Translate

venerdì 1 aprile 2016

TTIP. L’accordo di libero scambio transatlantico Quando lo conosci lo eviti di Elena Mazzoni, Monica Di Sisto, Paolo Ferrero DeriveApprodi 2016

TTIP

L’accordo di libero scambio transatlantico
Quando lo conosci lo eviti

Nel giugno 2013, il presidente degli Stati Uniti Obama e il presidente della Commissione europea Barroso hanno lanciato ufficialmente i negoziati per l’Accordo di libero scambio transatlantico: il TTIP. Un trattato che, attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni, porterebbe a una ulteriore riduzione dei diritti dei lavoratori, del welfare, della tutele dell’ambiente e della salute. In questi anni si sono svolti dieci round negoziali nella più assoluta segretezza, con l’intenzione, da parte di Stati Uniti e Unione Europea, di arrivare alla firma del trattato entro l’autunno 2016. Le ragioni di tanta fretta e mancanza di trasparenza sono semplici: i contenuti del TTIP, man mano che le opinioni pubbliche ne vengono a conoscenza, incontrano una sempre maggiore opposizione. L’obiettivo dell’accordo è infatti duplice: da un lato ridisegnare la mappa del mondo, che sfocerebbe in una nuova Guerra fredda; dall’altro creare una super-costituzione transnazionale che metta la libertà di commercio e di investimento al di sopra di ogni diritto sociale, costituzione statale e al riparo da ogni forma di controllo democratico. Questo libro è un contributo alla conoscenza di un trattato, non ancora ratificato, del quale occorre impedire la firma: con un’estesa mobilitazione.


UN ASSAGGIO

«Il TTIP si pone l’obiettivo di rendere stabile l’abolizione di ogni limite alla libertà del capitale. Con l’assolutizzazione della piena e sovrana libertà di commercio e investimento non esisterebbero più limiti «esterni» alla dittatura che le grandi imprese esercitano, attraverso il mercato, sulla maggioranza delle popolazioni. Assumendo il criterio della libertà di commercio e di investimento come principio cardine, come super legge da cui discende tutto il resto, è evidente che la follia delle politiche neoliberiste verrebbe codificata senza possibilità di future modifiche. Non mi voglio qui dilungare, ma è evidente che la proibizione dei soli investimenti che siano in modo chiaro e provato nocivi per la salute sovvertirebbe completamente il principio di precauzione che ci ha sin qui guidati. Anziché partire dalla certezza della nocività di un prodotto o di una lavorazione, si ribalta l’onere della prova di nocività a carico degli Stati: è del tutto evidente che così avremo una serie infinita di disastri ambientali e di catastrofi sanitarie. Anche perché, con il potere e le risorse che hanno le multinazionali, ci saranno sempre scienziati disposti a negare il vero per poter sdoganare questo o quel prodotto. Basti pensare al dibattito sugli ogm o a quello sull’aumento della temperatura del pianeta: molti esponenti della comunità scientifica negano che ci sia un rapporto causale tra le attività industriali dell’umanità e l’aumento della CO2 e della temperatura del pianeta. In questo modo costruiscono un facile alibi alle industrie estrattive che vogliono continuare a guadagnare dallo sfruttamento dei loro giacimenti di petrolio e carbone, anche se questo determina un disastro per l’umanità e per il pianeta.
Il ttip si pone quindi l’obiettivo di impedire che l’intervento pubblico possa ripresentarsi come intervento organico e fisiologico. Il TTIP vuole abolire la possibilità di dar vita a un welfare che garantisca diritti sociali a tutti e tutte».
fonte http://www.deriveapprodi.org/2016/03/ttip/


Nessun commento:

Posta un commento