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sabato 2 aprile 2016

PETROLIO CONNECTION, L’OPERA DA TRE SOLDI AL GOVERNO di Raffaele Vescera

Come definire una banda di imprenditori e politici che, per ottenere il massimo profitto, ammazzano migliaia di persone per cancro e altre malattie, avvelenando terre coltivabili, acque potabili e mari pescosi? Una banda di miserabili, di squallidi accattoni, non per bisogno, come nell’Opera da tre soldi di Brecht, ma per avidità di ricchezza smodata. Borghesucci e cafoni arricchiti ammorbano l’aria che respiriamo. La Basilicata, massacrata dalle trivelle, e Taranto da acciaieria al veleno e raffineria petrolifera sono solo il terminale. Si accontentano i potentati locali meridionali, piccoli sindaci, presidenti di regione che fanno accordi per secretare i risultati delle analisi sull’inquinamento, poi premiati con posti da sottosegretari e viceministri. Si puniscono giornalisti, ricercatori scientifici e persino uomini in divisa che fanno il sacrosanto lavoro di denunciare lo sporco che incontrano.
Il potere nazionale, detenuto dalla finanza del Nord, usa i meridionali peggiori, anche malavitosi, come già denunciava Salvemini un secolo fa. Così il Sud è tenuto in una morsa di ferro che spreme le sue risorse naturali e umane. I giochi più grandi si fanno da Roma in su, dove è concentrato il vero potere finanziario e politico.
Ricostruiamo la criminal story. Tutto cominciò con un capo di governo non eletto dal popolo ma indicato da un capo di Stato reticente sul patto Stato-mafia che, da ministro degli interni, ha secretato per vent’anni le confessioni di un boss pentito di camorra sullo scellerato traffico di rifiuti delle industrie del Nord verso la Campania, un capo di governo del paese più corrotto d’Europa voluto apertamente dai gruppi industriali ed eletto a maggioranza da un parlamento di nominati dalle segreterie degli stessi partiti.
Il gioco si fa facile, il potere economico coincide con quello politico. La democrazia è morta. Ma questa è ormai una condizione universale, ovunque nel mondo le multinazionali, del petrolio e altro, governano i governi, stabilendo per loro programmi di rapina e distruzione planetaria delle risorse, scatenando guerre e migrazioni di massa.
Il governo che non ci meritiamo, noi non l’abbiamo votato, procede velocemente verso il massacro delle istituzioni, nomina ministri una caterva di persone portatrici di conflitti di interessi, la Boschi con il papà banchiere, la Guidi allo sviluppo economico membro di una grande famiglia industriale, la Marcegaglia, il cui gruppo ha due miliardi di debiti, presidente dell’Eni e candidata a rilevare l’Ilva. Poi abolisce i diritti dei lavoratori, cambia la Costituzione a colpi di maggioranza, favorisce gli impresentabili, non solo al Sud, dove i pochi viceministri e sottosegretari meridionali hanno avuto quasi tutti a che fare con la Giustizia per storie di corruzione. Mentre masse di Meridionali perbene lottano e si battono per i diritti elementari alla salute e al lavoro.
Il Mezzogiorno è sempre più colonia interna dello Stato italiano. Dalla Campania che deve smaltire i rifiuti industriali padani e non, alla Basilicata già massacrata da pozzi petroliferi sporchi, dove si reimmettono rifiuti tossici che inquinano falde acquifere e dighe di acqua potabile, e Taranto annebbiata da fumi velenosi e polveri nere, fino alla Sicilia ferita da fabbriche della morte, radar e trivelle. Non è un caso che in questi luoghi si registra da anni il numero più alto di morti per cancro. Bambini, donne, anziani, non risparmia nessuno.
Che cosa fa il governo Renzi invece di bonificare? Fa leggi speciali per impedire alla magistratura di indagare sulle emissioni dell’Ilva e per allentare i controlli sull'immissione di rifiuti. Mentre continua a concedere permessi per trivellare il nostro mare, anche dentro le 12 miglia, poi dicono oltre (ma cambia poco) lasciando in concessione i pozzi già attivi “sine die”, senza scadenza, per favorire le compagnie interessate a estrarre lentamente per non pagare le royalties, che scattano oltre la produzione di un certo numero giornaliero di barili. E’ su questo che voteremo il 17 aprile, se mantenere in eterno i permessi di estrazione.
La ministrella Guidi ascolta il convivente per favorire la francese Total, coinvolgendo la stessa Boschi, che di azioni sospette ne ha già accumulate molte. I pochi magistrati coraggiosi dell’antimafia di Potenza indagano, scoppia lo scandalo, con imprenditori, funzionari e politici è coinvolto persino il capo della marina militare.
Pare che venga giù tutto, e sarebbe anche ora di un cambio di passo nel paese più corrotto d’Europa. Ma Renzi, anziché dimettersi come dovrebbe in quanto corresponsabile, consola “l’ottima” ministra che “ha agito bene ma poverina avrebbe sbagliato solo a fare una telefonata”. E se quelle cose le diceva via mail non si dimetteva? Poi difende i suoi provvedimenti inquinanti, in nome dei posti di lavoro: quali, quei pochi che dà il petrolio o i tanti che distrugge in agricoltura, pesca e turismo? Mentre le energie rinnovabili, che di posti di lavoro ne portano per davvero, sono disincentivate. Avevamo ottime ragioni per votare SI’ al referendum del 17 aprile. Ora ne abbiamo tante in più.
Raffaele Vescera

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