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mercoledì 18 maggio 2016

BASTA SANZIONI ALLA SIRIA E AI SIRIANI


  
A giugno, il Consiglio dell’Unione europea dovrà pronunciarsi all’unanimità per poter rinnovare le sanzioni alla Siria. Riconoscendoci pienamente nell’appello lanciato da esponenti cattolici della comunità siriana (qui sotto riportato) chiediamo a tutti i parlamentari e ai sindaci di impegnarsi affinché il Governo italiano voti contro il rinnovo delle sanzioni alla Siria.

Nel 2011 l’Unione Europea, varò le sanzioni contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, che  imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2012 veniva rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”.

 In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa. E si aggiungono a una guerra, che ha già comportato 250.000 morti e sei milioni di profughi.
  
La situazione in Siria è disperata. Carenza di generi alimentari, disoccupazione generalizzata, impossibilità di cure mediche, razionamento di acqua potabile, di elettricità. Non solo, l’embargo rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Anche le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria. Aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina.

Oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla loro terra. Ma, come si vede, anche questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all’interno dell’Unione europea. Né può essere la fuga l’unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente.

Così sosteniamo tutte le iniziative umanitarie e di pace che la comunità internazionale sta attuando, in particolare attraverso i difficili negoziati di Ginevra, ma in attesa e nella speranza che tali attese trovino concreta risposta, dopo tante amare delusioni, chiediamo che le sanzioni  che toccano la vita quotidiana di ogni siriano siano immediatamente sospese. L’attesa della sospirata pace non può essere disgiunta da una concreta sollecitudine per quanti oggi soffrono a causa di un embargo il cui peso ricade su un intero popolo.

Non solo:  la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria.

Così ci rivolgiamo ai parlamentari e ai sindaci di ogni Paese affinché l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini dell’Unione Europea (oggi assolutamente ignari) e diventi, finalmente,  oggetto di un serio dibattito e di conseguenti deliberazioni.

Padre Georges Abou Khazen – Vicario apostolico dei Latini ad Aleppo

Padre Pierbattista Pizzaballa  – Emerito Custode di Terrasanta

Padre Joseph Tobji  – Arcivescovo maronita di Aleppo

Padre Boutros Marayati – Vescovo armeno di Aleppo

Suore della Congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione dell’Ospedale “Saint Louis” di Aleppo

Comunità Monache Trappiste in Siria

Dottor Nabil Antaki – Medico, ad Aleppo, dei Fratelli Maristi

Suore della  Congregazione del Perpetuo Soccorso – Centro per minori e orfani sfollati di Marmarita

Padre Firas Loufti – Francescano

Monsignor Jean-Clément Jeanbart – Arcivescovo greco-cattolico di Aleppo  

 fonte:


2 commenti:

  1. Si ha l'impressione che sia stata adottata dalla Governance mondiale una strategia disumana per scatenare le ondate dei profughi siriani verso l'Europa nel quadro della demolizione delle caratteristiche demografiche ed etniche della medesima. Questa strategia, appoggiata dalla Turchia dove sembra dominare ancora la setta dei Donmneh come al tempo del genocidio armeno ma contrastata dalla Russia che sta opponendosi all'infame gioco geopolitico, ha finora prodotto distruzioni immani, stragi di civili, sofferenze spaventevoli per la Popolazione. Ma ilpetrolio del Golan è una preda troppo ghiotta per gli assassini internazionali.

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  2. La retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria. E non solo: chi rimane in Siria rischia lo sterminio violento, a causa del perdurare del conflitto e degli scontri tra la fazione che sostiene Assad e le formazioni di mercenari compreso l'ISIS sostenute da coloro che vogliono sconvolgere l'attuale regime: urge infatti una ristrutturazione del potere per profittare delle risorse del paese.

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