano da ancora con contratti di solidarietà.
A Melfi, in Basilicata, i lavoratori sono tutti in cassa integrazione.
A Termini Imerese lo stabilimento siciliano è ormai già una ex azienda Fiat. Nessuna ristrutturazione, nessuna linea da ammodernare per produrre nuovi modelli: la fabbrica è stata di fatto chiusa a dicembre 2011. Da allora i suoi operai hanno vissuto grazie alla cassa integrazione. In aprile 2014, l'azienda ha chiesto una proroga straordinaria della cig in deroga fino alla fine di quest'anno, concessa per valutare eventuali progetti di reindustrializzazione del sito, tutt'oggi non pervenuti.
Stessa situazione alla Irisbus di valle Ufita, l'ex azienda di autobus del gruppo Fiat, i cui circa 300 dipendenti sono in cassa integrazione in deroga fino alla fine del 2015 attendono che dal ministero dello Sviluppo economico arrivino notizie su nuovi possibili investitori.
Sergio Marchionne però non smette di dire cazzate come il suo "sponsorizzato" al Governo italiano che tanto fa guadagnare a lui e ai suoi padrono) e due anni fa, ha presentato il piano al 2018, promettendo 55 miliardi di investimenti in tutto il gruppo, di cui una decina dovrebbero essere destinati all'Italia (dove sono pronte ulteriori agevolazioni ai padroni del Paese).
Attenzione però perché Fiat Trade è sotto indagine UE in Lussemburgo perché sospettata (sic) di aver beneficiato di un regime fiscale preferenziale che violerebbe le norme Ue sugli aiuti di Stato (ma guarda te!). In parole povere secondo le accuse FIAT attraverso le norme fiscali 'ad hoc' applicate a suo favore sia starebbe violando le leggi europee che proteggono la concorrenza e il mercato unico.
Ora io penso che se non si fosse capito a sufficienza nella vicenda Matteopoldo-Marchionne se proprio non si vuol vedere l'insider trading palese (con Davide Serra deus ex machina per tutti), quantomeno si riconosca l'associazione a delinquere ai danni del popolo italiano, altro che storie di fantasia malata come quelle dell'abusivo al Governo.
Personalmente ritengo che un Governo serio se la principale Azienda del Paese si fosse trasferita fiscalmente e legalmente altrove avrebbe dovuto pretendere un piano di rientro di quanto ricevuto dagli italiani in più di mezzo secolo (naque nel 1941). Diversamente si dovrebbe procedere al sequestro di ogni immobile o stabilimento intestato alla FIAT in Italia fino alla concorrenza dei DUECENTOVENTI MILA MILIARDI DI EURO!!!
PS:: quantomeno parlerei del risanamento del debito pubblico del Paese con i vertici FIAT...
Stefano Davidson

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